L’uomo vitruviano

Ricorre quest’anno il cinque centenario della morte di Leonardo da Vinci, pittore, scultore, architetto, inventore, ingegnere militare e disegnatore: in pratica l’epitome (dal greco ἐπιτομή, der. di ἐπιτέμνω “compendiare”, composto di ἐπί “sopra” e τέμνω “tagliare”, cioè il riassunto, il compendio di un’ampia opera) di “uomo del Rinascimento”.

Con una mente curiosa e un intelletto acutissimo, Leonardo studiò le leggi della scienza e della natura, che ne influenzarono molto il lavoro. Le sue idee e i suoi lavori hanno influenzato innumerevoli artisti e hanno reso Leonardo Da Vinci una delle luci principali del Rinascimento italiano.

Sebbene Leonardo sia noto anche per le capacità artistiche, esistono meno di due dozzine di dipinti a lui attribuiti. Una delle ragioni è che i suoi interessi erano così vari che non era particolarmente prolifico in alcuni settori, pur essendo di altissimo livello. Le opere più famose di Leonardo nel campo pittorico includono “L’uomo vitruviano”, “L’ultima cena” e “La Gioconda”.

L’arte e la scienza si intersecavano perfettamente nello schizzo del famoso “Uomo vitruviano”, disegnato nel 1490, che raffigurava una figura maschile in due posizioni sovrapposte con le braccia e le gambe divaricate all’interno di un quadrato e di un cerchio. Lo schizzo rappresentava lo studio delle proporzioni e il suo desiderio di mettere in relazione l’uomo con la natura.

Intorno al 1495, Ludovico Sforza, allora duca di Milano, commissionò a leonardo di dipingere “L’ultima cena” sulla parete di fondo della sala da pranzo all’interno del monastero di Milano, Santa Maria delle Grazie.

Il capolavoro, che ha richiesto circa tre anni per essere completato, coglie il dramma del momento in cui Gesù informa i Dodici Apostoli riuniti per la cena pasquale che uno di loro lo avrebbe presto tradito. La gamma di espressioni facciali e il linguaggio del corpo delle figure attorno al tavolo danno vita a una composizione magistrale.

La decisione di dipingere con tempera e olio su intonaco secco invece di dipingere un affresco su intonaco fresco ha portato al rapido deterioramento e desquamazione de “L’ultima cena”, anche se un restauro improprio ha causato ulteriori danni al murale: ora è stato stabilizzato usando moderne tecniche di conservazione.

Nel 1503, Leonardo iniziò a lavorare su quello che sarebbe diventato il suo dipinto più famoso – e probabilmente il dipinto più famoso del mondo – la “Monna Lisa”. Il lavoro commissionato privatamente è caratterizzato dal sorriso enigmatico della donna nella metà- ritratto, che deriva dalla tecnica di sfumato.

L’aggiunta al fascino della “Mona Lisa” è il mistero che circonda l’identità del soggetto. La principessa Isabella di Napoli, una cortigiana senza nome o la madre di Vinci, sono state tutte presentate come potenziali sitter per il capolavoro. Si è persino ipotizzato che il soggetto non fosse affatto una femmina, ma Salai, l’apprendista di vecchia data di Da Vinci, vestito con abiti femminili.

Basandosi su resoconti di un primo biografo, tuttavia, la “Monna Lisa” è una foto di Lisa del Giocondo, moglie di un ricco mercante di seta fiorentino. Il nome originale italiano del dipinto – “La Gioconda” – supporta la teoria, ma è tutt’altro che certo. Alcuni storici dell’arte ritengono che il commerciante abbia commissionato il ritratto per celebrare la nascita in attesa del prossimo figlio della coppia, il che significa che il soggetto avrebbe potuto essere incinta al momento del dipinto.

Se la famiglia Giocondo commissionò davvero il dipinto, in realtà non lo ricevette mai. Per Da Vinci, la “Monna Lisa” era sempre un lavoro in corso, poiché tale era il suo tentativo di perfezione che non si separò mai dal dipinto. Oggi la “Monna Lisa” è appesa al Museo del Louvre a Parigi, in Francia, protetta da un vetro antiproiettile e considerata un tesoro nazionale inestimabile visto da milioni di visitatori ogni anno (ladri francesi).

Nel 1503, da Vinci iniziò anche i lavori sulla “Battaglia di Anghiari”, un murale commissionato per la sala del consiglio a Palazzo Vecchio che doveva essere il doppio di “L’ultima cena”. Abbandonò il progetto dopo due anni quando il il murale cominciò a deteriorarsi prima che avesse la possibilità di finirlo. C’è una bellissima puntata di “Ulisse – Il piacere della scoperta” dedicata interamente a quello che accadde a questo dipinto.

Ludovico Sforza incaricò Leonardo anche di scolpire una statua equestre in bronzo alta 16 piedi di suo padre e fondatore della dinastia di famiglia, Francesco Sforza. Con l’aiuto di apprendisti e studenti nel suo laboratorio, Leonardo lavorò al progetto a intermittenza per oltre dodici anni.

Leonardo scolpì un modello in argilla a grandezza naturale della statua, ma il progetto fu sospeso quando la guerra con la Francia richiedeva il bronzo da utilizzare per la fusione di cannoni, non di sculture. Dopo che le truppe francesi invasero Milano nel 1499 e spararono al modello di argilla, Da Vinci fuggì dalla città insieme al duca e alla famiglia Sforza. 

Ironia della sorte, Gian Giacomo Trivulzio, che guidò le forze francesi che conquistarono Ludovico nel 1499, seguì le orme del suo nemico e incaricò Leonardo di scolpire una grande statua equestre, una che potesse essere montata sulla sua tomba. Dopo anni di lavoro e numerosi schizzi, Trivulzio decise di ridimensionare le dimensioni della statua, che alla fine però non fu mai completata.

Leonardo da Vinci è ben noto per il suo uso pionieristico di due tecniche pittoriche:

Chiaroscuro: un forte contrasto tra oscurità e luce che dava una tridimensionalità alle figure;

Sfumato: una tecnica in cui gradazioni sottili, piuttosto che confini rigidi, infondono i dipinti con un’aura più morbida e fumosa.

La sua pittura “Vergine delle rocce”, iniziata nel 1483, è un classico esempio di entrambe queste tecniche.

Uomo in anticipo sui tempi, Leonardo sembrava profetizzare il futuro con i suoi schizzi di macchine che assomigliavano a una bicicletta e un elicottero. Forse la sua “invenzione” più conosciuta è una “macchina volante”, che si basa sulla fisiologia di un pipistrello.

Leonardo da Vinci morì di un probabile ictus il 2 maggio 1519, all’età di 67 anni. Continuò a lavorare sui suoi studi scientifici fino alla sua morte; il suo assistente, Melzi, divenne il principale erede ed esecutore della sua tenuta.

Per secoli dopo la sua morte, migliaia di pagine delle sue riviste private con note, disegni, osservazioni e teorie scientifiche sono emerse e hanno fornito una misura più completa di un vero “uomo del Rinascimento”.

Nel mese di novembre 2017, il mondo dell’arte è stato mandato in subbuglio con la notizia che il dipinto da Vinci “Salvator Mundi” era stato venduto all’asta di Christie’s a un compratore sconosciuto per un totale di $ 450,3 milioni. Quella cifra rimpicciolì il record precedente per un’opera d’arte venduta all’asta, i $ 179,4 milioni pagati per “Donne di Algeri” di Picasso nel 2015.

La cifra di vendita è stata sorprendente in parte a causa della condizione danneggiata dell’olio sul pannello, che mostra Cristo con la mano destra alzata in segno di benedizione e la sua sinistra in possesso di un globo di cristallo, e perché non tutti gli esperti ritengono che sia stato eseguito da Vinci. Tuttavia, Christie’s aveva lanciato quello che un rivenditore chiamava una “brillante campagna di marketing”, che promuoveva il lavoro come “il santo Graal dei nostri affari” e “l’ultimo da Vinci”. Prima della vendita, era l’unico dipinto conosciuto dal vecchio maestro ancora in una collezione privata.

All’inizio di dicembre, il compratore misterioso era detto il principe Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud dell’Arabia Saudita, amico del principe ereditario del paese, Mohammed bin Salman. Tuttavia, l’ambasciata saudita a Washington chiarì presto le cose, dicendo che il principe Bader aveva agito come agente per il ministero della cultura di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Intorno a quel momento, il Louvre di Abu Dhabi, appena inaugurato, annunciò che l’opera d’arte da record sarebbe stata esposta nella sua collezione.

8 pensieri riguardo “L’uomo vitruviano

  1. Quando mio figlio era in III media ebbe da svolgere una ricerca proprio riguardo l’uomo vitruviano. Ricordo che lo aiutai, cercando in rete quante più informazioni possibili, ricordo per esempio che si parlava di ricerca delle proporzioni e definizione delle misure ‘perfette’.

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