La morte del moscerino

Nel mondo moderno diamo spesso per scontate un sacco di cose, non sapendo che a monte c’è il lavoro o la conoscenza di generazioni di scienziati e tecnici.

Mi piace ripetere spesso di come molti di noi non sappiano minimamente come funzioni tutto ciò che hanno in casa. E non parlo di cose complesse, ma anche di cose semplici, come un interruttore o un rubinetto.

Quando poi, arrivati a 18 anni, la maggior parte di noi si reca alle autoscuole per prendere la patente, al minimo accenno di come funziona un motore si vedono strabuzzare gli occhi e grattare le teste.

Non so se sia disabitudine alla manualità, ma ho come l’impressione che più passa il tempo, più ci si allontani dalla capacità di capire il funzionamento di ciò che ci circonda. E pensare che alcuni definiscono la nostra era come quella della “conoscenza”.

A proposito, come mai “scienza” si scrive con la “i” mentre “conoscenza” si scrive senza?

A chi non ha studiato il Latino, i due termini potrebbero sembrare correlati. In realtà derivano da due parole completamente diverse.

  • “Scienza” deriva dal verbo latino “scìo, scìre (sapere)”.
  • “Conoscenza” viene dal verbo “conosco” che deriva dal latino “cum-gnòsco”.

A sua volta il verbo latino deriva dal verbo greco “γινώσκω” (ghinōskō) che, a differenza del verbo “οἶδα” (oida), non indica una conoscenza assoluta ma una conoscenza che si acquisisce per mezzo dell’esperienza o di intermediari.

Proprio questa differenza ci fa capire come la conoscenza scientifica, in particolare, ha la peculiarità di ambire a essere il “sapere più stabile” (epistéme, dal greco ἐπιστήμη, composto dalla preposizione epì-, cioè “su”, + il verbo ἵστημι, histemi, che significa “stare”, “porre”, “stabilire”: quindi, “che si tiene su da sé”), ovvero resistente agli attacchi, e capace di “imporsi” attraverso la forza dell’argomentazione.

L’epistemologia (da epistème, e λόγος, logos, “discorso”) è quella branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica e dei metodi per raggiungere tale conoscenza. Studiatela, un consiglio da amico.

Io, più che “era della conoscenza”, la chiamerei “era della tecnologia”, perché se è vero che la conoscenza è a nostra disposizione tramite la tecnologia, quasi tutti usano la seconda senza avere possesso della prima.

Ma torniamo alle conoscenze terra-terra, quelle di cui parlavo all’inizio.

Chi di noi ha avuto la fortuna di visitare Venezia, soprattutto in gita scolastica, e in particolare Murano, non è potuto non rimanere a bocca aperta guardando i mastri vetrai soffiare nelle lunghe canne metalliche.

Una digressione linguistica, prima di tornare al vetro: ho scritto “non è potuto non rimanere a bocca aperta”. E’ giusto? o è più giusto “non ha”?

Poiché i verbi intransitivi non consentono di fissare una norma per la scelta di un ausiliare, soccorre sempre consultare un vocabolario. Io ho sempre seguito la seguente lista, comunque utile, di verbi che richiedono come ausiliare:

  • essere: accorrere, andare, apparire, approdare, arrivare, avvenire, bastare, bisognare, cadere, comparire, costare, crepare, dipendere, divampare, divenire, diventare, dolere, entrare, germogliare, intervenire, marcire, morire, nascere, parere, perire, pervenire, piacere, procedere, prorompere, rimanere, riuscire, sbocciare, scadere, scappare, scivolare, scoppiare, sembrare, sparire, spiacere, spirare, spuntare, stare, uscire, venire ecc.;
  • avere: aderire (a), aspirare (a), ballare, barcollare, bollire, brillare, camminare, cavalcare, cedere, cenare, contrastare, contravvenire (a), conversare, convivere, danzare, desinare, diffidare (di), digiunare, dimorare, disperare, dormire, errare, esitare, godere (di), giocare, girare, gridare, impallidire, incontrare, influire, mentire, naufragare, navigare, nuotare, passeggiare, peccare, piangere, pranzare, ridere, sbadigliare, sbagliare, smaniare, soggiornare, sognare, sonnecchiare, sputare, starnutire, sudare, tacere, tardare, tossire, viaggiare ecc.;
  • entrambi (avere per valore transitivo, essere per intransitivo): albergare, aumentare (es.: ho aumentato le spese/sono aumentata di peso), avanzare, calare, campare, cessare, cominciare, crescere, crollare, cuocere, diminuire, fallire, finire, fuggire, gelare, girare, giungere, guarire, invecchiare, mancare, migliorare, partire, passare, penetrare, ritornare, rovinare, spirare, salire, scendere, suonare, terminare, tornare.

Che ne dite, può andare? Ma torniamo al vetro.

Il vetro, sebbene esistesse fin dal tempo della Mesopotamia, in origine veniva usato solo come decorazione. Nel mondo ellenico il vetro era molto diffuso per il trasporto e il commercio dei profumi, sotto forma di unguentaria e vasetti.

Le prime finestre in vetro furono progettate nell’antica Roma per uso delle dimore nobiliari, ma è solo dall’XI secolo d.C. che si iniziò a produrre vetro in maniera più massiccia, grazie a innovazioni introdotte in Germania e sfruttate dai Veneziani, che nel 1291 trasferirono le vetrerie da Venezia all’isola di Murano, in modo da confinare eventuali incendi (ed ecco perché le troviamo tutte lì).

Il vetro è costituito essenzialmente da derivati del silicio, caratterizzato in genere da fragilità e trasparenza (proprietà che in alcuni tipi di vetro possono anche mancare), di larghissimo impiego in molteplici applicazioni, anche per la sua caratteristica di essere facilmente modellato nelle forme più varie.

È un materiale tipicamente fragile, la cui rottura avviene senza comparsa di fenomeni di deformazione plastica o di snervamento. Le sue proprietà meccaniche, quale la resistenza a trazione, dipendono largamente dallo stato della superficie; infatti la presenza di scalfitture anche microscopiche ne riduce notevolmente le caratteristiche di resistenza.

Inutile che vi elenchi l’uso del vetro nell’era moderna, perché basta che alziate lo sguardo dallo smartphone per vederne intorno a noi. Anzi, anche lo schermo del cellulare è fatto in vetro.

Lo schermo capacitivo è montato su quasi tutti gli smartphone moderni e utilizza la capacità dielettrica dei condensatori presenti sul vetro del display grazie ad un sottile strato di ossido metallico che lo ricopre e che trasmette la tensione propagata dai 4 angoli dello schermo.

Questa tecnologia permette di registrare le azioni di conduttore di elettricità nel momento in cui entra in contatto con la superficie dello schermo e trasmette queste informazioni al dispositivo elettronico.

Ma anche le nostre auto hanno un vetro, sul parabrezza, che è la finestratura anteriore dell’abitacolo a protezione dall’aria.

I primi parabrezza erano costituiti da normale vetro per finestre e potevano procurare gravi danni in caso di incidente. Infatti il vetro si rompeva al minimo urto e si frammentava in molti pezzi, anche molto taglienti.

Il vetro dei primi parabrezza fu sostituito con vetro temperato, ottenuto sottoponendo le lastre di vetro ad un trattamento termico a circa 700 gradi ed eseguendo successivamente un raffreddamento istantaneo, volto a creare una compressione superficiale in grado di aumentare la resistenza della lastra alle sollecitazioni meccaniche e allo shock termico.

Il vetro indurito quando si rompeva si frantumava in tantissimi frammenti per lo più innocui. Questo tipo di parabrezza però poteva sbriciolarsi anche solo con un sassolino. Quindi fu studiato un vetro infrangibile, ma i primi modelli avevano la controindicazione di essere non solo resistenti agli urti dall’esterno, ma anche a quelli dall’interno, e quindi il malcapitato in caso di incidente il più delle volte si rompeva la testa contro il vetro.

I moderni parabrezza sono integrati e contribuiscono alla rigidità del veicolo, ma il principale scopo nell’innovazione dei parabrezza è stata la ricerca volta a evitare lesioni dovute ai frammenti di vetro taglienti. Quelli attuali non si frantumano ma tendono a rimanere un unico pezzo anche se il vetro si rompe, a meno che esso non venga trapassato da parte a parte.

I parabrezza, se installati correttamente sono essenziali per la sicurezza; insieme con il tetto dell’auto garantiscono protezione in caso di ribaltamento del veicolo. In caso di piccola scheggiatura, è persino possibile riparare il parabrezza senza sostituirlo.

Molti oggetti di uso comune sono di vetro, come bicchieri, scodelle, bottiglie, lampadine, specchi, tubi catodici per televisori e monitor, oltre alle finestre di case e auto, e tutto ciò esiste grazie alla “conoscenza” e alla “scienza” dei mastri vetrai che per primi soffiarono nelle loro lunghe canne.

7 pensieri riguardo “La morte del moscerino

  1. I maestri vetrai sono dei veri e propri artisti, perché oltre al ‘soffio’ ed alla manualità, sanno gestire con maestria l’uso dei colori, ottenendo delle vere opere d’arte.
    A casa ho alcuni “vetri” si Murano, soprammobili, un crocefisso, uno specchio, i fermaporta.
    Bellissimi.

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