L’effetto Tafazzi

Un commento nello scorso articolo “Emergenza clima” mi ha illuminato. Il mio lettore ha scritto:

“L’umanità è nel complesso stupida: se non lo fosse, non si sarebbe mai arrivati a questo punto.”

Ed in effetti, se ci pensiamo, è proprio così. E’ lapalissiano (ho già spiegato l’etimologia della parola lapalissiano su queste pagine). E’ come se fossimo su un pallone aerostatico e iniziassimo a spararci addosso. Prima o poi un proiettile finirà nel pallone e precipiteremo… E’ tafazzismo allo stato puro.

Questo neologismo deriva dal personaggio di Tafazzi, ideato da Carlo Turati , umorista e autore di televisione. L’interprete di Tafazzi è Giacomo Poretti del famosissimo trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che ha dato vita a un personaggio caratterizzato da un innato masochismo che lo porta ad autoflagellarsi con una bottiglia di plastica nelle parti intime; il trio definisce Tafazzi come privo di comicità e pieno di insulsaggine anche se da tanta inutilità è nato addirittura un modo di comportarsi e di pensare: il tafazzismo, appunto, ovvero quello stile di vita che fa del masochismo il fulcro del suo esistere.

Vi spiego prima cosa è accaduto: dopo la pubblicazione dell’articolo sul clima, ho ricevuto delle risposte, che mi tacciavano di appartenere a questo o quel partito, a questa o quella corrente di pensiero. Chiarisco una cosa: l’unica corrente di pensiero che seguo è la mia.

In questo blog ho scritto già dei dubbi che avevo sui “gretini”, ma come si vede dal simpatico meme che i miei amici mi hanno dedicato e che riporto qui sotto, pensano che io sia un “gretino”.

Cito, dal mio articolo “Un mare di plastica“:

“La rivoluzione industriale pose le basi per un’accelerazione della storia, tramite innovazioni tecnologiche, miglioramento della medicina e conseguente sviluppo demografico, dei trasporti e delle comunicazioni, con importanti effetti socioeconomici, con il mutamento del rapporto tra agricoltura e industria, provocando l’estensione delle città e la variazione (in meglio) delle condizioni sociali. E appena ci si accorse che si inquinava troppo, si cercarono subito i rimedi.”

Nello scorso articolo sembro contraddirmi. Mi devo autocitare ancora:

[…] parte tutto dall’inizio della Rivoluzione Industriale: questi ultimi 200 anni, che ci hanno dato tanta prosperità e ci hanno portato alla straordinaria quantità di mezzi tecnologici di cui disponiamo, hanno lasciato dei sottoprodotti negativi. Niente è gratis.Tra quelli, i residui della combustione del petrolio, del carbone e del gas, che hanno aumentato i gas a effetto serra, ma anche tutto ciò che è stato sfruttato e usato, dal legno delle foreste, dai pesci che peschiamo nell’oceano, dai minerali che estraiamo e dai rifiuti che reimmettiamo dopo nell’ambiente. Fino agli anni ’70, nonostante tutto, la richiesta energetica era in equilibrio con la natura. Ma ora, con il doppio degli abitanti di allora, non è più così.

Se leggete bene, non mi sono contraddetto, ma ho solo sottolineato che il problema climatico del surriscaldamento esiste, ma non solo perché c’è stata la rivoluzione industriale.

Ma come, ha fatto freddo fino a fine maggio, e parli di riscaldamento? E Annibale, quando superò le Alpi (mi è stato fatto questo esempio) trovò freddo, ma non i ghiacciai che ci sono ora!

Ho risposto che stanno confondendo il meteo con il clima. Non sono la stessa cosa? NO!

Il tempo metereologico è una successione di fenomeni atmosferici dalla durata molto limitata, dell’ordine di ore o di qualche giorno: ad esempio, il vento, le formazioni delle nubi, le precipitazioni. Quando ci riferiamo alle condizioni metereologiche di una località, diamo sempre precise indicazioni temporali. Ad esempio, affermiamo che oggi a Bolzano piove o che in queste ore a Taranto spira un forte vento.

Se vogliamo conoscere le condizioni metereologiche tipiche di una località, non possiamo limitarci a quello che succede in un certo giorno, ma dobbiamo fare riferimento alle condizioni metereologiche che si determinano nell’arco di tempo di almeno un anno. Le condizioni metereologiche, infatti, cambiano col succedersi delle stagioni.

L’andamento annuo complessivo degli eventi del tempo metereologico costituisce il clima di una località.

C’è quindi differenza tra clima e tempo, ed è basata sulla durata del fenomeno:

  • per clima s’intende l’insieme delle condizioni atmosferiche (come la temperatura, l’umidità, la pressione e i venti) che caratterizzano una regione geografica per lunghi periodi di tempo, generalmente 30 anni;
  • per tempo, l’insieme delle condizioni atmosferiche in un certo istante temporale su un dato territorio.

Quindi c’è differenza anche nello studio delle due cose.

La meteorologia è la branca delle scienze dell’atmosfera che studia i fenomeni fisici che avvengono nella troposfera e responsabili del tempo atmosferico.

Lo studio dell’atmosfera è lo studio dei suoi parametri fondamentali e delle leggi fisiche o processi che intercorrono tra essi: temperatura dell’aria, umidità atmosferica, pressione atmosferica, radiazione solare, vento; è uno studio sia sperimentale, che fa largo uso di osservazioni e misurazioni dirette e indirette a mezzo di stazioni meteorologiche, sonde, razzie satelliti meteorologici, sia teorico.

I due approcci confluiscono nel risultato finale ovvero l’ideazione, l’implementazione e l’inizializzazione di modelli matematici in grado di ottenere una previsione a breve scadenza dei vari fenomeni atmosferici (nubi, perturbazioni, vento, precipitazioni) su un dato territorio.

La climatologia è la branca delle scienze della Terra e delle scienze dell’atmosfera che si occupa dello studio del clima, ovvero delle condizioni medie del tempo meteorologico in un periodo di tempo di almeno anni.

Attraverso opportuni modelli fisico-matematici detti modelli climatici si possono studiare le dinamiche del clima e fare delle previsioni climatiche per il futuro evidenziando eventuali mutamenti climatici.

I parametri investigati dalle due scienze sono gli stessi, ma mentre la meteorologia si focalizza su fotografie in un intervallo limitato attorno al presente (vicino passato e vicino futuro), la climatologia analizza il passato e il futuro lontano (almeno 30 anni dal presente) mediandoli.

La climatologia è quindi la media degli eventi meteorologici. E i climatologi sono gli scienziati che hanno allarmato il mondo sul pericolo che incombe sulla nostra testa (i climatologi, non i fisici, i matematici, o altri, che di clima non capiscono nulla). Qual è il pericolo? Ve lo spiego.

Negli ultimi anni (quindi non giorni, anni), abbiamo avuto estati torride, alluvioni devastanti e tutta una serie di “eccessi climatici” che ci hanno fatto capire che il clima (non il tempo) del nostro pianeta sta cambiando.

Prima di andare avanti, un’ulteriore precisazione: io non sono un meteorologo, nè un climatologo, quindi prima di scrivere quello che scrivo, mi documento. Quindi, Manuel, non mi è passata la passione di leggere, diciamo che l’ho convogliata su qualcosa di utile. Mentre da ragazzo leggevo qualunque cosa, ora leggo cose che non so e che mi servono per comunicare meglio.

E proprio perchè non sono un climatologo, le cose che scrivo potrebbero essere imprecise: se tra voi c’è qualcuno più preparato di me (perchè lo fa per mestiere) sull’argomento, accetto critiche. Ma se qualcuno critica per altri motivi (come Ugo, al quale non piacciono i miei articoli a sfondo scientifico), se lo può tenere tranquillamente per sè, perchè non lo ascolterò nemmeno. Disposto ad imparare, ma da chi ha qualcosa da insegnarmi.

Riprendo: che cosa sta accadendo al clima del nostro pianeta? E qual è la causa di questo cambiamento?

I cambiamenti del clima sono un fenomeno naturale che non si è mai interrotto nel trascorrere delle ere geologiche. In gioco ci sono tantissimi fattori, e prossimamente ne analizzerò uno nello specifico.

Il riscaldamento globale, ovvero il graduale ma costante aumento della temperatura media del pianeta che ha avuto luogo nell’ultimo secolo, non sembra affatto naturale.

È da attribuire all’attività dell’uomo? Non possiamo dirlo con certezza scientifica, ma l’uomo da duecento anni a questa parte fa qualcosa che nei millenni precedenti non aveva mai fatto. Immettere anidride carbonica nell’atmosfera.

Se l’uomo continuerà a produrre le stesse quantità di anidride carbonica che ha prodotto nel XX sec., la temperatura del pianeta potrebbe aumentare nei prossimi 100 anni anche di 5 ° C.

Infatti, se la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera diventa troppo elevata, anche l’effetto serra si fa più intenso e il pianeta si riscalda.

Non si tratta solo di avere un po’ più caldo. Un simile aumento della temperatura avrebbe conseguenze devastanti!

L’approvvigionamento di acqua diventerebbe sempre più difficile. Enormi quantità di ghiacciai delle calotte polari si scioglierebbero. Il livello del mare salirebbe e intere regioni sarebbero sommerse. L’avanzata dei deserti sarebbe inarrestabile.

Il giovane lettore penserà: basta produrre meno anidride carbonica. Ma come? Smettendo di respirare? No di certo!

Bisognerebbe bruciare meno alberi, meno petrolio, meno carburante e meno metano. In pratica, si dovrebbe consumare meno energia. Ma con la popolazione che aumenta sempre più e soprattutto con i paesi in via di sviluppo che premono per raggiungere dal punto di vista del benessere i paesi “occidentali”, non è così semplice.

I paesi europei si stanno impegnando rendendo più efficienti i sistemi di produzione di energia, di trasporto, di riscaldamento delle abitazioni. Un’altra possibilità per ridurre l’anidride carbonica è salvaguardare le piante.

Questi organismi infatti sottraggono anidride carbonica all’atmosfera mediante la fotosintesi clorofilliana. Anche questo non è così semplice.

Insomma, ci attende una sfida, per i prossimi anni, e negare che il problema esista è fare come fa quel personaggio che dicevo all’inizio, che prende una bottiglia e se la dà sui maroni. Negare i problemi, per quanto si possa pensare che siano esagerati, non aiuta a risolverli. Non dobbiamo farlo per noi. Lo dobbiamo fare per i nostri figli, che non ci hanno chiesto di essere catapultati in un mondo sporco, violento e senza speranza. Glielo dobbiamo.

13 pensieri riguardo “L’effetto Tafazzi

  1. Sono andata a rileggermi anche l’altro tuo articolo sul clima.
    Non c’è molto da aggiungere per la verità. Hai fatto un’analisi chiara e condivisibile. C’è sempre chi vuole negare l’evidenza, per ignoranza o per interesse e chi se ne frega delle conseguenze dei propri atti.
    Riguardo a Tafazzi (ricordi che io non ne sapevo nulla?) pensandoci l’ho associato con i tafani che ogni tanto vengono a infastidirci ora che di buoi e cavalli se ne vedono pochini dalle mie parti.

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  2. Sorrido per Tafazzi ma poi torno un attimo serio.Plaudo all’articolo e aggiungo solo una piccola cosa riguardo alla differenza tra le due branche della scienza che hai solo accennato ma che, sono sicuro, i più non capiranno. I climatologi studiano il tutto su base globale ed appunto estrapolano modelli e lo fanno sui valori medi rilevati in archi temporali lunghi.Con i carotaggi ad esempio ricostruiscono il clima nell’ordine di ere.Il meteo invece è per forza di cose globale nel senso che se vivo a Roccasecca mi interessa se pioverà lì ma non guardo che tempo farà a Tokio o a Oslo! Quindi è o ovvio che in un determinato momento, in una zona può anche far freddo e la gente può dire…ma quale effetto serra…piove non vedete? Ma questi appunto non comprendono che su scala planetaria quel che contano sono le medie prese ovunque quindi se nel tempo t qui ci sono 0° ma altrove in contemporanea le medie sono di 30° quel valore di zero andrà conteggiato nella media globale e se quel valore sarà superiore a quello dell’anno precedente e quello ancora allora si potrà determinare una tendenza.E quello che i climatologi stanno vedendo è esattamente ciò, è in atto una tendenza significativa che in milioni di anni non si era mai verificata con questa rapidità.Ecco perché sono giustamente preoccupati.
    Un’altra cosa che vorrei dire è che, si, è vero che la rivoluzione industriale ha portato benessere però…è anche vero che ci sono diversi modi di fare le cose e spesso, nel nome del solo profitto si è prodotto senza badare al come e questi sono comportamenti da Tafazzi appunto.Ad esempio… se devo produrre acciaio(tu che sei di Taranto lo sai bene!) lo si può fare inquinando tutta l’area e dando si lavoro a tanta gente con alti profitti oppure fare lo stesso con minori profitti ma attuando tutte le misure possibili per non inquinare. Mi pare che il punto quindi sia proprio questo visto che nel mondo c’è chi butta bidoni in mare o sotterra prodotti nocivi e questo fa male a tutti quindi sarebbe da eliminare. È un po’ come le vecchie città di un tempo…Non c’erano mica i bagni in casa e le fogne…tutto si buttava in strada dalle finestre(ricordi la scena di non ci resta che piangere?) e le città erano un enorme veicolo di malattie e puzzavano maledettamente!Poi qualcuno decise che, forse, per il bene comune era meglio realizzare delle fogne invece ti tenere i liquami in superficie! Ora è uguale, dobbiamo decidere solo se vogliamo il bene comune oppure fregarcene. Il primo ha dei costi ma anche il fregarcene ne ha solo che il fregarcene genera tanti profitti per pochi e rende tutti noi Tafazzi che le future generazioni malediranno…

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