Formula noia

Sono sempre stato appassionato di sport, senza praticarlo quasi mai, se si escludono gli anni della Scuola Militare e dell’Accademia, dove le attività sportive fanno parte della “formazione” e sono quindi obbligatorie.

Comprendo benissimo che l’attività fisica faccia bene (mens sana in corpore sano, dicevano i latini) ma, a parte qualche partita di calcetto con gli amici, in questo periodo non saprei neanche dove trovare il tempo per farla.

A prescindere dalla mia (scarsa) forza di volontà, ho sempre seguito numerosi sport, grazie anche a mio padre, con il quale ricordo di aver visto partite di calcio, basket e pallavolo, incontri di boxe (ne ricordo un paio in particolare, il match e la rivincita tra “Sugar” Ray Leonard e Roberto “Mano de Piedra” Duran), partite di pallanuoto (la finale mondiale del 1986, tra Jugoslavia e Italia, una maratona con 8 tempi supplementari!) e numerosi gran premi di Formula 1.

Gli anni ’80 e ’90 (ed in parte i primi 2000) sono stati secondo me anni meravigliosi, nella Formula 1, per la presenza contemporanea di tanti campioni che con le loro imprese hanno esaltato i tifosi.

Le imprese di Gilles Villeneuve, di Nelson Piquet, di Nigel Mansell, di Alain Prost, di Niki Lauda, ma soprattutto di Ayrton Senna e di Michael Schumacher sono state foriere di emozioni indescrivibili. Gare risolte all’ultimo giro, sorpassi, controsorpassi, insomma un’eccitazione che durava per tutto il gran premio.

Però è da quasi vent’anni che, oltre ad un evidente cambiamento sul fronte dei “talenti” presenti al volante, la Formula 1 è soprannominata “Formula noia”.

Certo, se un alieno capitasse sopra un circuito durante una gara, e vedesse il fermento ai box, la determinazione dei piloti, il calore del pubblico, la cura maniacale dei dettagli, lo show business che vi ruota intorno, non capirebbe il perchè sto parlando di noia!

Se però uno è appassionato, non può non notare che ormai i piloti si limitano a guidare vetture che corrono sui binari, non osano sorpassi (se non nella corsia dei box) e gli incidenti in stile carambola sono una rarità. Ormai i piloti viaggiano in fila indiana e quasi sempre, a meno di rotture dei motori, la griglia di partenza coincide con l’ordine di arrivo.

No, non sono un nostalgico, so benissimo che quei tempi sono passati, come sono passati i tempi in cui i Duran Duran sfidavano gli Spandau Ballet, Gorbaciov parlava di “glasnost”, Roger Moore interpretava James Bond e Pamela Anderson si dimenava in Baywatch.

Per tornare ai motori, se si cercano delle gare automobilistiche piene di incidenti, di sorpassi, di bagarre, si può tranquillamente guardare quello che fanno oltreoceano, in cui tutto quello è all’ordine del giorno. La Sprint Cup Series, la Xfinity Series e la Camping World Truck Series, ad esempio, organizzate dalla Nascar, sono sicuramente più spettacolari ed emozionanti della Formula 1. 

Ma se si apprezza l’applicazione dell’odierna tecnologia ad una vettura da corsa, per renderla micidiale nelle prestazioni, dobbiamo accettare che possa essere poco appariscente nel comportamento su strada. Certe evoluzioni a cui abbiamo assistito negli anni passati oggi sono impossibili, semplicemente perché le vetture non sono così “estreme” da poter essere guidate “alla vecchia maniera”.

Dobbiamo dimenticarci di quei controlli in derapata all’ingresso delle curve strette, delle mani piagate dei piloti a fine gara, di quei motori assolutamente sovradimensionati rispetto alle capacità del telaio. Dobbiamo semplicemente ammettere che quei tempi sono passati.

Una cosa che non è cambiata, sono le statistiche, che sono una delle passioni di Andrea.

I secondi ed i decimi di secondo dei pit stop, l’entrata nel secondo che consente l’uso del DRS, la temperatura dell’aria e dell’asfalto, i giri che un pilota potrà percorrere con quel set di gomme, il consumo di carburante sono dati che gli appassionati conoscono a memoria, e che consentono ancora la visione di uno spettacolo decente.

C’è ovviamente chi con quei numeri ci ha creato una professione, un tale Jack Elleker, noto come @F1StatMan, appassionato inglese di matematica che dai tradizionali dati forniti dal mondo della Formula 1 riesce a trarre considerazioni molto divertenti.

  • Come gli appassionati sanno, quella di Monaco è la pista di Formula 1 più breve. Nessuna sa, però, tranne il nostro Jack che la sua lunghezza è pari a 642 monoposto Red Bull poste una dietro l’altra.
  • L’Eureka Tower è l’edificio più alto di Melbourne. Ebbene, se si sovrapponessero 17,8 torri Eureka si ottiene una altezza pari alla lunghezza della pista di Albert Park.
  • Sarebbero necessari ben 203.741 pneumatici rain Pirelli per coprire completamente il Sepang International Circuit.
  • Un levriero sarebbe in grado di completare un giro della pista di Shanghai in 5 minuti, 56 secondi e 793/1000.
  • Se si vuole coprire il Bahrain International Circuit con 1 cm di sabbia, si avrebbe bisogno di 7.360.320.000.000 granelli di sabbia. Vale a dire 7.360 miliardi, 320 milioni di granelli.
  • Con 20.658.284 lattine di Red Bull si può coprire completamente il circuito di Barcellona. Impilandole una sopra l’altra, si otterrebbe l’altezza di 2788 chilometri, valore prossimo al diametro della Luna.
  • Il famoso robot Asimo dell’Honda potrebbe completare il giro del circuito di Suzuka in 38 minuti 42 secondi e 800 millesimi.
  • Un giocatore di hockey professionista canadese potrebbe, pattinando, fare il giro del circuito Gilles Villeneuve in 8 minuti e 43 secondi e 320/1000.
  • Alla sua velocità massima, l’aereo da competizione Red Bull Corvus Racer 540 avrebbe bisogno di soli 35 secondi e 76/1000 per un giro del Red Bull Ring.
  • 11.636.543 tazze di tè coprirebbero il circuito di Silverstone.
  • Un buon pilota BMX è in grado di completare un giro dell’Hungaroring in 8 minuti 28 secondi e 761/1000.
  • Allineate 46.693 tavolette di cioccolato ed avrete la lunghezza del circuito di Spa-Francorchamps.
  • Un cavallo da corsa avrebbe bisogno di ben 7 minuti 43 secondi e 440/1000 per completare al galoppo un giro della pista di Monza.
  • L’energia utilizzata per illuminare il Gran Premio di Singapore potrebbe alimentare un forno a microonde da 1000 watt ininterrottamente per 132 giorni di fila.
  • È possibile coprire completamente la superficie della pista dell’autodromo di Sochi con 32.748.800 bambole russe affiancati.
  • Un toro a tutta velocità potrebbe fare il giro della pista di Austin in 13 minuti 14 secondi 304/1000.
  • La lunghezza della pista del Gran Premio del Messico è equivalente ad una fila di 14 377 cagnolini chihuahua.
  • Un ciclista con un monociclo da 20” potrebbe completare il giro di Interlagos in 18 minuti 28 secondi e 29 millesimi.

Ma attenzione alle statistiche, possono trarre in inganno! Lo ha dimostrato un sito, Spurious correlations, che è uno di quei siti-rivelazione in grado di svoltarti la giornata per almeno tre motivi: il primo e fondamentale è che è completamente folle, il secondo è che fa ridere, il terzo è che non può non invitare le menti più sottili a riflettere sulle oscure leggi dell’universo che connettono le cose tra di loro.

Non ci credete? Tyler Vygen, il creatore del sito e dell’algoritmo che stabilisce quelle correlazioni, è riuscito a dimostrare che la quantità di formaggio consumata pro-capite negli USA espressa in libbre e il numero di persone morte asfissiate nelle loro stesse lenzuola tra il 2000 e il 2009 hanno una stretta correlazione.

Beh, ovviamente si tratta di una coincidenza, come quella che riporto qui sotto, e che per me è la più assurda: il numero di morti cadendo in piscina dal ’99 al 2009 e i film girati da Nicolas Cage nello stesso periodo!

 

 

11 pensieri riguardo “Formula noia

  1. Formula 1: ti mancano gli incidenti in stile carambola? Forse ai piloti non mancano.
    Per quanto riguarda invece le statistiche è vero, quando mi dicono che il reddito pro capite in Italia è di circa 32000 euro vorrei che il governo mi consegnasse i 23000 euro mancanti all’appello del mio reddito.

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      1. Ricordo quando guardavo i Gran Prix con mio marito, da un lato pensavo quanto fosse noioso lo spettacolo, dall’altro pensavo alle povere donne dei piloti in trepida attesa che tutto finisse presto e bene.

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