Clima? No, grazie!

Ancora una volta il clima?

Ebbene sì, perché, come si dice, i cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai.

Leggevo l’altro giorno che è stata lanciata una petizione “negazionista” sul clima da parte di alcuni scienziati.

A parte che sei dei sette promotori della petizione (due geologi, due fisici, un economista e un geografo) non hanno mai pubblicato nulla nel campo della climatologia, e il settimo (l’unico climatologo) è stato autore di tante pubblicazioni, ma tutte su riviste minori (in buona sostanza ignorate dalla comunità scientifica), non capisco il senso di fare tanto clamore chiedendo l’appoggio a chi di clima non ci capisce nulla.

Tra i firmatari del circuito scientifico, infatti, vedo che ci sono fisici, ingegneri, astronomi, geologi, vulcanologi, matematici e solo cercando bene trovo due che hanno la parola climatologo nella professione.

Ma dei due, uno non pubblica da dieci anni, anzi le sue pubblicazioni sono per lo più sulla meteorologia piuttosto che sulla climatologia (ho spiegato la differenza in “Effetto Tafazzi”), e l’altro è socio di ALDAI (Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali), cosa che mi sembra un po’ in contrasto col poter svolgere il proprio lavoro serenamente (senza conflitto di interessi, insomma).

Visto che con questo blog, per i miei pochi ma buoni “abbonati”, vorrei fare un servizio utile, vado a vedere punto per punto il testo della petizione e provo a capire se dicono cose giuste e utili, o puttanate senza senso.

Riporto il testo della petizione e in “neretto-sottolineato” le mie obiezioni.

TESTO PETIZIONE

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Senato

Al Presidente della Camera dei Deputati

Al Presidente del Consiglio

PETIZIONE SUL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPICO

I sottoscritti, cittadini e uomini di scienza, rivolgono un caloroso invito ai responsabili politici affinché siano adottate politiche di protezione dell’ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche. In particolare, è urgente combattere l’inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore. A tale proposito è deplorevole il ritardo con cui viene utilizzato il patrimonio di conoscenze messe a disposizione dal mondo della ricerca e destinate alla riduzione delle emissioni antropiche inquinanti diffusamente presenti nei sistemi ambientali sia continentali che marini.

Bisogna però essere consapevoli che l’anidride carbonica di per sé non è un agente inquinante. Al contrario essa è indispensabile per la vita sul nostro pianeta.

L’anidride carbonica, che è un gas innocuo per l’uomo, ma responsabile, anche se non unico, del cosiddetto “effetto serra”, costituisce il prodotto finale di ogni ossidazione di sostanza organica; inoltre è un costituente naturale dell’aria che, per la sua capacità di assorbire i raggi infrarossi, gioca un ruolo importante per il bilancio termico dell’atmosfera terrestre. Dagli inizi del secolo si è osservato un costante aumento del tasso di CO2 nell’atmosfera, nonostante l’enorme effetto tamponante degli oceani, in seguito all’aumento dei gas di combustione e di scarico, per cui si è attribuita la generale tendenza all’aumento della temperatura media, riscontrato dalla fine dell’800 sino al 1940, all’accresciuto effetto serra esercitato dalla CO2. L’organismo umano nella sua funzione respiratoria è largamente indipendente dalle variazioni rilevate del livello di CO2 in atmosfera e quindi generalmente per questo motivo non viene analizzata in modo sistematico. Al contrario il suo accumulo in ambienti chiusi determina fenomeni di soffocamento progressivo e a concentrazioni superiori al 6% provoca danni.

Negli ultimi decenni si è diffusa una tesi secondo la quale il riscaldamento della superficie terrestre di circa 0.9°C osservato a partire dal 1850 sarebbe anomalo e causato esclusivamente dalle attività antropiche, in particolare dalle immissioni in atmosfera di CO2 proveniente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Questa è la tesi del riscaldamento globale antropico promossa dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazione Unite, le cui conseguenze sarebbero modificazioni ambientali così gravi da paventare enormi danni in un imminente futuro, a meno che drastiche e costose misure di mitigazione non vengano immediatamente adottate.

L’IPCC non “promuove” la teoria del riscaldamento globale, né svolge direttamente attività di ricerca o di monitoraggio o raccolta dati: fonda le sue valutazioni principalmente su letteratura scientifica pubblicata in seguito a peer review (revisione paritaria) e su rapporti delle maggiori istituzioni mondiali. Tutti i rapporti tecnici dell’IPCC sono a loro volta soggetti a procedure di revisione paritaria; i rapporti sintetici (oggetto di attenzione mediatica) sono soggetti anche a revisione da parte dei governi.

A tale proposito, numerose nazioni del mondo hanno aderito a programmi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e sono pressate, anche da una martellante propaganda, ad adottare programmi sempre più esigenti dalla cui attuazione, che comporta pesanti oneri sulle economie dei singoli Stati aderenti, dipenderebbe il controllo del clima e, quindi, la “salvezza” del pianeta.

L’origine antropica del riscaldamento globale è però una congettura non dimostrata, dedotta solo da alcuni modelli climatici, cioè complessi programmi al computer, chiamati General Circulation Models.

L’impatto dei gas serra, e dell’anidride carbonica in particolare, era già stato calcolato dagli scienziati nel 19° secolo. Da allora i contributi teorici e le evidenze sperimentali si sono sommati. Non si riesce a dimostrare che il riscaldamento globale sia causato dalla concentrazione atmosferica di CO2 a causa antropica, ma è stato dimostrato che se l’uomo non ci fosse mai stato, le concentrazioni di CO2 e il conseguente effetto serra sarebbero minori.

Al contrario, la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una variabilità climatica naturale che i modelli non sono in grado di riprodurre.

Tale variabilità naturale spiega una parte consistente del riscaldamento globale osservato dal 1850. La responsabilità antropica del cambiamento climatico osservato nell’ultimo secolo è quindi ingiustificatamente esagerata e le previsioni catastrofiche non sono realistiche.

Il clima è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, per cui occorre affrontarlo con metodi adeguati e coerenti al suo livello di complessità. I modelli di simulazione climatica non riproducono la variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni. Questi si sono ripetuti ogni mille anni circa e includono il ben noto Periodo Caldo Medioevale, il Periodo Caldo Romano, ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene.

Il Periodo Caldo Medioevale e il Periodo Caldo Romano non sono stati affatto più caldi di oggi, come mostrato da molte ricostruzioni delle temperature, ed hanno riguardato solo alcune zone del globo. Mentre non si può escludere che in alcune zone per periodi limitati le temperature siano state elevate come oggi, nel complesso in nessuno di quei due periodi il pianeta fu più caldo di oggi.

Questi periodi del passato sono stati anche più caldi del periodo presente, nonostante la concentrazione di CO2 fosse più bassa dell’attuale, mentre sono correlati ai cicli millenari dell’attività solare. Questi effetti non sono riprodotti dai modelli.

Le ricostruzioni delle temperature degli ultimi 10.000 anni non mostrano affatto periodi caldi ripetuti ogni 1000 anni.

Va ricordato che il riscaldamento osservato dal 1900 ad oggi è in realtà iniziato nel 1700, cioè al minimo della Piccola Era Glaciale, il periodo più freddo degli ultimi 10.000 anni (corrispondente a quel minimo millenario di attività solare che gli astrofisici chiamano Minimo Solare di Maunder).

Le ricostruzioni delle temperature degli ultimi secoli non mostrano l’inizio del riscaldamento nel 1700. Gli anni tra il 1700 e il 1800 mantengono temperature sostanzialmente senza tendenze, e con elevate variazioni tra i singoli anni.

Da allora a oggi l’attività solare, seguendo il suo ciclo millenario, è aumentata riscaldando la superficie terrestre.

Ciclo millenario dell’attività solare? Mah… Se la causa dell’aumento della temperatura fosse l’aumento dell’attività solare si avrebbe anche un riscaldamento della stratosfera, che invece si sta raffreddando in modo coerente con l’aumentato effetto serra legato all’uso dei combustibili fossili e con il riscaldamento della troposfera.

Inoltre, i modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni. Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l’aumento previsto dai modelli di circa 0.2°C per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica che è stata sporadicamente interrotta dalle rapide oscillazioni naturali dell’oceano Pacifico equatoriale, conosciute come l’El Nino Southern Oscillations, come quella che ha indotto il riscaldamento momentaneo tra il 2015 e il 2016.

Cicli di 60 anni? Ma perché inventano cicli che non esistono? E la “sostanziale stabilità climatica” sarebbe il fatto che dal 2000 al 2019, diciotto anni sono nella classifica dei diciannove anni più caldi? Non ho parole…

Gli organi d’informazione affermano anche che gli eventi estremi, come ad esempio uragani e cicloni, sono aumentati in modo preoccupante. Viceversa, questi eventi, come molti sistemi climatici, sono modulati dal suddetto ciclo di 60 anni. Se ad esempio si considerano i dati ufficiali dal 1880 riguardo i cicloni atlantici tropicali abbattutisi sul Nord America, in essi appare una forte oscillazione di 60 anni, correlata con l’oscillazione termica dell’Oceano Atlantico chiamata Atlantic Multidecadal Oscillation. I picchi osservati per decade sono tra loro compatibili negli anni 1880-90, 1940-50 e 1995-2005. Dal 2005 al 2015 il numero dei cicloni è diminuito seguendo appunto il suddetto ciclo. Quindi, nel periodo 1880-2015, tra numero di cicloni (che oscilla) e CO2 (che aumenta monotonicamente) non vi è alcuna correlazione.

Il sistema climatico non è ancora sufficientemente compreso. Anche se è vero che la CO2 è un gas serra, secondo lo stesso IPCC la sensibilità climatica ad un suo aumento nell’atmosfera è ancora estremamente incerta. Si stima che un raddoppio della concentrazione di CO2 atmosferica, dai circa 300 ppm preindustriali a 600 ppm, possa innalzare la temperatura media del pianeta da un minimo di 1°C fino a un massimo di 5°C.

Questa incertezza è enorme. In ogni caso, molti studi recenti basati su dati sperimentali stimano che la sensibilità climatica alla CO2 sia notevolmente più bassa di quella stimata dai modelli IPCC.

Allora, è scientificamente non realistico attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella indotta dal sole, dalla luna, e dalle oscillazioni oceaniche.

La variabilità climatica indotta dalla luna e dalle oscillazioni oceaniche non è sottostimata. E che proprio non esiste (soprattutto quella della luna).

Infine, gli organi d’informazione diffondono il messaggio secondo cui, in ordine alla causa antropica dell’attuale cambiamento climatico, vi sarebbe un quasi unanime consenso tra gli scienziati e che quindi il dibattito scientifico sarebbe chiuso. Tuttavia, innanzitutto bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata.

In ogni caso, lo stesso preteso consenso non sussiste. Infatti, c’è una notevole variabilità di opinioni tra gli specialisti – climatologi, meteorologi, geologi, geofisici, astrofisici – molti dei quali riconoscono un contributo naturale importante al riscaldamento globale osservato dal periodo preindustriale ed anche dal dopoguerra ad oggi. Ci sono state anche petizioni sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno espresso dissenso con la congettura del riscaldamento globale antropico. Tra queste si ricordano quella promossa nel 2007 dal fisico F. Seitz, già presidente della National Academy of Sciences americana, e quella promossa dal Non-governmental International Panel on Climate Change (NIPCC) il cui rapporto del 2009 conclude che “La natura, non l’attività dell’Uomo governa il clima”.

Frederick Seitz ha fatto parte, come dimostrato da varie inchieste giornalistiche, di un gruppo di scienziati pagati profumatamente per difendere di volta in volta le posizioni della grande industria sugli argomenti più scabrosi; a partire dal tabacco per finire con il clima (scriverò un articolo sull’argomento, nda). La principale petizione è quella lanciata nel 1998 dal chimico Arthur Robinson e figlio, dall’astrofisica Sallie Baliunas e dall’ingegnere Willie Soon, a nome di una piccola organizzazione dal nome Oregon Institute of Science and Medicine creata da Arthur Robinson. Oltre allo scetticismo sul riscaldamento globale, promuoveva la vendita di un kit per l’home-schooling rivolto ai “genitori preoccupati per la diffusione del socialismo nelle scuole”.

In conclusione, posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima.

“Governare il clima? Pur di negare il legame fra le emissioni antropiche di gas serra e il riscaldamento globale sembra che questi direbbero qualunque cosa. L’unica “pretesa” di chi chiede di ridurre le emissioni è quella di evitare che i cambiamenti climatici portino ancora maggiori impatti sul pianeta.

Vi basta?

4 pensieri riguardo “Clima? No, grazie!

  1. Un tema molto importante ma spesso molto trascurato perchè è facile parlare di inquinamento atmosferico, surriscaldamento del globo, effetto serra, ecc.. ma è difficile poi prendere in considerazione le cause (che sono prettamente umane) e delineare una linea di forza per far respirare meglio questo pianeta sul quale siamo stati catapultati.

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