Angeli e Demoni – parte seconda

Ci sono delle storie talmente assurde che si fa fatica a crederci. Mi è capitato la scorsa settimana che un mio lettore mi abbia scritto “ma è una storia vera?“, riferito alla vicenda di Henrietta Lacks, e alla mia risposta affermativa, abbia replicato: “salvo l’articolo, lo controllo perché sembra fantascienza, e appena si presenta l’occasione lo pubblico sul mio blog”.

Mi verrebbe da dirgli: “grazie per la fiducia”… ma in fondo lo capisco, così come capisco tanti che leggendo articoli di cronaca si lasciano andare a commenti di incredulità.

Come ho raccontato in “Angeli e demoni – parte prima“, alla fine degli anni ’90, nella bassa modenese, alcuni abitanti del posto furono accusati, processati e condannati per pedofilia e satanismo.

Avevo concluso con la deposizione di una bambina, che raccontava:

“Anch’io ho dovuto partecipare con le mie mani all’uccisione di una bambina. Questa bambina è stata uccisa al cimitero con un coltello piantato nella pancia e nel cuore. È stato mio padre con Giulio a ordinarmi di farlo e a tenermi le mani mentre lo facevo. Mentre le infilavo il coltello la bambina ha gridato e le è uscito sangue. Io ero molto impaurita e mi sentivo male perché l’avevo uccisa proprio io. So chi è questa bambina uccisa: si tratta di Marilisa, abitava nello stesso palazzo di mia zia a Finale Emilia”.

A seguito del processo, il padre di questa bambina venne condannato nel 2000 a 16 anni, mentre Don Giulio a 19, ma solo per l’accusa di abuso sessuale e sequestro di persona e non di omicidio perché la vittima citata, Marilisa, non risultava fosse mai morta, così come non furono mai ritrovati i cadaveri delle presunte vittime dei rituali satanici citati nel racconto dei dodici minori.

Non venne ritrovato nessun resto umano, così come non vennero trovate né foto né tanto meno i filmati che i bambini raccontarono di aver visto girare durante i riti nei cimiteri. Le condanne complessive per tutti gli imputati ammontarono a 157 anni di carcere con l’indicazione come reo dello stesso defunto don Govoni.

Il processo di appello “Pedofili 2”, però, svoltosi nel luglio 2001, e confermato dalla Cassazione nel 2002, assolse gli imputati. Nel 2005, e poi di nuovo nel 2012 a seguito di un ricorso dell’Ausl, i fratelli Giuseppe ed Emidio Morselli vennero assolti dalle accuse per le violenze sulla nipote così come il padre Enzo che però era intanto deceduto.

Si scoprì successivamente che le tecniche per condurre i colloqui con i minori da cui poi erano seguite le denunce furono ritenute inadatte e fuorvianti in quanto si suggerivano le risposte che ci si aspettava da loro, inoltre non esistevano prove filmate di quei colloqui, cosa ritenuta fondamentale nel caso di minori.

Le ricerche nel fiume dove si riteneva fossero stati gettati i cadaveri dei bambini dal prete non diedero alcun esito. Secondo gli inquirenti nel caso erano coinvolte 17 persone e sette sacerdoti; alle famiglie coinvolte nella presunta setta furono sottratti dalle autorità tredici minori.

Durante l’inchiesta e nei successivi processi, molte delle persone coinvolte morirono per varie cause. Una delle madri si suicidò; altre sette persone morirono per varie cause come don Govoni, un giorno prima della sentenza.

Lorena Covezzi fuggì in Francia, lasciando in Italia il marito Delfino, il quale però non riuscì a vedere la conclusione della vicenda a seguito di un infarto che lo uccise poco prima della sentenza. I Covezzi vennero condannati a dodici anni di carcere nel settembre 2002 ma nel giugno 2010 vennero assolti in appello; sentenza confermata dalla Cassazione nel 2014.

Nel 2018, una delle vittime riferì in una intervista di essersi inventata gli abusi quando aveva otto anni perché la psicologa Valeria Donati e le altre psicologhe dei servizi sociali di Mirandola le raccontavano a lungo di messe nere e di riti pedo-pornografici che don Govoni avrebbe compiuto al cimitero di Massa Finalese e venivano sottoposti a veri e propri interrogatori per incastrare i presunti pedofili, tra cui i suoi stessi genitori, e afferma pertanto di essere stata manipolata e convinta a raccontare cose non vere: anche per gli altri bambini vennero fatte le stesse cose.

Secondo lei, la pressione psicologica era tale che alla fine lei e altri bambini si calarono inconsapevolmente nel ruolo di vittime. Oltre a lei, altri quattro bambini, dei sedici coinvolti negli interrogatori, hanno successivamente ritrattato tutto.

Il 20 Aprile 2019 è stata accolta una prima istanza di revisione del processo per Federico Scotta, condannato a 11 anni (pena già scontata), che non ha mai più potuto rivedere i suoi figli.

Infatti, nonostante le assoluzioni, tutti i bambini sottratti alle famiglie non sono mai stati mai restituiti.

Il caso giudiziario ha ricevuto diverse critiche per le modalità di interrogatorio dei bambini e della valutazione della loro attendibilità (in particolare per l’utilizzo della tecnica del cosiddetto “disvelamento progressivo”), per la mancanza di prove, per le modalità con cui i bambini sono stati allontanati delle famiglie (senza più farvi ritorno, neanche nei casi di assoluzione), per l’inverosimiglianza delle ipotesi di riti satanici (poi smentite nei processi) e per la lunghezza dell’iter processuale (conclusosi nel 2014).

A processo non vennero portati agli atti né appunti né registrazioni dei racconti dei bambini ma solo le parole riportate dalle assistenti sociali al P.M.

Per i legali degli imputati, i servizi sociali suggestionarono i bambini e li ascoltarono senza videoregistrarne le testimonianze, che vennero fatte poi solo in un secondo momento quando ormai erano stati plagiati.

A seguito di un reportage giornalistico vennero ritrovati alcuni filmati degli interrogatori dei bambini nei quali viene mostrato come avvenivano i colloqui degli assistenti sociali coi bambini:

“Cosa hai provato quando ti abbiamo riportata in quella piazza?”, chiede la psicologa. “Gioia”, risponde la bambina. “Sicura? Pensaci bene, magari era un’altra emozione.” “gioia!” “non un pochettino anche di sofferenza?” la bambina annuisce. (dal video dei colloqui dei bambini con gli assistenti sociali)

In un altro video un bambino parla di sgozzamenti e di sangue bevuto e, alla domanda su cosa facesse sua mamma nel frattempo, il bambino risponde che

“Lei lavava il sangue… Va bene quello che ho detto?”. In un altro racconta “io ne ho uccisi almeno cinque, ma anche di più!”.

Amministratori locali, psicologi e assistenti sociali vennero accusati dalle autorità ecclesiastiche di avere instaurato una prassi sbrigativa per l’allontanamento dei minori dalle famiglie difficili.

Nel reportage giornalistico di Trincia vengono criticate duramente le indagini dell’epoca e le modalità di interrogatorio dei bambini, intervistando testimoni ed ex imputati, compresi alcuni dei bambini sentiti come testimoni allora e successivamente convinti di essere stati manipolati dalle psicologhe, gettando pesanti dubbi anche sulle condanne confermate in Cassazione.

Secondo quanto riferito da un quotidiano locale il 6 giugno 2019 in seguito al clamore suscitato dall’inchiesta Veleno si è costituito il Comitato “voci vere, vittime della Bassa modenese” che intende

“tutelare coloro che allora furono vittime di reati sessuali, perlopiù accertati giudizialmente, rispetto alla ricostruzione distorta e unilaterale che oggi si sta facendo sull’accaduto”.

Intanto, la procura di Modena è partita con un’altra indagine, poiché a Reggio Emilia è emerso un nuovo agghiacciante scandalo legato ai servizi sociali e all’affido di minori. Minorenni convinti anche attraverso elettrodi di essere stati vittime di abusi da parte della famiglia d’origine.

La procura sta cercando di capire se gli accertamenti svolti all’epoca presentino “vuoti” da colmare e soprattutto se vi siano eventuali figure del passato legate ai fatti avvenuti nel reggiano.

Infatti, sia nel caso della Bassa che in quello che si sta sviluppando in questi giorni a Reggio Emilia risulta coinvolta la onlus torinese “Hansel e Gretel”.

C’è inoltre un collegamento diretto tra i due casi: tra le vittime dei servizi sociali reggiani vi è infatti anche una bimba di Mirandola.

Spero che questa indagine metta la parola fine a questa storia, che sembra uscita, come suggerisce il nome della onlus coinvolta, dalla penna dei Fratelli Grimm.

Gli psicologi e gli antropologi moderni sostengono che molte delle storie per bambini della cultura popolare occidentale, incluse quelle narrate dai Grimm, siano rappresentazioni simboliche di sensazioni negative quali la paura dell’abbandono, l’abuso da parte dei genitori, e spesso alludano al sesso e allo sviluppo sessuale.

Ma, purtroppo, le storie del modenese e del reggiano non sono fiabe, ma incubi.

Che non dovrebbero accadere.

Mai.

15 pensieri riguardo “Angeli e Demoni – parte seconda

  1. Ho visto Veleno di Trincia, veramente una brutta storia e poi scopri che i tempi non cambiano con una nuova inchiesta dove sono i bambini sempre al centro e ti sembra un film già visto, una storia già sentita però di una cosa sono certa che sono alcune famiglie ad essere malate e i fatti di cronaca sono chiari, abbiamo tre bambini uccisi negli ultimi mesi dai loro genitori e anche una persona anziana in puglia e questo significa che i servizi sociali non funzionano e perché non funzionano? Hanno dimezzato le risorse finanziarie e dove c’erano assistenti sociali che svolgevano il loro lavoro ora ci sono le cooperative che per vivere hanno bisogno di “clienti” quindi il problema sarebbe risolvibile, peccato che non ci siano soldi e forse i servizi sociali un giorno non ci saranno più perchè costano troppo… l’esternalizzazione non sempre è la risposta migliore in determinati campi mi viene da pensare e ora ne paghiamo le conseguenze.

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  2. Domanda: a parte il fatto che non si siano trovati cadaveri, ma i bambini “presunti morti” sono poi saltati fuori? La Marilisa di Finale era viva o morta? C’erano stati, erano esistiti, dei bambini poi scomparsi nel nulla? Credo che questa fosse la prima cosa che gli inquirenti avrebbero dovuto tenere in considerazione, o no?
    Per quanto riguarda invece gli operatori dei servizi sociali, che spesso hanno l’esperienza di un carciofo, ricordo quando mio padre, anziano e, da sempre, “innamorato dei bambini” dovetti metterlo in guardia dalla sua gentilezza che lo faceva fermare e commuovere davanti a ogni passeggino. Avevo paura che qualche cretino interpretasse in modo maligno i suoi semplici gesti affettuosi, anche se non toccava mai un bambino, ma solo lo guardava facendo complimenti ai genitori. Era un’epoca, quella, in cui bastava una voce per screditare un’intera famiglia, un insegnante, un medico o un prete e alcuni ci si sono divertiti a farlo, prendendo di mira gente per bene e non accorgendosi, invece, di situazioni molto precarie e anomale che erano sotto gli occhi di tutti.

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    1. Per quanto riguarda quel poco di psicologia che conosco, credo che Freud, almeno per quanto ho letto in alcuni suoi scritti, sia stato parecchio bacato lui e abbia ricercato negli altri i suoi stessi sintomi, interpretandoli poi a suo piacere. Scusatemi se sbaglio, ma è la mia netta impressione. Dopo di che mi sono ben guardata, nella mia vita, di rivolgermi ad uno psicologo. Quando qualcosa mi preme dentro, lo scrivo su un pezzo di carta, lo metto in un cassetto e ogni tanto lo riprendo e ci rifletto sopra, alla fine lo brucio, quando ho compreso il mio stato d’animo di allora o mi scappa da ridere rileggendolo dopo tanto tempo. Se non altro, non rompo le scatole al prossimo e non impinguo le tasche di chi si erige a “studioso” della psiche altrui.

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    2. I bambini presunti morti non esistevano proprio; Marilisa, lo dico nel pezzo, era viva; Non si sa di bambini scomparsi in quella zona in quel periodo.
      Io non sono né investigatore, né giornalista, ho solo riportato i fatti (in sintesi, se vai a seguire Veleno di Trincia è in 7 puntate).
      Un po’ la stessa cosa sulle molestie sessuali alle donne sul posto di lavoro: nel senso che si passa da un eccesso all’altro; prima il datore di lavoro toccava il culo alle dipendenti (e non va bene), adesso se fai un complimento pensano che ci stai provando. E nei paesi anglosassoni è anche peggio.

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      1. Ho lavorato per quindici anni come segretaria d’albergo e se avessi dovuto denunciare come violenza ogni avance che ho ricevuto avrei dovuto intasare parecchi tribunali. Sapevo difendermi da sola, i “paletti” che mettevo intorno a me erano molto percepibili e, in qualche caso, un bel ceffone risolveva tutto. Certo non avei mai subito ricatti da un mio datore di lavoro, era anche ovvio che se me ne fossi andata ci avrebbe perso lui, io avrei trovato posto in qualunque altro albergo. So, però, di donne che hanno dovuto subire le attenzioni pesanti di uomini con cui lavoravano: non erano i miei tempi, in cui ancora una certa galanteria e gentilezza gli uomini l’avevano, soprattutto, oggi, molte donne non hanno chances per trovare un altro lavoro e su questo si basano i ricatti di certi maschi che non riesco a chiamare uomini.

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  3. Sono vicende dolorose che richiedono rispetto invece avviene sempre il contrario e inevitabilmente tutto viene strumentalizzato col risultato che, ad eventuali errori e danni commessi se ne aggiungono poi altri.
    Detto ciò esprimo una mia personale convinzione sull’uso degli psicologi in alcune vicende analoghe. A mio avviso non dovrebbero mai essere ritenuti pareri vincolanti.Potrò sbagliare ma credo che la mente umana non sia facile da leggere, nemmeno per uno psicologo che, per quanto bravo, può essere ingannato, può cadere in errore e può pretendere abbagli colossali. Posso capire che vengano ascoltati dei pareri e che, a sostegno di prove concrete e decisive, diano ulteriori elementi ma senza prove, non dovrebbero mai essere loro stessi un elemento di prova perché non saranno mai attendibili al 100%.Non finché, magari un giorno, si potrà realmente sondare (Asimov insegna!) la mente.Così no…così è più simile ad una pagliacciata.

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      1. Infatti. Al momento al massimo è un prototipo di scienza, diciamo che sta in una fase simile a quella di chi praticava l’alchimia. Ma per diventare scienza serviranno secoli, ricerche, studi e verifiche. Non vorrei offendere nessuno, non nego l’importanza di chi aiuta altre persone ma sono convinto che puoi passare una vita intera con una persona e tuttavia non potrai dire di poterla conoscere al 100%!

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  4. L’animo dei bambini è facilmente condizionabile, mi meraviglio che al tempo non fossero stati fatti i dovuti controlli e seguita la corretta prassi.
    Spiace per le persone innocenti, tuttavia, possibile che non siano stati fatti dei contro-interrogatori ai piccoli per capire se dicessero il vero oppure no?
    Quando si parla di omicidi, riti e così via, le prove tangibili vanno cercate e trovate, non solo immaginate.

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