Mamma li turchi!

Ogni tanto sentiamo parlare di fatti del passato cercando una corrispondenza con quelli del presente, come ad esempio quando si parla degli “Ottomani”. Spesso questi vengono chiamati “Turchi”, perché tutti (beh, tutti…) sappiamo chi sono e dove sono i turchi, ma pochi sanno dove sono gli ottomani (ma in salotto! – perdonate la battuta).

L’impero ottomano, però, non si può ridurre alla storia dei Turchi; anche se rappresentavano il cuore dell’Impero, erano solo una frazione dell’intero dominio ottomano.

Si è trattato infatti di un impero multietnico e multireligioso immenso, che andava da Algeri alla Mecca, da Baghdad a Istanbul e da Atene a Belgrado.

Quindi quando si parla dell’Impero ottomano si parla di una parte della storia d’Europa: l’impero, infatti, è durato 623 anni, dal 1299 al 1922, arrivando al suo apice a controllare buona parte dell’Europa sud-orientale, dell’Asia occidentale e del Nord Africa.

Volendo ragionare in continuità, l’Impero ottomano raccolse l’eredità dell’Impero Romano, quando nel 1453 Maometto II conquistò Costantinopoli, l’attuale Istanbul, che era la capitale della parte orientale dell’impero che una volta aveva dominato il mondo.

A differenza dei romani, pagani poi convertiti al cristianesimo, l’impero ottomano era fondamentalmente musulmano, anche se non in tutte le sue provincie.

Ma facciamo un passo indietro.

La storia d’Europa, per un certo periodo, è stata la storia della contrapposizione tra imperi stanziali, come quello romano, e popoli nomadi.

L’Asia centrale, per caratteristiche climatiche, poco si prestava a installazioni fisse, quindi i popoli che vi risiedevano erano grossomodo tutti nomadi: gli unni, gli avari, i magiari, i mongoli, erano tutti popoli delle steppe che allevavano cavalli e pecore, vivevano in tenda e si spostavano continuamente.

C’era solo un problema: da una parte c’era l’Impero romano, dall’altra quello cinese e quindi gli scontri erano inevitabili.

Conosciamo le invasioni dai libri di storia, e sappiamo che hanno accelerato la caduta dell’Impero romano di Occidente: per esempio gli unni di Attila, potenzialmente in grado di creare un nuovo impero, ma poi dissoltisi tanto velocemente quanto rapidamente erano arrivati alle porte di Roma.

Le incursioni unne, in realtà, danneggiarono indirettamente l’Impero, distogliendolo dalle lotte contro gli altri barbari penetrati all’interno nel 376-382 e nel 405-408, e che in questo modo approfittarono per espandere ulteriormente la propria influenza.

Dopo la caduta dell’Impero romano di Occidente, arrivarono gli arabi.

Sotto i califfi gli arabi si espansero fino ai confini dell’india cacciando i bizantini della Siria e della Palestina, e dopo la conquista della Spagna cominciarono l’invasione della Sicilia. A differenza di altri conquistatori, lasciarono la libertà di culto e si impadronirono delle antiche culture con cui venivano a contatto, soprattutto di quella greca e quella latina.

Carlo Magno, però, con una serie di conquiste, riunì sotto la sua guida tutta l’Europa. La notte di Natale del 800 si fece incoronare da papa Leone III imperatore del Sacro Romano Impero: l’elemento etnico dominante era quello germanico e l’organizzazione sociale era il feudalesimo.

Morto Carlo Magno, l’impero di occidente si frazionò e non ebbe per molti anni una struttura unitaria.

Ad oriente non è che se la passassero tanto meglio, ma almeno, fino al 13° secolo l’impero romano d’oriente (successivamente denominato impero bizantino) resse l’urto .

Alla fine del XIII secolo, però, in Anatolia si era creato un vuoto di potere.

L’Impero bizantino, in declino, aveva perso tutti i suoi possedimenti anatolici dopo la battaglia di Manzikert del 1071.

Di conseguenza, la regione era frazionata in molte tribù in lotta fra loro e con Costantinopoli, il cui confine era estremamente debole.

Osman I approfittò di questo vuoto di potere e con una serie di mosse strategiche e battaglie sanguinose, unì le regioni dell’Anatolia creando l’Impero ottomano.

Successivamente al 1354, i successori di Osman attraversarono l’Europa e, con la conquista dei Balcani, i beilicati (territori governati da un bey) turchi d’Anatolia vennero trasformati in un impero transcontinentale.

Nel 1453, come raccontavo prima, gli Ottomani misero fine all’Impero Bizantino grazie alla conquista di Costantinopoli ad opera di Maometto II il Conquistatore.

Tra il XVI e il XVII secolo, sotto il regno di Solimano il Magnifico, l’impero arrivò all’apice del potere diventando un’entità politica multiculturale, multilinguistica e multietnica che controllava un vastissimo territorio che si estendeva dai confini meridionali del Sacro Romano Impero alle periferie di Vienna e della Polonia a nord, fino allo Yemen e all’Eritrea a sud; dall’Algeria a ovest fino all’Azerbaigian a est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica.

In realtà, in origine, l’impero non era altro che un insieme di tribù che non avevano probabilmente nessuna coscienza comune, ma che in comune avevano la lingua.

La lingua turca e dialetti molto simili al turco si parlano in molte parti dell’Asia ancora oggi: non solo in Turchia, ma anche nella regione denominata Turkestan e in tutti quegli stati che finiscono in -stan: Uzbekistan, Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan; nel Xinxiang (Sinsiang) cinese, ad esempio, parla turco una minoranza musulmana di cui si sente ogni tanto perché perseguitata dal regime di Pechino; parlano turco alcune tribù siberiane, i popoli del Caspio e gli azeri dell’Azerbaigian.

Altra caratteristica particolare del turco , è una lingua agglutinante, che è un idioma in cui le parole sono costituite dall’unione di più morfemi. Ad esempio, ev “casa”; evde “nella casa”; evler “case”; evlerde “nelle case”. Prima utilizzava una versione modificata dell’alfabeto arabo; nel 1928 Mustafa Kemal Atatürk, nei suoi sforzi per modernizzare la Turchia, rese illegale l’alfabeto arabo e lo rimpiazzò con una versione modificata dell’alfabeto latino.

L’Impero ottomano si fondava su una solida struttura statale. Il potere del sultano era assoluto anche se era coadiuvato nella sua azione di governo dal “divan” (ah-ah!), un gran consiglio formato dai visir (o vizir), dei funzionari a cui assegnati degli incarichi di governo, e presieduto dal Gran visir, una sorta di Primo ministro scelto direttamente dal sultano.

I domini ottomani erano poi divisi in provincie al cui vertice erano posti dei governatori che rispondevano direttamente al sultano. Tutto il personale amministrativo dell’Impero era ben addestrato e legato al sultano con un vincolo di fedeltà.

Parte delle ragioni della travolgente ascesa dell’Impero ottomano risiedono anche nell’efficienza del suo esercito e del suo celebre corpo di fanteria: i giannizzeri. Questo corpo di soldati scelti era sottoposto a una rigida disciplina e obbligato a una vita comunitaria e al celibato.

I suoi membri, come gran parte del personale amministrativo dell’Impero, erano arruolati tramite il Devscirme (o devşirme, cioè “la raccolta”), ovvero una sorta di tributo umano che le famiglie cristiane dei Balcani dovevano pagare allo Stato, consegnando i loro figli.

“La Raccolta”, fu determinante non solo per arruolamento dei giovani che vennero inquadrati tra i giannizzeri, casta militare paragonabile alle forze speciali attuali e guardia personale del sultano, ma anche all’interno della struttura statale dell’impero; vi furono addirittura casi in cui componenti della casta militare ricoprirono alte cariche imperiali, per esempio la carica di Gran Visir, grazie alla mobilità sociale che caratterizzò l’impero ottomano del XV secolo.

Al momento del reclutamento venivano scelti i figli unici, i figli di madre vedova e soprattutto tanti bambini dello stesso villaggio: una miniatura ottomana rappresenta dei giovani strappati con la forza dalle proprie famiglie e vestiti di rosso, con un sacco in spalla, pronti a partire verso Costantinopoli.

Una volta che arrivavano nella capitale dell’impero, i fanciulli venivano mandati presso i contadini dell’Anatolia per diventare robusti e imparare il turco e coloro che erano promettenti fisicamente e mentalmente venivano portati a palazzo per essere educati.

I migliori di questi fanciulli rivestivano posti all’interno della gerarchia militare, per esempio l’Agà (il comandante dei giannizzeri), il Kapudan Pascià (l’ammiraglio generale della flotta ottomana), o facenti parte della gerarchia del governo come i Vizir o addirittura il Gran Vizir.

Il devşirme, nonostante rendesse schiavi del sultano i bambini cristiani, è la base della mobilità sociale che ha caratterizzato la società ottomana: ci fu ad esempio il caso di Sokollu Mehmed Pascià, nativo dei Balcani, che proveniva dall’ambiente militare e divenne Gran Vizir sotto il sultanato di Solimano il Magnifico.

O i famosi corsari come Khayr al Din detto il Barbarossa, personaggio di spicco della guerra di corsa che rese la vita assai difficile alle navi spagnole nel Mediterraneo, originario dell’isola di Midilli e che divenne Kapudan Pascià e conquistò la città di Tunisi (1534), oppure Uluç Alì Pascià, di origini calabresi, che divenne come Khayr al Din un corsaro al servizio del sultano tanto da riconquistare Tunisi (1569) e da essere uno degli ammiragli della flotta ottomana a Lepanto (1571) insieme ad Ali Pascià.

Il devşirme ha permesso, come abbiamo visto, a molti uomini provenienti da territori diversi, grazie alla mobilità sociale, di diventare esponenti di spicco e simbolo del potere e dell’impero della mezzaluna.

Ma se c’erano arrivati allora, da dove deriva l’atteggiamento attuale?

4 pensieri riguardo “Mamma li turchi!

  1. Concordo sull’importanza dell’Impero Ottomano nella storia. aggiungerei alcune considerazioni (1) non trascuriamo l’importanza dell’Impero Romano d’Oriente (il termine bizantino nasce nel XVI secolo e non mi sembra corretto) almeno fino all’XI secvolo (2) in epoca precedente, esisteva anche una grande potenza orientale (persiani / parti) antagonista prima dell’Impero Romano e poi del solo I.R. d’Oriente. Ciò premesso, mi congratulo con Francesco per l’ottimo lavoro divulgativo che fa con il suo blog.

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  2. Mia nonna, pur religiosissima, leggeva (e credeva) alle profezie di Nostradamus, il quale usava il termine “ottomani” per definire quelli che oggi noi invece chiamiamo “musulmani”.
    Profezia dice che invaderanno l’Europa. Prima o poi accadrà? O sta già accadendo?

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