Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte seconda

Come dicevo in Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte prima, Carlo Magno era Franco.

I Franchi erano uno dei tanti popoli germanici che si erano stabiliti nel territorio europeo dell’Impero romano. Ma non erano come gli altri.

Intanto, erano il più forte ed il più unito di quei popoli.

Al tempo delle invasioni barbariche, infatti, i romani sul fronte del Reno si ritrovarono a combattere contro tante piccole tribù che però ad un certo punto iniziarono ad unirsi.

Dalla fusione di popoli come Catti, Cauci, Bructeri, Camavi e Sigambri, nacque un nuovo popolo che si autonominò “Franco”, che vuol dire secondo alcune fonti “coraggioso” oppure, secondo altre “libero”. Ancora oggi “affrancarsi” vuol dire “liberarsi”.

Ad essi si unirono anche altri Germani occidentali, quali nuclei di Sassoni e di Bavari; l’insieme così costituito si stanziò lungo il corso del Reno e da qui presero il via le loro incursioni contro il territorio imperiale.

Si inventarono, inoltre, anche un’antica leggenda per giustificare la loro esistenza.

La tendenza a rappresentare una comunità in termini di discendenza da un personaggio mitico era corrente nell’antico Mediterraneo e ha solo il suo caso più noto nella tradizione relativa alla discendenza dei Romani da Enea, figlio di Anchise, fuggito con il padre alla caduta di Troia.

Francione, figlio di un fratello di Enea di nome Friga, sarebbe stato il capostipite dei Franchi, così da dare un diritto quasi divino al popolo franco.

C’era un altro elemento importante che faceva dei Franchi un popolo temibile: erano cristiani. Non perché i cristiani fossero temibili: mi spiego meglio.

Durante le invasioni barbariche, i popoli invasori si convertivano spesso al cristianesimo, perché, come dicevo, il loro desiderio era integrarsi nel tessuto sociale romano e goderne i “lussi”.

Quando i Goti entrarono nell’Impero romano nel 376, in gran parte erano già cristiani. Il problema era che i cristiani allora erano divisi in più confessioni (come ho raccontato in “Storia, magistra vitae – Costantino – parte prima”).

Molti popoli barbari si erano convertiti al cristianesimo, ma alla “corrente” ariana. Una volta invasa l’Europa, si ritrovarono in mezzo a una popolazione fondamentalmente tutta cattolica, e ciò provocò attriti tra le varie chiese.

Alla fine, Goti, Vandali e Longobardi si convertirono una seconda volta, al cattolicesimo.

I Franchi, invece, si convertirono dopo: erano in Gallia già da generazioni ed erano pagani, finché il loro Re, Clodoveo, finalmente si convinse che Cristo era più potente di tutti gli dei pagani.

In questo modo, il popolo franco fu il primo popolo germanico cattolico, mentre tutti gli altri popoli germanici, come abbiamo visto, si erano avvicinati prima all’arianesimo. Questo determinò un rapporto di aiuto reciproco tra il papato e i franchi. E quella che può sembrare una sottigliezza, non lo è.

L’episcopato cattolico della Gallia riconosceva così un primato di Roma e del Papa: essere cattolici per i re Franchi volle sempre dire fin dall’inizio essere amici del Papa.

La Chiesa di Roma, che in Italia vedeva messa in discussione la sua autorità politica e spirituale dalla minaccia dei Longobardi e dei Bizantini, chiese l’aiuto dei Franchi in due occasioni:

  • nel 756 il Papa Stefano II, minacciato dall’espansione territoriale dei bizantini, chiese aiuto al re Pipino il Breve, padre di Carlo, il quale sconfisse i Longobardi e li obbligò a restituire i territori che avevano conquistato. Questi territori furono consegnati al Papa e costituirono lo Stato della Chiesa (il Lazio con Roma, la Romagna con Ravenna, le città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona) dove il Pontefice aveva sia il potere spirituale che quello temporale (terreno e politico) e che durò fino al 1870.
  • Nel 773 il Papa Adriano I, per combattere una nuova avanzata dei Longobardi, chiese l’aiuto di Carlo Magno il quale li sconfisse e fu incoronato, nel 774, re dei Franchi e dei Longobardi.

Il modo di procedere di Stefano significò, anche se non ancora formalmente, tuttavia di fatto, la rottura con Bisanzio, quindi la rottura con l’antico Impero romano: da quel momento il Papato sul piano politico seguì, in misura sempre crescente, una propria strada.

L’impero d’Oriente, però, era occupato con i bulgari e gli arabi, e non rispose a quella che fu considerata dall’imperatore un’usurpazione dei territori imperiali.

In tale contesto l’incoronazione di Carlo Magno non fu che l’esito naturale della convergenza in atto tra il regno franco e il papato, con il riconoscimento della suprema autorità politica spettante a Carlo per le molte vittorie su tutta la Cristianità latina.

La restaurazione dell’impero ad Occidente, accrebbe l’autonomia del papa dall’impero bizantino, tanto più che i rapporti tra la chiesa latina e quella greca si allentarono ulteriormente negli anni successivi.

Una nota: “Impero bizantino” è il nome con cui gli studiosi moderni e contemporanei indicano l’Impero romano d’Oriente, di cultura prevalentemente greca, separatosi dalla parte occidentale, di cultura quasi esclusivamente latina, dopo la morte di Teodosio I nel 395. Io uso prevalentemente questa notazione, ma a volte uso anche l’altra.

L’avvento dell’impero carolingio pose formalmente fine alle pretese bizantine sull’Italia. Questo significò una sensibile perdita di prestigio per l’autocrazia orientale, non più ecumenica agli occhi della Cristianità occidentale.

Di fatto l’impero d’Oriente riconobbe a Carlo il titolo imperiale in cambio della restituzione delle città costiere e delle isole dalmate così come del ducato veneto da Chioggia a Grado, che tornava ad essere ufficialmente una provincia greca, seppur con larga autonomia.

Gli imperatori di Costantinopoli, riconoscevano a Carlo non il titolo di imperatore dei romani, che rimaneva una loro prerogativa, ma quello di Re e imperatore dei franchi e dei longobardi.

Ma per il suo popolo, sempre più potente e sempre più ampio, Carlo era un nuovo Mosè, un nuovo Davide, un nuovo Salomone.

2 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte seconda

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