Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte quarta

Come dicevo in Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte terza, oltre ad essere molto forti, i Franchi vinsero le battaglie perché Carlo era un attento pianificatore.

Carlo non ha mai combattuto di persona una battaglia campale e i suoi eserciti hanno affrontato pochissime grandi battaglie perché pochi osavano resistere, e quando lo facevano, la maggiore organizzazione dettata da Carlo aveva la meglio.

Carlo Magno era un attento stratega e, come ricordato, durante il periodo di pausa invernale da una guerra, pianificava la successiva.

Non avevano la tecnologia, molto spesso non avevano mappe geografiche, ma le truppe di Carlo Magno sapevano sempre come e dove muoversi: quando invase l’Italia, ad esempio, una parte dell’esercito passò dal Moncenisio e l’altra dal Gran San Bernardo, facendo una manovra a tenaglia.

Tutto ciò non era possibile senza un’attenta pianificazione: bisognava scrivere con mesi di anticipo ai vescovi, agli abati e ai conti, che avrebbero dovuto rifornire i contingenti, dar loro alloggio, stabilire date e luoghi.

Tutto il Medioevo europeo, infatti, aveva decretato la scomparsa delle ordinanze tattiche delle milizie, degli eserciti permanenti, era stata l’età dell’individualismo militare impersonato dal cavaliere, accompagnato dai suoi servi e dai pedoni che costituivano le fanterie.

Questi “eserciti” non conoscevano alcun principio dell’arte della guerra (assedio, manovra, logistica, ecc.). Non avevano servizi e vivevano di contribuzioni e di bottino. Brevi le campagne, dopo le quali l’esercito si scioglieva.

Con Carlo Magno, invece, si ebbe un rudimentale ordinamento militare con i “soldati della corona” forniti dalle città, le “milizie feudali” fornite dai vassalli e le “milizie mercenarie” assoldate dal sovrano, soprattutto arcieri e balestrieri, che erano i corpi speciali dell’epoca.

Nei secoli successivi alla caduta dell’Impero, quando c’era una guerra, tutti gli “abili” erano chiamati a combattere. Arrivavano a piedi, con la loro lancia e con il loro scudo di legno. Non era il massimo, ma il grosso dei combattenti era quello.

Poi c’erano i “ricchi”, che arrivavano a cavallo, con la cotta di maglia, scudo in metallo, elmo e spada. Per capire il divario, equipaggiare un cavallo con armatura pesante poteva costare circa 40 soldi, allora l’equivalente di circa 20 bovini.

La cotta di maglia era un tipo di armatura “a veste” formata da anelli in ferro, utilizzata per proteggere il corpo dei combattenti nelle mischie.

Ovviamente, un uomo a cavallo, con la cotta di maglia, l’elmo e una lunga spada valeva almeno 10 di quegli uomini a piedi, ma all’inizio del regno Carolingio di uomini a cavallo ce n’erano pochi, quindi il reclutamento era massiccio, sia di cavalieri, sia di fanti.

Carlo, come ho già accennato, era innanzitutto un abile organizzatore, così scrisse una serie di leggi per il reclutamento.

1. Ogni uomo libero che ha quattro mansi coltivati, o di suo o in beneficio da qualcuno, provveda al suo equipaggiamento e si unisca all’esercito, sia con il suo signore, se questi vi si recherà, sia con il suo conte. A chi ha tre mansi di suo si aggiunga colui che ne ha uno e collabori con lui perché egli possa provvedere per entrambi. A colui che ha solo due mansi di suo si aggiunga un secondo che ne ha ugualmente due e uno di essi, usufruendo dell’aiuto dell’altro, raggiunga l’esercito. A colui che ha solo un manso di suo si aggiungano altri tre che abbiano ugualmente un manso solo e collaborino con lui perché egli solo raggiunga l’esercito; gli altri tre, che hanno prestato il loro aiuto, rimangano a casa.

2. Vogliamo e comandiamo che i nostri missi si informino scrupolosamente su coloro che l’anno scorso, quando è stato convocato l’esercito, non hanno tenuto conto di quell’ordine che avevamo emanato in termini analoghi ai precedenti riguardo agli uomini liberi e ai più poveri e chiunque venga scoperto non aver aiutato il suo pari a raggiungere l’esercito secondo il nostro comando o a non esser venuto personalmente, assolva pienamente al nostro comando e dia piena garanzia di assolverlo secondo la legge.

3. Se per caso c’è qualcuno che sostiene che per comando del conte, del vicario o del centenario ciò che avrebbe dovuto garantire personalmente l’ha dato al conte al vicario o al centenario o a qualche loro fedele e che perciò non si è presentato di persona e se i nostri missiconstatano che ciò corrisponde al vero, colui che gli ha ordinato di sottrarsi al nostro comando si impegni e dia piena garanzia di assolvere al nostro ordine, sia egli conte o vicario o advocatusdel vescovo o dell’abbate. […]

5. Per quel che riguarda i nostri fedeli o i fedeli di vescovi o abbati che hanno di proprio o in beneficio beni tali che, secondo le mie disposizioni, possono far parte dell’esercito — tranne coloro che con il mio permesso sono rimasti a casa —, se si scoprirà che qualcuno si sia sottratto all’obbligo o con la corruzione o con il consenso del suo signore, assolva al nostro comando, come è detto sopra, e ne dia fede e sicurtà. I signori che avranno permesso loro di rimanere a casa o i ministeriali di quei signori, che si saranno lasciati corrompere da loro, si impegnino ad assolvere al nostro comando e ne diano garanzia finché non ce ne sarà stata data notizia (Capitulare    de    exercitu    promovendo).

Da ciò si può comprendere che la proprietà di 4 mansi di terra era la base economica per l’arruolamento e che, pertanto, non tutti potevano accedervi. Ma non solo. Bastava organizzarsi, e i proprietari di terreni più piccoli mandavano uno di loro in “rappresentanza”.

Questa “rivoluzione” ebbe un’enorme importanza nella storia del medioevo perché, da quel momento, non fu più un dogma che ogni uomo libero fosse anche un guerriero, com’era stato fino ad allora.

Carlo Magno ebbe il primo esercito di professionisti dell’era moderna, insomma.

Ma ciò creò la divisione tra classi, i ricchi cavalieri, ormai aristocrazia, da un lato, e i poveri, il popolo, dall’altro, in una contrapposizione che durerà per secoli.

3 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte quarta

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