Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte quinta

La battaglia più importante che sostenne Carlo Magno, anche dal punto di vista politico, fu senza dubbio quella contro i Longobardi.

Come ho raccontato in precedenza, i longobardi regnavano su gran parte dell’Italia tranne Roma, dove c’era il Papa.

Inizialmente Carlo Magno, al contrario di quanto fatto in precedenza da Pipino il Breve, padre di Carlo, che aveva, chiamato dal Papa Stefano II, conquistato dai longobardi il Lazio, la Romagna, le città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona per darle poi al Papa stesso, cercò di stringere accordi politici con il forte regno italiano.

La madre di Carlo, Bertrada, fu una convinta assertrice della politica di distensione tra Franchi e Longobardi. Nell’estate del 770 la regina organizzò una missione in Italia, riuscendo a tessere un’intesa fra i suoi due figli e il re longobardo Desiderio, che già aveva dato una figlia in moglie a Tassilone, duca di Baviera.

Il primogenito di Desiderio, Adelchi, venne dato in sposo alla principessa Gisella, mentre Carlo, che era già stato sposato con Imiltrude, sposò la figlia di Desiderio, Desiderata (resa celebre dall’Adelchi manzoniano con il nome di Ermengarda, benché nessuno dei due nomi sia tramandato con certezza).

Il Papa, però, temeva che un’alleanza franco-longobarda potesse costituire un pericolo per gli interessi romani, e Carlomanno, fratello di Carlo, si affrettò a schierarsi dalla sua parte.

Carlo non si fece intimidire dalle rimostranze del pontefice, che anzi dovette accettare una situazione di fatto e adattarsi alla nuova linea politica franca, convinto anche dal dono di alcune città dell’Italia Centrale che Bertrada e il re longobardo gli fecero per rassicurarlo.

Anche il Papa, dunque, cambiò linea politica, riconciliandosi con re Desiderio e allentando momentaneamente i rapporti con i due re franchi.

Ben presto Carlo, per cause non ben chiare (forse un precario stato di salute che avrebbe impedito alla moglie di avere figli), ripudiò e rimandò al padre la consorte, rompendo di fatto i buoni rapporti con i Longobardi: fu un atto che sia da parte longobarda sia da parte della Chiesa venne considerato come una dichiarazione di guerra.

Ma fu anche un atto che liberò Carlo dal peso di una situazione politica complicata (l’alleanza Chiesa-Franchi-Longobardi) che si poneva in contrasto con gli interessi di tutte le parti in causa.

Ora, i longobardi avevano un regno abbastanza solido, ma i franchi erano molto più forti, e quando, nel 773, il nuovo Papa Adriano I, chiese l’aiuto dei franchi contro i longobardi, Carlo non si fece pregare.

Il grosso dell’esercito, comandato dal sovrano stesso, superò il colle del Moncenisio e, ricongiuntosi con il resto delle truppe che aveva seguito un altro percorso, mise in fuga le armate di Desiderio presso le Chiuse di San Michele, non prima di aver tentato un nuovo approccio diplomatico.

Le numerose defezioni e l’ostilità di molti nobili contro la politica del loro re, costrinsero Desiderio ad evitare lo scontro campale e a rinchiudersi nella sua capitale Pavia, che i Franchi raggiunsero nel settembre 773 senza aver incontrato alcuna resistenza, e che cinsero d’assedio.

Carlo non aveva alcuna intenzione di prendere la città con la forza, e infatti lasciò che capitolasse per fame ed esaurimento delle risorse, dopo nove mesi di assedio; periodo che il re franco occupò per mettere a punto le linee della sua politica nei confronti dei Longobardi, del Papato e dei Bizantini che ancora occupavano stabilmente il meridione d’Italia.

Già diverse città erano state conquistate dai Franchi e consegnate al Papa, e insieme alla capitale crollò dunque l’intero Regno longobardo, peraltro già indebolito da contrasti interni alla nobiltà e dai frequenti cambi della dinastia regnante.

Re Desiderio si arrese senza opporre ulteriore resistenza e gli stessi Longobardi si sottomisero ai Franchi e al loro sovrano, che il 10 luglio 774, a Pavia, assunse il titolo di “Gratia Dei Rex Francorum et Langobardorum et Patricius Romanorum” cingendo la Corona Ferrea. Desiderio fu rinchiuso in un monastero, mentre il figlio Adelchi riparò presso la corte dell’imperatore bizantino Costantino V.

La mossa di Carlo, di non assorbire il regno longobardo nel proprio, ma di lasciarlo praticamente inalterato e prenderne la reggenza, fu di un’intelligenza strategica fondamentale.

I longobardi infatti apprezzarono questa cosa, tanto che fu fondamentale il loro apporto alle campagne successive di Carlo sul Danubio.

La vittoria di Carlo Magno contro i longobardi fu il primo passo verso il Sacro Romano Impero e la sua incoronazione ad Imperatore.

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