Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte sesta

Dopo la morte di Costantino, l’impero romano fu prima diviso fra i suoi tre figli, ma poi spettò al solo Costanzo, sopravvissuto agli altri due fratelli.

Occupato in Oriente in continue lotte con i Persiani, Costanzo incaricò il cugino Giuliano di occuparsi dell’Occidente che si dimostrò così bravo da essere eletto Augusto.

Durante il suo breve regno, Giuliano, per questo detto l’Apostata, cercò di ravvivare le tradizioni pagane, ma i suoi tentativi furono vani.

Morto Giuliano, durante il regno di Valentiniano e di Valente, la pressione dei Barbari si fece più minacciosa: Valentiniano dovette respingere incursioni barbariche in Britannia e in Gallia, mentre Valente perse la vita nella disastrosa battaglia di Adrianopoli contro i Visigoti.

La situazione fu ristabilita da Teodosio, che batté ripetutamente i Visigoti e li indusse ad accettare le condizioni di alleati dell’impero.

Nominato augusto d’Oriente da Graziano, figlio di Valentiniano, Teodosio convocò un concilio a Costantinopoli per riproporre la condanna dell’arianesimo.

Impose quindi il cattolicesimo come religione di Stato e, inaugurò una politica di un’attiva persecuzione dei dissenzienti. Morto Graziano, il trono d’Occidente fu occupato da Valentiniano II, un bambino di soli quattro anni.

Ma non per questo Teodosio poté esercitare una indiscussa autorità su tutto l’impero, poiché dovette sottostare a Ambrogio, vescovo di Milano, deciso assertore della superiorità della Chiesa sullo Stato.

Teodosio, morendo nel 395, affidò l’impero nelle mani dei suoi figli: l’Oriente ad Arcadio e l’Occidente ad Onorio.

Questa decisione portò alla definitiva separazione dell’impero in due stati reciprocamente estranei.

Mentre però l’impero d’Oriente riusciva a difendersi bene dagli attacchi di Unni e Visigoti, l’Occidente andava incontro ad un inevitabile sgretolamento: la stessa Roma era stata sottoposta a saccheggio ben due volte; nella Gallia penetravano orde di Vandali, Alani, Burgundi e Svevi; la Britannia cadeva nelle mani dei Sassoni e degli Angli; l’Africa settentrionale era occupata dai Vandali; sul trono di Ravenna si succedevano imperatori impotenti, dominati da ufficiali barbari, che comandavano eserciti costituiti quasi per intero da soldati barbari.

Infine, nel 476, il barbaro Odoacre depose Romolo Augusto e si presentò al re d’Oriente come suo luogotenente. Ma la realtà era ben diversa: in Occidente si andavano formando o si erano già formati i cosiddetti regni romano-barbarici del tutto indipendenti da Costantinopoli e governati da re barbari.

Mentre ad occidente si assisteva alla caduta di tutto quello che era stato costruito dai romani, ad oriente l’impero conosceva uno sviluppo notevole: la cultura visse un periodo di grande vitalità (nacquero le splendide chiese bizantine, prima tra tutte S. Sofia a Costantinopoli); nacque il “Corpus iuris civilis”, voluto da Giustiniano I per riordinare il sistema giuridico dell’impero, e che rappresentò per secoli la base del diritto comune europeo, addirittura fino agli inizi del XIX secolo quando venne considerato superato dal codice napoleonico.

Questa fase di prosperità segnò un distacco rispetto alla tradizione latina, accentuando sempre più il suo carattere orientale: nel VII secolo il greco divenne la lingua ufficiale dell’impero e il sovrano abbandonò il titolo di imperatore per assumere il nome greco di “βασιλεύς”, basileus.

Quindi, per riepilogare, quando Carlo Magno era ragazzo, in occidente c’erano dei re barbari mentre in oriente, a Costantinopoli, c’era l’imperatore romano, che pur continuando a regnare solo sull’oriente è quello tutti riconoscevano come il vero padrone del mondo.

Le conseguenze di quello che accadde con l’incoronazione di Carlo ad imperatore cambiò il mondo con conseguenze che durano tutt’ora.

Infatti, a quel tempo, ogni re barbaro conservava una certa soggezione verso l’imperatore d’oriente e lo stesso Papa si auto considerava un messo dell’imperatore.

Questa realtà andò pian piano incrinandosi nel corso dell’VIII secolo: i Papi si iniziarono ad allontanare dall’Imperatore, anche perché quando arrivava un ambasciatore, un nuovo governatore o anche truppe mandate da Costantinopoli, questi venivano percepiti come stranieri.

Anche le tasse, che si pagavano a Costantinopoli, iniziarono a pagarle a chi era più vicino e poteva garantire protezione: il re dei Franchi, cattolico, e per questo ben visto a Roma.

E l’elezione del Papa, che prima si comunicava a Costantinopoli, quando morì Stefano III e venne eletto Adriano I, fu comunicata a Carlo.

Che veniva chiamato non re, né imperatore, ma “Costantino”, come il primo imperatore romano di fede cristiana.

Questo può già far capire l’aria che tirava in quegli anni: un’aria di distacco dall’Impero romano d’oriente.

E il re franco non era più visto come un barbaro, re di barbari, ma quasi come un pari grado di Irene d’Atene (che era l’imperatrice bizantina nell’800).

Quando morì Adriano I, nel 795, venne eletto al Soglio Pontificio Papa Leone III, che a differenza del predecessore, era un po’ in difficoltà, proprio perché i nipoti di Adriano volevano impossessarsi del papato.

Infatti, il 25 aprile 799, Leone III subì un attentato ordito dai nobili romani Pascale, nipote di papa Adriano I, e Campolo, suo primicerio, che volevano eliminarlo e far eleggere al Soglio Pontificio un membro della loro fazione.

“Il 25 aprile, giorno delle litanie maggiori, il papa doveva partecipare a una processione solenne […] I congiurati decisero di assassinarlo al suo passaggio. Essi s’imboscarono nei pressi del monastero di San Silvestro in Capite e, al momento in cui il papa entrava in chiesa, si precipitarono su di lui e lo colpirono gettandolo a terra. Tentarono di cavargli gli occhi e tagliargli la lingua. Poi gli assalitori lo trasferirono per sicurezza, nel monastero di Sant’Erasmo, sul Celio. Là, infine, ebbero fine il loro tentativi. I suoi difensori, disorientati in un primo momento, cercarono di liberarlo. Il cubicolare Albino preparò la sua evasione. Il papa fuggì di notte, da una finestra, per mezzo di corde ed efficacemente protetto dai suoi sostenitori, si ritirò con essi nella Basilica di San Pietro.” ((FR) Léon Homo, De la Rome païenne à la Rome chrétienne, Paris, Robert Laffont, 1950, p. 314.)

L’attentato fu sventato grazie all’intervento del duca di Spoleto, protetto dai missi dominici di Carlo Magno. Non sentendosi più al sicuro, Leone III si trasferì temporaneamente, con un seguito di 200 persone, a Paderborn, in Sassonia, ove si trovava lo stesso Carlo Magno.

Arrivarono anche i messi dei ribelli e chiesero a Carlo di emettere un giudizio. Carlo era molto imbarazzato, perché non sapeva cosa fare. Chiese così consiglio ad Alcuino di York, filosofo e teologo anglosassone dell’epoca.

Questi gli disse molto chiaramente che in quel momento storico, escludendo il Papa (che però era oggetto del giudizio) e l’Imperatrice d’Oriente (che però era donna e allora – qualcuno anche ora, in verità – non si facevano tanti scrupoli a fregarsene di quello che diceva una donna), il terzo potere temporale più importante del mondo era proprio lui, Carlo Magno, re dei Franchi.

Che quindi decise di far riaccompagnare a Roma il Papa e di istituire una commissione d’inchiesta. In realtà, scoprì che molte delle accuse dei congiurati contro Leone III erano fondate, ma cercò di insabbiare tutto, andando personalmente a Roma.

Per discolpare il Papa, usò uno stratagemma, giudicandolo con la legge dei barbari, secondo la quale ci si poteva discolpare semplicemente giurando sul Vangelo.

Quindi Leone III non venne giudicato da nessuno: davanti ad un’assemblea di Franchi in presenza di Carlo giurò di essere innocente.

Era la sera di Natale e, finito il “tribunale”, Carlo andò a Messa in San Pietro.

Mentre era inginocchiato a pregare, il Papa, con un “colpo di mano”, gli mise in testa la corona e lo investì della carica imperiale. Quel titolo non era più stato usato in Occidente dalla abdicazione di Romolo Augusto nel 476 con la fine dell’Impero Romano d’occidente.

Alcuni raccontano che se quella sera Carlo avesse saputo delle intenzioni del Papa, anche per una festività importante, non sarebbe entrato in Chiesa.

In realtà, è molto più probabile che a Carlo non fosse andato giù il “modo” in cui era avvenuto il tutto: il Papa, incoronandolo mentre era in ginocchio a pregare, diceva al mondo “Ecco, sono io, il Papa, servo di Dio, che creo l’Imperatore”.

Carlo non intendeva assumere il titolo di Imperatore dei Romani per non entrare in contrasto con l’Impero Romano d’Oriente, il cui sovrano deteneva dall’epoca di Romolo Augusto il legittimo titolo di Imperatore dei Romani: quando Odoacre aveva deposto l’ultimo Imperatore d’Occidente le insegne imperiali erano state rimesse a Bisanzio, sancendo in tal modo la fine dell’Impero d’Occidente.

Dunque, per nessun motivo i Bizantini avrebbero riconosciuto ad un sovrano franco il titolo di Imperatore. Pertanto, Carlo aveva già abbastanza nemici (Sassoni e Arabi, per esempio) per mettersi in urto con il potente Impero Bizantino.

Dopo il “colpo di mano” di Leone III, Carlo riuscì ad ogni modo a mitigare le ire orientali, con l’invio di grandi ambascerie e un’estrema cordialità nelle missive. I Bizantini non riconobbero mai veramente il titolo imperiale d’Occidente, ma del resto non avevano alcuna reale possibilità d’intervento.

Secondo alcuni storici, invece, Carlo avrebbe voluto il titolo imperiale, ma avrebbe preferito auto-incoronarsi, perché l’incoronazione da parte del Papa rappresentava simbolicamente la subordinazione del potere imperiale a quello spirituale.

Ma ormai era fatta, e Carlo si apprestava a riunire l’Europa, ancora una volta, sotto la Corona Imperiale.

7 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte sesta

  1. Sto seguendo con attenzione le cronache di Carlo Magno e avevo già letto dell’ira contro il Papa e il suo “tocco”, diciamo subdolo, ma al tempo stesso geniale. Perché da quel momento nessuno avrebbe mai osato giudicarsi re senza l’avvallo del papato, decretandolo unico e vero ago della bilancia. Con tutti gli infausti risultati avuti nel corso dei secoli.

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