Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte settima

Una volta incoronato, Carlo Magno doveva decidere che direzione far prendere all’Impero. E prese una decisione che ancora oggi, come vedremo, ha i suoi effetti.

Intanto, l’unificazione territoriale: Carlo, con le sue campagne di conquista, fondò l’Impero carolingio, che fu alla base della successiva nascita della Francia, dell’Italia e della Germania e quindi del Sacro Romano Impero .

Buona parte della storiografia di lingua italiana e francese include nella storia del Sacro Romano Impero anche l’Impero carolingio, segnando quindi come data d’inizio del Sacro Romano Impero l’incoronazione di Carlo Magno, ma io ritengo si tratti di cose diverse.

Ad ogni modo, conquistò la Sassonia, la Baviera, la Pannonia, la Marca di Spagna, che è la fascia pirenaica della Spagna del Nord e l’Italia, strappata ai Longobardi.

L’estensione dell’impero al suo inizio era circa 1.112.000 km2 con una popolazione tra i 10 e i 20 milioni di persone.

Come abbiamo visto, l’Impero d’Oriente aveva preso una direzione opposta: lingua ufficiale era il greco, e le antiche città una volta cristiane erano passate sotto gli arabi.

Tanto che successivamente gli storici chiamarono l’Impero orientale con il termine “bizantino”, proprio a rimarcare una discontinuità con l’Impero romano.

Il termine “bizantino”, derivato da Bisanzio, l’antico nome della capitale imperiale Costantinopoli, non venne mai utilizzato durante tutta la durata dell’impero (395-1453): i bizantini si consideravano Ῥωμαίοι (Rhōmaioi, “romei”, ovvero Greco-Romani in lingua greca), e chiamavano il loro Stato Βασιλεία Ῥωμαίων (Basileia Rhōmaiōn, cioè “Regno dei Romani”) o semplicemente Ῥωμανία (Rhōmania).

Ma era chiaro che l’eredità dell’Impero romano era in occidente.

E con l’incoronazione di Carlo Magno a Imperatore, anche se, come raccontavo, non ci fu uno strappo formale, nella sostanza veniva detto: “siamo autonomi, non abbiamo più bisogno di voi”.

Carlo Magno non si limitò a unificare il continente, ma cercò anche di provocare l’assimilazione dei vari paesi e dei vari popoli che all’inizio erano molto diversi fra loro: era una priorità per il Carlo Magno politico unificare le diverse province e unificarle in primis dal punto di vista legislativo.

La seconda grande unificazione di Carlo fu dunque quella legislativa.

Consideriamo che ogni popolo aveva le sue leggi e vigeva il principio della “personalità del diritto”, che è un principio secondo il quale il diritto da applicare nelle controversie non è determinata per territorio ma sulla base del popolo al quale si appartiene.

Quindi quando un Franco veniva mandato a gestire, ad esempio, un territorio in Italia, si spostava con tutta la famiglia e con i suoi vassalli, e pur abitando in Italia continuava a vivere secondo la legge franca.

Carlo fece uno sforzo immenso, emanando leggi chiamate capitolari. Il termine deriva dal latino capitulare (diviso in capitoli o paragrafi) e regolavano moltissime questioni, dalla vita pubblica, sia laica che ecclesiastica, all’agricoltura, dalla politica economica, alle scuole, a tutto quello che riguardava la vita pubblica.

Ad esempio, il “Capitulare de villis vel curtis imperii”, comunemente noto come “Capitulare de villis” (in italiano: “Decreto sulle ville”), è un capitolare emanato negli ultimi anni del regno di Carlo Magno, verso la fine dell’VIII secolo, per disciplinare le attività rurali, agricole e commerciali delle aziende agricole dell’impero o ville.

Nel capitolo 70 del capitolare vengono nominati 73 ortaggi e 16 alberi che Carlo Magno voleva fossero coltivati nelle sue terre:

“Vogliamo che nell’orto sia coltivata ogni possibile pianta, cioè: il giglio, le rose, il fieno greco, la balsamita, la salvia, la ruta, l’abrotano, i cetrioli, i meloni, le zucche, il fagiolo, il cumino, il rosmarino, il cumino dei prati, i ceci, la scilla, il gladiolo, il dragoncello, l’anice, i coloquintidi, la calendula, la visnaga, la sedanina, la lattuga, il cumino nero, la rughetta, il nasturzio, la bardana, la menta poleggio, il macerone, il prezzemolo, il sedano, il levistico, il ginepro, l’aneto, il finocchio, la cicoria, il dittamo, la senape, la santoreggia, il sisimbrio, la menta, il mentastro, il tanaceto, l’erba gattaia, la camomilla, il papavero, la barbabietola, il nardo selvatico, la malva muschiata, l’altea, la malva, le carote, le pastinache, il bietolone, gli amaranti, il cavolo-rapa, i cavoli, le cipolle, l’erba cipollina, i porri, il rafano, lo scalogno, la cipolla d’inverno, l’aglio, la robbia, i cardi, le fave, i piselli, il coriandolo, il cerfoglio, l’euforbia, l’erba moscatella. E l’ortolano faccia crescere sul tetto della sua abitazione la barba di Giove. Quanto agli alberi, vogliamo ci siano frutteti di vario genere: meli cotogni, noccioli, mandorli, gelsi, lauri, pini, fichi, noci, ciliegi di vari tipi. Nomi di mela: gozmaringa, geroldinga, crevedella, spiranca, dolci, acri, tutte quelle di lunga durata e quelle da consumare subito e le primaticce. Tre o quattro tipi di pere a lunga durata, quelle dolci, quelle da cuocere, le tardive.”

La terza unificazione fu quella economica.

Prima di Carlo, venivano coniate, in modo abbastanza indipendente, monete d’oro, retaggio dell’Impero romano.

Ma l’oro scarseggiava e sia per quello, sia perché i fronti commerciali stavano cambiando, come dirò poi, Carlo introdusse una nuova moneta, coniata solo dalle zecche imperiali, però d’argento (che era evidentemente più abbondante dell’oro).

Ciò comportò, come accennavo, una variazione del fronte commerciale, poiché i mercanti dell’est accettavano solo monete d’oro.

E Carlo si rivolse al mercato del Nord Europa, dividendo di fatto in due i mercati mondiali. Numerosi infatti sono stati i ritrovamenti in Gran Bretagna e nei paesi scandinavi di monete d’argento con impresso il volto di Carlo Magno.

La quarta unificazione fu quella amministrativa.

In un’epoca in cui le comunicazioni erano giocoforza complicate e lente, Carlo costruì un’organizzazione articolata e capillare, così da poterla gestire meglio.

L’impero venne diviso in “contee”, aree un po’ più grandi delle attuali provincie, gestite da un “conte”, che in genere era un uomo di fiducia di Carlo.

Nonostante questo legame privato il conte rimaneva un semplice funzionario pubblico e pertanto poteva essere sostituito in qualsiasi momento: i suoi compiti andavano dalla riscossione fiscale all’esercizio della giustizia e soprattutto alla convocazione dell’esercito locale in caso di guerra.

Le zone di frontiera invece erano organizzate in modo differente, erano chiamate “marche” e il loro scopo era essenzialmente difensivo; i loro reggenti, che nel tempo presero il nome di “marchesi”, avevano funzioni per lo più militari, come il coordinamento delle risorse belliche in caso di attacco da parte dei nemici.

Per garantire il rispetto degli uffici da parte dei funzionari l’imperatore si avvale di un importante strumento di controllo i “missi dominici”, che, come indica il nome, erano gli inviati dell’imperatore nelle varie amministrazioni e avevano l’incarico di riferire sul comportamento di conti e marchesi.

Inoltre, un ruolo fondamentale venne svolto dalle istituzioni religiose: vescovi e abati erano impiegati da Carlo come vero e proprio personale politico insediato sul territorio e culturalmente più qualificato dei ministri laici.

Ai tempi di Carlo Magno veniva ancora praticata la schiavitù e gli schiavi, detti servi, potevano essere venduti in ogni momento come delle cose. I servi si occupavano del lavoro dei campi, dei servizi domestici e di amministrare, per conto del padrone, qualche fattoria, nella quale andavano ad abitare.

Nella scala sociale, sopra i servi, vi erano i coloni che erano uomini liberi che per fame si erano sottomessi al padrone. L’unica differenza tra coloni e servi era che i primi non potevano essere venduti. Sopra i coloni vi erano i liberi contadini che erano proprietari dei loro poderi.

Al contrario di quanto affermato da molti libri, Carlo non fu l’istitutore delle contee e dei marchesati, in quanto queste suddivisioni erano già in uso sin dai primi regnanti merovingi. Carlo Magno attuò però un’opera prosecutrice nel potenziamento e nell’immissione (specialmente nelle zone di nuova conquista) di quei sistemi di governo già in uso nel regno franco.

Ciò consentì a Carlo Magno di ottenere quell’importante equilibrio tra decentramento amministrativo e autorità centrale grazie al quale fu in grado di governare un territorio enorme e dare unità e identità a un intero continente, l’Europa, che per la prima volta era distaccata, anche fisicamente, dall’oriente.

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