Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte nona

In questa lunga trattazione su Carlo Magno, iniziata con la “parte prima” e che concludo, per ora, con questa “parte nona”, ho evidenziato più volte la parola eredità.

Faccio prima un riassunto di quanto detto fino ad oggi.

Nella prima puntata, ho raccontato com’era la situazione dell’Europa alla metà dell’ottavo secolo, nel momento di massima espansione del mondo arabo in occidente, arginato dalla vittoria del nonno di Carlo a Poitiers nel 732. Nella seconda, di chi fossero i Franchi e del perché fosse il popolo più “adatto” a dare il via al processo di unificazione dell’Europa; nella terza, delle battaglie sostenute da Carlo per portare a compimento la nascita dell’Impero.

Nella quarta parte, di come Carlo avesse ricostituito un esercito in maniera organica e nella quinta ho parlato della battaglia più importante per il processo di unificazione dell’Impero, quella contro i Longobardi. Nella sesta parte, ho riassunto la situazione dell’impero romano e della sua fine, per comprendere meglio anche lo scontro culturale che stava nascendo tra occidente e oriente, e dell’incoronazione di Carlo ad Imperatore.

Nella settima, di come Carlo Magno, dopo aver unito geograficamente l’Impero, compì un grande sforzo per unire anche i popoli, dal punto di vista amministrativo, legislativo, economico e nell’ottava parte, di come l’unificazione più importante, quella culturale, fosse fondamentale per la creazione dell’Europa.

Eredità, dicevo all’inizio. Se l’Europa di oggi è quello che è, molto lo deve a Carlo Magno, nel bene e nel male.

Prima di lui non si era mai parlato di Europa come entità politica, ma solo dal punto di vista geografico: prima di Carlo Magno uno spazio geopolitico di questo tipo, che va da Barcellona ad Amburgo,  da Budapest a Benevento, che racchiude quelle che oggi sono la Francia, la Germania, il Belgio, l’Olanda, la Svizzera, l’Austria, l’Italia e la Spagna non esisteva.

L’impero romano era un’altra cosa: andava dalla Scozia al Golfo Persico, dal Sudan al Danubio e al Reno, e in ognuno di questi posti ti sentivi come se fossi a Roma.

Il nuovo impero avrebbe potuto essere la restaurazione dell’Impero romano d’Occidente, ma la nuova costruzione politica, da cui erano escluse l’Irlanda e la Britannia cristiane, non ricostituivano il vecchio impero. Si trattava di un impero franco-cattolico, il cui asse non era più il Mediterraneo ma la valle del Reno, il cui capo era un barbaro che nell’anno 800 aveva aggiunto il titolo imperiale a quello regale.

Fondamentale era il governo centrale, costituito dall’imperatore e dal suo seguito. Si trattava di una corte, però, che messa a confronto di quella di Costantinopoli, era più un abbozzo di organismo politico amministrativo.

Eppure, con la morte di Carlo, tutto questo crollò. Si innescò immediatamente una crisi lunga ma inesorabile a cui contribuì in un certo senso lo stesso Carlo che non aveva risolto l’elemento di massima debolezza della concezione dello Stato dei Franchi: la successione. Nel 806 aveva operato una divisione dell’impero tra i figli Carlo, Pipino, Lodovico. Carlo avrebbe ottenuto il titolo imperiale e gli altri due fratelli avrebbero avuto consistenti parti dell’impero ma si sarebbero riconosciuti subordinati al primo.

Ma poco prima di morire Carlo operò diversamente. Essendo morti Carlo e Pipino, decise di lasciare a Lodovico il titolo di imperatore con i territori germanici e franchi, e al nipote Bernardo (figlio di Pipino) il regno d’ Italia.

Alla morte di Carlo Magno, Lodovico (814-840) chiamato poi “il Pio”, probabilmente su istigazione del pontefice, pretese di rivedere la divisione dell’impero: mantenne per lui il titolo imperiale ma assegnò i territori dell’impero ai figli (Lotario, Pipino e Lodovico). A Pipino diede i territori francesi, a Lodovico i germanici, e a Lotario la successione imperiale la Lotarigia e l’Italia.

In questa divisione Bernardo era privato dell’Italia e si ribellò ma fu catturato e condannato all’accecamento per abbacinatura. Poco dopo morì. La nuova divisione suscitò problemi, allora Lodovico il Pio da seconde nozze ebbe Carlo (il Calvo) per il quale l’imperatore voleva ritagliare un regno (probabilmente la Baviera). Gli altri tre figli decisero quindi di scendere in guerra contro il padre (830-838). L’imperatore, fatto prigioniero dai figli, venne destituito dalle insegne imperiali. Nel frattempo però Pipino moriva e nell’ 840 anche
l’imperatore.

I 3 fratelli superstiti proseguirono gli scontri per alcuni anni finche nel 843 si giunse alla stipula del trattato di Verdun che divise l’ impero in tre parti:

  • La Lotarigia, l’Italia e il titolo imperiale furono assegnati a Lotario;
  • La Francia a Carlo il calvo;
  • La Germania a Lodovico (che prese il nome di germanico).

Molto importante fu il trattato di Verdun non sono per la frattura tra la parte francese e tedesca, ma anche perché lo stesso trattato fu redatto in due volgari diversi che daranno il via alla lingua francese e a quella germanica. Da Verdun fino all’888, i vari regni franchi furono in costante attrito tra loro e si assistette ad un continuo tentativo da parte dei sovrani francesi e tedeschi di ottenere la supremazia sul territorio che stava al centro (Italia).

Ed è un peccato che il sogno di Carlo si sia infranto proprio per quelle leggi che lui stesso aveva contribuito a rendere universali, con la creazione di un’Europa unita che non sarà più possibile ricostruire. E che ancora oggi vede i governi della Francia e della Germania provare a sottomettere l’Italia, ora dal punto di vista economico, ora da quello legislativo.

Ma, come diceva quel mio amico di Roma, “…quando voi vivevate ancora sugli alberi e vi dipingevate la faccia, noi avevamo le terme, l’acquedotto e… il bidet!”

5 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Carlo Magno – parte nona

  1. Già: questo nostro povero “stivale” in cui son passati tutti, ma proprio tutti e noi, popolo, che non siamo mai stati un vero popolo perché per secoli ci siam morsi uno con l’altro, noi non siamo mai stati capaci di ribellarci: non siamo anarchici e nemmeno rivoluzionari, noi siamo il popolo dei furbi che cercano di fregare le leggi e anche gli altri, invece di unirci e far fronte comune. Anche oggi, in questa Europa che, Unita, proprio non è.

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