La strana storia dello stretto del Menai

In genere gli avvenimenti rari si chiamano così proprio per la sporadicità degli stessi. E’ molto difficile, ad esempio, che una squadra di calcio vinca lo scudetto per più anni consecutivi… ops, ho scelto l’esempio sbagliato…

Vedere come la terra in pieno giorno si oscuri e diventi magicamente buio per qualche secondo, o ammirare luna e sole sovrapporsi, creando un cerchio di fuoco intorno, è qualcosa di misteroso e incredibile. Ma se avessimo un’eclisse a settimana forse non sarebbe la stessa cosa.

Invece, poichè il fenomeno si verifica con una frequenza di circa 4 eventi ogni anno, resta un alone di magia.

Quando però succede, a distanza di anni, la stessa, identica cosa?

Ho già raccontato, su queste pagine, storie di naufragi, come ad esempio quella del Titanic, che, vista l’immensità della tragedia, ebbe una risonanza mondiale. Ma quante catastrofi del mare non vengono riportate se non dalla stampa locale o menzionate solo con un trafiletto e subito dimenticate?

Lungo la costa nord-occidentale del Galles il territorio è piuttosto frastagliato e tra i molti scogli a largo c’è anche l’isola di Anglesey, separata dalla terraferma dallo stretto di Menai. Proprio questo stretto, per via delle condizioni ambientali spesso avverse, è da secoli al centro di incidenti navali anche molto gravi e non è raro che si registrino perdite umane.

In realtà lo stretto è profondo poco più di 15 m, ma essendo lungo 23 km e largo tra 200 e 1.000 m diventa una sorta di canale che convoglia e scontra le maree alle due estremità, causando correnti molto forti che rendono difficile la navigazione.

Si racconta la storia di una nave che affondò nello Stretto di Menai il 5 dicembre 1664. Morirono tutti gli 81 passeggeri, tranne uno. Si chiamava Hugh Williams.

Sempre il 5 dicembre, ma del 1785, un’altra nave con 60 uomini a bordo affondò nello Stretto di Menai. L’unico sopravvissuto era un uomo di nome Hugh Williams.

Nel 1820, sempre il 5 dicembre, una terza nave affondò nello Stretto di Menai. Tutti e 25 a bordo annegarono, tranne uno, di nome Hugh Williams.

Incredibile vero? Certo che a raccontare le cose così, mi pare normale che sembri una cosa assurda.

Una versione della storia appare come nota a piè di pagina del libro “Cliffe’s Book of North Wales”, una sorta di diario del mondo dei trasporti, che fu pubblicato nel 1851.

La storia inizia allo stesso modo, con gli affondamenti del 5 dicembre 1664 e 1785, con Hugh Williams unico sopravvissuto.

La storia cambia però per il 1820. Hugh Williams è ancora l’unico sopravvissuto, ma l’affondamento sembra accaduto il 5 agosto e non il 5 dicembre. La nota a piè di pagina menziona che:

Again on May 20th, 1842, a boat was crossing the Menai, near the spot where the above catastrophes happened, when she upset with 15 passengers, and all perished save one; but in this instance the name of the survivor was Richard Thomas. (Ancora, il 20 maggio 1842, una barca stava attraversando il Menai, vicino al punto in cui si sono verificate le catastrofi di cui sopra, quando è affondata con 15 passeggeri e sono morti tutti tranne uno; ma in questo caso il nome del sopravvissuto era Richard Thomas.)

Un altro libro, “Guide to North Wales by Francis Coghlan”, pubblicato nel 1860, ripete la storia dei tre naufragi con la data dell’agosto 1842.

Ancora una fonte è il libro “North Wales, including its scenery, Antiquities and Customs”, del reverendo William Bingley, riprende la storia del naufragio del 1785.

Un’altra versione più recente della storia parla di un naufragio avvenuto dopo:

“On 10th July 1940, a British trawler was destroyed by a German mine – only two men survived, one man and his nephew – they were both called Hugh Williams. (Il 10 luglio 1940, un peschereccio britannico fu distrutto da una mina tedesca – sopravvissero solo due uomini, un uomo e suo nipote – entrambi chiamati Hugh Williams.)”

Se però uno fa una ricerca di tipo diverso, ad esempio nel libro dei nomi gallesi:

“...by the 15th century the range of names in use was affected by the great popularity of a limited number of names such as John, William and Thomas, which had also been adopted in England by that time. (dal XV secolo la gamma di nomi in uso fu influenzata dalla grande popolarità di un numero limitato di nomi come John, William e Thomas, che erano stati adottati anche in Inghilterra a quel tempo.)”

Inoltre, i cognomi fissi non erano in uso in Galles fin dalle sue origini, e spesso i figli prendevano i nomi propri dei padri, aggiungendo la “s” finale col significato del genitivo sassone (William’s si può tradurre con “figlio di William”). Si può dedurre quindi che la straordinaria coincidenza possa essere spiegata dalla circostanza che il nome di Hugh Williams è molto comune da quelle parti.

Non solo. L’attraversamento dello Stretto del Menai, come raccontavo, è sempre stato problematico per le particolari condizioni ambientali, che allo stesso tempo, rendono l’ecosistema unico al mondo. Lo stretto è infatti ricco di porifere e la costa di Anglesey che lo costeggia e la costa orientale sono state dichiarate “Area di straordinaria bellezza naturale” (una sorta di “Parco Nazionale”, tipo quelli che abbiamo in Italia).

Un altro modo per spiegare la storia di Hugh Williams è che, ascoltando la storia, sembra che ci siano stati solo tre o quattro incidenti in quello stretto, quando in realtà in quei 200 anni ci sono stati circa trecento affondamenti, con molte centinaia di vittime.

Il nome Hugh Williams è abbastanza comune e le acque al largo del Galles del Nord sono insidiose e quindi, per buona pace della “rarità degli eventi”, di cui parlavo all’inizio, per un periodo di quasi duecento anni non è così improbabile che ci siano stati tre sopravvissuti ai naufragi che avevano lo stesso nome.

Però, se mi chiamassi Hugh Williams, e mi trovassi da un lato dello stretto del Menai il 5 dicembre, col cavolo che prenderei una nave!

5 pensieri riguardo “La strana storia dello stretto del Menai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...