Incredibile, ma falso! – La macchia nera

Per sapere le cose, bisogna studiarle, non leggerle. Perché leggere è importante, ma è solo una delle fasi dello studio. E se uno legge solamente, senza passare alle altre fasi, tra le quali c’è il controllo delle fonti, rischia anche di imparare cose errate.

Se si dovesse credere a tutto quello che viene raccontato o pubblicato sul web, il rischio sarebbe di fare una gran confusione.

Come spiegavo ad un amico la scorsa settimana, io qualche volta ci ho provato e ci provo, a fare “debunking” (costituito dal prefisso de-, che significa “rimuovere”, e la parola bunk che vuol dire “fandonia”), ma è un lavoro infame, perché chi spara le cosiddette “fake news” non ha nulla da fare (evidentemente), mentre io scrivo per hobby e per mangiare devo lavorare.

Ma nei trasferimenti casa-lavoro ne approfitto, leggo, STUDIO, e qualche volta butto giù qualche idea che nel weekend, quando sono libero dal lavoro, trasformo in un articolo per questo blog.

Tempo fa mi sono capitate delle storie strane sotto gli occhi e così ho provato a fare delle ricerche, come per esempio quella di Phineas Gage. Oggi voglio parlarvi di un’altra storia.

Il “Fortean Times” è una rivista mensile britannica che pubblica notizie, critiche, rassegne e ricerche su fenomeni paranormali, parapsicologia, ufologia, fenomeni religiosi (del tipo apparizioni, miracoli, ecc.), fantasmi, e altri fenomeni anomali.

Il nome del giornale deriva dal filosofo statunitense di origine tedesca Charles Fort (1874-1932), secondo il quale sintetizzava così la sua immensa curiosità nel descrivere i fenomeni anomali:

“Ma il mio più vivo interesse non è tanto nelle cose, quanto nella relazione tra le cose. Ho speso molto tempo pensando alle presunte pseudo-relazioni che vengono chiamata coincidenze. Che accadrebbe se alcune di esse non lo fossero?”

Secondo lui, infatti, tutti i dati che non rientrano nella norma scientifica, dovrebbero comunque essere presi in considerazione dalla comunità scientifica. Che così, però, non avrebbe più tempo di occuparsi delle cose “scientifiche”…

Io sono convinto che quel giornale pubblichi notizie inventate o “acchiappa clic”, come si dice oggi. Questa settimana inizieremo a vederne qualcuna, partendo dalla “macchia nera”, che non è l’acerrimo nemico di Topolino.

La prima apparizione avvenne nel 1986 su un’autostrada tra la città di Caracas e il suo aeroporto: La Mancha Negra, che significa letteralmente “macchia nera”, iniziò come una macchia di circa 50 metri, vista dai lavoratori che stavano asfaltando la strada.

Alla fine, la macchia crebbe fino a coprire circa un tratto di 13 chilometri. Nel 1991 fu stato ampiamente riportato che la viscida sostanza viscosa aveva causato oltre 1.800 morti e innumerevoli altri feriti.

Cos’è la “macchia nera”?

Molte ipotesi sono state proposte nel corso degli anni per la causa della macchia, come quella che potrebbe essere il risultato di liquami grezzi provenienti dalle baraccopoli che costeggiano la strada: il liquame scorrerebbe in discesa e sotto l’asfalto dove si mescolerebbe con i composti che sono sulla strada, producendo la sostanza scivolosa e appiccicosa.

Un’altra teoria popolare è che l’olio e altri fluidi provenienti da vecchie macchine sgangherate possano produrre la macchia se mescolati con la polvere della carreggiata.

A metà degli anni ’90, a quanto si dice, le autorità hanno provato diversi rimedi per rimuovere la sostanza appiccicosa, compresa la pressione di lavaggio con detergenti e semplicemente la raschiatura a strati.

Tutti i tentativi di sbarazzarsi della sostanza sono stati vani, anche se si è notato che ogni tentativo ha prodotto un notevole profitto per la società incaricata della rimozione della sostanza e qualcuno ha iniziato a chiedersi su quanto realmente ci stessero provando.

Come ultimo sforzo, le autorità hanno finalmente deciso di scaricare del calcare polverizzato sul terreno per “asciugarlo”.

La cosa sembrava funzionasse, ma la polvere aveva la controindicazione di sollevarsi e rendere la zona inabitabile, cosa che i residenti locali non hanno apprezzato.

Quindi qual è la vera causa della macchia?

All’epoca era stato riferito che le autorità spendevano “milioni” per cercare di capire quale fosse la sostanza, ma questo non sembra credibile. Mentre è possibile che milioni di fondi governativi siano scomparsi nel nome della risoluzione del problema (data la corruzione dilagante del governo venezuelano), mentre nessuna prova diretta di tali studi sembra esistere da nessuna parte.

Inoltre, se fossero stati condotti studi, non sarebbe stato costoso o difficile determinare se la sostanza fosse il risultato di una sorta di miscela, come ipotizzavo prima.

Il rapporto diffuso di “1800 morti” causato dalla strada sdrucciolevole non è mai stato confermato da una fonte credibile e diretta. Si potrebbe pensare che un tratto di strada lungo otto chilometri coperto da una sostanza scivolosa avrebbe un tasso di incidenti automobilistici più elevato rispetto a una strada normale, ma 1800 decessi tra il 1986 e il 1991 su quel breve tratto di strada che tutti sanno essere estremamente scivolosi?

Questa è una media di circa un decesso al giorno. Anche se la strada fosse letteralmente coperta di ghiaccio, questo sarebbe comunque un numero discutibilmente alto. Mancando di qualsiasi prova reale, sono scettico.

A parte la mancanza di qualcuno che si preoccupi di studiare la sostanza, la causa più plausibile della macchia è che si tratti di filtrazione bituminosa dall’asfalto; Caracas si trova vicino alla Cintura dell’Orinoco, che contiene uno dei più grandi giacimenti di petrolio del mondo. Da quelle parti c’è il “lago Bermudez”, che è il secondo pozzo di catrame naturale più grande del mondo. Il minerale in forma liquida, spinto verso l’alto dalla pressione, entrando a contatto con aria e batteri si converte in asfalto creando questo suggestivo fenomeno.

La seconda ipotesi, forse ancor più plausibile, è che il fenomeno sia semplicemente il risultato dell’utilizzo di calcestruzzo bituminoso poco miscelato durante la costruzione della strada. Questa seconda ipotesi è supportata dal fatto che la macchia in questione sembra avere le proprietà del catrame (consistenza della gomma da masticare, ma abbastanza liscio in certe condizioni) e che il problema peggiora molto nei giorni caldi e va nell’altro senso nei giorni freddi.

Sebbene il fenomeno della macchia nera sia riportato come ancora esistente oggi e segnalato come ancora molto misterioso, tutto ciò che si trova in rete usa le notizie originali degli anni ’90 come fonti. Che non è il massimo.

Se capitate dalle parti di Caracas, fatemi sapere!

 

6 pensieri riguardo “Incredibile, ma falso! – La macchia nera

  1. Andrò appositamente a Caracas, per accertarmene, e rischiare la vita in un bar sorseggiando rum.

    A parte scherzi, io seguo pressoché quotidianamente il noto giornalista informatico e debunker Paolo Attivissimo.
    https://attivissimo.blogspot.com/
    Come sostiene giustamente lui, chi spara cazzate ci mette poco a farlo, chi deve scoprire l’inganno deve fare studi, approfondimenti, prove e verifiche. Ci si impiega ore, giorni, mesi. A volte anni.

    Esempio classico: le foto false degli ufo. Ci metti un secondo (o qualche minuto) per farne una falsa, ma chi deve dimostrare che è falsa ci mette un sacco di tempo. Paolo dice che spesso non ne vale neppure la pena, perché lo fanno apposta per farti perdere tempo, e se tu non fai il “debunker” di qualche loro cazzata allora loro la propongono come vera.
    Tutto molto incredibile, ed in futuro sarà sempre peggio.

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