Incredibile, ma falso! 2 – L’astronauta di Palenque

L’attendibilità delle fonti è uno degli elementi più importanti per il controllo della qualità dell’informazione. Internet è come un supermercato dove si possono trovare tutti i tipi di cibo, anche quelli dannosi.

Lo abbiamo visto in “Incredibile, ma falso”, come addirittura esistano giornali che fanno delle “fake news” la propria linea editoriale.

Ma oltre alla falsa cronaca, esiste anche la falsa archeologia!

Erich von Däniken è nato a Zofingen, in Svizzera, nel 1935. Dopo aver frequentato un college di indirizzo gesuita a Friburgo, trovò lavoro presso un albergo.

Ad un certo punto pensò bene di sfruttare i suoi studi classici e religiosi e scrisse un libro che affermava che creature aliene, provenienti da un altro sistema solare, hanno visitato il nostro pianeta circa diecimila anni fa e hanno creato uomini intelligenti a loro somiglianza alterando il genoma delle scimmie.

Esse sarebbero state adorate come dei dal genere umano per le loro immense conoscenze tecniche, delle quali resta una velata tradizione nei miti.

A conferma delle sue tesi usò i cosiddetti “out of place artifacts”, cioè “manufatti fuori posto”, categoria di oggetti che sembrerebbero avere una difficile collocazione storica, ossia rappresenterebbero un anacronismo.

Vengono classificati così tutti quei reperti archeologici o paleontologici che, secondo comuni convinzioni riguardo al passato, si suppone non sarebbero potuti esistere nell’epoca a cui si riferiscono le datazioni iniziali.

Uno di questi è il cosiddetto “astronauta di Palenque”, un bassorilievo Maya risalente al 683 d.C.

«Un’occhiata sincera e priva di pregiudizi a questa immagine dovrebbe indurre anche il più duro degli scettici a fermarsi e a riflettere. Qui è un essere umano seduto, con la parte superiore del corpo piegata in avanti come il pilota di una moto; oggi anche un bambino identificherebbe il suo veicolo come un razzo».

Con queste parole lo scrittore svizzero descrisse il bassorilievo Maya.

Come potevano i Maya rappresentare e descrivere tanto accuratamente un’astronauta all’interno di una capsula spaziale?

La possibilità che esista un’intelligenza extraterrestre nel cosmo è qualcosa che viene presa molto sul serio dagli scienziati. È per questo, per esempio, che si investono molte risorse nell’impiego di enormi radiotelescopi, capaci di captare possibili segnali inviati verso di noi da esseri su pianeti di altre stelle.

Tuttavia, occorre fare molta attenzione a non permettere che speranze, sogni e desideri su questioni tanto importanti annebbino la capacità di giudizio.

“L’arbitro ultimo è la natura e dobbiamo accettare l’ipotesi di visite extraterrestri sulla terra solo quando le prove sono inconfutabili”.

diceva l’astronomo Carl Sagan.

Torniamo al bassorilievo.

Tale raffigurazione compare sul coperchio di un sarcofago a Palenque, la meravigliosa città dai templi sepolti nella giungla dello stato messicano del Chiapas. La lastra copre una tomba contenuta all’interno di una piramide maya, il Tempio delle Iscrizioni, e raffigura, nel complesso disegno a intaglio, un uomo in posizione fetale.

Spesso la riproduzione di questo disegno è piuttosto confusa e le fotografie riprendono solo alcuni particolari, impedendo di avere una buona visione d’insieme di tutta l’immagine.

Ma una volta che si inizia a esaminarla con attenzione ci si rende conto che forse l’ipotesi del veicolo spaziale non è la più realistica. Innanzitutto, c’è da chiedersi se davvero chi vede in questo bassorilievo un’astronave extraterrestre consideri “appropriato” per un viaggio spaziale l’abbigliamento dell’uomo ritratto nel bassorilievo.

Costui, infatti, è seminudo, a piedi scalzi e indossa un perizoma, collane, braccialetti, cavigliere e copricapo tipici della nobiltà maya del 700 d.C. circa, proprio come altre figure umane raffigurate in molti disegni e incisioni appartenenti alla stessa epoca.

Trattandosi di un sarcofago, si potrebbe pensare che la tomba contenga i resti del misterioso uomo dello spazio, invece quando fu aperta vi si trovarono le ossa di un uomo e i resti di ornamenti di giada con cui era stato abbigliato al momento della sua morte.

La traduzione dei glifi sul bordo del sarcofago e un approfondito studio archeologico hanno permesso di stabilire che questa era la tomba di un re e che i resti appartenevano probabilmente a Pakal (nato nel 603 e morto nel 680 d.C.).

Il suo nome, Pakal, che nella lingua maya significa scudo, protezione.

Ecco allora che il disegno sul coperchio della tomba inizia a non apparire più come un’illustrazione tecnologica, bensì religiosa.

Solo se si osserva l’immagine nel contesto culturale da cui Von Däniken e tutti i cultori della teoria degli antichi astronauti l’hanno sottratta, infatti, si riescono a comprendere i curiosi disegni che circondano l’uomo.

L’adorazione della Natura era alla base Maya e, per loro, tutto il mondo fu generato da un seme di mais.

Gli uomini stessi erano composti di mais e nel loro corpo scorreva il sangue degli dei.

L’oggetto a forma di croce, spesso interpretato come il corpo del razzo, è in realtà una rappresentazione schematica della sacra pianta del mais, l’Albero della vita, che si ritrova anche in altri bassorilievi maya (e non solo dove lavoro io).

Sulle sue braccia, poi, si snoda un serpente a due teste e sulla cima si trova un quetzal, un tipico uccello del Messico alle cui lunghe piume si ispira il mito del serpente piumato, Itzamná, il Dio Supremo, e del dio Quetzalcoatl.

Dalla terra, ai lati della figura centrale, sorgono alte foglie di mais, del tutto simili a quelle che si ritrovano in altri bassorilievi maya dedicati alla pianta del mais.

Quello che Von Däniken identifica poi come la parte terminale del razzo, con tanto di sedile e “fiammata terminale”, è in realtà il Mostro Terrestre, il guardiano dell’oltretomba.

Anche questo compare su tanti altri bassorilievi maya.

Ecco allora che finalmente diventa possibile dare all’intera illustrazione la sua autentica interpretazione: si tratta infatti della rappresentazione simbolica del momento della morte di Pakal, sospeso tra l’aldilà e il mondo dei vivi, con lo sguardo rivolto verso la pianta del mais, simbolo di rinascita e di vita, e verso il quetzal, simbolo del dio della vita.

Sul sarcofago sono anche rappresentate altre informazioni sulla vita di Pakal e sulle sue credenze. Nella cornice che circonda il disegno centrale, per esempio, sono raffigurate tre persone che furono in seguito identificate come alti dignitari, molto importanti per il regno di Pakal.

Inoltre, vi si legge questa frase: “Essi chiusero il coperchio, il sarcofago del Dio Mais”. La speranza dei suoi sudditi, infatti, era che Pakal sarebbe potuto rinascere come il Dio del granoturco.

Nessun astronauta, dunque, ma l’umanissima e toccante speranza che da sempre accompagna l’uomo circa la possibilità di sopravvivere alla propria morte.

18 pensieri riguardo “Incredibile, ma falso! 2 – L’astronauta di Palenque

  1. Il pensiero di Von Daneken non è però tanto fuori dal seminato. La bibbia racconta le stesse cose, un gruppo di razza diversa da quella umana ha “costruito” l’uomo (homo sapiens), lo hanno “educato” e poi in seguito si sono allontanati. E parlo della bibbia perché tutti l’abbiamo in casa (o facilmente raggiungibile) e possiamo controllare.
    Se poi mettiamo insieme “tutti” i racconti delle antiche civiltà ognuno con le loro parole racconta che “questi” facevno tutti le stesse cose in tutte le parti del mondo. Com’è possibile che tutti i popoli si siano inventati tutti la stessa storia (nel bene e nel male)? Coincidenze?
    Se poi mettiamo insieme tutte le prove vediamo che l’astronauta di Palenque è verosimile.
    Incredibile ma… vero 🙂

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      1. Miti? Chi ha stabilito che quei racconti sono miti? E con quale criterio?
        Pensare a “Dei” che vogliono sacrifici di animali (e talvolta umani) passati per il fuoco è un bisogno ancestrale di “tutti” i popoli? E perché adesso non è più necessario questo “mito”? Se un bisogno ancestrale lo era allora deve esserlo anche oggi; l’essere umano è sempre lo stesso.
        E’ decisamente più ragionevole pensare che questi racconti siano frutto di esperienze realmente vissute ovunque nel mondo.
        Accettare la presenza di elementi estranei alla naturale evoluzione della vita su questo pianeta spiega anche molti misteri insoluti.
        Ognuno può pensarla come vuole, dare autorevolezza alle fonti che sente più sicure. Io però, con le informazioni e le esperienze che ho avuto non torno più indietro.
        🙂

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  2. Mi è tornato in mente un ricordo di un libro (forse uno di Richard Dawkins) in cui si raccontava la vicenda di un paleontologo di fine ottocento (potrei errare ma il concetto resta) che falsificò il ritrovamento di alcuni reperti fossili per “inventarsi” una sua teoria e ricevere fama mondiale. Poi, il tutto venne smascherato! Insomma, le fake mi sa che ci sono sempre state! E comunque parla per te, io se me la danno un astronave ci voglio andare scalzo e in perizoma leopardato! 😀

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  3. Conosco questo bassorilievo.

    Vallo a raccontare ai creduloni!
    Sai quanti credono veramente si tratti di un UFO?
    A me fanno sbellicare dalle risate, ma mi danno anche un enorme fastidio.

    “il sarcofago del Dio Mais”
    Il sacro creatore dei Pop-Corn.
    Amen.

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