Juve a 3 stelle – Stagione 2019-2020 – il primo ciclo

Da qualche tempo faccio parte della famiglia di “Juve a 3 stelle”. Lì scriverò, ovviamente, solo di Juve e dintorni. Qui di seguito un mio articolo sulla prima parte del campionato in corso. (Qui il link diretto all’articolo originale).

 

Eccoci.

Avevo iniziato così, in “Serie A 2019-2020 – la salita” e, siccome sono scaramantico, ricomincio così.

Il primo (in realtà secondo) mini-ciclo è passato e le 7 partite sono state un’altalena di emozioni e, come previsto, sono state più le soddisfazioni che i motivi di rammarico.

Andiamo a vederle una per una velocemente.

Fiorentina-Juventus

La prima partita dopo la “pausa” per le nazionali è solitamente ostica per chi ha molti giocatori impegnati con le rispettive rappresentative nazionali. Storicamente la Juve è stata serbatoio di calciatori, in primis per l’Italia, ma anche per altre “selezioni”, quindi per i nostri giocatori la parola “pausa” va, giustamente, tra virgolette.

Sabato pomeriggio, 14 settembre, la Juve si presenta al Franchi con Szczesny in porta, Danilo e Alex Sandro sulle fasce, Bonucci e De Ligt centrali, con i tre “tenori” di centrocampo Khedira, Pjanic e Matuidi e con Douglas Costa, Higuain e Cristiano Ronaldo in avanti.

Pronti, via, e si rompe Flash; all’8° minuto dunque Sarri è costretto al primo cambio obbligato: Bernardeschi per Douglas Costa.

La Fiorentina è ben disposta, a dispetto dei pochi (zero) punti raccolti fino ad allora: con il senno di poi, da quella partita Montella non ne ha più sbagliata una.

Sarà il caldo, come dirà il Mister a fine partita, sarà quel che sarà, poco dopo l’intervallo di una partita scevra di emozioni, secondo infortunio: Danilo si rompe, Cuadrado entra al suo posto. In realtà, poco prima della fine del primo tempo anche Pjanic era stato sostituito per infortunio da Bentancur, ma già in serata si era capito della piccola entità del suo problema.

Fatto sta, Sarri deve sostituire chi gli dice il campo e non chi vorrebbe, quei due davanti (Cristiano e Gonzalo) non si producono in nulla di eclatante e la partita finisce così come era iniziata: 0-0.

Atletico Madrid-Juventus

Per la serata di Champions, mi autocito:

“La trasferta al Wanda Metropolitano è secondo me la partita più importante di questa prima parte di stagione, perché il cammino nel girone di coppa passa da lì.”

E la partita è la conferma che la strada è quella giusta, ma che si deve lavorare ancora tanto.

Infatti, dopo una prima metà della partita di sofferenza, senza particolari guizzi, nel secondo affondiamo i colpi: con Cuadrado al 48° e con Matuidi (su splendido assist in corsa di Alex Sandro, da far studiare nelle scuole calcio) al 65° ci ritroviamo sul 2 a 0 ed in totale controllo del match.

E questo è il pezzo della strada giusta. Purtroppo, c’è anche la parte del “c’è ancora molto da lavorare”.

In cinque minuti l’Atletico accorcia e al 90° pareggia. Su calcio da fermo entrambe le volte. Come il Napoli.

Certo, se il Pipita l’avesse passata a CR7, quando eravamo sul 2 a zero e loro erano praticamente in due contro il portiere, invece di tirare, forse non avremmo nessun rammarico su quella partita.

Ma il calcio è così, e forse è proprio per quello che ci piace.

Punti persi, ma niente drammi: 2-2.

Juventus-Verona

La Juve si rituffa in Italia, e qui mi ri-autocito:

“[…] la vittoria del campionato […] passa necessariamente da certe partite, come il trittico Verona-Brescia-Spal”.

Ed è vero, l’allenatore di quelli là lo sa, e per quello che dovremo vincere più partite possibili di questo tipo per scrollarceli di dosso.

Ma con le squadre piccole, in Italia, non è mai facile.

Squadre rognose, che non ti fanno giocare come vorresti, le “provinciali” italiane sono come quei cagnetti che abbaiano, tu li sottovaluti e da un momento all’altro te li ritrovi attaccati alle caviglie.

Sarri, udite udite, decide di fare turnover, e butta dentro Demiral, Ramsey, Bentancur e, soprattutto, Dybala.

Una vittoria sofferta, contro una neopromossa, ma il risultato, come dice il mio amico Nino, è che marchiamo 3 punti e tutti a casa: 2-1.

Brescia-Juventus

A Brescia si parte male, con papera di Szczesny, che sembra (io lo dico da sempre) un ottimo portiere ma non un leader della difesa. E noi, che siamo abituati a gente come Zoff, Tacconi, Peruzzi e Buffon, facciamo fatica a vedere in porta il glaciale polacco.

Sarri fa turnover ancora e lascia fuori nientemeno che Cristiano, iniziando a provare quel 4312 che molti vedono come impossibile, con i giocatori della Juve. Approfittando dell’assenza di Douglas Costa, dell’arretramento a terzino di Cuadrado e del riposo di Cristiano, esterni non ce n’è, e quindi il modulo va bene.

Certo, non una vittoria roboante, ma sul quel campo soffriranno in tanti, ascoltate un cretino: 1-2.

Juventus-Spal

Ultima partita del trittico, ultima di settembre, si inizia a fare sul serio.

L’unico problema è la totale assenza di terzini: De Sciglio e Danilo infortunati (a me De Sciglio fino all’infortunio era piaciuto, e anche molto), Alex Sandro in permesso in Brasile per la morte di un congiunto.

Chi gioca a sinistra? Alla fine, Sarri opta per la soluzione più semplice, che, come diceva Guglielmo di Occam, è spesso la migliore: Matuidi terzino. Non è una stupidaggine, e andrebbe provata in allenamento, però, vista la caratura degli avversari, forse è il momento migliore per farlo.

Senza fatica, sempre in controllo, alla magia di Pjanic allo scadere del primo tempo segue il raddoppio di Ronaldo a 12 minuti dalla fine.

Partita che presenta anche il tanto amato “clean sheet”: 2-0.

Juventus- Bayer Leverkusen

Mi piace autocitarmi:

“Tutto sommato, fino al 6 novembre, giorno di trasferta a Milano, la Juve potrebbe fare bottino pieno.”

Non lo scrivo per poter dire “ve l’avevo detto”, ma perché mi pareva logico che se si aspira a certi traguardi, certe partite vanno gestite, vinte e portate a casa.

Non solo per i gol dei tre attaccanti schierati (Higuain al 17°, Bernardeschi al 61° e Cristiano su assist meraviglioso di Paulino all’88°), non solo perché mai, in tutto l’incontro, si è avuta l’impressione di poter cedere, non solo perché i tedeschi sono tornati a casa con 0 tiri nello specchio della porta, ma la partita ha fatto ben capire dove stiamo andando, anche se sono solo i primi passi.

Prestazione convincente: 3-0

Inter-Juventus

Partita importante ma non fondamentale, dicevo prima; partita importante ma non fondamentale, dico ora.

La dimostrazione di forza della Juve, però, è stata di quelle che potrebbe avere strascichi sul campionato (positivi per noi, ovviamente), anche se quelli là hanno un allenatore che sa come ovviare ai cali di tensione, quindi si lotterà fino alla fine.

Partita intensa, mai noiosa, con capovolgimenti di fronte continui, ha permesso alla Juve il sorpasso in classifica, ma attenzione. È ancora presto.

Certo, la partita di domenica 6 ottobre è una di quelle che mettono di buon umore il tifoso. Esperienza che penso quest’anno ripeteremo spesso: 1-2.

Il prossimo impegno europeo per i bianconeri sarà il 22 Ottobre all’Allianz contro la Lokomotiv Mosca, partita che chiuderà il girone d’andata del gruppo mentre il Bayer sarà ospite dell’Atletico. Vincendo con i russi, qualificazione in ghiaccio, o quasi.

Adesso, dopo la nazionale, testa al prossimo miniciclo di 7 partite.

E forza Juve, fino alla fine.

6 pensieri riguardo “Juve a 3 stelle – Stagione 2019-2020 – il primo ciclo

  1. Devo dire che il gioco è molto migliorato, di gioca molto di prima, Pianic fa il Pirlo e non il ragioniere, i centrocampisti di inseriscono e finalmente si vedono dialoghi uno due in attacco e non il solito aprire sterile sul fondo. Se si riesce a migliorare la fase difensiva e a limitare gli errori in impostazione dalla difesa questa è una squadra che mette paura. Dispiace un po’ per marione ma questo higuain sta sacrificandosi quasi come lui ed in più segna come si vecchi tempi il che significa essere temuti da chiunque. Ronaldo è in fase sfiga tra gol annullati, traverse e parate miracolose ma…la sfiga prima o poi svanisce! Per ora va bene così. Comunque credevo l’Inter fosse meglio, considerando la panchina dubito possa mantenere quei ritmi…li se si fanno male due tre giocatori importanti vanno in crisi…

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  2. Ho praticamente litigato con gli amici juventini di Fantacalcio, laddove sin dalle prime uscite si lamentavano del gioco a dir loro “peggio di Allegri”.
    Beh, è una cosa che non si può sentire.
    Come se il gioco di Sarri fosse assimilabile dopo 2 amichevoli e 2 partite di campionato.
    Io sono tutt’altro che juventino, ma cerco di essere obiettivo. Sarri sta plasmando la squadra con il suo credo, e sta avendo ragione lui, altro che critiche e altro che Allegri.
    Io non denigro Allegri. Ha vinto tutto e anche in CL ha conquistato 2 finali. Ha sempre ottenuto il meglio dai giocatori che ha in rosa. Ma Sarri è più propositivo, e se i giocatori lo seguono avrete ottime soddisfazioni, al di là del risultato.
    Ho “salvato” i commenti negativi su Sarri dei miei amici, e pur sperando che voi arriviate ultimi 🙂 credo che glieli rinfaccerò svariate volte.

    Unico vero colpo di c*lo finora l’autogol di Koulibaly.

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      1. Disaccordo, Fra.
        Le situazioni te le devi creare, con il gioco o con le trovate dei singoli. Il caso non può avere un valore così alto, altrimenti la Juve non vincerebbe per 8-10-20 anni di seguito il campionato.

        Viceversa, la % dell’allenatore la vedo diversamente.
        Secondo me essa è elevata laddove l’allenatore è “realmente” determinante (Sacchi, Mourinho, Sarri per dirne alcuni).
        Mi spiego meglio.

        Nelle vittorie del Milan, Sacchi aveva il 33% del merito.
        Le stesse vittorie di Capello, a Fabio gli assegno il 20% del merito, perché il gioco era meno “incisivo” e la rosa complessivamente più forte.
        Perché facile dire che Sacchi vinceva perché aveva gli olandesi, ma lui ha vinto con Evani, Colombo, Mussi, Seba Rossi, Massaro, Borgonovo… e i cosiddetti campioni NON lo erano prima di Sacchi, ma lo sono diventati dopo (a parte Baresi).

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        1. Mi spiego meglio (scrivevo mentre ero su un treno pieno come una scatoletta di sardine).
          L’allenatore conta DAL 20% in su, dipende dalla sua bravura. La squadra, intesa come tecnica individuale, conta DAL 30% in su, dipende se hai campioni o brocchi. Per situazioni, che contano dal 50% in giù, intendo: l’ambiente, la singola partita (quindi se giochi con giocatori tecnici su un campo fangoso è diverso che su un campo perfetto, ad esempio), il potere politico della società (Barcellona e Real in Europa hanno fatto capire chiaramente cosa significhi, altro che Juve in Italia), la forza della società.
          Se è vero che la Juve ne ha vinti 8 di seguito, è anche vero che negli ultimi 30 anni la Roma e la Lazio ne hanno vinto 1 a testa, gli altri solo Juve, Milan e quegli altri là. Quindi è vero, la società conta, ma anche in negativo. Per quanto riguarda i giocatori, beh, ricorda cosa era Barzagli nel 2010 e cosa è diventato dopo (a trent’anni passati).
          Sono tutti fattori “situazionali”, che contano più dei primi due, altrimenti la domenica faremmo tutti 13 (o quel che l’è).

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