Wood Wide Web

Tutti i fan di Star Trek conoscono “Discovery”, l’ultima serie prodotta per il franchise americano.

Ne ho parlato qui e qui, e non è detto che non lo rifaccia in futuro (la terza stagione è alle porte).

La principale novità introdotta in “Discovery”, che, giusto per ricordarlo, è un prequel della prima serie, detta “TOS”, è il motore a spore.

Nel terzo episodio della prima stagione, l’ingegnere capo Stamets spiegò come esista una rete di spore che percorre l’intero universo, come una specie di sistema di vene, che permetterebbe lo spostamento da una parte all’altra dell’universo stesso in tempo zero.

Sempre Stamets spiegò che l’astromicologia era per lui e Straal (il suo omologo sull’astronave Glenn) lo studio di tutta una vita.

La Discovery inizialmente riuscì a sfruttare il motore, ma solo per brevi spostamenti; Straal invece raggiunse risultati 20 volte superiori.

Poi accadde un incidente alla Glenn.

La squadra della Discovery che raggiunse il relitto trovò i resti dell’altro equipaggio in condizioni atroci, praticamente delle sacche di pelle vuote e deformi.

Trovata un’attrezzatura sconosciuta nella cabina delle spore, la recuperarono; trovarono anche un “essere” grosso, cattivo e arrabbiato che si scoprì poi essere il famoso “tardigrado”.

Nell’episodio successivo, Michael Burnham, la protagonista della serie, scoprì per una serie di eventi fortunati che il tardigrado era in qualche modo collegato alle spore.

In parole povere, il tardigrado (e più avanti Stamets) rendeva possibile il viaggio a distanze elevate perché in qualche modo vedeva la destinazione tramite la rete delle spore, facendo quindi le veci del navigatore.

Fantascienza, dirà qualcuno.

Prima di spiegare che non è proprio fantascienza, ricordo che alcune delle “strane idee” di Star Trek hanno poi visto realmente la luce.

Il “comunicatore”, dispositivo usato dal personale della Flotta Stellare che permette la trasmissione vocale dalla superficie di un pianeta a una navicella in orbita, era molto simile a uno smartphone. L’unica particolarità è che la serie fece il suo esordio negli Stati Uniti l’8 settembre 1966, quando i cellulari non erano neanche un’idea.

E le porte scorrevoli automatiche? Il traduttore universale? Il tricorder?

Potrei andare avanti per molto, ma servirebbe solo ad annoiarvi (se non è già successo…). Il concetto che voglio evidenziare è che spesso la fantascienza anticipa la scienza, e la fantascienza di Star Trek lo fa molto spesso.

D’altra parte, come dice James Kakalios, professore di fisica all’Università del Minnesota,

“…scienza uguale fantascienza più tempo…”

E infatti…

Gli alberi possono sembrare esseri solitari, ma il terreno sotto i nostri piedi “racconta” una storia diversa. In segreto, i nostri “amici” con le foglie parlano, commerciano, e si fanno la guerra.

Lo fanno usando una rete di funghi che crescono intorno e dentro le loro radici. Questi funghi, in cambio di zuccheri, forniscono agli alberi le sostanze nutritive.

Gli scienziati però hanno scoperto che questa connessione corre molto più in profondità di quanto si possa immaginare. Tramite questa rete di funghi, gli alberi possono condividere molte risorse tra loro, creando un sistema che è stato soprannominato “Wood Wide Web”.

Si pensa che gli alberi più vecchi, chiamati “alberi madre”, attraverso questa rete di funghi, forniscano gli zuccheri alle piante più piccole che sono in ombra, che hanno così maggiori possibilità di sopravvivere.

Gli alberi malati, o che stanno morendo, possono scaricare le proprie “risorse” nella “rete”, in modo che possano essere usate dai vicini più sani.

Le piante usano anche i funghi per inviarsi messaggi tra loro. Se vengono attaccati, possono rilasciare segnali chimici attraverso le radici che avvertirebbero gli alberi vicini di aumentare le difese.

Ma esattamente come la “nostra” internet, anche il Wood Wide Web ha il proprio lato oscuro: alcune orchidee hackerano il sistema per rubare risorse agli alberi vicini, così come il “noce nero” distribuisce sostanze chimiche tossiche per sabotare gli alberi “rivali”.

A parte questi ultimi esempi, gli scienziati ancora non sono riusciti a capire perché di questo sistema altruistico di condivisione di risorse, ma intanto stanno iniziando a sfruttarne le capacità.

Queste nuove conoscenze, infatti, oltre a fornire dati preziosi su come regolare in futuro il taglio delle foreste per aumentarne la resilienza, ci possono fornire indicazioni sulla strada da seguire per il mantenimento della fertilità biologica del suolo: una strada che deve tener conto dei rapporti di cooperazione tra piante e microrganismi benefici.

Queste ricerche hanno già applicazioni pratiche per far auto fertilizzare le piante o rendere i boschi più resistenti ai cambiamenti climatici. Già si affacciano i “plantoidi”, ibridi robot pianta capaci di trovare petrolio, minerali rari o fare da sentinella in caso di inquinamento e fitodepurazione.

E se il prossimo passo fosse la rete miceliare per viaggiare?

3 pensieri riguardo “Wood Wide Web

  1. Ho visto ieri in TV un servizio su una “nuova” forma di vita non ancora catalogabile né come lichene, né come pianta, né come fungo, avendo caratteristiche un po’ di ognuno di questi “regni”.
    Di colore giallo, si ramifica con specie di ife, e sembra che abbia una sorta di “memoria”, pur non avendo cervello. Si muove a circa 2 cm/h (se non ho capito male) ed ogni cellula ha la capacità di raddoppiarsi nel giro di qualche minuto.
    Che il futuro viaggi attraverso queste forme di vita?

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