Storia, magistra vitae – Malga Bala

  • Vice Brigadiere PERPIGNANO Dino, nato a Sommacampagna (Verona) 17 agosto 1921;
  • Carabiniere DAL VECCHIO Domenico, nato a Refronto (Treviso) il 18 ottobre 1924;
  • Carabiniere FERRO Antonio, nato a Rosolina (Rovigo) il 16 febbraio 1923;
  • Carabiniere AMENICI Primo, nato a Santa Margherita d’Adige (Padova) il 5 settembre 1905;
  • Carabiniere BERTOGLI Lindo, nato a Casola Montefiorino (Modena) il 19 marzo 1921;
  • Carabiniere COLSI Rodolfo, nato a Signa (Firenze) il 3 febbraio 1920;
  • Carabiniere FERRETTI Fernando, nato San Martino in Rio (Reggio Emilia) il 4 luglio 1920;
  • Carabiniere FRANZAN Attilio, nato a Isola Vicentina (Vicenza) il 9 ottobre 1913;
  • Carabiniere RUGGERO Pasquale, nato a Airola (Benevento) l’11 febbraio 1924;
  • Carabiniere ZILIO Adelmino, nato a Prozolo di Camponogara (Venezia) il 15 giungo 1921;
  • Carabiniere Aus. CASTELLANO Michele, nato a Rochetta S’Antonio (Foggia) l’11 novembre 1910;
  • Carabiniere Aus. TOGNAZZO Pietro, nato a Pontevigodarzere (Padova) il 30 giugno 1912.

Sono i nomi dei 12 Carabinieri massacrati a Malga Bala, in Slovenia, sopra la Val Bausiza, nel circondario di Bovec, sabato mattina 25 marzo 1944, solo perché italiani.

Come ho detto più volte, le atrocità della guerra sono quanto di più assurdo possa accadere, perchè gli uomini si uccidono tra loro.

Soprattutto, è vero che l’uomo è l’unico che uccide esseri della propria specie?

È interessante la spiegazione proposta da Irenäus Eibl-Eibesfeldt, etologo austriaco tra l’altro allievo di Konrad Lorentz.

Egli ipotizzava un fenomeno che chiamava “pseudo speciazione culturale”: l’essere umano di fronte ad un avversario diverso culturalmente, ideologicamente, non lo vede come un proprio simile, bensì come un individuo appartenente ad un’altra specie (speciazione) anche se non è così (pseudo, quindi falsa perché si tratta sempre di un essere umano). Scatta quindi l’istinto che porta all’uccisione.

Ma l’uomo non è l’unico che uccide esseri della propria specie. Anche alcuni animali lo fanno.

Basandosi sulle morti annuali causate sia da omicidi che dalle guerre si stima che un essere umano abbia lo 0.38% di possibilità di essere ucciso da un altro umano.

La mangusta è l’animale che uccide più esemplari della sua specie, arrivando ad una probabilità del 20%. I leoni sono al 13%, i lupi al 12%, i pipistrelli al 10% e gli scoiattoli (gli SCOIATTOLI) al 9%.

L’unica differenza è che l’uomo, per quel che ci è dato sapere, è l’unico essere che uccide per vendetta.

Cosa accadde a Malga Bala? Intanto, ricordiamo qual era la situazione dell’Italia dopo l’8 settembre.

Alle 19:45 dell’8 settembre Badoglio lesse ai microfoni dell’Eiar il suo proclama, che includeva un passaggio decisamente ambiguo:

[…] Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza […]

A nessuno fu chiaro che cosa si dovesse fare: non sparare più agli americani? Iniziare a colpire i tedeschi? Il proclama era (volutamente) poco esplicito. I primi a pagarne le spese furono i militari.

Infatti, i tedeschi emanarono a loro volta delle direttive da applicare per il disarmo dei militari italiani, che dovevano essere suddivisi in tre gruppi: chi accettava di continuare a combattere dalla loro parte poteva conservare le armi; chi non lo faceva era mandato nei campi di internamento in Germania come prigioniero di guerra, mentre chi opponeva resistenza o si schierava con le forze partigiane veniva fucilato, se era un ufficiale, oppure impiegato nei campi di lavoro sul posto o nell’Europa occupata.

Dall’8 settembre iniziò quindi una guerra civile tra due Italie divise: quella fedele al proprio giuramento e quella che accettava la resa e l’alleanza con gli Americani. E chi indossava un’uniforme non poteva girare la faccia dall’altra parte.

I Carabinieri Reali, ad esempio, ebbero poche possibilità di scegliere. La funzione dei carabinieri anche dopo l’8 settembre 1943 era prevista dalle convenzioni internazionali: garantire la tutela dell’ordine pubblico, proteggere le caserme e i depositi di viveri, difendere i cittadini anche in una situazione di occupazione militare.

In pratica, si chiese ai Carabinieri della territoriale di rimanere al loro posto al fianco delle popolazioni per assicurare l’espletamento dei compiti di istituto civili (ordine pubblico e polizia giudiziaria) e militare (protezione impianti industriali e di pubblica utilità), mentre ai Carabinieri assegnati alle Unità delle Forze Armate, di seguirne la sorte.

In Friuli, ad esempio, c’era una strada che portava da Tarvisio a Gorizia, passando dal Passo del Predil, e che in quel periodo costituiva una risorsa importantissima per i tedeschi.

Infatti, era utilizzata dalle forze di occupazione tedesche per lo smistamento nei due sensi di marcia di uomini, armi, viveri, munizioni destinati dalla Germania alla zona del Litorale Adriatico.

La resistenza slava prendeva di mira le autocolonne tedesche, provocando sovente pesanti perdite ed intaccando il prestigio militare germanico.

In risposta all’ultimo di una serie di agguati, in cui rimase ucciso un soldato tedesco che stava percorrendo con una motocarrozzetta la strada che conduce da Passo Predil verso la Valle Coritenza, l’11 ottobre 1943 due autocarri di SS tedesche raggiunsero Bretto di sopra dove, con largo uso di lanciafiamme, incendiarono tutte le abitazioni dove erano state rinvenute armi e vestiario militare (una donna 80enne venne arsa viva), fucilando tutti gli uomini rastrellati (15 in tutto, mentre un sedicesimo venne ucciso a colpi di calcio di fucile).

Essendosi generata una situazione di pericolo concreto, il commissario germanico sulla miniera di Raibl, tale Hempel, ottenne dal comando militare tedesco di Tarvisio la costituzione di un Distaccamento fisso di carabinieri a protezione della centrale idroelettrica a valle di Bretto di sotto.

Nella caserma c’erano 12 carabinieri, quasi tutti poco più che ventenni, inquadrati dal 20 novembre 1943 nella 62ª Legione “Isonzo” della Guardia Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana. Erano stati scelti dalle caserme della Tenenza di Tarvisio e della Compagnia di Tolmezzo, da cui dipendeva Tarvisio.

Erano lì da alcune settimane, quando, una sera, vennero catturati.

Il 23 marzo 1944 era festa nazionale (25° anniversario dalla fondazione dei Fasci di combattimento) e il Comandante di Stazione, Vice Brigadiere Perpignano e il Carabiniere Franzan stavano tornando dal paese verso la caserma.

Due partigiani slavi, Ivan Likar, detto Socian e un altro, detto Zvonko, li aggredirono, mentre la caserma era già circondata da altri partigiani, rimasti nascosti.

I due costrinsero i Carabinieri a comunicare loro la parola d’ordine con cui riuscirono ad entrare nel presidio che conquistarono senza sparare un solo colpo.

I componenti del presidio vennero disarmati, l’armeria e il deposito viveri saccheggiati, i Carabinieri caricati come muli con tutto il materiale e costretti ad evacuare l’avamposto.

Prima di allontanarsi i ventidue partigiani, capeggiati da Franç Ursic, nome di battaglia Josko, coadiuvati da Silvio Gianfrate, originario di Foggia, il già citato Socian, e dal commissario politico del territorio Lojs Hrovat, di Plezzo, minarono la caserma e la centrale idroelettrica.

A notte inoltrata, il gruppo, formato dagli slavi armati e dai carabinieri prigionieri, si diresse su un sentiero che li portò prima al Monte Izgora, alto circa 1000 metri, poi verso la Val Bausiza; qui, in una stalla, gli Slavi fecero una sosta e costrinsero i prigionieri a mangiare un minestrone in cui avevano sciolto della soda caustica e del sale nero grezzo.

Effetti? Ustioni a faringe e esofago, dolori lancinanti allo stomaco mentre il sale nero provocò una dissenteria inarrestabile.

Arrivati all’altipiano di Bala, raggiunsero una costruzione isolata, una malga, dove questa banda di slavi era acquartierato.

I Carabinieri furono rinchiusi nella stanzetta della stagionatura dei formaggi e, uno alla volta, spogliati, incaprettati con filo di ferro, costretti nel piccolo cucinino della Malga. Il comandante Perpignano intanto era stato uncinato a testa in giù a una trave della stanza e preso continuamente a calci nella testa.

Sventrati, evirati, maciullati singolarmente; subito dopo Lojs Kravanja e Bepi Flais tiravano il corpo del malcapitato fin sotto un grosso sasso nelle vicinanze e la mattanza ricominciava con un nuovo prigioniero.

I cadaveri dei militari vennero rinvenuti casualmente da una pattuglia di militari tedeschi e recuperati per essere ricomposti. Quasi tutti con le orbite prive degli occhi, alcuni avevano la bocca cucita con del filo di ferro, tutti erano in posizione inarcata con i polsi e le caviglie strette da filo di ferro che, particolare orrendo, si connetteva anche i genitali.

Qualcuno era stato castrato e aveva nel cavo orale i propri genitali, tutti i toraci e i dorsi presentavano profonde ferite da sfondamento, forse prodotte con un piccone.

Poi, finita la carneficina, mentre ricominciava a nevicare, i 22 eroici attivisti del comunismo di Tito, se ne discesero intavolando nei giorni successivi, nel tentativo di “purificare” la propria immagine, la teoria che a commettere quella strage fossero stati proprio i tedeschi.

Martiri, Carabinieri, sacrificati dall’odio e dalla vendetta solo perché italiani. Preghiamo che fatti del genere non si ripetano, mai.

13 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Malga Bala

  1. Tutti ragazzi di poco più di 20 anni … Non conoscevo questa storia in particolare, ma ne conoscevo altre. I miei genitori, feroci antifascisti (e coetanei dei Carabinieri di cui parli) non mi hanno mai nascosto, nei loro racconti, le atrocità commesse anche dai Partigiani. Non mi hanno mai nascosto che c’erano soldati tedeschi capaci di chiudere un occhio, se non due, per non fare del male alla popolazione, e Partigiani che si sono immolati per salvare altri italiani. Ma per commettere certi atti, bisogna essere molto cattivi dentro

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  2. Quando ho letto che l’uomo sarebbe l’unico animale che uccide i propri simili ho fatto un salto sulla sedia! Per fortuna ho poi trovato quasi subito la precisazione. In realtà credo che quasi tutti lo facciano, anche se non 60 volte più spesso degli uomini come la mangusta. Per non parlare del cannibalismo, di femmine sul maschio dopo l’accoppiamento (fino a oltre 80 volte su cento nel caso della mantide religiosa – poi venite a lamentarvi di noi! -, ma lo fanno anche la vedova nera e diverse altre specie) o di madri sui figli appena partoriti. Quanto alla vendetta per torti subiti, a quanto ho sentito la famosa memoria da elefante sarebbe ampiamente surclassata da quella dei cammelli.
    Bel pezzo comunque, come sempre.

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  3. La guerra è sempre schifosa e spesso diventa un paravento per chi nella vita sarebbe solo uno psicopatico delinquente.
    Parlando di animali invece, ricordo di aver letto degli elefanti.Questi oltre ad una grande memoria hanno anche capacità vendicativa, in particolare ci fu un episodio in cui un elefante subì da piccolo delle torture da parte di un uomo.Passarono anni e capitò che l’elefante si trovò libero e incontrò l’uomo…questo non si ricordava di nulla ma l’elefante si, lo riconobbe e…si vendicò…

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