La Storia, con la esse maiuscola

La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è una giornata celebrativa nazionale italiana, quindi un giorno di festa (non più festivo, dal 1977).

Fu istituita nel 1919 per ricordare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale e fu fissata il 4 novembre, giorno della resa dell’Impero austro-ungarico.

La celebrazione del 4 novembre è l’unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia italiana: dall’età liberale, al Fascismo, all’Italia repubblicana.

Molti però fanno confusione.

Un gruppo di docenti di Venezia, in nome del “pacifismo”, ha boicottato, in segno di protesta, l’incontro che il preside aveva organizzato con due graduati di Marina Militare e Guardia di Finanza, perché “non in linea con i principi dell’istituto”.

Cioè?

I professori che hanno impedito l’incontro hanno dichiarato: “L’articolo 11 della nostra Costituzione afferma che L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

E quindi?

Secondo me, sono solo ignoranti. Della peggior specie, cioè di quella che non solo lo è, ma ti accusa di esserlo a tua volta.

Infatti, l’articolo 11 della Costituzione, con il 4 novembre non ci azzecca proprio niente.

Queste sono le stesse persone che vogliono cambiare le opere liriche perché ci sono elementi di razzismo.

Un esempio per tutti, “Il ballo in maschera”, di Giuseppe Verdi.

Nell’opera, si narra del Conte Riccardo, saggio e illuminato governatore della colonia inglese di Boston. Un piccolo gruppo di congiurati sta però tramando contro di lui.

Un giudice chiede a Riccardo di firmare l’atto di condanna all’esilio della maga Ulrica. Eccetera (non sto qui a spiegarvi tutta l’opera)

Ulrica, nera, veniva definita dal libretto (di Antonio Somma) “dell’immondo sangue de’ negri”.

Sbagliando, hanno cercato di modificarlo con “appartiene alla razza dei negri”, un “politically correct” che non raggiunge lo scopo di Somma e Verdi, cioè stigmatizzare il razzismo del giudice.

Ecco, questi ignoranti, ieri per un libretto, oggi per un invito, non studiano la nostra storia e pretendono di darci lezioni.

Marc Léopold Benjamin Bloch, storico francese del secolo scorso, spiegò bene perché conoscere la storia è così importante.

Era il 13 luglio 1914, e prima della distribuzione dei premi agli alunni del liceo D’Amiens, bisognava tenere occupata la platea.

Bloch prese la parola e fece in un discorso che vi consiglio di leggere.

Tra le altre cose, disse:

“L’arte di discernere nei racconti il vero, il falso e il verosimile si chiama critica storica”.

Bloch continuava spiegando che il “metodo” per esercitare la critica storica si chiama, appunto, “metodo critico”.

Quel metodo critico da utilizzare nella vita di tutti i giorni, quando dovrete raccogliere, confrontare e pesare delle testimonianze. Contro lo spirito di maldicenza sarà per voi l’arma più potente. […]

L’uomo accorto, che sa la scarsità delle testimonianze esatte, è meno pronto dell’ignorante nell’accusare di falsità l’amico che si inganna. E il giorno in cui in società dovrete partecipare a qualche grande dibattito, che si tratti di sottoporre a nuovo esame una causa giudicata troppo in fretta, di votare per un uomo o per un’idea, non dimenticate mai il metodo critico.

Quello da comprendere del discorso di Bloch, è che l’insegnamento della storia non è immediato, non bisogna pensare di poter ritrovare nel passato un esatto esempio degli eventi del presente. Bloch infatti diceva:

La storia è, essenzialmente, scienza del mutamento. Essa sa ed insegna che mai si ripresentano due eventi del tutto simili, poiché le condizioni non sono mai esattamente le stesse […] ammette, certo, da una civiltà all’altra, il riproporsi di taluni fenomeni che a grandi linee sembrano evolvere in una stessa direzione.

E nota allora come da entrambe le parti sussistessero condizioni fondamentali simili. […] ma non per insegnarci che il passato si ripete, che ciò che era ieri sarà anche domani.

Esaminando come il recente passato differisca da ciò che lo ha preceduto e perché, essa trova in questo confronto la capacità di prevedere in che senso anche domani si opporrà a ieri.

Dalla conoscenza della storia è impossibile prescindere.

Ma perché è importante studiare la storia?

Per cinque, fondamentali motivi.

Primo, preserva i ricordi.

Provate, se come me avete superato i cinquanta, a scrivere nero su bianco i ricordi della vostra infanzia. Pochi, vero?

La memoria, come ho già spiegato su queste pagine, è fallace, e col passare del tempo dimentichiamo le cose più vecchie.

Certo, il giorno dell’undici luglio 1982 lo ricordo benissimo, ma perché è legato a un avvenimento epocale.

Provate a tenere un diario, magari un giorno diverranno materiale storiografico: magari, Andrea, con i resoconti dei suoi viaggi, verrà citato come esempio di come l’homo abilis si muoveva sul pianeta nel ventunesimo secolo.

La storia è un racconto della memoria, che non deve essere perduto.

Secondo motivo per cui è importante studiare la storia è che ci fa capire i cambiamenti.

L’evoluzione della società è spesso composto da cause e conseguenze.

La storia ci dà l’opportunità di conoscere come è cambiata la vita quotidiana nel corso dei secoli e quali sono state le innovazioni e le scoperte che ci hanno portato ai giorni nostri.

Terzo motivo, la storia è una chiave di interpretazione del presente.

Se io voglio capire una qualunque delle cose che riempie le pagine dei giornali a livello di cronaca, probabilmente se sapessi la storia di quel luogo o di quella situazione, riuscirei anche a capire perché quel fatto si è verificato.

Perché i catalani vogliono l’indipendenza? Il mio amico Fabrizio, che da quelle parti ci vive, è in grado di spiegarcelo anche perché conosce bene cosa ha portato gli abitanti della Catalogna ad avanzare quelle richieste.

Perché, ad esempio, esistono gli stati di Francia, Germania e Italia e perché tra loro c’è sempre tensione? Questo, se avete letto i miei articoli su Carlo Magno, dovreste saperlo…

Ancora una volta gli eventi e le persone che hanno plasmato il mondo rivestono, per l’appunto, un’importanza storica.

Quarto motivo per cui bisogna studiare la storia, è che ci ispira e ci insegna.

I latini la chiamavano “magistra”, maestra.

La storia insegna a non ripetere gli errori, perché tende a ripetersi a causa del comportamento umano.

Quinto e ultimo motivo, la storia determina il senso di identità personale e nazionale.

Io l’ho provato direttamente, quando mio cugino Gianluca ha ricostruito l’albero genealogico della nostra famiglia.

“Chi siamo, e da dove veniamo?” è la Domanda, quella con la d maiuscola.

La nostra storia passata è anche quella del paese o della città da cui provenivano i nostri avi, del popolo, di una nazione.

Molti pensano che la storia non sia altro che una ripetizione di date, cause e conseguenze, ma non è così.

Secondo me dipende da come viene insegnata. In poche ore di lezioni vengono affrontati interi secoli.

La storia è molto importante perché ci dà un’idea di cosa siamo e dove siamo. È come un astrolabio.

Verso la fine del XV secolo, derivato dal complesso astrolabio astronomico di età ellenistica e perfezionato dagli Arabi, veniva usato l’astrolabio nautico.

Con l’astrolabio nautico partirono per le loro imprese Cristoforo Colombo, Vasco De Gama e Magellano.

E noi, senza astrolabio, saremmo tutti come quei professori ignoranti che non sanno la differenza tra Costituzione e 4 Novembre.

4 pensieri riguardo “La Storia, con la esse maiuscola

  1. Io ho iniziato a scrivermi tutto (grazie x la citazione) proprio per mantenere viva la memoria anche di avvenimenti trascurabili della mia esistenza.
    Alcuni li pubblico, altri no, e li tengo per me.
    Ma se non me li scrivessi, probabilmente nel giro di alcuni ulteriori anni me li dimenticherei, così come dimentichi il nome di un volto che conosci, ma che per qualche motivo non sai più come si chiama.

    Piace a 1 persona

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