Tunguska

Siberia. 7:17 del 30 giugno 1908. Semen Semenov, contadino, si era appena alzato.

“Ero seduto in casa per far colazione nella fattoria di Vanavar, volta a nord. […] D’improvviso vidi che proprio verso nord, sopra la strada per Tunguska di Onkoul, il cielo si era diviso in due e il fuoco appariva in alto e si estendeva sopra la foresta.

La spaccatura in cielo si allargò, e tutta la parte nord si coprì di fuoco. In quel momento diventai caldo in maniera insopportabile, come se la mia camicia andasse in fiamme; da nord, dove c’era il fuoco, arrivava un gran calore.

Volevo togliermi la camicia e buttarla via, ma poi il cielo si richiuse, e si udì un gran boato, e fui scaraventato per qualche metro. Per un attimo persi i sensi, ma dopo mia moglie uscì fuori e mi accompagnò in casa.

Dopo di ciò, arrivò un tal fragore, come di rocce che cadevano o di cannoni che sparavano, e la terra tremò, e quando ero a terra, abbassai la testa, nel timore di venire colpito dalle rocce.

Quando il cielo si aprì, un vento caldo corse tra le case, come sparato da cannoni, lasciando la traccia del suo percorso sulla terra, e danneggiò alcune coltivazioni. Dopo ci accorgemmo che molte finestre erano in frantumi…”

La testimonianza di Semenov è arrivata fino ai giorni nostri grazie al mineralogista Leonid Alekseevič Kulik, che la raccolse nel 1930 durante una delle sue spedizioni dedicate allo studio dell’evento di Tunguska.

Secondo le ricostruzioni fatte da Kulik e altri ricercatori, il grande bagliore in cielo fu osservato dalle colline a nord-ovest del lago Baikal: era bluastro e molto intenso, al punto da rendere più luminose le prime ore di quella mattina d’estate.

In un’area di circa 2mila chilometri quadrati intorno al punto dell’esplosione, milioni di alberi furono piegati e abbattuti in pochi istanti dalla forte onda d’urto.

Un evento di quel tipo sopra una città avrebbe potuto causare decine di migliaia di morti. Si crede invece che nell’evento di Tunguska siano morte solo due persone, perché la zona era scarsamente abitata, ma non furono mai svolti accertamenti adeguati a confermarlo.

Il tremore del suolo fu registrato da numerose stazioni sismiche in Europa e in Asia: alcune rilevarono una scossa paragonabile a quella di un terremoto di magnitudo 5.

Per più di dieci anni non furono svolte grandi indagini sull’evento di Tunguska. Negli anni Venti, Kulik venne a conoscenza di diversi dettagli sulle circostanze dell’esplosione, concludendo che fosse stata causata dall’impatto al suolo di un grande meteorite.

Convinse il governo sovietico a finanziare una spedizione, raccontando che sarebbe stata utile per recuperare prezioso ferro meteorico da studiare e impiegare nell’industria pesante.

Grazie alle indicazioni dei tungusi, nel 1927 la spedizione di Kulik riuscì a identificare il punto dove l’esplosione aveva creato più danni. Al loro arrivo i ricercatori osservarono increduli il panorama: non c’era un cratere, ma alberi privi di chioma e fronde nel raggio di 8 chilometri, attorniati da una distesa a perdita d’occhio di alberi caduti.

Molti anni dopo si sarebbe scoperto che l’area di foresta abbattuta era ampissima, con una forma simile a quella di una farfalla con le ali aperte fino a raggiungere una larghezza di 70 chilometri.

Nei dieci anni successivi, Kulik tornò nella zona con altre spedizioni per raccogliere dati e campioni sull’evento di Tunguska. Trovò cavità nel terreno che ipotizzò potessero essere crateri causati dal meteorite, ma ricerche più approfondite lo portarono a escluderlo.

Le prime fotografie aeree furono realizzate solo nel 1938 a trent’anni di distanza dall’esplosione in cielo, ma non consentirono di ottenere molte altre informazioni.

L’interesse per l’evento di Tunguska riprese dopo la Seconda guerra mondiale, con nuove spedizioni organizzate questa volta per analizzare il suolo e gli alberi alla ricerca di qualche indizio.

Le analisi portarono alla scoperta di diversi metalli non compatibili con l’ambiente circostante, portando quindi nuovi elementi alle teorie per cui a causare il bagliore e il grande boato sulla Siberia fosse stata una meteora.

L’ipotesi più condivisa dai ricercatori è che la mattina del 30 giugno 1908 un asteroide sia entrato in collisione con la Terra, e sia esploso nel suo ingresso in atmosfera a un’altitudine tra i 6mila e i 10mila metri nel cielo della Siberia.

La forma a farfalla al suolo prodotta dall’esplosione e la posizione degli alberi sembra fornire ulteriori conferme, anche sulla base delle osservazioni effettuate dopo test atomici condotti nelle parti basse dell’atmosfera.

Nel punto direttamente sotto a quello dell’esplosione, si sviluppano onde d’urto in verticale, che lasciano quindi i tronchi degli alberi in piedi, ma distruggono tutti gli elementi orizzontali come i rami.

A maggiore distanza dal punto dell’esplosione, l’onda d’urto si propaga quasi orizzontalmente e abbatte quindi ciò che trova sulla sua strada.

Ogni anno sulla Terra cadono circa 40mila tonnellate di rocce spaziali, ma raramente ce ne rendiamo conto perché di solito sono meteore di piccole dimensioni che si polverizzano durante il loro impatto ad alta velocità con l’atmosfera.

In media ogni dieci anni si verificano eventi più consistenti, come quello di Čeljabinsk del 2013, sempre in Russia. Dato che la porzione della Terra abitata da esseri umani è relativamente limitata, gli impatti avvengono di solito in aree non abitate o sugli oceani e quindi non creano particolari danni.

Un evento come quello di Tunguska è invece molto più raro – secondo alcune stime se ne verifica uno ogni tre secoli – e per questo ha portato a decine di ricerche, e ancora oggi a distanza di più di un secolo si discute sulla sua effettiva causa.

Il fatto che non sia mai stato trovato un cratere o un pezzo del meteorite rende, secondo alcuni, meno convincente l’ipotesi dell’asteroide.

Un oggetto che attraversa lo spazio può avere dimensioni diverse. Nel caso questo abbia delle dimensioni poco significative perché sia degno di osservazione, allora prende il nome di meteoroide.

Questo si differenzia dagli asteroidi, che invece hanno dimensioni interessanti per l’osservazione astronomica, come controllare le loro traiettorie ad esempio, che possono essere un pericolo se fossero dirette verso la Terra.

Una meteora viene definita un meteoroide nel momento in cui sta solcando l’atmosfera del nostro pianeta. Per intenderci, si tratta delle “stelle cadenti”, che brillano lasciando una scia luminosa nel cielo, visibile di notte e causata dell’attrito provocato durante il passaggio violento negli strati dell’atmosfera.

Nelle notti d’estate, quando molti di questi oggetti sono avvistati nel cielo, si parla di “pioggia di meteore”.

Le meteore, che non vengono distrutte dal forte attrito di caduta nell’atmosfera e cadono sulla superficie terrestre come più o meno piccoli frammenti di materia rocciosa o ferroso-metallica, prendono invece il nome di meteoriti.

Si parla così di tre stadi differenti che lo stesso oggetto può assumere. Anche i ritrovamenti degli asteroidi impattanti sulla Terra possono prendere il nome di meteoriti.

Già negli anni Trenta si immaginò che l’evento di Tunguska fosse stato causato non da un grande sasso come un asteroide, ma da una cometa costituita per lo più da ghiaccio e polveri.

Questa si sarebbe completamente polverizzata durante il passaggio in atmosfera, lasciando un’enorme scia di frammenti luccicanti, che avrebbero poi riflesso i raggi solari portando al fenomeno delle “notti luminose” descritte nel Regno Unito e in altri paesi dell’Europa occidentale.

In quell’estate del 1908 diversi osservatori astronomici segnalarono inoltre una presenza più alta di polveri nel cielo, tali da complicare le loro osservazioni.

L’ipotesi della cometa trovò altri sostenitori nei decenni successivi, con ipotesi su quale corpo celeste si fosse infranto nell’atmosfera in uno dei suoi periodici passaggi ravvicinati con la Terra, seguendo la propria orbita intorno al Sole.

Riprendendo alcune critiche espresse negli anni Ottanta a questa ipotesi, nel 2001 Paolo Farinella dell’Università di Trieste pubblicò insieme ad altri colleghi una ricerca in cui esponeva i risultati di un modello matematico, effettuato valutando la probabile orbita seguita dall’oggetto spaziale e l’inclinazione all’ingresso nell’atmosfera.

Lo studio concluse che fosse molto più probabile (83 per cento) che si fosse trattato di un asteroide proveniente dalla fascia principale, la grande regione del sistema solare tra Marte e Giove densa di asteroidi, e non di una cometa (17 per cento).

I sostenitori dell’ipotesi della cometa e quelli dell’asteroide continuano a confrontarsi ancora oggi, in un dibattito scientifico molto interessante non solo per ricostruire ciò che accadde a Tunguska, ma anche per capire meglio cause, dinamiche ed effetti dell’ingresso in atmosfera di corpi celesti di medie dimensioni.

È l’assenza di un cratere a lasciare interdetti i ricercatori: un asteroide avrebbe dovuto produrne uno al momento del suo impatto al suolo, anche se altri teorizzano che un asteroide intorno ai 60 metri di diametro si sarebbe potuto polverizzare completamente prima di raggiungere il suolo.

Una decina di anni fa un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna guidato da Luca Gasperini ha proposto qualche nuovo spunto, dicendo di avere identificato un lago con caratteristiche compatibili a quelle di un cratere causato dall’evento di Tunguska.

Secondo loro, la maggior parte del corpo celeste che causò l’esplosione si polverizzò in cielo, ma un frammento con una larghezza massima di 10 metri arrivò comunque al suolo nel punto in cui ora si trova il lago Čeko, che si formò proprio in seguito all’impatto.

Si sarebbe riempito d’acqua negli anni seguenti a causa della vicinanza di un fiume. L’ipotesi è affascinante, ma non ha ancora trovato riscontri e prove completamente convincenti.

Due anni fa, inoltre, un gruppo di ricercatori russi ha analizzato il suolo e altri campioni prelevati nella zona, arrivando alla conclusione che il lago esista da almeno tre secoli e non da un centinaio di anni come ipotizzato da Gasperini e colleghi.

Valutare con precisione la quantità di energia che fu sprigionata dall’evento di Tunguska non è semplice. Le simulazioni più caute parlano di 3 megatoni, pari a 200 volte la bomba atomica sganciata dagli Stati Uniti sulla città giapponese di Hiroshima nel 1945.

Le stime variano comunque molto: c’è chi ha calcolato 10 megatoni e chi si è spinto a ipotizzarne 30. I valori più attendibili, anche sulla base di recenti simulazioni al computer più accurate, collocano comunque l’evento tra i 3 e i 5 megatoni.

Come abbiamo visto, l’evento di Tunguska avrebbe potuto causare danni enormi se fosse avvenuto sopra un’area densamente abitata, ma comunque contenuti e non tali da comportare pericoli nel lungo periodo per la nostra civiltà.

I ricercatori ipotizzano che un asteroide con diametro tra gli 1 e i 2 chilometri potrebbe invece causare la morte di oltre un miliardo di persone. Le polveri prodotte in atmosfera offuscherebbero il cielo e potrebbero impiegare fino a 10 anni per dissolversi, impedendo la corretta coltivazione dei campi e modificando le stagioni.

Nessuno ci ha però ancora spiegato con certezza che cosa interruppe la colazione di Semen Semenov in quella mattina del 30 giugno 1908.

6 pensieri riguardo “Tunguska

  1. Prima o poi un grosso meteorite entrerà in collisione con la Terra, come avvenne con i dinosauri, per questo motivo sarebbe “carino” che le superpotenze collaborassero per la possibile individuazione e frantumazione (o deviazione di rotta) di questi potenziali portatori di catastrofi.

    Piace a 1 persona

        1. Nella prima parte della storia della Terra gli impatti erano certamente molto più frequenti dato che il Sistema Solare conteneva un numero notevolmente maggiore di corpi di notevoli dimensioni rispetto a oggi. Ma un oggetto come quello di Tunguska colpisce la Terra circa ogni 1000 anni. Quindi sono abbastanza tranquillo

          Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...