La leggenda di Fort Alamo – parte prima

Quando ero ufficiale dell’Esercito Italiano, mi capitava a volte di essere di servizio la domenica.

Un ricordo particolarmente piacevole erano le mattinate trascorse a discorrere con il mio Comandante di allora, “patrizio romano”, come lui si auto definisce, persona splendida e di una cultura (non solo militare) molto profonda.

A volte, seduti nel suo ufficio, ci guardavamo vecchi film di guerra o western; in particolare ce n’era uno che Andrea riguardava spesso, “Il massacro di Fort Apache”, film western del ‘48 diretto da John Ford, con due splendidi Henry Fonda e John Wayne.

Il bello è che a volte, durante il lavoro, capitava di dire delle frasi che sembravano estratte dal suddetto film: la nostra preferita era “questa non è un’assemblea con contraddittorio”, riferita al fatto che quando un comandante dà un ordine, è un ordine (e non “un suggerimento”, altra frase del film).

Un altro film di quel genere che ho visto è “La battaglia di Alamo”, del 1960, prodotto, diretto e interpretato da John Wayne.

Il film è una ricostruzione romanzata della battaglia omonima del 1836 tra le forze messicane e texane durante la rivoluzione texana, con l’assedio presso la vecchia missione spagnola di El Alamo vicino a San Antonio, terminato con la presa della missione e la morte di tutti i difensori texani.

La Missione di San Antonio de Valero venne fondata dagli spagnoli nel XVIII secolo per convertire i nativi al cristianesimo; nel 1793 fu prima abbandonata e 10 anni dopo occupata da una compagnia di militari messicani che la ribattezzarono Alamo.

Durante la rivoluzione di alcune province messicane contro il presidente e dittatore Antonio López de Santa Anna fu usata come base per le truppe del Generale Coz e attaccata dai ribelli texani.

Sconfitto, Coz fu costretto ad abbandonare Alamo ai ribelli, che, come dicevo, il 6 Marzo 1836, furono attaccati dalle forze di Santa Anna.

Le crudeltà del dittatore durante la battaglia ispirarono molti coloni texani e avventurieri, che da varie parti degli Stati Uniti partirono per unirsi all’armata Texana.

Qualche tempo dopo, nella battaglia di San Jacinto che sancì la nascita della Repubblica del Texas, le forze di Santa Anna furono sconfitte dalle truppe texane, che usarono il grido di battaglia: “Ricordatevi di Alamo!”.

Ma il motivo principale per cui Alamo è ricordata è senza dubbio la nascita del mito di David Crockett.

Lo conosciamo come Davy, ma in realtà si chiamava David. Nacque, quinto di nove fratelli, il 17 agosto del 1786 in una modesta casetta nel Tennessee.

I suoi nonni (o i bisnonni) erano immigrati dalla Francia, e il cognome era Crocketagne. Venne poi abbreviato, per facilità, come spesso capitava a quei tempi.

Pochi anni prima della sua nascita suo padre John e due zii, William e Robert, avevano combattuto nella Guerra per l’Indipendenza, nella battaglia di King’s Mountain.

Durante l’assenza dei tre uomini, i nonni di Davy vennero trucidati dagli Indiani Creek e Cherokee e alla zia fu brutalmente strappato lo scalpo, ma la donna sopravvisse.

Quando Davy aveva otto anni suo padre gli insegnò a sparare con il fucile.

A 12 anni già lavorava da tempo come guardiano del bestiame. L’anno seguente venne iscritto a scuola ma dopo due giorni scappò.

Trovò lavoro come taglialegna, e a volte chiedeva in prestito il fucile del padrone e andava a caccia. Gli piaceva tanto che, appena gli fu possibile, si comperò un fucile e un vecchio cavallo. Eccellente tiratore, partecipava a gare che di solito vinceva.

Cacciava principalmente tassi e opossum, animali dalle pelli pregiate, ma è anche ricordato come il più forte cacciatore di orsi del Tennessee. Aveva circa diciotto anni quando tornò a casa.

Trovò che suo padre era pesantemente indebitato con un tale colonnello Kennedy e il ragazzo lavorò presso di lui per un anno per estinguere il debito.

Il giorno del suo ventesimo compleanno Davy si sposò. Lei si chiamava Mary Finley, detta Polly, e aveva diciotto anni. Negli anni seguenti nacquero due bambini, John e William, e una bimba.

Tutto questo non impedì a Davy di arruolarsi volontario per combattere contro gli Indiani Creek. Partecipò tra le altre alla battaglia di Talladega. Era il 1812.

Tornato a casa nel 1815 trovò la moglie gravemente ammalata e non poté nulla per impedirne il decesso. L’anno seguente Davy si risposò con Elizabeth Patton, una vedova che aveva due bambini. Nacquero altri due figli.

Davy era molto conosciuto e stimato nella sua zona e venne eletto prima giudice di pace e poi colonnello del reggimento che doveva proteggere le abitazioni in caso di necessità. “Old Betsy” è il nome che egli diede al fucile che gli venne regalato dalla comunità riconoscente.

Nel 1828 si candidò come deputato. Per il suo passato di eroe e di famoso cacciatore di orsi Davy venne eletto, e fu confermato per due legislazioni consecutive.

Si racconta che per non presentarsi al Congresso con il suo normale vestiario ed essere additato pubblicamente come il deputato dal berretto di pelle di opossum si fece prestare da un amico i soldi per comprarsi un vestito da gentleman più presentabile.

Davy fu però tanto deluso e disgustato dalla politica da pronunciare una frase che rimase famosa:

“You may all go to hell and I will go to Texas.” (Potete andare tutti all’inferno, io vado in Texas)

Davy Crockett partì con sedici patrioti, che si chiamarono la “Tennessee Mounted Volunteers”. Arrivato in Texas, aderì alla rivoluzione texana e raggiunse Fort Alamo. Qui gli fu chiesto di prendere il comando, come colonnello, ma rispose no, perché era andato lì per combattere come patriota.

Alamo era difesa da poco meno di 200 uomini, comandati da William Barret Travis e Jim Bowie, quando il Generale de Santa Anna attaccò, con forze infinitamente superiori.

Gli assediati attendevano rinforzi.

“All’alba del 1º marzo, il capitano Albert Martin, assieme ad altri 31 uomini da Gonzales e Colonia De Witt, attraversò le linee di Santa Anna e varcò le mura di Alamo, nessuno fece altrettanto.

Questi uomini, per lo più padri di famiglia, si organizzarono spontaneamente ed attraversarono le linee di un nemico che contava da 4 a 6.000 effettivi, per unirsi a 150 coloni loro vicini, in una fortezza destinata alla distruzione.”

Non arrivò altro rinforzo.

La battaglia di Alamo terminò il 6 marzo, dopo un assedio di 13 giorni in cui furono uccisi tutti i combattenti texani e in cui si distinse particolarmente Davy Crockett.

Fin qui la leggenda; domani capiremo se la leggenda di Davy Crockett è vera, o una fake news ante litteram!

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