La leggenda di Fort Alamo – parte seconda

Come raccontavo qui, David (o Davy) Crockett partecipò alla difesa di Fort Alamo con gli altri 187 (o 182, anche qui abbiamo versioni difformi) “patrioti” americani.

Ma come morì Crockett?

Nel marzo del 1836, E. Bowker raccontava in una lettera che

“è stato trovato morto con una ventina di nemici attorno, il fucile era spezzato e si suppone che da solo abbia ucciso venti o trenta messicani”.

L’anno dopo, il “Texas Almanac” riportava che David stringeva ancora un coltello in mano e intorno a lui giacevano diciassette messicani, undici dei quali pugnalati e gli altri abbattuti con il fucile e le quattro pistole che aveva con sé, e aggiungeva che Crockett stava sorridendo.

Altre versioni raccontano che il suo cadavere era stato ritrovato con davanti

“un mucchio di corpi di messicani”

Ma oltre queste eroiche versioni, nel maggio 1836 Richard Penn Smith scrisse “Colonel Crockett’s Exploits and Adventures in Texas” e una casa editrice di Filadelfia, Carey&Hart, lo pubblicò annunciandolo come “il diario autentico” di Crockett, ritrovato ad Alamo.

Nel 1884 fu dimostrato che il diario era un falso, ma le copie vendute erano già molte migliaia.

Il mito di Crockett così crebbe e si arricchì di particolari, perlopiù inventati di sana pianta.

Tuttavia, accanto a tante immagini gloriose, circolava anche una versione per nulla eroica sulla morte di Crockett.

Già il 29 marzo 1836, sul New Orleans True American si leggeva:

“Soltanto sette della guarnigione erano ancora vivi. Ci dispiace dover dire che David Crockett, il suo compagno Benton e Bonham erano tra quelli che si arresero, ma non ebbero pietà di loro”.

Secondo una testimonianza non identificata, pubblicata sul “Morning Courier and New York Enquirer”, Crockett si arrese e fu condotto al cospetto del generale Santa Anna, ma questi reagì rabbiosamente dicendo che l’ordine era di non fare prigionieri, e lo fece fucilare.

Un’altra versione dice che Crockett disse che

“si trovava lì solo in visita e per sua disgrazia era rimasto bloccato a El Alamo”.

In ogni caso, la scomoda immagine di un Crockett che si arrende e chiede clemenza fu cancellata sotto la valanga di versioni eroiche.

Nel 1955, Jesús Sanchez Garza pubblicò un libro, presentato come le memorie del tenente colonnello José Enrique de la Peña, che aveva servito sotto il Generale Santa Anne e partecipato all’assedio di Alamo, con il titolo “La rebelión de Texas. Manuscrito inédito de 1836 por un Oficial de Santa Anna”.

Nel libro si legge:

“Sette uomini erano sopravvissuti alla mattanza […] e il generale Castrillón li portò da Santa Anna. Tra loro ve n’era uno di notevole statura, robusto, tratti regolari, dall’espressione del volto sembrava abbattuto, ma dimostrava una certa rassegnazione unita a fierezza […].

Era il naturalista David Crockett, molto noto in Nordamerica per le sue originali avventure, venuto a conoscere il nostro paese e, trovandosi a Béjar, aveva finito per rifugiarsi a El Alamo, temendo che come straniero avrebbe corso dei rischi.

Santa Anna fece un gesto sprezzante nei confronti di Castrillón, e rivolgendosi agli zappatori, cioè i soldati in quel momento più vicini, ordinò che lo fucilassero”.

Gli americani insorsero furiosi! Come si permetteva questo colonnello messicano ad uccidere una seconda volta il mito Davy Crockett?

Ma, nonostante questo, la cosa rimase abbastanza di basso profilo, sino al 1993.

In quell’anno, Mark Derr pubblicò una biografia del personaggio, “The Frontiersman: The Real Life and the Many Legends of Davy Crockett”, in cui dava per buona la versione di De la Peña.

Lo stesso fece l’anno dopo Stephen L. Hardin, uno dei più rigorosi analisti della guerra del Texas.

Il manoscritto di De la Peña fu acquistato nel 1974 dal politico democratico e collezionista James Peace, che lo diede in prestito all’università del Texas a San Antonio.

Alla sua morte, la famiglia lo mise in vendita e nel novembre del 1998 due milionari texani, Charles W. Tate, di Houston, e Thomas O. Hicks, di Dallas (proprietario dei Texas Rangers e della squadra di hockey Dallas Stars), sborsarono 387.500 dollari in un’asta della Los Angeles Butterfield & Butterfield.

L’asta fu preceduta dalle accuse di Bill Groneman, sostenitore del mito, e di altri come Joseph Musso, convinti che il documento fosse una truffa.

La responsabile della casa d’aste fornì i risultati delle perizie:

“È stato scritto su un tipo di carta fatta a mano a Lisbona tra il 1825 e il 1832”

e l’inchiostro risultava di eguale antichità e non c’era alcuna prova di falsificazione.

Nel 2000 la discussione riprese vigore quando il Centro di storia statunitense dell’università del Texas ad Austin organizzò una mostra di documenti e opere grafiche dal titolo “The Texas Revolution and the Narrative of José Enrique de la Peña”.

Approfittando dell’occasione, venne organizzata una tavola rotonda, trasmessa poi da History Channel.

Al dibattito partecipavano due dei più ferventi detrattori del documento, Bill Groneman e il romanziere Stephen Harrigan (autore di “The Gates of the Alamo”).

David Gracy rese pubblica la dettagliata analisi del manoscritto: la carta era indubbiamente di quell’epoca, come pure l’inchiostro, e la calligrafia messa a confronto con altri scritti di pugno di De la Peña conservati negli archivi militari risultava attendibile;

“dunque, la conclusione è che il diario è autentico”.

Richard G. Santos mise il punto finale al dibattito:

“L’onorevole David Crockett del Tennessee non morì alla maniera di John Wayne”.

Che sia vera la versione del David Crockett eroe, o quella del codardo, io non lo so.

Io ricordo che leggevo, da ragazzo, gli albi de “Il Comandante Mark” e de “Il Grande Blek”, chiaramente ispirati alla rivoluzione americana, e quei due tizi con il cappello di castoro o di marmotta, molto simili a quello di Crockett, mi sono sempre piaciuti.

Perché erano degli eroi. E noi abbiamo bisogno di avere degli eroi, nelle nostre vite, senza pensare, come ha detto l’altro giorno il mio amico Andrea, che

“il vero eroismo sta nel vivere tutti i giorni al massimo, e non avere rimpianti. Affrontare le difficoltà, portare i figli a scuola, seguire il genitore malato, lavorare fino a stancarsi, dar da mangiare alla famiglia.

I veri eroi sono molti, e sono tutti silenziosi.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...