MESfuggito il deficit, ancora!

Varie volte mi ritrovo a cambiare canale quando in TV compaiono certi politici.

In realtà, da ragazzo, sono sempre stato molto attivo, politicamente, pur nei limiti del mio stato (ero Ufficiale dell’Esercito, ed in servizio è assolutamente vietato parlare di politica), perché credevo che una buona amministrazione dello Stato coincidesse con il benessere per il popolo.

Ottimista…

Comunque, come abbiamo visto in MESfuggito il deficit!, non sempre è possibile amministrare lo stato senza andare in difficoltà, anche assumendo comportamenti corretti.

Abbiamo anche visto che, per far fronte ad una difficoltà, uno stato si può far prestare dei soldi: in realtà potrebbe anche battere moneta, ma con l’Euro non si può più; inoltre, e non voglio addentrarmi troppo, se uno stato batte moneta per ripagare i debiti, si creano tutta una serie di eventi anche negativi che rendono quella pratica inutile.

Secondo uno studio, con il 181,1% la Grecia detiene il rapporto debito-pil più alto tra i cinque paesi dell’eurozona presi in considerazione. Seguono a netta distanza l’Italia (132,2%), il Portogallo (121,5%), la Spagna (97,1%) e infine l’Irlanda (64,8%) che è riuscita a ridurre visibilmente la relazione dal 2013 a oggi.

Per farlo le strade sono due: o agire sul numeratore, cioè ridurre la quantità di debito attraverso dei tagli alla spesa o l’aumento delle tasse, oppure incrementare il prodotto interno lordo che è al denominatore puntando al fattore crescita.

Secondo la Commissione europea che ha redatto le previsioni macroeconomiche di ciascun Paese dell’area euro, l’Italia non sta portando avanti delle politiche in grado in incidere positivamente sul rapporto debito-pil in entrambe le direzioni (e te pareva).

Se non dovessero esserci degli aggiustamenti in corso attraverso una manovra correttiva o una congiuntura maggiormente favorevole all’economia del Paese, l’aumento del rapporto debito-pil consisterà in 1,5 punti percentuali sia nel 2019 sia nel 2020 (i dati sono del 2018).

Per quello è necessario trovare altre entrate, anche con i prestiti, come raccontavo.

Teniamo però a mente un altro fattore.

Quando una persona, una banca o qualsiasi altro ente finanziario fa un prestito a qualcuno, si stabilisce che, oltre all’intera restituzione del denaro prestato, si debba aggiungere anche un’ulteriore quota chiamata “interesse”.

Il valore del tasso d’interesse varia a seconda del rischio dell’investimento: se infatti l’azienda su cui si investe fallisce, non ci sarà risarcimento.

Ovviamente, come abbiamo detto, questo non avviene solo con aziende o persone fisiche: anche i vari Stati del mondo lo fanno per ridurre i loro debiti pubblici.

Con l’ultima crisi globale, verificatasi tra il 2007 ed il 2013, però, parecchie nazioni si sono trovate sul lastrico (tecnicamente, in default) e molti piccoli investitori, al pari dei creditori di un’azienda fallita, sono rimasti a bocca asciutta.

L’Italia stessa è entrata in crisi, come altri paesi in Europa.

Allora si è deciso, a livello globale, di prendere come riferimento un’economia forte (quella tedesca) per compararla con la situazione degli altri stati.

Per quanto riguarda l’Italia, è stato stabilito un parametro per rappresentare la differenza tra il rendimento dei Titoli Stato Italiani e quelli tedeschi, chiamati Bund.

Quel parametro si chiama Spread, che in inglese vuol dire “diffondersi, allargarsi”, in pratica la “forbice” che indica la differenza tra i due titoli di stato.

In sostanza lo spread è un indicatore per valutare la capacità dello Stato di restituire i prestiti, e quindi per valutare la sua forza economica.

Perché se la differenza tra la stabilità della Germania aumenta, significa che l’Italia diventa sempre più instabile.

Se uno Stato è infatti indebitato e non produce ricchezza, viene ritenuto inaffidabile perché non è detto che possa restituire i soldi investiti.

In una simile condizione, lo Stato in questione deve quindi promettere alti tassi d’interesse per invogliare a comprare i suoi Titoli.

Dunque, in presenza di uno spread alto, gli eventuali compratori di azioni dello Stato italiano avranno sì un maggior guadagno allo scadere del prestito, ma non possono essere sicuri che tale restituzione avverrà mai.

Personalmente ritengo lo spread, oltre che una stupidaggine (ma qui si apre un mondo sul perché, magari lo approfondirò più in là), un’arma politica.

E politica e finanza spesso combinano pastrocchi senza fine, come con il MES, di cui si parla così tanto ultimamente.

Andiamo a capire cos’è.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (noto anche come MES e con l’acronimo del suo nome in inglese, ESM) è un’organizzazione intergovernativa dei paesi che condividono l’euro come moneta, e ha il compito di aiutare i paesi che si trovano in difficoltà economica.

In pratica serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo nel caso in cui uno stato membro si trovi in difficoltà, visto che – condividendo la stessa moneta – le difficoltà di un paese possono avere conseguenze anche sugli altri.

Il MES venne creato nel settembre del 2012 e portò al superamento di altri due fondi creati in precedenza allo stesso scopo (EFSF ed EFSM).

Il MES ha una dotazione di 80 miliardi di euro, pagati in maniera proporzionale all’importanza economica dei paesi dell’eurozona: con quasi il 27 per cento del capitale la Germania è il primo contributore, e con ogni probabilità non usufruirà mai degli aiuti.

Inoltre, emettendo titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte, il MES può raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro.

Questi soldi poi possono essere prestati agli stati in difficoltà, per esempio per ricapitalizzare i loro sistemi bancari.

Gli stati che vengono aiutati dal MES, se rispettano alcune condizioni, possono ricevere anche l’aiuto illimitato da parte della BCE sotto forma delle famose OMT, un piano che di fatto permette l’acquisto senza limiti di titoli di stato del paese in crisi.

Per ricevere l’aiuto, uno stato deve accettare un piano di riforme la cui applicazione sarà sorvegliata dalla famosa “Troika”, il comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.

Il piano di riforme di solito prevede misure molto impopolari, come taglio alla spesa pubblica, in particolare alle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni e flessibilizzazione delle leggi sul lavoro, allo scopo di rendere nuovamente sostenibili i conti pubblici.

Fino a oggi Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda hanno usufruito di programmi di aiuto del MES.

Il MES è stato apprezzato da molti, in quanto è il primo tentativo organico di dotare l’eurozona di un meccanismo per affrontare le crisi, e insieme alla BCE rappresenta la cosa più vicina a un “prestatore di ultima istanza”, cioè un’istituzione che presta denaro a chi non riesce più a ricevere prestiti. Ed è anche un concreto tentativo di rendere l’eurozona più economicamente unita e solidale.

Ma le critiche nei suoi confronti non sono nuove, anzi, circolano fin dalla sua fondazione.

C’è chi ritiene che il MES non sia uno strumento sufficiente, e attacca i programmi di riforme spesso draconiane che gli stati devono accettare pur di ricevere i fondi.

Ma c’è anche chi muove l’accusa opposta, quella di fare troppo in cambio di troppo poco: in genere tedeschi e nordeuropei che temono che meccanismi come il MES incentivino i paesi periferici a spendere più di quello che possono, sapendo che saranno salvati con i soldi di qualcun altro.

La riforma del MES discussa a partire dal 2018 è un tentativo di accontentare tutti, e in quanto tale è il frutto di un compromesso tra le parti: per esempio i paesi più indebitati, come l’Italia, che volevano che le linee di credito precauzionali erogate dal MES (in gergo PCCL e ECCL) venissero concesse anche senza bisogno di sottoscrivere un accordo dettagliato di riforme impopolari.

Nella versione finale questa modifica è stata accolta (per quanto riguarda la PCCL), ma è stata aggiunta un’altra condizione su richiesta degli stati più ricchi del Nord, che di fatto la rende inutile.

Per avere una linea di credito, infatti, sarà sufficiente una lettera di intenti, ma solo per quegli stati che rispettano i parametri di Maastricht (10 stati su 19 membri dell’eurozona, Italia compresa, non potranno quindi utilizzare a loro vantaggio questa misura).

I paesi indebitati hanno invece ottenuto una vittoria nella trattativa sul “backstop” per il Fondo di risoluzione unico, un fondo finanziato dalle banche europee che serve ad aiutare istituti finanziari in difficoltà.

Con l’introduzione del “backstop” il MES potrà finanziare il Fondo di risoluzione fino a 55 miliardi; le banche – soprattutto quelle della periferia d’Europa ma non solo – diventeranno così più sicure.

La terza modifica introdotta dalla riforma è invece voluta dai “rigoristi” del Nord Europa, e come tale non piace all’Italia (ma non solo a Salvini: anche il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco ha detto di essere preoccupato, come il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli).

Di fatto la riforma cerca di rendere più facile “ristrutturare” il debito pubblico di un paese che chiede aiuto al MES.

In altre parole, i privati che hanno prestato soldi agli stati in crisi dovranno perdere una parte del loro investimento nel momento in cui scatterà un pacchetto di aiuti.

Uno dei sistemi per ottenere questo risultato è l’obbligo di emettere un particolare tipo di titoli di stato (i cosiddetti “single limb CAC”) che permettono una “ristrutturazione” (cioè una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo stato) tramite un solo voto dei creditori, invece che con le procedure più complesse delle altre tipologie di titoli di stato.

Questo vuol dire che un paese in difficoltà potrebbe restituire meno di quello che deve ai suoi creditori, che è una cosa buona; ma la cosa meno buona – e temuta – è che i creditori, sapendo di questa possibilità, finiscano per chiedere interessi più alti ai paesi che percepiscono più a rischio, come l’Italia.

Insomma, non se ne esce.

Personalmente ritengo che sia passato il tempo in cui si chiedono sacrifici ai cittadini senza dare nulla in cambio.

Per tornare all’esempio iniziale del primo articolo, accettereste di dare una parte di stipendio ai vostri genitori se vi facessero dormire sul balcone?

7 pensieri riguardo “MESfuggito il deficit, ancora!

  1. Condivido tutto il tuo ragionamento e hai spiegato tutto come è evidente che nessuno è riuscito a spiegare! Unica aggiunta che poi è una mia perplessità è legata al chi decide che l’Italia è inaffidabile nel ripagare i propri debiti…a mia memoria(ma posso sbagliare) non c’è mai stata un asta di titoli italiani andata deserta o non mi pare sia mai successo che un titolo a scadenza non sia stato rimborsato o pagato meno! Secondo me, una buona politica dovrebbe partire anche da qui e ricollocare l’Italia da una tripla B(paese a rischio) per approdare ad una tripla A. La domanda retorica forse è: chi rema contro? Chi ha interesse a tenere alti i tassi di interesse? Ciò detto è palese che se di pari passo non si fa una politica che incide sulla crescita c’è poco da star allegri. Ad esempio, ricordo anni fa quando nacque a livello europeo il consorzio Airbus.Progetto ambizioso di investimenti che creava know-how, posti di lavoro e…se la scommessa fosse stata vinta ritorno economico. L’Italia, governo Berlusconi ne restò fuori…per Alitalia si compravano Boeing…ecco…di qualche giorno fa la notizia di un ennesimo ordine di 50 Airbus da parte di una compagnia statunitense…soldi che entrano in Francia,Spagna,Germania,Inghilterra…ma non in italia…questa è politica…noi litighiamo da anni sul nulla…ed infatti stiamo litigando sul MES che politici hanno votato e che ora rinnegano ma che, soprattutto, non hanno nemmeno capito visto che i vari Renzi,Salvini,Di Maio,Meloni,Zingaretti ecc ecc hanno una competenza pari a zero diviso infinito…e niente continuiamo a farci del male…

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  2. Mi meraviglio che ci sia chi critica il MES, per il fatto che tra i prossimi ad usufruirne possiamo essere noi.

    “Se non dovessero esserci degli aggiustamenti in corso attraverso una manovra correttiva o una congiuntura maggiormente favorevole all’economia del Paese”
    Hahahahah!!!!

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