Le facce dietro il vetro, di Bruce McAllister

Avrei voluto chiamarla Dolcezza, perché è dolce e morbida quando la stringo a me, ma la Voce mi disse di chiamarla Diana. Quando la chiamo Diana, ho una sensazione piacevole, e lei mi sembra ancora più vicina. A lei piace il nome Diana. Sì, la Voce sa sempre cosa bisogna fare.

Devo unirmi a lei ogni giorno, quando l’acqua è più luminosa. Me lo ordina la Voce. Mi dice anche che io sono in una “vasca” e che l’acqua scintilla quando il “sole” è proprio sulla “vasca”. Non capisco cosa sia il “sole”, ma la Voce mi spiega che è “mezzogiorno” quando il “sole” è sulla “vasca”. Devo unirmi a Diana ogni “mezzogiorno”.

Io so che cos’è la “vasca”. È una cosa enorme piena di acqua, con quattro “angoli”. In uno c’è l’Antro dove io e Diana dormiamo quando l’acqua è nera come l’inchiostro di un calamaro, e fredda come un pesce morto. Però noi ce ne stiamo ben caldi. C’è anche il “fondo” della “vasca”, cioè il posto degli scogli e delle alghe, dei granchi e dei pesci di fondale, dove io e Diana passeggiamo e dormiamo. Poi ci sono quattro “lati”. I “lati” sono pareti lisce e azzurre, con degli “oblò” rotondi e trasparenti. La solita Voce mi dice che le cose dietro gli “oblò” sono le Facce. Io ho una faccia e anche Diana ce l’ha. Ma quegli oggetti piatti, pieni di grinze, con intorno tante luci, non hanno nessuna somiglianza con la faccia di Diana. Secondo la Voce, le Facce hanno dei corpi, esat­tamente come me e Diana. Ma nessuno può essere come Diana, e credo che ci rimarrei molto male se vedessi il corpo delle Facce.

La Voce dice inoltre che le Facce ci osservano, proprio come noi guardiamo le focene. C’è voluto un bel po’ prima che io e Diana ci abituassimo ad avere sempre le Facce addosso, quando stiamo insieme, ma poi la cosa è diventata naturalissima.

Diana però non ha bambini. Mi sento molto triste quando vedo le focene che se ne vanno con i loro piccoli. Io e Diana dormiamo insieme nell’Antro, e Diana è morbida e calda, e siamo molto felici, ma quando siamo svegli ci sentiamo molto soli. Ho provato a interrogare la Voce, ma non mi ha risposto niente.

Comincio a odiare le Facce degli “oblò”. Stanno sempre lì, a guardare, a spiare. La Voce dice che sono nemici, che sono cattive. Veramente le Facce non hanno mai tentato di farmi del male, ma io le considero lo stesso dei nemici, perché la Voce mi dice così. “Cattive come i pescicani?” chiedo. E la Voce mi risponde: “No, molto peggio dei pescicani. Sono addirittura il Male”.

La “vasca” deve essere profonda, se l’acqua è così alta. Una volta sono salito fino in superficie, ma c’era troppa luce per i miei occhi, anche se a poco a poco mi sono abituato. Ci sono volute duecentosessanta battute per arrivare fin lassù, e ci vogliono tremila passi per andare dall’Antro fino al “lato” opposto. La “vasca” è larghissima, altrimenti le balene non ci potrebbero stare.

Ci sono molti pesci, ma non eccessivi rischi. Ho già visto gli squali azzannare e uccidere, però un pescecane non mi viene vicino, anche se io, quando lo vedo, ho paura di lui. Qualche volta ne ho sorpreso uno proprio sopra di me, ma appena mi volto, si allontana in fretta. Ho chiesto alla Voce perché se ne vanno, ma non lo sa. E non ha nessuno a cui chiedere.

Oggi il “sole” deve essere molto caldo e luminoso perché l’acqua è più trasparente del solito.

Quando mi sono svegliato, non ho visto Diana accanto a me. Gli scogli dell’Antro sono tutti frastagliati e quando ho lasciato il nostro bel letto di alghe fredde e lisce mi sono spellato una gamba alla quinta battuta. Per fortuna, la ferita non ha sanguinato gran che, perché, quando c’è sangue in giro, arrivano gli squali.

Diana ha afferrato una focena per la coda e adesso giocano assieme. Io e Diana troviamo simpatiche le focene. Sono diverse dagli altri pesci, sono più simili a noi, però hanno dei figli, mentre noi non ne abbiamo.

Diana mi vede, e per gioco si nasconde dietro uno scoglio, facendo capolino. Cerco di acchiapparla girando intorno allo scoglio, ma lei balza in alto verso la superficie, e il suo corpo è un’ombra di bellezza sullo sfondo dell’acqua trasparente. La inseguo, lei si tuffa e mi sfugge. Diana piega le gambe, finché le ginocchia le toccano il mento, e scende a picco come un masso verso il “fondo”.

Ho preso una focena per la pinna. La focena sa che cosa voglio, e fila verso Diana, le gira intorno, le dà dei leggeri colpetti con il muso. Lei ride, ma continua a starsene appallottolata, con i capelli neri ondeggianti. È molto bella.

Tento gentilmente di aprire le braccia che lei tiene strette attorno alle ginocchia, ma lei resiste. Devo usare la forza. A Diana però non importa, perché sa che io l’amo.

Finalmente le apro le braccia, passo le mie braccia sotto le sue, la bacio a lungo. Lei cerca di liberarsi, ride, mi dà una gran gomitata, e finalmente sguscia dalla mia stretta. Rimango sorpreso. In fretta lei mi butta le braccia intorno al collo, mi sale sulle spalle, mi avvinghia con le gambe sottili alla vita. Dice che io sono una focena. Io rido. Lei mi sprona perché vada avanti, e io nuoto verso la superficie, ma i suoi pensieri mi dicono di andare nell’Antro.

Sì. Fendo l’acqua adagio e sento il tepore del suo corpo contro la mia schiena, mentre lei abbandona il capo sulle mie spalle e sorride.

Le Facce continuano a guardare. Tante volte ho cercato una parolaccia per dimostrare loro tutto il mio odio. Sono sicuro che prima o poi la troverò.

— Quale numero di pianeti è stato infestato dai Terreni?

L’umanoide peloso si curvò sul tavolo fissando l’umanoide inferiore seduto nell’unica alta sedia della stanza. Abbassò gli occhi e si grattò distrattamente il polso coperto di pelo folto. Rialzò lo sguardo.

— Il numero è quarantatré, beush — rispose l’altro.

— E il numero di pianeti distrutti?

— Sono stati lanciati quarantatré missili planetoidi, che sono esplosi contemporaneamente senza registrare perdite da parte nostra, beush — rispose, in forma indiretta, il vice-beush.

Faceva caldo nella stanza: il beush passò pigramente la mano su un pannello lievemente fosforescente.

Subito fece più fresco, e una femmina dai grandi occhi, con una pelliccia serica color ocra, molto apprezzata dalla maggior parte degli umanoidi, entrò portando due bicchieri pieni di un liquido trasparente e inodoro: una bevanda che piaceva moltissimo agli umanoidi. Anche l’umanoide inferiore venne trattato eccezionalmente bene.

Per un momento la stanza fu immersa nel silenzio, mentre i due sorbivano le bibite con le loro labbra nere. Il beush, come era consuetudine, parlò per primo.

— Mettetemi al corrente dell’attività del controspionaggio anti-Energi. Non trascurate i particolari.

— Sarò il più preciso possibile, beush — cominciò l’assistente, con tono improntato alla massima deferenza. — Il piano di ricerca Luce e Forza degli Energi è in corso di attuazione in un punto di un pianeta, per l’esattezza il pianeta Energa, secondo quanto ha appurato il nostro servizio spionaggio. Gli Energi hanno una non-necessità di tenere il segreto sul loro piano di Ricerca Luce e Forza, innanzitutto perché tutti i centri sono protetti dalle Cupole di Forza, in secondo luogo perché sfioriamo l’impossibilità pensando che qualcuno riesca a camuffarsi in modo tale da essere non-individuabile. — L’assistente tacque e parve esitare un istante.

— E gli Energi — riprese il beush — sono semi telepatici o empatici?

— Affermativi — disse l’assistente.

— Dunque avete una terza ragione — osservò il beush.

— Siano rese grazie a voi, beush, così è.

Il beush annuì, approvando. — Continuate pure, ma esitate non-di frequente, altrimenti sarà necessario discutere della cosa nel post-presente.

L’assistente ebbe un brivido.

— Senza dubbio, affermativo. Beush, la vostra memoria vi riferisce che cinque periodi ante-presente, quando esisteva la Tregua tra Energi, Terreni e noi, ci fu un’epoca in cui furono scambiati in amicizia doni dei tre pianeti-nuclei. I Terreni decisero di donare agli Energi un immenso “aquarium”, cioè una cella parzialmente trasparente contenente una collezione di esemplari delle forme di vita terrene in grado di respirare nell’atmosfera densa dei mari della Terra. Ma, come indirettamente affermò un messaggio del Consiglio Terreno, i Terreni degeneri non-possedevano una nave spaziale in grado di trasportare l’“aquarium” a Energia. Essendo le nostre navi le più grosse del Patto, ci fu fatta richiesta dai Terreni perché lo trasportassimo noi. Questi avvenimenti ebbero luogo prima che i Terreni diventassero perniciosi alla nostra causa. Noi ci impegnammo, ma anche la nostra nave maggiore si rivelò lenta, perché l’energia fisica necessaria a trasportare il peso della cella nello spazio curvo divenne in breve eccessiva per quattro generatori soltanto. Fu necessità imperativa prevedere una traiettoria maggiore per la traversata lungo lo spazio normale. Durante il viaggio di trasporto sorsero degli attriti tra le Razze del Triplice Patto. Come la vostra memoria vi riferisce, l’“aquarium” era ancora nello spazio quando divenne per noi necessario cancellare l’intera razza dei Terreni. Il messaggio d’annientamento arrivò in ritardo agli Energi, così che il Tempo ci ha permesso di avviare un piano di spionaggio anti-Energi, reso necessario dal fatto che gli Energi sarebbero stati inquieti dalla nostra azione anti-Terreni e che indubbiamente avrebbero intrapreso un’azione contro noi stessi.

“A vostra insaputa, beush, e a insaputa delle masse, un piccolo legno da diporto, assolutamente insignificante, fu estratto dallo Spazio Terreno e non-distrutto quando le bombe esplosero. A bordo c’erano due Terreni. Veri Terreni di nascita. Una era maschio, l’altro femmina. I due, nella loro civiltà, erano socialmente e religiosamente uniti in una cerimonia detta “matrimonio”. L’attrazione sessuale, il bisogno di protezione e un’emozione che siamo stati non-in grado di analizzare, univano questi due esseri e li rendevano adattissimi ai nostri scopi.”

L’assistente guardò il beush, prese il bicchiere pieno a metà, e prima ancora di vuotarlo, finì a terra ai piedi del beush.

Subito questi aiutò l’umanoide a reggersi sulle gambe malferme, accompagnandolo con un: — Passiamo in sala-protezione, assistente.

Entrarono nell’ambiente bene illuminato, e subito s’infilarono nelle pesanti tute metalliche. Si sedettero, e il beush disse: — Come la vostra memoria vi dice, l’esplosione fu dovuta a una bomba lanciata dai Ribelli. Dobbiamo indossare la protezione anti-raggi. Per questo motivo e per il pericolo rappresentato dagli Energi, voi capite perché ci occorre la formula delle Cupole di Forza, “immediatamente”.

C’era una nota di minaccia nella sua voce. L’assistente tremò con violenza. Con uno dei rari sorrisi di quella razza umanoide il beush riprese: — Dovete non-preoccuparvi. Riprendete il rapporto, se siete d’accordo.

— D’accordo — fu la risposta immediata e l’assistente riprese: —I due umani erano perfetti per il Piano. Prima che gli Energi ricevessero il messaggio sulla distruzione della razza, divenne necessario inviare un nostro agente su Energa, nei pressi delle Cupole di Forza. Presupponemmo che lo “aquarium” sarebbe stato installato nel centro più importante di Energa. Presupposto corretto, ma non-sapendolo con certezza, decidemmo di perpetuare il Piano, prendendo come base lo “aquarium”.

“Uno dei nostri più esperti calcolatori protoplasmatici stabilì le ultime fasi del Piano. Bisognava sottoporre i due Terreni alle radiazioni, per ottenere due Terreni in grado di trarre l’ossigeno normale dall’H2O, cioè dall’atmosfera dell’“aquarium”, catalogandoli come esseri acquatici semi-intelligenti dei mari Terreni. Un piano semplice ma efficace. Qual è il vostro parere?”

— Senz’altro favorevole — fu la risposta. — E per quanto riguarda il metodo di info-intercezione?

L’aiutante proseguì senza esitare: — Uno sferoide ipercomplesso, con intercettori radio, un visore, un registratore e vari micro-strumenti d’intelligenza generale furono collocati nel cranio del maschio. Lo sferoide ha un non-diretto controllo sull’organismo. Un altro agente fu posto ai controlli all’altro capo degli apparecchi.

— Siete voi l’agente?

— Rispondo con un’iper-affermazione.

Oggi ho fatto due cose. Ho scovato la parola per esprimere tutto il mio odio alle Facce. Me l’ha suggerita la Voce. Quando ho interrogato la Voce, ha riso e mi ha detto che la parola da usare era “maledetti”. Così oggi ho ripetuto tre volte: “Maledette Facce. Maledette”.

Diana e io abbiamo deciso che vogliamo avere un bambino. Forse anche gli altri pesci vogliono un figlio e ce l’hanno. Noi lo vogliamo.

—I due Terreni sono biologicamente così mutati e così prossimi ai robot, che la riproduzione è fisicamente impossibile, beush.

Il beush ignorò l’obiezione dell’assistente.

— Ho ricevuto copie con la traduzione dei loro pensieri — disse. — C’è qualcosa di strano e di molto forte quando il maschio dice “voglio”. Esigo spiegazioni.

— Assicuro che ci sono assolutamente non-pericoli di riproduzione.

No, Diana non è ammalata. Credo che aspetti un bambino.

— Entità, assistente! Mi avete giurato che c’è non-pe­ricolo di riproduzione.

— State tranquillo, beush.

— Ma i suoi pensieri!

— State tranquillo, altissimo beush.

Oggi c’è tanto sangue nell’acqua. Sta nascendo il bambino di Diana e sono arrivati gli squali. Tanti. Non ne ho mai visti tanti così. Ho paura.

Noi due vogliamo bene alle focene che adesso ci aiutano: cacciano via i pescicani e anzi ne feriscono e ne uccidono addirittura qualcuno.

— E Voi, Entità, dello spazio curvo! È avvenuta la ri­produzione.

— Nobile beush — gridò l’assistente. — La cosa è fisicamente impossibile. Sono però esseri in via di trasformazione ed è non-impossibile che posseggano in un certo grado la Forza mentale.

— In che grado? Quale grado può giungere alla riproduzione quando è fisicamente impossibile? — Il beush parlava in tono sarcastico. — Fin dove arriveranno?

— Non-lontano. Siamo in non-pericolo, perché abbiamo studiato i loro istinti e le loro emozioni, scoprendo che non possono abbandonare l’“aquarium” che è il loro ambiente a meno che qualcuno glielo suggerisca. Ma non c’è nessuno che possa farlo.

Oggi ho mandato al diavolo le Facce per ben nove volte, e alla fine ho voluto che se ne andassero. Gli “oblò” sono diventati neri. È stato proprio come quando gli squali si allontanano. Continuo a non capire.

La Voce mi ha borbottato tante cose inutili in questi giorni: una bella seccatura, perché io devo concentrarmi tutto su Diana e sul bambino. Così ho voluto che la Voce smettesse. E lei ha smesso.

— Dannazione a voi, Entità, assistente! Lo sferoide ha cessato di esistere, assistente. Fino a che punto arriveranno, assistente?

Il beush si alzò, strillò istericamente per tre secondi e poi scaricò l’arma nella nuca dell’assistente.

Oggi sono arrivati ancora i pescicani, perché Diana ha avuto un altro bambino. Diana sta male, e c’è più sangue dell’ultima volta. Ha una brutta faccia quando sta male, ed è molto meglio quando dorme. E io voglio che dorma.

Adesso ha un bellissimo viso, con un sorriso sulle labbra.

— Hanno cessato di esistere quattordicimila Energi, anche lo sferoide ha cessato di esistere, e c’è stata un’altra riproduzione. Fino a che punto arriveranno?

Sono già passati centinaia di giorni. Le Facce sono riapparse ma io continuo a volere che se ne vadano. Diana ha avuto diciotto bambini. Ormai i primi nuotano e giocano con le focene. Diana e io passiamo il tempo a educare i bambini, a mostrargli le cose, a trasmettergli i nostri pensieri toccandoli.

Oggi ho scoperto che i bambini non hanno le Voci. Io voglio che abbiano le Voci, ma i pensieri dei bambini mi dicono che non è giusto avere una Voce.

Il ragazzo più grande dice che dovremmo lasciare la “vasca”, che intorno a noi ce n’è un’altra più grande, e che è più facile muoversi in quell’altra vasca. Dice anche che dobbiamo guardarci dalle Facce. È strano, eppure il ragazzo è un ottimo figliolo. Tante volte prevede che una cosa capiterà prima che avvenga. È proprio un bravo ragazzo.

È quasi alto come me. La ragazza maggiore è bella come Diana, e il suo corpo è morbido e bianco come il suo, ma ha i capelli biondi anziché neri, perché io li ho voluti così. Il ragazzo le vuole un gran bene, e io li ho visti spesso insieme.

Domani gli spiegherò che se vuole qualcosa, l’otterrà. Così vorrà avere un bambino.

— Dunque? Gli Energi vogliono annientare lo “aquarium”? Hanno dichiarato guerra contro di noi? Guerra? Maledette Entità! Maledette.

Il disintegratore entrò ancora una volta in azione, e stavolta contro l’occhio arancione del beush, per volere suo e per il suo bene.

Bene, se io volessi che la Voce tornasse, non sarebbe poco sorpresa nel sapere che Diana ha avuto ventiquattro bambini, e che i tre ragazzi maggiori ne hanno già avuti quattro. La Voce sarebbe anche stupita di sapere che ci siamo messi in ventinove e abbiamo voluto che le Facce morissero, come ci disse di fare il ragazzo maggiore. Non si può ancora dire, ma secondo il ragazzo sono morte sei milioni di Facce. La cosa mi sembra impossibile, ma il ragazzo ha sempre ragione.

Domani lasciamo la vasca. Noi vogliamo lasciarla, perché sta diventando troppo affollata. Il ragazzo dice che al di là della grande vasca c’è tanto spazio per tutti i bambini che Diana potrà avere se vivrà per sempre. Per sempre, dice lui. Sarebbe bello vivere per sempre. Penso che “vorrò” vivere per sempre.

 

 

Le facce dietro il vetro (The Faces Outside) – Bruce McCallister – Worlds of If, luglio 1963

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