Lo strano caso delle gemelle Eriksson

Sabina e Ursula Erikkson nacquero a Sunne, Värmland, in Svezia, il 3 novembre 1967. Gemelle dunque, sorelle minori di Mona e Björn.

Nel 2000 Ursula viveva negli Stati Uniti mentre Sabina viveva a Mallow, nella contea di Cork, in Irlanda, con marito e due figli.

Non si sa nulla di loro fino al 2008.

Venerdì 16 maggio di quell’anno Ursula andò in Irlanda dalla sorella e, con un traghetto, raggiunsero Liverpool alle 8:30 del sabato 17.

Non si è mai saputo perché, ma le azioni successive qualche dubbio lo tolgono.

Giunte a Liverpool, si recarono alla stazione di Polizia di St. Anne Street, perché preoccupate per la sicurezza dei bambini di Sabina.

Il sergente di servizio di quella mattina raccolse la loro deposizione, e, scrupolosamente, contattò la stazione di Polizia di Cork, dalla quale apprese che Sabina e il marito la sera precedente avevano avuto un’accesa discussione.

Intorno alle 11:30 di quella mattina, dopo aver lasciato la stazione di Polizia, la coppia salì a bordo di un pullman della “National Express” diretto a Londra.

Durante una delle soste del bus, in un’area di servizio a Keele, a circa 270 chilometri da Londra, l’autista le fece scendere. In realtà lo stesso dichiarò che la sosta a Keele non era prevista, ma le due sorelle avevano avuto un comportamento alquanto strano fin dalla partenza.

Infatti, al momento di salire sul bus, le due sorelle non avevano permesso di caricare i bagagli in stiva, tenendoli stretti e non permettendo neanche il controllo degli stessi. Dal 2001, come noto, i bagagli sono controllabili dall’autorità o dall’azienda che effettua il trasporto per motivi di sicurezza.

Poi, quando nei pressi di Birmingham le due ragazze iniziarono a dare in escandescenza, urlando e comportandosi come possedute, ovviamente infastidendo gli altri passeggeri, l’autista le obbligò a scendere nell’autogrill.

La direttrice della stazione di servizio, informata dei fatti dall’autista e sospettosa per il loro comportamento, chiamò la polizia. Gli agenti intervenuti parlarono con le gemelle, ma se ne andarono dopo aver notato che le donne sembravano innocue.

Le due iniziarono a percorrere l’autostrada M6 rimanendo sul ciglio della strada e a pochi chilometri dalla Stazione di Servizio provarono ad attraversare la strada.

La M6 è l’autostrada più lunga e trafficata dell’Inghilterra, e unisce Londra a Glasgow, passando da Liverpool e Manchester. Il tratto peggiore dal punto di vista traffico è proprio quello tra Liverpool e Londra, quindi le sorelle ebbero non pochi problemi ad attraversarla.

Proprio nel tentativo di passare da un lato all’altro dell’autostrada, Sabina fu presa in pieno da una Seat León, provocando notevole caos nel traffico.

Avvisata dell’incidente dalla società autostrade, la Polizia arrivò in pochi minuti. Caso volle che proprio con quella pattuglia fosse presente una troupe di Traffic Cops, serie di documentari britannici che seguiva le unità di polizia stradale nel loro lavoro.

Mentre erano sulla corsia di emergenza a valutare il da farsi con l’altra sorella Ursula, quest’ultima iniziò improvvisamente a correre verso il centro dell’autostrada, venendo presa in pieno da un autoarticolato Mercedes-Benz Actros 2546 che viaggiava a circa 90 km/h.

Sabina, che nel frattempo era stata soccorsa dai poliziotti, si divincolò e anche lei si gettò nel traffico, e fu colpita da una Volkswagen Polo che viaggiava ad alta velocità.

Incredibilmente, entrambe le sorelle erano vive.

Ursula era messa peggio, aveva entrambe le gambe rotte e fu immobilizzata dai paramedici, ma provò a rifiutare l’assistenza medica, sputando, graffiando e urlando. Diceva

“Ti riconosco – so che non sei reale!”.

Sabina, invece, che inizialmente era rimasta incosciente, appena sveglia iniziò ad urlare:

“Ti ruberanno gli organi!”

e, con gran sorpresa di tutti, si sollevò da terra e, dopo aver colpito un poliziotto, si ributtò in mezzo al traffico.

Per fortuna questa volta non fu colpita, ma fu raggiunta dalla Polizia e ammanettata e sedata.

Date la somiglianza dei loro comportamenti, fu rapidamente sospettato un patto suicida o l’uso di droghe.

Ursula fu elitrasportata in un ospedale, mentre Sabina, dopo essere stata velocemente visitata, risultò solo leggermente contusa e fu quindi tenuta in custodia dalla Polizia per una notte.

C’è da dire che dalle analisi effettuate sulle due gemelle non si riscontrò nulla di anomalo: niente alcool, droghe o farmaci assunti, niente che indicava cosa avesse scatenato un comportamento simile da parte di due persone apparentemente normali.

Apparentemente calma, Sabina fu giudicata per direttissima e condannata a un giorno di custodia per l’accusa di infrazione stradale e per aver colpito un agente di Polizia, il tutto senza alcuna perizia psichiatrica.

Avendo trascorso una notte in cella, la pena fu considerata scontata.

Così, il 19 maggio Sabina Eriksson fu rilasciata dai tribunali inglesi.

Con un sacchetto di plastica contenente tutti i suoi beni, Sabina iniziò a cercare l’ospedale dove era stata ricoverata Ursula.

Intorno alle sette di sera, due uomini, Glenn Hollinshead, 54 anni, paramedico ed ex aviatore della R.A.F., ed il suo amico Peter Molloy, stavano passeggiando con il cane del primo in Christchurch Street, a Fenton, un quartiere a sud est di Stoke-on-Trent, dove si era tenuto il processo.

Incrociarono Sabina, che iniziò ad accarezzare il cane e attaccò bottone, chiedendo poi dove fosse un bed and breakfast o un hotel nelle vicinanze.

Hollinshead ebbe pietà di lei e si offrì di ospitarla a casa sua nella vicina Duke Street. Sabina accettò e iniziò a raccontare come stesse cercando di localizzare sua sorella ricoverata in ospedale.

Molloy notò che c’era qualcosa che non andava, perché Sabina si guardava intorno con atteggiamento sospettoso, cosa che gli fece supporre che fosse in fuga da un partner violento.

Molloy mise in guardia il suo amico, soprattutto quando Sabina strappò loro le sigarette di bocca, affermando che potevano essere avvelenate.

Hollinshead gli fece cenno di non preoccuparsi, e a un certo punto Molloy salutò Sabina e Glenn e se ne andò.

Il giorno seguente, verso mezzogiorno, Hollinshead chiamò suo fratello chiedendogli di aiutarlo a cercare la sorella di Sabina negli ospedali locali.

Alle 19:40, mentre preparava la cena, Glenn uscì di casa per chiedere a un vicino delle bustine di tè e poi tornò dentro.

Un minuto dopo barcollò di nuovo fuori, sanguinante, e disse

“Mi ha pugnalato”,

prima di crollare a terra e morire rapidamente per le ferite riportate.

Mentre i vicini chiamavano il “999”, Sabina fuggì, con in mano un martello, con il quale si percuoteva la testa.

Un automobilista di passaggio, vista la scena, provò a bloccare Sabina, ma la sua coraggiosa azione ebbe il solo risultato di procurargli un trauma cranico, in quanto Sabina prese un mattone e glielo scagliò sulla testa, tramortendolo.

Nel frattempo erano arrivate le Forze dell’Ordine e i paramedici.

Questi ultimi, vista Sabina, iniziarono a inseguirla, e rimasero a bocca aperta quando la ragazza, per sfuggire all’inseguimento, saltò da un ponte alto 12 metri sulla A50, una superstrada che collega Londra e Leicester.

Miracolosamente, ancora una volta, Sabina sopravvisse, questa volta rompendosi qualche osso, però. Con due caviglie fratturate e una lesione cranica, fu portata al “University Hospital of North Staffordshire”, sempre lì a Stoke-on-Trent.

Il 6 giugno 2008 fu emesso il mandato di arresto in Ospedale, per scongiurarne un’altra, eventuale, fuga e l’11 settembre 2008, quando Sabina fu dimessa, pur sulla sedia a rotelle, fu presa in custodia dalla Polizia e accusata di omicidio volontario.

Ursula, nel frattempo, era stata dimessa e si era trasferita prima in Svezia, e poi era tornata negli Stati Uniti.

Il processo era previsto per febbraio 2009, ma fu rinviato dopo che il tribunale ebbe difficoltà a ottenere le sue cartelle cliniche dalla Svezia. Iniziò quindi il 1° settembre 2009.

Il giorno dopo, assistita dal suo avvocato, Sabina si dichiarò colpevole di omicidio colposo, mai spiegando le proprie azioni. Anche l’accusa ci mise del suo, perché non usò né fece cenno a quanto accaduto sull’autostrada M6.

Sia l’accusa che la difesa sostennero che Sabina era pazza al momento dell’omicidio, secondo una patologia chiamata “folie à deux”.

Il “disturbo psicotico condiviso” o “folie à deux” (letteralmente, “follia condivisa da due”) è una rara sindrome psichiatrica nella quale un sintomo di psicosi (spesso una convinzione delirante, di tipo paranoica) viene trasmessa da un individuo all’altro.

La tesi fu accolta dal giudice Saunders, che concluse che Sabina aveva un livello “basso” di colpevolezza per le sue azioni:

“I understand that this sentence will seem entirely inadequate to the relatives of the deceased. However, I have sentenced on the basis that the reason for the killing was the mental illness and therefore the culpability of the defendant is low and therefore the sentence I have passed is designed to protect the public. It is not designed to reflect the grief the relatives have suffered or to measure the value of Mr Hollinshead’s life. No sentence that I could pass could do that. It is a sentence which I hope fairly measures a truly tragic event.

[Sabina was] suffering from delusions which she believed to be true and they dictated her behaviour. It is not one of those cases where the defendant could have done something to avoid the onset.”

(Capisco che questa sentenza sembrerà del tutto inadeguata ai parenti del defunto. Tuttavia, ho condannato sulla base del fatto che la ragione dell’omicidio era la malattia mentale e quindi la colpevolezza dell’imputato è bassa e quindi la sentenza che ho pronunciato è elaborata per proteggere il pubblico. Non è cooncepito per riflettere il dolore che i parenti hanno sofferto o per misurare il valore della vita di Hollinshead. Nessuna sentenza che potrei pronunciare potrebbe farlo. È una sentenza che spero sia equa per un evento veramente tragico.

[Sabina] soffriva di deliri che credeva essere veri e dettavano il suo comportamento. Non è uno di quei casi in cui l’imputato avrebbe potuto fare qualcosa per evitarne l’insorgenza.)

Sabina fu condannata a cinque anni di prigione e fu mandata nella prigione femminile di Bronzefield. Avendo già trascorso 439 giorni in custodia prima della condanna, uscì di prigione nel 2011.

Il fratello di Glenn Hollinshead, Garry, fu critico nei confronti del sistema giudiziario, affermando:

“We don’t hold her responsible, the same as we wouldn’t blame a rabid dog for biting someone. She is ill and to a large degree, not responsible for her actions. But her mental disorder should have been recognised much earlier”.

(Non la riteniamo responsabile, così come non daremmo la colpa a un cane rabbioso per aver morso qualcuno. È malata e, in larga misura, non è responsabile delle sue azioni. Ma il suo disturbo mentale avrebbe dovuto essere riconosciuto molto prima.)

6 pensieri riguardo “Lo strano caso delle gemelle Eriksson

  1. Scusa se mi permetto di fare una critica a questa storia.
    Vero è che io sono molto scettica sul paranormale, perciò abbastanza prevenuta, però questa storia manca di logica. Tutto il racconto, così come riportato, è privo di logica, mancano molte parti che dovrebbero collegare i vari episodi. Per esempio, che cosa facevano nel frattempo gli altri famigliari? Che cosa ha detto il marito di Sabina? Che cosa si sa del comportamento delle due gemelle prima che si separassero e andassero a vivere lontane? Che cosa si sa della loro famiglia di origine? Forse erano già poco normali fin dall’infanzia e magari con tare ereditarie.

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