Il più grande di tutti

Il 2 gennaio scorso è stato un centenario importante per gli appassionati di fantascienza.

Infatti il 2 gennaio 1920 (ma sulla data di nascita è sempre sorto un dibattito), nasceva a Petroviči, vicino a Smolensk, nella Repubblica Sovietica Federale Socialista Russa (la Russia zarista non esisteva più, ma non era ancora nata l’Unione Sovietica), Isaak Judovič Ozimov.

Orsù, giovane lettore, non mi dire che non hai capito di chi sto parlando!

Ma di Isaac Asimov*!

Figlio di Judah Ozimov e Anna Rachel Berman, cambiò il nome all’atto del suo trasferimento con la famiglia a New York nel 1923, dove i genitori emigrarono dalla madre patria in quanto ebrei.

Come dicevo, sulla data di nascita non ci sono versioni ufficiali, in quanto in Russia in quel periodo si usciva dalla Rivoluzione di Ottobre e si era entrati nella guerra civile. Pertanto, le registrazioni delle nascite non potevano essere accurate, ed è possibile che Asimov sia nato in realtà prima, addirittura il 4 ottobre 1919, anche se lui ha sempre asserito di aver festeggiato il compleanno il due di gennaio.

La data di nascita di Isaac fu cambiata temporaneamente dalla madre in 7 settembre 1919 per permettergli di iniziare la scuola in anticipo. Aveva una sorella, Marcia (nata Manya nel 1922) e un fratello minore, Stanley, nato nel 1929.

Dopo aver fatto dei lavoretti in giro per New York, il padre Judah, nel 1926, acquistò un negozio di dolciumi nel quartiere di Brooklyn, ed è lì che il piccolo Isaac imparò a leggere, da autodidatta, a 5 anni. Infatti a quei tempi i “candy stores” americani non vendevano soltanto dolciumi, ma anche giornali e riviste.

Isaac si appassionò alla lettura di riviste di “science fiction”, cioè di fantascienza, che da lì a poco, anche grazie ad Asimov stesso, avrebbero vissuto la loro età dell’oro.

Asimov iniziò la sua carriera scolastica alla scuola pubblica nel 1925. Frequentò quindi la East New York Junior High School, dove fu collocato in un corso di rapido avanzamento, e si diplomò nel giugno 1932.

Entrò alla Boys High School e si diplomò nel 1935. Dopo pochi giorni di City College si trasferì al Seth Low Junior College di Brooklyn, che gli offrì una borsa di studio di 100 dollari.

Il college chiuse, e Asimov si trasferì alla Columbia University, dove si laureò nel 1939 in chimica. Conseguì il master in chimica nel 1941.

Nel 1948, dopo la guerra, ottenne il grado di Ph.D. in biochimica, sempre alla Columbia.

Il 26 luglio 1942, Asimov sposò Gertrude Blugerman. Ebbero due figli, David e Robyn, prima di separarsi nel settembre 1970 e divorziare tre anni dopo.

Il 30 novembre 1973, Asimov sposò in seconde nozze Janet Jeppson, che gli è rimasta accanto fino alla fine e alla quale lo scrittore ha spesso dedicato i propri scritti.

Tornando all’infanzia, all’età di 11 anni Isaac ebbe in regalo una penna, così iniziò a scrivere; la sua prima opera si intitolava “The Greenville Chums at College”. Il primo racconto ad essere pubblicato, sul giornale scolastico delle scuole superiori, fu “Little Brothers”, nel 1934.

Dopo che John Cambell, direttore di “Astounding”, rifiutò tre racconti, “Cosmic Corkscrew”, “Stowaway” e “This Irrational Planet” nel giugno, luglio e settembre del 1938, “Marooned Off Vesta (Naufragio al largo di Vesta)” fu accettato da “Amazing Stories” in ottobre e uscì nel gennaio del 1939.

Non starò qui ad elencare tutti i libri che ha scritto Asimov, anche perché, alla domanda “quanti libri ha scritto Asimov?”, Edward Seiler e John H. Jenkins, curatori delle “frequently asked questions about Isaac Asimov” sul sito “asimovonline”, hanno risposto:

“Risposta veloce: un sacco. Centinaia. Risposta più approfondita: dipende da quale criterio si usa per contarli.”

Risposta mia: circa 500.

E non stiamo parlando solo di fantascienza. O meglio, stiamo parlando della migliore fantascienza (e dopo spiegherò perché) che sia mai stata scritta, più alcuni dei migliori testi di divulgazione scientifica, più romanzi gialli, più libri per ragazzi, più sceneggiature per film, più testi di storia.

Insomma, un vero “onnivoro” della scrittura, che visse più vite: biochimico, professore, editore e, soprattutto, scrittore.

Dopo il primo matrimonio, a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, venne impiegato come chimico presso il Naval Air Experimental Station di Filadelfia insieme ai colleghi scrittori Robert A. Heinlein e L. Sprague de Camp.

Nel 1945 Asimov venne arruolato come soldato semplice e inviato prima a Camp Lee (Virginia), poi a Honolulu, dove avrebbe dovuto partecipare al primo esperimento atomico del dopoguerra, ma venne rimandato a casa poco prima.

Dopo il dottorato, collaborò con il professor Robert Elderfield, compiendo ricerche su nuovi farmaci per la cura della malaria, diventando poi professore di biochimica a Boston.

Nel 1958 smise con l’insegnamento e passò alla scrittura a tempo pieno.

Nel 1977 venne ricoverato in ospedale a causa di un attacco cardiaco, che ne minò la salute anche negli anni successivi.

La sua attività si concluse il 6 aprile 1992, quando morì per arresto cardiaco: era stato infettato dal HIV durante una trasfusione di sangue nel 1983, subita in seguito ad un’operazione di bypass cardiaco.

Dopo una vita straordinaria, Isaac Asimov morì lasciando incompleta la sua grande narrazione cosmica, ma consentendo ai posteri di continuare, sviluppare ed espandere quella storia che per mezzo dei loro scritti, ispirati dal lavoro di Asimov, continua a crescere e fa sopravvivere la fantascienza.

Asimov, in vita, aveva paura di volare, era completamente inetto in ogni attività atletica che richiedesse coordinazione e non imparò mai a nuotare o ad andare in bicicletta. Ma aveva 160 di Q.I.

Asimov era anche claustrofilo, nel senso che stava bene in posti chiusi e senza finestre, preferibilmente con luce artificiale.

Esattamente come uno dei migliori scrittori di storie di Far West, Gianluigi Bonelli, in base alle sue sole cognizioni “letterarie”, nel 1948 diede vita a Tex Willer, senza essere mai stato prima in Texas, Arizona e Colorado, così Isaac Asimov scriveva di viaggi spaziali e si batteva per la causa della razionalità avendo una irragionevole paura dell’altezza e del volo.

Sono le contraddizioni di un grande scrittore.

Perché considero la fantascienza di Isaac Asimov la migliore fantascienza mai scritta?

Intanto, perché piace a me, e già questo ha un valore soggettivamente elevato.

Secondo motivo, pur essendo spesso profetico, soprattutto negli anni ’80, in Asimov non c’è una grande trama descrittiva, ma molto è incentrato sui dialoghi. Ciò rende immortali certe opere.

Già, perché non descrivendo mai un computer, né una tecnologia del futuro, ma solo accennandola, lascia al lettore la possibilità di metterci di volta in volta quello che più gli aggrada.

Se un ragazzino legge un libro giallo di Raymond Chandler, in cui, per esempio, l’investigatore Philip Marlowe picchietta le dita su una macchina da scrivere, il ragazzino non sa cosa di cosa stia parlando l’autore, perché la macchina da scrivere è obsoleta e superata.

Mentre, allo stesso modo, leggendo della buona fantascienza, quella senza computer a cui accennavo nell’esempio, questa avrà delle caratteristiche che la renderanno immortale.

Terzo, ma non ultimo, in Asimov non ci sono alieni. Mondi alieni, sì, ma alieni molto pochi.

Il motivo principale è questo: John W. Campbell era il mentore di Asimov, e dopo un po’ di scontri dovuti al fatto che l’editore aveva il brutto vizio di cambiare titoli e nomi dei protagonisti dei racconti di Asimov, questo si fece furbo presentandogli racconti che sapeva avrebbe accettato senza batter ciglio e, soprattutto, senza correzioni.

A Campbell, in particolare, piacevano i racconti in cui gli esseri umani si rivelavano superiori ad altre intelligenze, perfino quando le altre forme di vita erano più progredite dal punto di vista tecnico. In pratica, l’uomo doveva predominare sulle altre civiltà.

Asimov, che non apprezzava il punto di vista campbelliano basato sulla convinzione della “naturale superiorità degli americani sui non-americani” e dello “stereotipo del biondo nordico come autentico rappresentante dell’Uomo Esploratore, dell’Uomo Audace, dell’Uomo Vincitore”, risolse la cosa eliminando il confronto diretto tra specie aliene, rendendo l’uomo padrone assoluto e incontrastato della galassia.

Comunque, la presenza di alieni è ridotta a pochi esempi, e quasi mai in contrasto con gli umani, e questo è per me un motivo di validità.

L’invasione aliena è un tema classico della fantascienza, e il più delle volte è affrontata dal punto di vista sbagliato (l’ho spiegato più volte su questo blog): quanto ci metteremmo ad eliminare un formicaio?

È impensabile che una civiltà aliena in grado di raggiungere la terra si mettesse solo ad osservarci o a cercare il dialogo, quando con la loro tecnologia ci metterebbero davvero poco ad eliminarci tutti.

Quindi, Asimov è stato uno dei più grandi di tutti i tempi, sia nella divulgazione scientifica, sia nella fantascienza.

E su questo, possiamo essere tutti d’accordo.

Post Scriptum numero 1.

Le tre leggi della robotica sono:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda legge.

In “I robot e l’Impero” venne estrapolata la Legge Zero, e le Tre leggi modificate in conseguenza (aggiungendo la postilla “A meno che questo non contrasti con la Legge Zero”):

  1. Un robot non può recar danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

Post Scriptum numero 2.

Come si pronuncia “Isaac Asimov”? In teoria, in inglese, si pronuncia “Aisic Esimov”, con la “s” dolce e la “o” chiusa. È possibile anche la pronuncia “Esimof”. Asimov suggeriva di pronunciare il suo cognome come la frase “Has Him Off” togliendo le “h”.

Il sottoscritto, conscio di non essere bostoniano, ma di Taranto, ha pronunciato, pronuncia e pronuncerà sempre il nome di Isaac Asimov così come si legge in italiano. Suvvia.

“Non c’è modo per cui da solo possa salvare il mondo, ma mi vergognerei di far passare un solo giorno senza provarci (Isaac Asimov)”.

9 pensieri riguardo “Il più grande di tutti

  1. L’idea di poter narrare – e bene – di argomenti mai vissuti di persona, lascia ampi margini a molte discussioni, anche teologiche se vogliamo.
    Certamente lo strumento migliore per gli scrittori è la fantasia e la capacità di astrazione. Poi, riguardo la fantascienza, sai che io non la amo. Non credo di aver mai letto nulla di Azimov, ma ho trovato divertente la “Guida galattica per autostoppisti”.

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  2. Il nome russo Ozimov si pronuncia asimòf, più o meno. Ma bisogna dire che gli italiani hanno orrore della pronuncia tronca di parole che terminano con una consonante, tant’è vero che anche i nomi dei gallici eroi, così come quello di Asimov, sono pronunciati sdruccioli, àsterix e òbelix, nonostante la loro evidente… parentela con le parole italiane asterìsco e obelìsco. E crème caramel da noi è diventato addirittura crencàramel, un dolce obbrobrio 😄
    Buona giornata.

    Piace a 2 people

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