Siamo noi i parassiti? – parte prima

“Il colera tra il 1817 e il 1823 ha provocato molte decine di migliaia di morti tra India, Birmania, Thailandia, Malesia e Cina proseguendo poi la propria espansione.

L’epidemia spagnola tra il 1918 e il 1920 uccise 40/50 milioni di persone nel mondo.”

Non sono scaramantico, ma è già il terzo secolo consecutivo in cui all’inizio degli anni ’20 c’è un’epidemia. Ma sarà vero?

Partiamo, come sempre, dall’inizio.

Si definisce epidemia (dal greco ἐπί + δήμος, epì-demos, cioè “sopra il popolo, sopra le persone”) il diffondersi di una malattia, in genere una malattia infettiva, che colpisce quasi simultaneamente una collettività di individui, ovvero una data popolazione umana, con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo, avente la stessa origine.

Poiché, in una data popolazione, ogni anno, è atteso il verificarsi di un certo numero di eventi patologici, un’epidemia comporta un numero di casi in eccesso rispetto ai valori attesi per quella determinata comunità sulla base delle esperienze e del numero di casi storici.

Una pandemia, invece (dal greco παν + δήμιος, pan-demos, “di tutto il popolo”), è un’epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata.

Le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:

  1. la comparsa di un nuovo agente patogeno;
  2. la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie;
  3. la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio.

Vediamo un po’ di storia.

La maggior parte delle pandemie sono state originate dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento; due esempi tipici sono l’influenza e la tubercolosi. Fra le pandemie più catastrofiche della storia ricordiamo:

  • Febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, 430 a.C. La febbre tifoide uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni. Questa malattia fiaccò la resistenza di Atene, ma la grande virulenza della malattia ha impedito un’ulteriore espansione, in quanto uccideva i suoi ospiti così velocemente da impedire la dispersione del bacillo. La causa esatta di questa epidemia non fu mai conosciuta. Nel gennaio 2006 alcuni ricercatori della Università di Atene hanno ritrovato, nei denti provenienti da una fossa comune sotto la città, presenza di tracce del batterio;
  • Peste antonina, 165-180. Un’epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del Vicino Oriente, uccise cinque milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus; pare che a Roma in quel periodo morissero 5.000 persone al giorno;
  • Morbo di Giustiniano, a partire dal 541; fu la prima pandemia nota di peste Partendo dall’Egitto giunse fino a Costantinopoli; secondo lo storico bizantino Procopio, morirono quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10.000 vittime al giorno. La pandemia si estese nei territori circostanti uccidendo complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale;
  • La Peste Nera, a partire dal 1300. Ottocento anni dopo la strage di Costantinopoli, la peste bubbonica fece il suo ritorno dall’Asia in Europa. Raggiunse l’Europa occidentale nel 1348 e fu causata dall’assedio tartaro alla colonia genovese di Caffa (l’odierna Feodosia) nel 1346 e successivamente portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea e si diffuse in tutta Europa uccidendo venti milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente);
  • Colera: nel periodo 1816-1826 Precedentemente confinata all’India, la malattia si diffuse dal Bengala fino alla Cina e al Mar Caspio; 1829-1851 Toccò l’Europa (Londra nel 1832), Canada, e Stati Uniti (costa del Pacifico); 1852-1860 principalmente diffusa in Russia, fece più di un milione di morti; 1863-1875 Diffusa principalmente in Europa e Africa; 1899-1923 Ebbe poco effetto sull’Europa grazie anche ai progressi nella salute pubblica; la Russia ne fu di nuovo colpita duramente; 1960-1966 L’epidemia chiamata El Tor colpì l’Indonesia, raggiunse il Bangladesh nel 1963, l’India nel 1964, e l’Unione Sovietica nel 1966;
  • L’influenza “spagnola”, 1918-1919. Iniziò nell’agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in Francia; Boston, nel Massachusetts; e Freetown in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più) in 6 mesi (circa 17 milioni in India, 500.000 negli Stati Uniti e 200.000 nel Regno Unito). Sparì dopo 18 mesi. Il ceppo esatto non fu mai determinato con precisione;
  • L’influenza “asiatica”, 1957-1958. Rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70.000 morti;
  • L’influenza “di Hong Kong”, 1968-1969. Il ceppo emerso a Hong Kong nel 1968, raggiunse nello stesso anno gli Stati Uniti e fece 34.000 vittime;
  • L’epidemia di HIV/AIDS, dal 1981. Si propagò in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, uccidendo circa tre milioni di persone. Dal 1996 una terapia farmacologica blocca il decorso della sindrome immunodepressiva, ma non elimina il virus dai corpi degli individui. Sebbene la malattia sia oggi cronicizzabile e raramente letale, ne continua il contagio, legato a fattori comportamentali.
  • La SARS, 2003. Non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong e di lì fino a Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni;
  • L’influenza “suina”, così chiamata perché trasmessa da questo animale all’uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 paesi. In Europa e paesi limitrofi, al 31-08-2009 i casi accertati sono 46.016 e le morti accertate sono 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati sono 2.910 finora. Nel mese di agosto 2010 l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali (cd. Fase post-pandemica).
  • Tifo: Emerso già ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta l’Europa nel 1489, in Spagna. Durante i combattimenti fra spagnoli e musulmani a Granada, i primi persero 3.000 uomini in battaglia e 20.000 per l’epidemia. Sempre per via del tifo, nel 1528 i francesi persero 18.000 uomini in Italia; altre 30.000 persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani. La grande armata di Napoleone fu decimata dal tifo in Russia nel 1811. Il tifo fu anche la causa di morte per moltissimi reclusi dei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
  • Vaiolo: L’incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo spesso fu causa di epidemie e pandemie violentissime. La popolazione dei Guanci delle isole Canarie fu completamente sterminata da un’epidemia nel XVI secolo. Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola nel 1518, e seminò il terrore in Messico intorno al 1520, uccidendo 150.000 persone (incluso l’imperatore) solo a Tenochtitlán; lo stesso morbo colpì violentemente il Perù nel decennio successivo.
  • Altre: Il morbillo fece altri due milioni di vittime tra i nativi messicani nel XVII secolo. Ancora fra il 1848 e il 1849, circa un terzo della popolazione nativa delle Hawaii morì di morbillo, pertosse e influenza.

Quindi, iniziamoci a tranquillizzare, almeno per quanto riguarda l’anno di diffusione (mi riferisco all’inizio di questo articolo).

Le epidemie e le pandemie, nella storia dell’uomo, ci sono sempre state e non hanno “scelto” un anno in cui comparire.

Detto questo, mi pare, dall’elenco che ho fatto, di poter affermare almeno un paio di cose:

  • Le maggiori epidemie, col tempo, sono scomparse. Infatti, all’inizio c’era la peste, poi il colera, poi il tifo, poi l’influenza. Ma attenzione: la peste, il colera e il tifo erano causate da un batterio; l’influenza da un virus (ci torno dopo);
  • Le maggiori epidemie hanno origine in paesi con un’igiene “approssimativa” o con abitudini alimentari “strane”.

Dicevo, alcune epidemie hanno origine batteriologica e altre virologica. Che differenza c’è tra batteri e virus?

Sebbene abbiano alcune caratteristiche comuni, come la capacità di trasmettersi da un individuo a un altro, e possano indurre, talvolta, patologie simili, sono microbi molto diversi tra loro.

I batteri sono organismi costituiti da una sola cellula (unicellulari) procarioti (ossia privi di nucleo cellulare), ma assimilabili a organismi viventi completi, poiché sono dotati di tutte le strutture e gli enzimi necessari per espletare le funzioni metaboliche fondamentali, potendo quindi vivere in modo indipendente e riprodursi autonomamente, per divisione cellulare.

I virus sono, mediamente, 100 volte più piccoli dei batteri (al punto da risultare invisibili al microscopio ottico), e non possiedono né una struttura cellulare completa, né tutti gli enzimi necessari per la sopravvivenza e la replicazione del proprio acido nucleico, che può essere costituito da DNA o RNA (in questo secondo caso vengono chiamati “retrovirus” e l’esponente più noto del gruppo è l’HIV).

Inoltre, i virus non posseggono ribosomi, che sono gli organelli cellulari indispensabili per produrre tutte le proteine esistenti in natura, quindi anche quelle che formano il capside virale, corrispondente all’involucro del virus.

Ciò rende i virus incapaci di riprodursi autonomamente e fa sì che, per potersi moltiplicare e causare infezioni, debbano entrare in una cellula ospite “completa” (che può essere una cellula animale o vegetale oppure una cellula batterica) e sfruttarne le strutture e gli enzimi di cui sono carenti. I virus che infettano e sfruttano cellule batteriche sono chiamati “batteriofagi”.

Riprendo le parole di Mamphela Ramphele, attivista e politica sudafricana, dandovi appuntamento al prossimo articolo per rispondere alla domanda: che cosa sta accadendo in questi giorni in Cina?

“[Per la] sfiducia nei confronti della scienza, controllata tradizionalmente dai bianchi, [c’è stata] paura di ammettere un’epidemia [quella dell’AIDS] che poteva facilmente essere usata per ravvivare i peggiori stereotipi razziali”.

 

 

 

8 pensieri riguardo “Siamo noi i parassiti? – parte prima

  1. Un solo accenno personale alla “suina” di cui si è ammalata anni fa una amica di famiglia.
    Nonostante non sia risultata a lei fatale, da allora non è mai stata più bene, ed oggi vive con la bombola.
    Quindi non fatale, ma terribilmente nociva.

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