The Boy General – prima parte

Uno dei motivi principali per cui uso ancora Facebook, oltre al fatto che mi ricorda i compleanni degli amici (dimentico il mio, figurarsi gli altri), è che tramite quella piattaforma social sono rientrato in contatto con tanti miei ex militari.

Infatti, quando ero nell’Esercito (1984-2000) i social non esistevano e anche se ci si scambiava il numero di telefono poi si finiva per perdersi di vista.

La cosa simpatica è che quando qualcuno dei ragazzi che hanno prestato servizio con me mi saluta, usa il grado che avevo al tempo della nostra conoscenza.

Quindi per quelli che mi hanno conosciuto a Merano sono il “Tenente”, mentre per quelli che ho avuto con me a Budrio sono il “Capitano”.

In realtà, da quando ho lasciato l’Esercito il grado non ce l’ho più, o, meglio, sono entrato nella cosiddetta “Riserva” e qualche grado in più ce l’ho, ma non è che mi importi più di tanto.

Qualche militare “famoso” invece, tiene, o ci tengono i suoi eredi, al fatto che venga ricordato con tanto di grado.

Un esempio famoso è il Generale Custer.

Nonostante non sia privo di ombre, come vedremo, è stato sempre celebrato come un eroe senza macchia e senza paura dalle cronache dell’epoca assieme agli altri “eroi del selvaggio West”.

E benché colloquialmente sia ricordato come “generale”, di fatto Custer non raggiunse mai quel grado; in realtà ebbe il brevetto, che era un grado temporaneo concesso per l’assolvimento di specifici incarichi o per la durata di una campagna o di una sola missione.

George Armstrong Custer è stato un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti d’America e comandante di reparti di cavalleria durante la guerra di secessione americana e le guerre indiane.

Cresciuto nel Michigan e nell’Ohio, Custer venne ammesso a West Point nel 1857 dove si diplomò nel 1861 come ultimo della sua classe.

Allo scoppio della guerra civile americana venne chiamato a servire nell’esercito dell’Unione.

Durante la guerra civile si guadagnò una buona reputazione e il suo battesimo del fuoco avvenne nella prima battaglia di Bull Run del 21 luglio 1861.

I suoi rapporti con alcuni importanti ufficiali favorirono la sua carriera, così come la sua capacità di comando di reparti di cavalleria.

Venne promosso capitano nel 1864 e ottenne il brevetto (rango temporaneo) di maggior generale dei volontari nel 1865.

Alla conclusione della campagna di Appomattox, nella quale le sue truppe giocarono un ruolo decisivo, Custer fu presente alla resa del generale Robert E. Lee nelle mani del generale Ulysses S. Grant il 9 aprile 1865.

Dopo la guerra di secessione Custer mantenne il brevetto di maggior generale dei volontari fino al loro congedo definitivo nel 1866.

Riassunto il grado di capitano che per progressione di carriera gli spettava, venne promosso tenente colonnello del 7th Cavalry Regiment nel luglio del 1866; nel 1867 fu invece destinato nell’ovest per prendere parte alle guerre indiane.

Con “guerre indiane” gli storici statunitensi usano descrivere una serie di conflitti armati tra i nativi americani e i coloni, principalmente europei, prima e poi con le autorità degli Stati Uniti d’America e il Canada.

Alcune delle guerre furono provocate da una serie di paralleli atti legislativi, come ad esempio l’Indian Removal Act (28 maggio 1830), unilateralmente promulgate dagli Stati Uniti e potenzialmente considerabili alla stregua di guerra civile.

In quegli anni, i pionieri continuavano ad affluire dall’Europa, e la necessità di fare spazio era una priorità del governo Americano.

Per farlo, però, prima di provare con un’azione di forza, il Governo americano decise di indire una “conferenza di pace”; in realtà, le conferenze di pace furono più d’una, ma non riscuotevano né consensi, né risultati.

Nell’ottobre del 1867 gli indiani si incontrarono con i commissari governativi, prima a Fort Laramie e poi a Medicine Lodge Creek, per discutere dell’assetto da dare alle terre reclamate a gran voce dai bianchi ma difese con archi e frecce dagli indiani.

Anche lì, tra traduzioni approssimative, promesse che nessuno era in grado di mantenere e scarsa capacità di comprendere “l’altro”, i risultati non è che fossero eccelsi.

Alla fine, però, fu firmato un trattato tra gli americani ed alcuni capi indiani, Pentola Nera, che era Cheyenne, Uccello Saltante, del popolo Kiowa e Dieci Orsi, dei Comanche.

Ai commissari governativi bastavano quei nomi importanti per essere autorizzati a dire che nel west, finalmente, ci sarebbe stata la pace.

Quello che non sapevano, o facevano finta di non sapere, è che per gli indiani il leader non era una guida politica, ma spirituale. Quindi quelle firme valevano davvero poco.

E la recrudescenza degli episodi lo dimostrò. La frontiera grondava di sangue, soprattutto bianco.

Kansas, Colorado e Texas proseguirono la triste conta giornaliera dei loro morti.

Gli indiani incolpavano gli agricoltori di voler trasformare le pianure, le loro terre, in terreno agricolo; accusavano la ferrovia di fare spaventare i bisonti che fuggivano via per non tornare.

Sostenevano la grande pericolosità delle lunghe colonne di carri dei pionieri. Essi attraversavano la loro terra disseminando sporcizia, tagliando gli alberi, portando terribili e sconosciute malattie e distribuendo l’alcool.

I bianchi, a loro volta e in ondate successive, occupavano la terra degli indiani e la presidiavano con l’uso delle armi, spingendosi poi sempre più avanti.

Philip Sheridan, il Generale a capo dell’esercito americano nelle pianure occidentali, diede l’incarico di punire severamente gli indiani a Custer, un autentico professionista della guerra, sempre avido di occasioni per coprirsi di gloria.

Custer prese l’incarico con la massima serietà. Addestrò il VII° Cavalleria come mai nessuno aveva fatto fino ad allora. Arruolò numerose guide della nazione Osage per sfruttarne le innate capacità di perlustrazione e di ricerca del nemico.

Quando ritenne che tutto fosse pronto partì in cerca degli indiani.

La prossima volta vedremo come George Armstrong Custer firmò, inconsapevolmente, la propria condanna a morte.

6 pensieri riguardo “The Boy General – prima parte

      1. Mi viene in mente un medico che conoscevo. Quando si è laureato si è fatto fare i biglietti da visita con su scritto “dottor Giuliano Maniero, medico chirurgo”. Poi ha fatto una specializzazione e ha rinnovato i biglietti da visita scrivendo “dottor Giuliano Maniero, medico chirurgo, specialista in X”. Poi ha fatto una seconda specializzazione e l’ha aggiunta. Poi ne ha fatto una terza e l’ha aggiunta. Quando è arrivato all’ottava ha rifatto per l’ennesima volta i biglietti da visita facendo scrivere: “dottor Giuliano Maniero, medico chirurgo”. Credo che il senso sia lo stesso del marinaio e del soldato.

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  1. Uno dei periodi storici che amo indagare, da quando (avevo 8 anni) mi regalarono questo libro:

    Nel quale si raccontano le imprese di Cavallo Pazzo e di molti altri condottieri dalla pelle rossa, alcuni dei quali furono strateghi eccellenti: Re Filippo (ovvero Metacom, capo dei wampanoag), Osceola dei seminole, Capo Giuseppe (il “Napoleone indiano”), Capitano Jack (chi ha mai sentito parlare dei modoc e della guerra dei Letti di Lava?), Geronimo e soprattutto Tecumseh, che sognò di creare una grande nazione indiana.
    A margine della vicenda di Custer, mi permetto di segnalarti, qualora non l’avessi già visto, questo articoletto che ho inserito nel mio blog poco più di un anno fa, e che (ovviamente) parla soprattutto di musica:
    https://clamarcap.com/2018/12/16/from-garyone-my-happy-home/

    Buona giornata 🙂

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