Il coronavirus è pericoloso?

Come ho scritto in “Siamo noi i parassiti?” (prima e seconda parte), siamo in questo periodo interessati da un’epidemia di coronavirus.

Questo blog (o codesto? poiché questo si riferisce a persona o cosa vicina sia a chi parla, sia a chi ascolta, mentre codesto si riferisce a persona o cosa lontana da chi parla, ma vicina a chi ascolta, potrei affermare che una volta pubblicato, l’articolo è più vicino a chi legge e quindi usare codesto. Scusate l’interruzione), poiché non è una testata giornalistica, non aggiorna i contenuti periodicamente.

O, meglio, io, poiché per me il blog è un hobby (mi è venuta in mente la battuta: “Che lavoro fai?” “Lo scrittore, ho un blog. E tu?” “Il pilota, ho lo scooter”, riscusate l’interruzione), non ho il tempo di aggiornare periodicamente certe notizie.

Quando, e se, un giorno avrò più tempo da dedicargli, magari lo farò.

Ciò comporta che i due articoli già menzionati, quando sono usciti, erano già stati superati dagli avvenimenti. Sarà lo stesso per questo (o codesto?)? Sicuramente sì.

Ma torniamo al coronavirus. La settimana in cui ho scritto i precedenti articoli si iniziava a capire l’impatto che stava avendo soprattutto nella zona di massima diffusione (provincia di Hubei, in Cina). Attualmente, nonostante siano stati riscontrati molti casi anche fuori da quell’area e, in generale, dalla Cina, ancora il 98 e rotti percento dei casi è confinato lì.

Il 3 febbraio, all’una passata (Manuel, è pausa pranzo…), 17.302 casi dei 17.485 totali, quindi il 98,95% sono in Cina. E il 96,68% dei morti è nella provincia di Hubei (350 su 362 totali).

Considerando che sia la Cina (che si è ben guardata da condividere i risultati), sia l’Italia, ma anche l’Australia e il Canada, hanno isolato il virus, la situazione è tutto sommato sotto controllo (se si può dire).

Cosa vuol dire isolare il virus?

“Avere isolato il virus, averlo in mano, vuol dire poterlo coltivare, non solo fare l’acido nucleico, che è solo l’impronta del virus, averlo in vitro vivo e vegeto significa poterlo studiare a fondo. In questo modo si possono capire i meccanismi di patogenesi, cioè come fa il virus a causare danno”.

Ad affermarlo è Maria Rosaria Capobianchi, capo del laboratorio di Virologia dell’Inmi Spallanzani di Roma, che con Francesca Colavita e Concetta Castilletti ha svolto il lavoro di “isolamento”.

E continua:

“Questo rende possibile identificare i target terapeutici, si può quindi studiare la risposta immunitaria. Avere isolato il virus ci permette di affinare gli strumenti diagnostici e quindi di mettere a punto i test sierologici per la ricerca degli anticorpi nelle persone infettate e quindi guarirle.
Inoltre, ci permette di distribuirlo ad altri laboratori e quindi aumentare la capacità di risposta globale. Significa avere la possibilità di studiare la sua biologia, la sua variabilità ed avere quindi uno strumento per fabbricare e affinare gli strumenti per la diagnosi e per la terapia, nonché per la creazione di un vaccino che credo diversi laboratori stanno già affrontando.
Con la condivisione dei dati di sequenza, per esempio, è possibile disegnare i test molecolari, necessari per l’identificazione dei casi. La condivisione è fondamentale per l’avanzamento scientifico e per ottenere risposte più rapide”.

Detto questo, l’altro giorno ascoltavo Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, intervistato in TV, che in un passaggio ha detto una cosa molto interessante.

Non ricordo le parole precise, ma alla fine della mia spiegazione ci arriveremo insieme.

Prendiamo i dati, in scala mondiale, dei decessi all’anno.

Ovviamente non possiamo avere un aggiornamento precisissimo, ma se ci basiamo sul 2016 ritengo possa andare tutto sommato bene.

In quell’anno, l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato i dati del Global Health Observatory (GHO) sulle stime dei decessi, in totale, dal 1° gennaio al 31 dicembre, di ben 56,9 milioni di morti.

Di questi, più della metà (54%) è morto a causa di (tabella 1):

Tabella 1

Le cardiopatie e gli ictus ischemici sono i più grandi “assassini” del mondo e sono stati causa di 15,2 milioni di decessi nel 2016. Queste malattie sono rimaste le principali cause di morte a livello globale negli ultimi 15 anni.

Ovviamente, come osservavo con un amico, prima, quando la vita media era di 60 anni, non facevi in tempo ad avere un’ischemia o un infarto.

Ma andiamo avanti.

La malattia polmonare ostruttiva cronica ha provocato 3,0 milioni di morti nel 2016, mentre il cancro ai polmoni (insieme a trachea e bronchi) ha causato 1,7 milioni di morti.

Fumatori (me compreso) avvisati.

Il diabete ha ucciso 1,6 milioni di persone nel 2016: erano meno di 1 milione nel 2000.Anche questo cambiamento ritengo sia dovuto allo stile di vita modificato rispetto al passato.

I decessi dovuti a demenze sono più che raddoppiati tra il 2000 e il 2016, diventando la quinta causa principale di morti globali nel 2016 rispetto al 14° posto che occupavano nel 2000.

Per me, stesso motivo delle prime due cause.

Le infezioni respiratorie inferiori sono rimaste le malattie mortali più trasmissibili, causando 3,0 milioni di morti in tutto il mondo nel 2016.

Su questo torniamo dopo.

Il tasso di mortalità per malattie diarroiche è diminuito di quasi 1 milione tra il 2000 e il 2016, ma nel 2016 ha comunque causato 1,4 milioni di morti.

Suppongo, anche senza approfondire, soprattutto nel terzo mondo o nei luoghi in cui le condizioni igieniche siano approssimative.

Analogamente, il numero di morti per tubercolosi è diminuito durante lo stesso periodo, ma è ancora tra le prime 10 cause con un bilancio di vittime di 1,3 milioni.

L’HIV non è più tra le prime 10 cause di morte al mondo, avendo ucciso 1,0 milione di persone nel 2016 rispetto agli 1,5 milioni del 2000.

Almeno questo (negli anni ’80 avevamo veramente paura, anche solo della parola AIDS).

Le lesioni stradali hanno ucciso 1,4 milioni di persone nel 2016, di cui circa tre quarti (il 74%) erano uomini e ragazzi.

Gli infortuni, globalmente, hanno causato la perdita di 4,9 milioni di vite nel 2016. Più di un quarto (29%) di questi decessi sono stati causati da incidenti stradali.

Andate piano, cazzo.

Ma torniamo ai dati di prima. Ho parlato di infezioni alle vie respiratorie inferiori.

Le infezioni acute del tratto respiratorio inferiore comprendono la polmonite (infezione degli alveoli presenti nei polmoni) e altre infezioni che colpiscono le vie aeree, quali bronchite acuta, bronchiolite, influenza e pertosse.

Influenza. Avete capito bene: la tipica influenza stagionale, quella di cui si parla in tv più o meno nello stesso periodo ogni anno.

Prima di mandare a quel paese i no-vax, aggiungo un ultimo dato.

L’influenza si diffonde nel mondo in epidemie annuali, provocando da tre a cinque milioni di casi gravi e da 250.000 a 500.000 morti (mezzo milione all’anno, capito?).

Ecco, no-vax, sapete dove potete andare.

18 pensieri riguardo “Il coronavirus è pericoloso?

  1. Polmoniti…se non sbaglio ho letto da qualche parte “40 milioni di malati l’anno con 4 milioni di morti nel mondo”
    Qui, nella bassa bresciana a cavallo fra il 2017 e il 2018 ci sono stati 1200 ricoveri per polmoniti anomali e un’ottantina di morti, nel giro di pochi mesi, senza tener conto di chi è stato curato a casa e di chi è morto di polmonite ma non fa testo perché era vecchio. Le polmoniti continuano, soprattutto nella valle del Chiese e anche nella bassa bergamasca…ci dicono che non è un’epidemia, non è preoccupante. Ci sono stati anche 7 casi di meningite, per questa malattia hanno vaccinato 40 mila persone. Credo però che sia le polmoniti che le meningiti non possano essere causate da un unico batterio o da un unico virus, sbaglio?

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