Le partite del cuore – Juventus-Napoli 1975

Tutte le partite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre (semicit.)

Ci sono partite che segnano una stagione, altre che segnano la Storia di una squadra di calcio. I tifosi della Juventus sanno, per esperienza, che una partita apparentemente inutile, o di secondo piano, può essere “la partita” di quella stagione.

E non parlo solo dei derby, o delle sfide di vertice. Partite che imprimono un’accelerazione, o danno fiducia alla squadra, o ti fanno capire che tutto è possibile.

Su queste pagine racconterò alcune di quelle partite, che chiamo “le partite del cuore”, perché è lì che restano.

 

Stagione 1974-75. La Juve, nella stagione precedente, ultimo anno di Vycpalek in panchina, non aveva raccolto nessun trofeo.

Seconda in campionato, eliminata in Coppa Italia e in Coppa dei Campioni, aveva perso la finale di Coppa Intercontinentale contro l’Independiente. I bianconeri avevano giocato quella partita al posto dell’Ajax campione d’Europa (che aveva sconfitto proprio la Juve a maggio in quel di Belgrado).

Boniperti, alla fine della stagione, per la guida tecnica della squadra, aveva assunto Carlo Parola, che aveva militato in bianconero dal 1939 al 1954 e che già l’aveva guidata dal ’59 al ’62,  con l’obiettivo di avvicinarsi ad una dimensione più “europea”. Parola era un ammiratore degli olandesi, che in quel periodo andavano per la maggiore.

L’organico fu ampliato comprando Oscar Damiani per l’attacco e il promettente libero Gaetano Scirea, deputato a raccogliere l’eredità di Salvadore, ritiratosi dal calcio giocato. Inoltre, Claudio Gentile passò stabilmente in prima squadra.

Nelle prime giornate di campionato non emergeva una leader incontrastata, ma alla lunga tre squadre si staccarono dal gruppo: la Juve, la Lazio campione d’Italia di Tommaso Maestrelli e il Napoli di Luis Vinicio.

Purtroppo, all’allenatore capitolino venne diagnosticato un tumore al fegato e la squadra ne risentì, lasciando la lotta scudetto alle altre due.

Il 6 aprile 1975, al Comunale di Torino, era di scena il match decisivo per l’aggiudicazione dello scudetto.

Il Napoli era a soli due punti di distacco e, nonostante la sconfitta all’andata (per 6 a 2!), era convinto di vincere. La domenica precedente la Juve aveva perso il derby, mentre il Napoli aveva battuto il Milan e tutta Italia spingeva i partenopei, che in quella stagione più volte avevano giocato un calcio spettacolare.

Parola schierò Zoff in porta con davanti la coppia Morini-Scirea, sulle fasce Gentile-Cuccureddu, a centrocampo Furino, Causio e Capello e in attacco Damiani, Anastasi e Bettega.

La partita iniziò tranquilla, con schermaglie da una e dall’altra parte, fino al 19°: cross di Damiani, intervento in ritardo di Pogliana e Causio, che arrivava di gran carriera da dietro, fulminò Carmignani con un pallone nel “sette”.

Il Napoli faticava a trovare gli spazi per pareggiare, anzi verso la fine del tempo Carmignani annullò un tentativo di testa di Damiani.

Nel secondo tempo aumentò la pressione del Napoli e dopo una traversa presa da Capello su punizione, al 14° Iuliano pareggiò dopo un’azione insistita di Massa.

Mancavano 30 minuti e Altafini, in panchina, chiese a Parola di farlo entrare: niente. Allora provò a chiedere al medico sociale di convincere il mister a farlo entrare, ma ancora niente.

Altafini ci teneva in modo particolare, perché quando, nel ’72, aveva lasciato Napoli per Torino, i tifosi azzurri lo avevano ricoperto di insulti affibbiandogli l’appellativo di “coniglio”.

A un quarto d’ora dalla fine, Altafini disse a Parola:

“Mister, manca poco, fammi entrare, mi prendo io la responsabilità”.

Parola, pur di toglierselo dalle orecchie, lo mandò in campo a sostituire un Damiani calato vistosamente nella ripresa. La sostituzione venne accompagnata da una salva di fischi dei ventimila napoletani allo stadio.

Il Napoli ci credeva, ma Zoff da quel momento in poi sembrò insuperabile: ancora su Iuliano si produsse in una parata eccezionale, mandando il pallone in angolo. Sull’angolo, colpo di testa di Braglia poco fuori.

All’88° corner per la Juve, Carmignani smanacciò il pallone che capitò sui piedi di Cuccureddu: tiro, palo e rimbalzo in una zona dove sembrava non ci fossero juventini.

Invece sbucò dal nulla proprio Altafini, che di piatto indirizzò verso la porta: 2 a 1! La partita terminò così, con il Napoli frastornato e che non riuscì più a riprendersi. Alla trentesima giornata, Juventus 43 punti, Napoli 41.

Josè da quel giorno per i napoletani fu “core ‘ngrato”, ma per noi juventini fu l’uomo che, sfidando il proprio passato, mise il sigillo al sedicesimo scudetto bianconero.

12 pensieri riguardo “Le partite del cuore – Juventus-Napoli 1975

  1. Altafini divenne famosissimo per i gol fatti entrando nel finale.
    Riguardo Zoff, che dire? Per me resta il migliore portiere italiano di sempre, meglio di Buffon.
    Certo, Buffon è sbocciato prima, molto prima, e forse ha vinto di più. Ma è vissuto in una epoca diversa, dove l’atleticità è la prima caratteristica da avere.
    Ma Zoff, aveva posizione, coraggio e serietà. Specialmente serietà. Ed era bravissimo.

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      1. Si anche io parto col Trap, ma nella sua parte finale (Platini, Boniek per intenderci). Ho letto molti racconti sulla Juve anni 60, 70; grazie a mio padre conosco molti aneddoti sui giocatori più importanti di quegli anni. Se ti può interessare sul mio blog ho scritto qualcosina su Anastasi proprio qualche giorno fa, su Haller molti anni fa (quest’ultimo un fluoriclasse immeritatamente dimenticato dagli juventini). So che non è mai elegante farsi pubblicità su blog altrui, lo riporto solo per comunanza di argomenti al topic. Buon weekend. Pietro

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