Fervent Rotæ, Fervent Animi

Quando ero piccolo, come molti, avrei voluto fare l’astronauta.

Non avevo ancora compiuto un anno quando l’uomo è sbarcato sulla Luna, quindi sono cresciuto con la consapevolezza che si potesse andare nello spazio “abbastanza” facilmente.

In realtà, così non è, per tutta una serie di motivi, non ultimo quello economico.

Detto questo, sono miope ed astigmatico, quindi non superai le visite mediche per il ruolo piloti in aeronautica, primo passo da compiere per diventare astronauta.

A quel punto, parallelamente, perchè ero conscio delle difficoltà che avrei incontrato, feci il concorso all’Accademia Militare di Modena, per fare il logista.

Il termine “logistica” deriva dal greco “logikos” (λογικός) che significa “che ha senso logico”, a sua volta derivato da “lógos” (λόγος), “parola” o “ordine”: per i greci i due concetti erano strettamente collegati ed espressi con la stessa parola.

Quindi entrai in Tramat. Giovane lettore, non spaventarti (come tuo solito), ora ti spiego.

L’Arma dei trasporti e dei materiali dell’Esercito italiano, nota anche con l’acronimo Tramat, è un’Arma dell’Esercito Italiano specializzata nella logistica.

L’Arma trae origine dal nucleo di militari addetti alla condotta delle automobili a benzina costituito nel 1902 presso la Brigata ferrovieri del Genio.

Nel 1903 si dispose la selezione di un gruppo di militari che si specializzarono nella conduzione degli automobili, poi costituito nel 1905 come “Nucleo Automobilistico”.

Nel 1916, una tappa importante: dal 19 al 22 maggio di quell’anno venne realizzato il primo grande impiego di massa di autocarri, per consentire il celere concentramento sul fronte minacciato della I Armata, nella zona degli altopiani di Asiago, di tutte le truppe in riserva strategica.

La riuscita di questo utilizzo di autocarri, oltre che all’efficienza del materiale automobilistico, fu dovuta all’instancabile attività delle truppe automobilistiche che, consapevoli della gravità del momento, si prodigarono con prontezza, energia e disciplina, consentendo la tempestiva esecuzione dei provvedimenti disposti dal Comando Supremo per impedire agli Austriaci lo sbocco al piano.

Ogni anno, da allora, il 22 maggio viene celebrato come festa del corpo automobilistico per sottolineare, da un lato, l’avvento dell’automobilismo militare, inteso come impiego dell’automezzo nell’organizzazione dei movimenti strategici, tattici e logistici; dall’altro, il sacrificio su tutti i fronti, di numerosissimi appartenenti a reparti automobilistici.

Nel 1935, dopo aver assunto il nome di Automobilismo militare divenne, nello stesso anno, Corpo automobilistico.

Nel 1997 il Corpo assunse infine l’attuale denominazione di Arma dei trasporti e dei materiali dell’Esercito italiano.

Io ci sono stato dall’87 al 2000, quindi ho vissuto quest’ultimo cambiamento.

Le attività erano molteplici e la differenza con il resto dell’Esercito è che la logistica militare opera SEMPRE, non solo quando è impegnata in qualche attività o missione particolare.

Ma non sono qui per raccontare la mia storia, ma quella della logistica.

Parlando di logistica militare si è spesso portati a pensare esclusivamente a specifiche attività d’impiego di materiali, uomini, mezzi e a delimitati settori d’interesse.

La logistica, però, nello specifico settore, è anche pianificazione complessiva delle attività di supporto, con determinazione delle esigenze, progettazione del supporto, integrazione e razionalizzazione delle risorse finalizzata al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità di piani e operazioni di difesa armata, di supporto umanitario e di mantenimento della pace.

Il tutto, attraverso processi continui di massimizzazione dei benefici e minimizzazione dei rischi.

La logistica, in termini pratici e concreti, non è una scienza, quanto, piuttosto, un complesso integrato di diverse discipline complementari ed interagenti, tutte intese a razionalizzare il “supporto” necessario a qualsiasi attività operativa in modo da poterne minimizzare i rischi ed i costi d’implementazione e, nel frattempo, di massimizzarne l’efficacia e l’efficienza.

Quindi da ciò si capisce che la logistica non è un’attività specificatamente militare, ma le sue origini lo sono.

Veniva infatti considerata una branca dell’arte militare che trattava tutte quelle attività volte ad assicurare agli eserciti quanto si rendesse necessario per vivere, muoversi e combattere nelle migliori condizioni di efficienza.

Alessandro Magno attraversò il mar Egeo per iniziare la conquista dell’Impero Persiano e nulla avrebbe potuto fare senza un apparato logistico adeguato a supporto dell’immenso esercito che lo seguiva.

Ai tempi dei Romani Gaio Giulio Cesare istituì la figura del logista tra gli ufficiali in servizio nelle sue legioni, in qualità di responsabile degli approvvigionamenti.

C’è stato nella storia uno spartiacque, cioè l’invenzione della polvere da sparo.

Infatti, quando, verso la fine del Medio Evo, comparvero le armi da fuoco, l’onere di fornire l’armamento alle truppe tornò allo stato, e, date le tecnologie più complesse necessarie per produrre la polvere da sparo, lo stato, oltre a fornire le armi fu spinto ad occuparsi delle infrastrutture, in particolare dei polverifici.

Un’altra conseguenza della tecnologia superiore collegata alla polvere da sparo fu la necessità che i soldati potessero esercitarsi con le armi per un periodo più lungo delle brevi campagne che avevano caratterizzato i secoli precedenti, per questo motivo i soldati, stanziati in patria, non potevano più nutrirsi tramite il saccheggio del territorio, quindi era lo stato che doveva fornire loro anche cibo e alloggio.

Il primo comandante che realizzò un’organizzazione logistica completa per le sue truppe fu Albrecht von Wallenstein, boemo al servizio dell’Imperatore Ferdinando II durante la Guerra dei Trent’anni, che, grazie soprattutto alla sua superiorità logistica, riuscì a tenere in scacco le truppe di Gustavo Adolfo.

Fra l’altro il Wallenstein, sostituendo il saccheggio con le imposizioni (che gravavano più sulla borghesia ricca che sulle popolazioni più povere), riuscì ad effettuare uno sfruttamento sensibilmente più razionale delle risorse locali.

Nel XVIII secolo la logistica si basò sul sistema dei depositi, per cui le marce delle truppe combattenti erano limitate dalla possibilità di rifornimento tramite i convogli che portavano dai depositi all’esercito combattente.

Questo periodo ebbe la caratterizzazione tattica della maggior parte delle battaglie proprio dalla necessità di copertura delle linee di rifornimento, per cui gli eserciti preferivano ritirarsi prima di essere tagliati fuori dai propri depositi.

Le campagne napoleoniche, con le loro masse di uomini, non potevano più basarsi sui depositi, quindi si tornò, con un eufemismo, a vivere del territorio, cioè al saccheggio delle risorse del territorio su cui si svolgeva la campagna.

Questo metodo logistico, ben sfruttabile in Europa centrale, portò alla disastrosa crisi logistica della campagna del 1812 – 1813, che segnò la fine della Grande Armèe, quando i francesi tentarono di applicare gli stessi metodi in Russia.

Possiamo sicuramente affermare che più che il freddo, fu la scarsità di risorse ad uccidere l’esercito di Napoleone in Russia. Alla fine della campagna, l’esercito napoleonico, costituito da oltre 600.000 soldati, era ridotto a poco più di 100.000 uomini.

Questa identificazione della logistica come attività esclusivamente militare è però rimasta valida solo fino alla Seconda guerra mondiale, quando la scala globale del conflitto portò a sforzi logistici fino ad allora inimmaginabili (basti pensare all’operazione Overlord in Normandia, dove si costruirono addirittura dei porti temporanei).

Verso la metà del XIX secolo, inoltre, nacque la necessità di cura dei feriti sul campo di battaglia, quindi si sviluppò anche la parte di ospedalizzazione del personale invalido.

Ormai la logistica è una parte importante di tante aziende, tanto che va suddivisa in:

  • logistica industriale (o business logistics), che in un’azienda industriale ha come obiettivo la gestione fisica, informativa ed organizzativa del flusso dei prodotti dalle fonti di approvvigionamento ai clienti finali;
  • logistica dei grandi volumi (o bulk logistics), che riguarda la gestione e la movimentazione di grandi quantità di materiali sfusi, generalmente materie prime (quali petrolio, carbone, cereali, ecc.);
  • logistica di progetto (o project logistics), che riguarda la gestione ed il coordinamento delle operazioni di progettazione e realizzazione dei sistemi complessi (quali grandi opere e infrastrutture, centrali elettriche, ecc.);
  • logistica di supporto (o RAM logistics), che riguarda la gestione di prodotti ad alta tecnologia (linee aeree con aerei ed elicotteri o altri sistemi complessi) per i quali siano essenziali affidabilità, disponibilità e manutenibilità;
  • logistica di ritorno o logistica inversa (o reverse logistics), che è il processo di pianificazione, implementazione e controllo dell’efficienza delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti finiti e dei correlati flussi informativi dal punto di recupero (o consumo), al punto di origine, con lo scopo di riguadagnare valore da prodotti che hanno esaurito il loro ciclo di vita.

La grande vastità e complessità delle discipline legate alla logistica ha fatto nascere dei corsi universitari specifici, come la facoltà di ingegneria logistica e della produzione.

Il 26 Aprile 2017 la NASA ha esposto il progetto REALM e la volontà di eseguire test relativamente all’implementazione della tecnologia nello spazio.

REALM è l’acronimo di RFID -Enabled Autonomous Logistics Management, che in italiano sta a indicare un sistema automatico di gestione logistica abilitato all’utilizzo di sistemi di identificazione a radio frequenze.

Quindi, come vedete, non avrò fatto l’astronauta, ma poi ho scelto un settore che sulla Luna, o quanto meno nello spazio, ci arriverà lo stesso!

11 pensieri riguardo “Fervent Rotæ, Fervent Animi

  1. Interessante questo tuo articolo è un tassello di un Puzzle che mi mancava

    però lasciamelo dire, da anni mi faccio sempre la stessa domanda: ” ..a quando l’Uomo metterà per la prima volta un piede sulla Luna ?”

    Stanley Kubrik nel 1968 ci ha portato su Giove la prima volta con 2001 Odissea a colori al cinema facendoci sognare, poi nel 1969 con un bianco e nero in televisione, altro sogno, una grande illusione mondiale. Peccato che lo hanno ammazzato con tutto lo staff che ha condotto quelle riprese. L’ultimo dello staff lo hanno ucciso in sinagoga dove si teneva nascosto. Kubrik, un artista ebreo un grande artista. Io, in qualità di artista alla CIA non perdonerò mai quella strage di artisti innocenti, staff di grandi illusionisti… mai!

    La Luna può anche attendere.

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  2. Mio figlio alle superiori segue l’indirizzo “conduzione del mezzo aereo e logistica aeroportuale”, per cui la logistica non è a casa nostra una scienza sconosciuta.
    Lui la studia con finalità differenti rispetto alle tue, ma il concetto di razionalità e di ottimizzazione (di spese, di tempo, di sforzo, etc…) è il medesimo.
    Non credo tuttavia che lui voglia andare all’Università.

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    1. Io ho il grande che dopo due anni di università, quasi in lacrime, ci ha detto che non se la sentiva (e aveva una buona media) perchè voleva fare il cuoco, e che si era iscritto solo per non deluderci. Adesso fa l’aiuto cuoco in Francia. Quindi meglio avere le idee chiare prima. Se non vuole andare all’Uni, però, deve iniziare a lavorare subito, per colmare il gap che poi avrà con chi all’università ci andrà…

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  3. Anche questo post ha fatto il giro di un pó di pianeti prima di arrivare a destinazione😂sapevo alcune delle cose che hai scritto, ho fatto un master in logistica e dopo che la studi ti rendi conto che ogni cosa ha il suo zampino, dai trasporti alla produzione, al commercio,al militare da cui nasce etc etc.. Tutto un mondo, un po’ più nascosto..

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