L’energia solare è già morta? – seconda parte

MythBusters, trasmesso in Italia anche con il titolo “MythBusters – Miti da sfatare”, era un programma televisivo di divulgazione scientifica, prodotto dall’azienda australiana Beyond Television Production e trasmesso dal 2003 al 2016.

Io non passo molto tempo davanti alla TV, ma quando, soprattutto nel weekend, mi è capitato di vederlo, devo dire che era un programma veramente fatto bene.

Lo show era condotto da Adam Savage e Jamie Hyneman, due esperti di effetti speciali (hanno insieme più di trent’anni di esperienza nel ramo), che mettevano alla prova la validità di numerose leggende urbane e miti.

Adam e Jamie, a volte a fatica, riproducevano le condizioni originali di quei miti e provavano se erano veritieri oppure no.

I risultati dei test potevano essere:

  • Sfatato (Busted)
    • Il mito non può essere riprodotto nella realtà poiché si basa su circostanze non possibili realmente o il risultato prodotto non può essere conforme al mito in questione;
  • Plausibile (Plausible)
    • I test hanno dimostrato che il fenomeno in sé può accadere in circostanze lievemente diverse da quelle del mito originale, non dimostrando però che la leggenda sia effettivamente reale. Se un mito dovesse essere sfatato, i MythBusters tentano di renderlo plausibile cambiando i suoi fattori ed escludendo tutte le variabili possibili;
  • Confermato (Confirmed)
    • I test hanno avuto risultati tali da ritenere che il mito in questione sia realmente fattibile calcolando anche delle prove certe che situazioni simili o identiche si siano veramente verificate.

E in 13 anni di programma, ne hanno sfatati di miti! Anche se alcune volte sono dovuti tornare sui propri passi e rifare l’esperimento, come nella 4a stagione, all’episodio 46, in cui hanno provato l’esperimento di Archimede.

Ricordate? La scorsa volta raccontavo di Archimede di Siracusa, geniale inventore, tanto da ispirare Walt Disney nella creazione del personaggio di Archimede Pitagorico.

Archimede assunse un ruolo importante nella difesa della sua città dagli assedi messi a punto dai Romani, che controllando già gran parte della Sicilia, intendevano espugnare la città ellenica per completarne la conquista.

Siracusa possedeva 27 km di mura costruite oltre due secoli prima, che le garantivano una completa difesa, sia dalla parte del mare, sia da quella di terra.

In più, avevano Archimede.

Archimede predispose tutta una serie di macchine da lancio, capaci di coprire qualsiasi distanza entro il loro massimo lancio. Mise così in gravi difficoltà i Romani che stavano attaccando via mare.

Nel II secolo lo scrittore Luciano di Samosata riportò che durante l’assedio di Siracusa, Archimede aveva distrutto le navi nemiche con il fuoco. Secoli dopo, Antemio di Tralles menzionò delle “lenti con il fuoco” come armi progettate da Archimede.

Lo strumento, chiamato “specchi ustori di Archimede”, fu progettato con lo scopo di concentrare la luce solare sulle navi che si avvicinavano, causando loro incendi.

Questa presunta arma fu oggetto di dibattiti sulla sua veridicità fin dal Rinascimento. René Descartes la ritenne falsa, mentre i ricercatori moderni hanno tentato di ricreare l’effetto usando i soli mezzi disponibili ad Archimede.

I nostri amici di Mythbusters, dopo aver fallito una volta, ci sono riusciti, ma un esperimento per testare gli specchi ustori di Archimede era già stato effettuato nel 1973 dallo scienziato greco Ioannis Sakkas.

Questi utilizzò 70 specchi, ciascuno con un rivestimento di rame e con una dimensione di circa 1 metro e mezzo. Gli specchi furono puntati su una riproduzione realizzata in compensato di una nave da guerra romana ad una distanza di circa 50 m.

Quando gli specchi concentrarono i raggi solari con precisione, la nave prese fuoco in pochi secondi. Il modello aveva un rivestimento di vernice di catrame che può aver aiutato la combustione. Un rivestimento tale sarebbe stato comune sulle navi di quell’epoca.

Quindi funziona!

Ma noi, con un po’ di ragionamento, dovremmo arrivarci lo stesso, anche perché l’energia del Sole è una cosa che conosciamo abbastanza bene, soprattutto negli ultimi anni.

Mi riferisco soprattutto dell’energia solare, anche se devo dire che c’è un po’ di confusione sull’argomento.

L’energia solare può essere utilizzata per generare elettricità (fotovoltaico) o per generare calore (solare termico). Sono tre le tecnologie principali per trasformare in energia sfruttabile l’energia del sole:

  • il pannello solare termico sfrutta i raggi solari per scaldare un liquido con speciali caratteristiche, contenuto nel suo interno, che cede calore, tramite uno scambiatore di calore, all’acqua contenuta in un serbatoio di accumulo;
  • il pannello fotovoltaico sfrutta le proprietà di particolari elementi semiconduttori per produrre energia elettrica quando sollecitati dalla luce;
  • il pannello solare a concentrazione sfrutta una serie di specchi parabolici a struttura lineare per convogliare i raggi solari su un tubo ricevitore in cui scorre un fluido termovettore o una serie di specchi piani che concentrano i raggi all’estremità di una torre in cui è posta una caldaia riempita di sali che per il calore fondono. In entrambi i casi “l’apparato ricevente” si riscalda a temperature molto elevate (400 °C ~ 600 °C) (solare termodinamico).

Ne avevate mai sentito parlare? Del fotovoltaico non ho dubbi, ma degli altri?

No? Certo, visto che, come altre cose inventate e create in Italia, delle 14 centrali termiche che si sarebbero dovute costruire non c’è neanche l’ombra.

Ora vi racconto.

A mettere a punto il solare a concentrazione italiano è stata l’Enea, che grazie a una serie di ricerche sostenute dal Premio Nobel Carlo Rubbia quando era presidente dell’ente di ricerca, rese disponibile la tecnologia dei sali fusi, usata anche da Enel nella centrale solare a concentrazione da 5 MW “Archimede” di Priolo Gargallo, nei pressi di Siracusa, inaugurata nel 2010.

Era una tecnologia promettente in grado di garantire energia rinnovabile “non intermittente”, al contrario del fotovoltaico e dell’eolico.

“Oggi l’impossibilità di realizzare degli impianti commerciali solari termodinamici di taglia media da 20 a 50 MW per la mancanza di autorizzazioni e l’opposizione dei comitati locali che sono contrari a tutto, ha bloccato il settore”.

Ed è paradossale. Dal 2008 fino al 2016, infatti, il solare termodinamico è stato incentivato, ma non è mai stato realizzato un solo impianto commerciale.

E così il sole made in Italy rischia di essere tagliato fuori da un mercato in crescita. In Cina e nei paesi del Golfo Persico il solare termodinamico è all’ordine del giorno.

È stato firmato il 15 aprile 2018, tra Cina e Dubai, un accordo per un impianto da 700 MWe – il più grande del mondo – che genererà elettricità al prezzo di 5,9 centesimi di euro per kW/h a fronte di un investimento di 3,1 miliardi. Sarà pronto per l’Expo di Dubai del 2020.

Lo stesso Rubbia è dovuto andare in Spagna e di fatto ha realizzato il lavoro per loro.

All’estero, Usa, Spagna, Nordafrica, Cina, Golfo Persico, invece le centrali termiche a concentrazione piacciono e si costruiscono. Non a caso le poche aziende che non hanno ancora dichiarato la resa stanno pianificando l’emigrazione. Alcune sono state vendute. Altre si preparano a chiudere.

La solita Cina che come al solito pensa in grande e intende aggiungere 5mila megawatt nei prossimi cinque anni. La Francia medita a impianti di taglia piccola. Vi lavorano il Marocco e il Sudafrica.

Ma anche l’Australia, il Messico, l’India, l’Egitto che ha annunciato 1,2 GWe, e la solita Spagna, che è già forte (hanno almeno 40 centrali da 50 MWe e le più forti società di ingegneria!), Dubai, ma al solare termodinamico guarda anche l’Oman, per esempio con un progetto cui sta pensando l’italiana Salini Impregilo nella dissalazione con un impianto ibrido fotovoltaico e termodinamico. In Oman utilizzano già impianti solari termodinamici per produrre vapore usato per meglio estrarre petrolio.

La stessa Italia dove gli specchi ustori furono inventati non vuole questa fonte di energia pulita perché gli specchi, asseriscono i comitati locali, “devasteranno il nostro territorio” e perché “non è questo il modello di sviluppo che vogliamo”.

Come se il fotovoltaico non lo avesse già devastato, il territorio.

Gli specchi del solare termodinamico ingombrano?

No: in primo luogo, perché, a differenza del solare fotovoltaico che tende a coprire il terreno se l’impianto è a terra, questi specchi devono essere distanti fra loro circa 20 metri, altrimenti con il sole basso sull’orizzonte non catturano la luce del sole.

Quindi tra un filare e l’altro deve essere lasciato ampio spazio soleggiato nel quale far crescere colture a stelo basso, come cereali o altri seminativi, adatto anche alla pastorizia.

Il solare termodinamico riscalda l’aria?

Chi dice che gli specchi solari potrebbero produrre un surriscaldamento dice una sciocchezza. È vero proprio il contrario, perché il calore del sole viene sottratto e trasferito nel fluido che scorre nei tubi, quindi l’aria ne risulta anche più fresca.

Racconta Gianluigi Angelantoni, imprenditore:

“Noi avevamo costituito la società Archimede Solar Energy, che oggi senza più progetti è rimasta con un solo dipendente, che è l’amministratrice delegata Federica Angelantoni, mia figlia, con l’incarico di definire un trasloco forzato in Cina”.

Allora, siete sempre convinti di avere votato bene, negli ultimi trent’anni?

13 pensieri riguardo “L’energia solare è già morta? – seconda parte

  1. E’ incredibile quanti “posti” in classifica stiamo perdendo negli ultimi anni in ambito di competitività, produttività, tecnologia.
    Io associo questa decadenza alla entrata di Silvio in politica, perché ha deviato completamente le attenzioni della politica verso questioni differenti, creando divisioni politiche (voleva il modello americano destra-sinistra, non più accordi tipo i precedenti quadri-penta partiti) e poi sappiamo tutti come è andata.
    Anche se non era lui al governo, ormai la deriva era iniziata, e mancando da noi gente di spessore, siamo andati sempre peggio.

    Degli specchi e dei pannelli solari mi ero informato, ho letto e visto in rete, ci sono davvero dei progetti fantascientifici che saremmo benissimo in grado di realizzare anche noi, se solo lo volessimo.
    Abbiamo anche ottime “dotazioni” di raggi solari, ed invece di “fare” rimaniamo a “guardare”.

    Stimo molto Rubbia, ho letto suoi libri, ed anche se non sono sempre stato d’accordo al 100% sulle sue teorie (ma il Nobel è lui, non io) credo che avrebbe dovuto essere ascoltato un po’ di più.

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    1. Concordo sul Berlusca e su Rubbia, anche se nel primo caso c’è da aggiungere che se la sinistra avesse seguito i principi della rivoluzione liberale di Silvio senza provare ad imitarlo, magari adesso saremmo messi meglio. Un giorno magari lo scriverò in un articolo 🙂

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        1. Tranquillo, mai votato lui nè gli amici suoi. Però devo a malincuore ammettere che la fondazione di Forza Italia è stata una cosa molto intelligente, con due grossi bug. Il primo, che accennavo nella risposta di prima, è che la sinistra ne è rimasta colpita così tanto da non comprendere che non si risolveva solo cambiando il nome del partito. La seconda, ancora peggiore è che il buon Silvio ha creato una corte, con un sistema feudale, e non un partito.

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  2. Conosco entrambe le tecnologie e purtroppo conosco la vicenda di Rubbia. Che dire…la storia del paesaggio “inquinato” è una delle cose che più mi fa incazzare, come per l’eolico offshore dove se non sei miope al massimo vedi dei cazzo di puntini a trenta chilometri dalla costa ma no, non va bene. Stessa filosofia adottata per quell’opera inutile del Mose…non si deve vedere…infatti non si vedrà funzionare mentre in Olanda, per maree ben più importanti hanno pragmaticamente deciso di fare opere che si vedono ma funzionano. Qui c’è una propensione a credere che non si debba fare nulla che non sia trasparente mentre semplicemente bisognerebbe pensare a fare cose utili, durature e fatte bene. Io dico sempre che i ponti romani erano belli, duraturi e utili e, semmai il paesaggio lo arricchivano altro che deturpare. E vediamo ora quanto ci metteremo per diventare no hyperloop…

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  3. Conosco il settore per motivi professionali, non per quanto concerne il solare termico bensì il fotovoltaico, che sta seguendo, almeno in Europa, un percorso tutto in salita. In Spagna c’è una grande disponibilità di terreni, ma il problema è la rete che non sempre ha la reale possibilità di connessione, in Italia la rete è buona ma il problema sono i terreni e principalmente le autorizzazioni, in Portogallo sembrano coesistere l’uno e l’altro problema. Per quanto ci concerne, come Italiani, il rischio è che i fondi di investimento esteri – che attualmente sono gli unici che hanno l’intenzione e la possibilità di investire – si rivolgano altrove. La domanda che viene spontanea è quale sia il movente delle opposizioni, in molti casi pretestuose ed ai limiti della legalità, che bloccano le autorizzazioni, in particolare in alcune regioni.

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