Organi inutili

Mi sono spesso chiesto che impatto abbia avuto la scienza nella vita dell’uomo e nella mia vita in generale.

Beh, se siamo qui, io a scrivere e voi a leggere un blog, lo dobbiamo alla scienza, e più precisamente a chi ha inventato la tecnologia che ha permesso di avere internet e i pc a prezzi tutto sommato accessibili.

I cambiamenti permanenti della vita dell’uomo sono sempre dovuti a scoperte scientifiche e tecnologiche, mentre tutti gli altri cambiamenti sono quasi sempre stati insignificanti e irrilevanti.

Ad esempio, io sono sempre stato un appassionato della storia di Alessandro Magno e ho spesso detto come la conquista dell’Impero Persiano fosse una pietra miliare della storia dell’umanità.

Ma che influenza ebbe sull’umanità quella conquista?

Naturalmente l’evento ebbe una grossa influenza sulla vita di molta gente, ma se consideriamo le conseguenze sull’intero genere umano, non possiamo che concordare che le cose continuarono ad andare come sempre.

Soprattutto a quell’epoca, chi viveva in periferia rispetto allo svolgimento delle battaglie, suppongo che sapesse di tanto in tanto che era cambiato il “padrone”, ma non è che la vita gli cambiasse tanto.

Se invece pensiamo a cosa abbiano significato per la vita di tutti invenzioni come l’agricoltura, la stampa o la polvere da sparo, allora diventa chiaro che la scienza (si può chiamare tecnologia, scienza applicata, come volete) sia centrale nella Storia dell’umanità.

Certo, la conoscenza scientifica è chiaramente diventata così incredibilmente vasta che è difficile per un singolo individuo tenersi al passo, ma dobbiamo considerare che è sempre stato così.

Anzi, in passato era molto più difficile accedere alla conoscenza.

Ma oggi, nonostante gli strumenti di cui siamo in possesso, non ci si deve aspettare che ci si possa tenere aggiornati su tutto o che chiunque diventi uno scienziato.

Dopo tutto sono solo pochi quelli che conoscono abbastanza il calcio per poter fare l’arbitro o l’allenatore, ma quasi tutti conoscono le regole basilari per poter seguire il gioco.

Non è importante per il cittadino comune comprendere la scienza al punto di potersi dare alla ricerca, basta che la gente sia in grado di “seguire il gioco” abbastanza bene da farsi delle opinioni corrette in merito.

Cosa che ad oggi non succede, mentre il mio ottimismo mi porta a pensare che un giorno sarà così.

E lo penso per un semplice motivo: la natura vince sempre, e gli organi inutili vengono eliminati.

Beh, non è proprio sempre così, in realtà. Non ci credete? E si vi raccontassi di alcuni organi che abbiamo nel nostro corpo ma non servono a nulla?

Ad esempio, abbiamo degli organi che stanno lì e ce ne accorgiamo solo quando si infiammano, come l’appendice o le tonsille.

L’appendice è un “tubicino” sottile, lungo dai 5 ai 9 cm, che fa parte dell’intestino crasso ma non sembra avere un ruolo nella digestione del cibo, perché non è più in grado di assorbire nutrienti.

Potrebbe essere un retaggio dei tempi in cui la nostra dieta era ricca di foglie, tant’è vero che alcuni erbivori che consumano molta cellulosa hanno un intestino cieco molto allungato, ma a cosa serva ora non è mai stato scoperto.

Le tonsille, invece, che sono linfonodi che si trovano sul retro della bocca, sembra servano a catturare batteri e microrganismi potenzialmente nocivi provenienti dall’aria che inspiriamo con la bocca, ma in alcuni casi possono subire forti infezioni tali da creare disturbi ben superiori agli effetti benefici che dovrebbero produrre.

Infatti io non le ho più, come la maggior parte dei miei coetanei. Ora, che gli Ospedali sono diventati delle associazioni a scopo di lucro, non operano più i bambini (non conviene economicamente), prescrivendo degli antibiotici se le tonsille sono infiammate.

In coppia con le tonsille ci sono le adenoidi, il cui impiego nell’uomo è ancora più sconosciuto.

Per rimanere in zona, abbiamo un organo posto in una cavità dietro alle narici o nella parte superiore del palato e serve a captare i feromoni (sostanze chimiche che indicano la disponibilità all’accoppiamento) emessi dai potenziali partner.

Anfibi, rettili e mammiferi lo usano a questo scopo, ma nell’uomo sembra essere non funzionante, perché non collegato al cervello. Si chiama organo vomero-nasale, detto anche organo di Jacobson.

Denti del giudizio: la ragione per cui spesso, crescendo, vanno tolti va ricercata nelle attuali dimensioni della nostra bocca, troppo piccola per fare spazio anche a questi quattro molari.

Un tempo, quando l’uomo consumava più spesso cibi non cotti o difficili da masticare, e la mandibola era più grossa, questi denti dovevano risultare più utili. Oggi non servono più, ma li abbiamo ancora.

Rimanendo sul viso, in particolare nell’occhio, troviamo un altro organo “inutile”.

Sapevate di avere una terza palpebra? Il suo nome scientifico è “plica semiliunaris” e non è facile da trovare.

Le due palpebre che conosciamo, quella superiore e inferiore, contraddistinte dalle ciglia, sono una peculiarità dell’essere umano: gli altri mammiferi, generalmente, hanno una sola palpebra, quella superiore.

Altri, come gli uccelli o alcuni pesci e soprattutto i rettili, hanno la membrana nittitante, una palpebra trasparente che, coprendo l’occhio, può proteggerlo e idratarlo mantenendo tuttavia la capacità di vedere.

Ebbene, anche gli uomini e le scimmie hanno una vestigia evolutiva di questa membrana: ciò che resta della terza palpebra, che ci portiamo dietro da centinaia di milioni di anni, da quando cioè eravamo pesci, è situato all’angolo dell’occhio, dove si trova la ghiandola lacrimale.

A che serve? A niente, naturalmente, tant’è vero che non la usiamo.

Un ultimo organo che non serve a nulla ed è sul viso è il tubercolo di Darwin. Per capire se siete tra il 10% della popolazione che ce l’ha, passatevi le dita sulla parte superiore della cartilagine dell’orecchio.

Se sentite una piccola sporgenza nodulosa, è un residuo di un’articolazione che serviva ai nostri antenati per orientare e muovere le orecchie. Ma non dovendo più cacciare per vivere, l’evoluzione lo ha reso un organo inutilizzato.

Un’altra ancestrale vestigia della nostra evoluzione è il coccige, un osso che si trova alla fine della colonna vertebrale ma è diverso da tutte le altre 33-34 vertebre di cui siamo forniti, sembrando piuttosto un abbozzo, un prodotto di scarto.

Il coccige è ciò che resta della coda che avevano i nostri lontanissimi progenitori scimmieschi. Ciascuno di noi è nato con una coda, anche se non lo ricordiamo: la coda embrionale ci accompagna nel corso della nostra formazione all’interno della pancia della mamma, ed è anche ben visibile con l’ecografia.

Quel che resta della nostra coda è appunto l’osso del coccige, del tutto inutile dato che la postura eretta ha reso la presenza della coda un orpello fastidioso, che l’evoluzione ha eliminato nell’arco di un paio di milioni di anni.

Ci sono altri due organi che sono fondamentalmente inutili: i capezzoli maschili e i peli.

L’embrione sviluppa i capezzoli prima che venga determinato il sesso (che viene stabilito grazie a segnali ormonali soltanto attorno al terzo mese di gravidanza). A quel punto, anche se maschio, il feto se li tiene.

Parecchi anni più tardi, al momento della pubertà, i segnali ormonali specifici dei due sessi aumentano ulteriormente le differenze: il seno femminile si ingrossa perché si arricchisce di tessuto adiposo e di ghiandole, che poi saranno stimolate dagli ormoni a produrre latte per i neonati.

I capezzoli maschili, in teoria, potrebbero anche atrofizzarsi e cadere, col passare degli anni. Questo però non succede. Perché? Gli scienziati non sanno che cosa rispondere, ma ricordano che i maschi di alcune scimmie (uistitì e tamarini) attaccano i cuccioli ai propri inutili capezzoli per tenerli tranquilli, in attesa che le madri li prendano per dar loro la poppata vera e propria.

Ultimo organo che non ha scopo di esistere, i peli, dei quali non abbiamo più realmente bisogno per proteggerci dal freddo: possiamo ricorrere, quando serve, a maglioni e riscaldamento.

E con loro, anche i muscoli erettori del pelo.

Sono i responsabili della pelle d’oca, che un tempo serviva per alzare la temperatura corporea e creare uno strato “termico” isolante a difesa dell’epidermide. Oggi questo sistema non è più molto efficace. Doveva esserlo un tempo, quando eravamo coperti da uno spesso strato di pelliccia.

Tuttavia, è vero che i peli in determinate aree del corpo hanno avuto un’importante funzione sessuale. Nelle aree delle ascelle e intorno agli organi genitali maschili e femminili sono infatti presenti le cosiddette ghiandole apocrine, che secernono odori particolari, ritenuti capaci di attrarre i partner, come i feromoni negli animali.

I peli presenti in quelle parti hanno la capacità di amplificare questi odori. Un tempo, gli odori sprigionati dalle ghiandole apocrine servivano quindi per l’accoppiamento. Oggi, invece, cerchiamo di nasconderli con i profumi ed eliminare i peli quando possibile.

Quindi è vero o non è vero, che “l’omo adda puzzà”?

13 pensieri riguardo “Organi inutili

  1. se siamo qui, io a scrivere e voi a leggere un blog, lo dobbiamo alla scienza, e più precisamente a chi ha inventato la tecnologia che ha permesso di avere internet e i pc
    Io direi che, molto prima di questo, a differenza di tanti nostri coetanei dei secoli passati siamo qui a scrivere e leggere, alla nostra età, perché non siamo morti di morbillo o di difterite o di vaiolo o di tetano o di tifo o di colera… E a che cosa lo dobbiamo?
    Poi per gli organi inutili ne hai dimenticato uno.
    PS: a me gli uomini glabri fanno un po’ senso, soprattutto il petto (non dico essere come Lucio Dalla, per carità, ma quel tanto da poterci infilare le dita, dai, ci vuole!), per non parlare di quelli che glabri non sarebbero, ma si depilano.

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      1. Cosa c’entra, anch’io ce l’ho, ma mica vado in giro a vantarmi dei meravigliosi vantaggi dell’essere meno evoluta! (Che poi se in altri tempi fossi stata un po’ meno abile ad arrampicarmi sugli alberi, magari mi sarei risparmiata di dovermela vedere con un lupo siberiano leggermente infastidito dalla violazione di domicilio).

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          1. No. L’albero in questione si trovava lungo un viottolo sterrato che costeggiava il muro di cinta del parco della villa dei nostri padroni di casa. Ed era vicinissimo al muro. Talmente vicino che senza neanche pensarci ad un certo momento mi sono trovata sul muro. Che non era molto alto, due metri e mezzo, tre al massimo, e anche lì, senza neanche pensarci, un salto ed ero giù. Per poi accorgermi con orrore che all’interno non c’erano alberi vicino al muro e c’era, in compenso, il lupo siberiano nero.

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              1. Che in fondo al parco (in fondo in fondo in fondo in fondo in fondo) c’era un cancello. Con una barra orizzontale a circa mezzo metro di altezza, poi c’era la scatola della serratura, poi c’era un’altra barra orizzontale circa un metro più in alto (ho le gambe lunghe) e un altro metro circa più su c’era la fine del cancello. Con le lance acuminate, che però in confronto ai denti del simpatico animaletto (li ho conosciuti, quattordici anni dopo, sulla chiappa destra) erano praticamente stuzzicadenti.

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