Coronavirus – no panico

In genere su questo blog programmo la pubblicazione di articoli già scritti (anche molto tempo prima), in modo che ne escano almeno tre alla settimana (lunedì, mercoledì, venerdì).

In alcuni casi li sposto, altrimenti uso il martedì e il giovedì per scrivere di argomenti di attualità.

Quindi in questo periodo, approfittando della pausa pranzo, scrivo di COVID-19, che è un argomento quantomai di attualità, e pubblico proprio gli aggiornamenti il martedì e il giovedì.

In “Siamo noi i parassiti (parte prima e parte seconda)” ho spiegato cosa sia un virus e cosa stesse accadendo a Wuhan (era fine gennaio); in “Il coronavirus è pericoloso” ho paragonato il coronavirus ad altri motivi di morte nel mondo (era il 5 febbraio) e nell’aggiornamento dello sbarco del virus in Italia (articolo del 25 febbraio).

In Coronavirus – “ il contenimento” e “lock down”, articoli pubblicati ad inizio marzo, ho provato a capire e spiegare le misure di contenimento attuate dal Governo italiano e soprattutto perché quelle misure siano necessarie.

Oggi poche righe, ma solo per ribadire quanto già scritto.

Il reale problema di questo virus (SARS-CoV-2), da cui si può essere infettati e beccarsi la malattia (COVID-19) non è la mortalità.

Cioè, non che il 3% di morti sul totale degli infetti sia poco, ma quello è dovuto al fatto che, essendo un virus “nuovo”, non esiste immunità acquisita (come per l’influenza o il raffreddore) e non esistono soprattutto né cure né terapie.

Il problema vero è che questo virus ha un’alta percentuale di infettati che necessitano di cure nei cosiddetti reparti di “terapia intensiva”.

Quindi, se non contenuto, quindi libero di diffondersi a tutta la popolazione, il numero di persone ricoverate in quei reparti crescerebbe ben oltre le reali capacità del Sistema Sanitario Nazionale di assorbirne il numero.

E se il SSN non può metterli in terapia intensiva, i morti aumentano, aumentando quella percentuale “accettabile” del 3%.

Lo stanno dicendo tutti i virologi:

“La cosa più importante in questa epidemia? Contenere il contagio. Serve per evitare che i posti in terapia intensiva scarseggino”.


Anche io, come ha detto Klopp (allenatore del Liverpool) in un’intervista, non sono la persona giusta a cui chiedere consigli per il coronavirus.

Bisogna chiedere a medici e scienziati, e i governi devono prendere le decisioni in base a quanto detto da quelli. Non in base a quanto detto da blogger, giornalisti o allenatori di calcio.

Con questo mezzo, letto da poche migliaia di persone, farò però di tutto perché le notizie circolino nel modo giusto.

La nostra generazione sa che esiste un mondo “prima delle Torri Gemelle” e un mondo “dopo le Torri Gemelle”, perché quell’evento ha cambiato completamente il modo di vivere dei popoli occidentali.

Vorrei però, che fosse fatto il possibile perché le generazioni dei nostri figli non considerino questo periodo allo stesso modo, come linea di demarcazione tra “un mondo prima del coronavirus” e un “mondo dopo il coronavirus”.

Perché ciò accada, bisogna seguire poche, semplici regole. Seguitele, che vi costa.

In Italia i virus influenzali causano direttamente all’incirca 300-400 morti ogni anno, con un tasso di letalità (ossia il rapporto tra morti e contagiati) inferiore all’uno per mille.

Quindi, anche il 3% è un problema. Che va affrontato e va risolto.

Ma non infischiandosene, stavolta, di quello che ci viene detto.

Quando piove, è inutile incazzarsi con la pioggia; la cosa più intelligente da fare è ripararsi e usare l’ombrello.

E usatelo. Anche contro il coronavirus.

6 pensieri riguardo “Coronavirus – no panico

  1. Carissimo,
    intanto la percentuale di mortalità è ormai ben superiore al 3% – sempre che si decida di fidarsi delle fonti ufficiali – e non è un dato poi così trascurabile.
    A fine gennaio il nostro furbissimo governo ha bloccato i voli dalla Cina. Ma che dico, solo dalla provincia dove si è sviluppato il virus. Senza tener conto del fatto che le rotte aeree dalla Cina non sono sempre dirette.
    SOLO per gli arrivi diretti, si è fatto ricorso ai cosiddetti scanner, salvo poi venire a sapere che ci sono pazienti asintomatici o in incubazione.
    Le linee guida che hai illustrato vanno bene per qualsiasi deficiente. Mia figlia è a Milano e le abbiamo dovuto mandare – dal sud – mascherine, gel, disinfettanti, guanti di gomma… ecc.
    Sulle vittime annuali dei virus influenzali sono d’accordo. Così come sono d’accordo con Kikka sulla “stagionalità”.
    Ascolti le trasmissioni tv in cui vengono intervistati “filosofi epistemologi”? Che c* ne sanno?
    Scusa, eh. ma certe cose mi vanno parecchio di traverso

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  2. Il problema è appunto quello di “spalmare” i casi più gravi un un periodo più lungo possibile.
    Io spero tuttavia che con i primi caldi (15-20 giorni?) la diffusione si arresti, come una qualsiasi influenza che teme l’innalzarsi delle temperature.

    Ad ogni modo io mi pongo come orizzonte temporale il 1° maggio, per fare il punto.

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