Sei gradi di separazione

Stiamo vivendo, in questi giorni, uno dei periodi peggiori che io ricordi (dagli anni ’70, almeno).

Abbiamo vissuto due grandi crisi economiche, quella del 1973 e quella attuale che è iniziata nel 2008, gli anni di piombo e il terrorismo, mani pulite e la stagione delle stragi mafiose, la nascita e la morte del bipolarismo politico, i terremoti in Friuli, in Irpinia, in Abruzzo, le alluvioni di Valdisotto e Sarno.

Ma mai nessuna crisi era stata un’emergenza sanitaria come quella che stiamo affrontando (non solo noi) in questi giorni.

Sembra che l’isolamento sia la migliore prevenzione per la diffusione del virus, ma per i popoli moderni è un vero problema, perché le distanze si sono ridotte e si è tutti un po’ più vicini.

Qual è la distanza effettiva tra due persone? Per capirlo parto dal cinema.

Uno dei miei film preferiti nel genere “truffe” è “6 gradi di separazione (Six Degrees of Separation)”, film del 1993 diretto da Fred Schepisi con un giovanissimo Will Smith.

Il film è tratto dall’omonima commedia teatrale di John Guare, ispirata ad un episodio della vita dell’artista della truffa David Hampton.

Questi era un truffatore e rapinatore americano che divenne famoso negli anni ’80 dopo essere riuscito a convincere un gruppo di ricchi di Manhattan a dargli denaro, cibo e riparo, convincendoli che era il figlio di Sidney Poitier.

Il titolo del film nasce da uno studio del 1929, spiegato nel libro “Catene” dell’ungherese Frigyes Karinthy. Nel libro infatti si legge:

“la rapidità con cui si diffondono le notizie e l’utilizzo di mezzi di trasporto sempre più veloci [ha] reso il mondo più piccolo rispetto al passato”.

Nel 1967 il sociologo e psicologo americano Stanley Milgram fece un esperimento per provare la teoria: selezionò casualmente un gruppo di americani del Midwest e chiese loro di mandare un pacchetto ad un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza.

Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, il suo impiego, e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso. Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all’esperimento di inviare il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che, a loro giudizio, poteva avere il maggior numero di possibilità di conoscere il destinatario finale.

Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via, fino a che il pacchetto non fosse stato personalmente consegnato al destinatario finale.

I promotori dello studio si aspettavano che il completamento della catena avrebbe richiesto perlomeno un centinaio di intermediari, mentre invece si rilevò che i pacchetti, per giungere al destinatario, richiesero in media solo tra i cinque e i sette passaggi.

Da qui nacque l’espressione  dei “sei gradi di separazione” e la “teoria” del piccolo mondo.

Tutti, dal Papa al più ignoto abitante del Madagascar, sono collegati.

Attraverso amici che conoscono amici che conoscono amici, si può costruire un filo di rapporti in grado di unire tutte le persone del mondo, in teoria.

E uno che lo ha capito a sue spese è stato Samy Kamkar.

Samy era appassionato di informatica.

Nel 2005, come tanti, era iscritto a quello che all’epoca era il social network più popolare (uno dei pochi, in realtà): MySpace.

Anche io avevo il mio profilo su MySpace.

 All’epoca, il social network accordava agli utenti una notevole libertà di personalizzazione, ammettendo l’utilizzo di un codice HTML aggiuntivo per produrre profili coloratissimi, che però spesso risultavano pesanti per i browser.

Non si poteva personalizzare proprio tutto su MySpace. Ad esempio, gli utenti potevano caricare al massimo 12 foto. Esisteva un modo per superare questo limite?

Samy iniziò a smanettare con il codice, cercando di ottenere ciò che il sito non consentiva. Presto trovò la soluzione e caricò 13 foto .

Gli utenti avevano poche scelte a disposizione anche nel campo delle “relazioni”.

C’era solo un menu con delle opzioni standard: sposato, single, coinvolto in una relazione e poco altro. Samy, che era fidanzato, voleva che venisse visualizzato “in un rapporto focoso.” Smanettando ancora un po’, riuscì anche in questo.

Durante la settimana successiva, Samy lavorò a uno script invisibile per ogni altro altro utente, che avrebbe costretto chiunque avesse visitato il suo profilo ad aggiungerlo come amico.

Inoltre sotto la categoria “eroi” sarebbe stata visualizzata la frase: “ma più di tutti, è Samy il mio vero eroe.” Samy si rese conto che se lo script avesse colpito solamente i visitatori della sua pagina avrebbe raggiunto pochissime persone, così lo programmò in modo tale da auto-replicarsi sul profilo dei visitatori.

Il mattino seguente si svegliò con 200 richieste di amicizia. Fu allora che andò in paranoia, perché il worm si stava diffondendo molto più velocemente di quanto pensasse. Un’ora più tardi, le richieste erano raddoppiate continuando ad aumentare in maniera esponenziale.

A quel punto, Samy spedì una mail anonima a MySpace, segnalando il worm e specificando un metodo per fermarlo, ma nessuno rispose.

Alle 13:30, aveva accumulato più di 2.500 amici e oltre 6.000 richieste .

“La cosa è andata fuori controllo. La gente mi scrive dicendo che mi ha segnalato come “hacker” perché si è ritrovata il mio nome nella lista degli eroi personali. A quanto pare la gente si sta incazzando perché, anche se mi toglie dagli amici, visualizzando la pagina di qualcun altro o la propria vengono re-infettati dal mio virus. Vinco sempre io”.

Qualche ora dopo, Samy andò a mangiarsi un burrito per poi tornare a casa a controllare di nuovo il suo profilo MySpace. A quel punto aveva ricevuto quasi un milione di richieste di amicizia.

Poco prima che MySpace andasse fuori uso, la quantità di richieste oltrepassò il milione. La società venne costretta a lasciare il sito offline per capire cosa stesse succedendo ed eliminare il worm.

Il worm di Samy, nonostante la sua rapida diffusione, era innocuo: quello che faceva era semplicemente ottenere richieste di amicizia e aggiungere qualche riga sui profili delle persone infette.

Ma se fosse stato un criminale o un malintenzionato, avrebbe potuto prendere il controllo completo degli altri account.

Nonostante le sue intenzioni innocue e il post che aveva pubblicato sul suo blog per spiegare perché aveva creato il “Samy worm”, Kamkar finì ugualmente nei guai con la legge.

Sei mesi dopo aver diffuso il virus, i Servizi Segreti e la Electronic Crimes Task Force della Polizia di Los Angeles ottennero un mandato per perquisire il suo appartamento e il suo ufficio. Le autorità sequestrarono il suo portatile, tre computer e altri dispositivi come dischi rigidi.

Il procuratore distrettuale di Los Angeles prese provvedimenti nei suoi confronti, accusandolo di reati informatici, in particolare di aver infettato sistemi informatici con un virus, secondo il codice penale della California.

Insomma, passò un mare di guai. Per sua fortuna, e grazia anche al fatto di essere una persona notevolmente intelligente, Samy si è ripreso ed ora è un apprezzato ricercatore in materia di privacy e sicurezza informatica.

Se pensiamo che la storia di Samy è accaduta prima dell’esplosione dei social, ci rendiamo conto di una cosa.

Intanto, che quei “sei gradi di separazione” di cui parlavo all’inizio si sono notevolmente ridotti.

Vediamo un po’ di numeri (dati del 2019).

Facebook ha nel mondo 2,41 miliardi di utenti attivi; Youtube, 2 miliardi di utenti unici mensili; Instagram 1 miliardo di utenti unici mensili; Twitter 330 milioni di utenti unici mensili; Linkedin ha oltre 660 milioni di profili utente.

In Italia:

Facebook: 31 Milioni Utenti Attivi; YouTube: 24 Milioni; Instagram: 19 Milioni; Linkedin: 15,3 Milioni; Google Plus: 5,8 Milioni (chiuso ad Aprile 2019); Pinterest: 9 Milioni; Twitter: 8,6 Milioni; Tumblr: 2,8 Milioni; Tik Tok: 2,4 Milioni; Snapchat: 1,8 Milioni.

Secondo uno studio di Facebook, la distanza tra il contadino del Madagascar e il Papa si è ridotta a 3,57, quindi quasi la metà dei 6 iniziali.

In passato, quindi, ognuno di noi era distante 5 persone da qualunque altro individuo, compreso il nostro idolo dei sogni. Oggi, grazie all’avvento delle nuove tecnologie che ci permettono di essere strettamente in contatto, il grado di separazione è diventato nettamente inferiore.

Ah, volevo informarvi che il vostro grado di separazione da Belen è 2, perché io la conosco…

14 pensieri riguardo “Sei gradi di separazione

  1. Beh, ad andare in su è facile: per dire, io conosco Fiamma Nirenstein che conosce Netanyahu che conosce buona parte dei capi di stato del mondo, quindi io ho 3 gradi di separazione da buona parte dei capi di stato del mondo (sto parlando di conoscenze personali, quindi io non ho 2 gradi di separazione da Belen perché non ti conosco personalmente). Ma all’aborigeno dell’Australia come ci arrivo? Al pigmeo della foresta africana come ci arrivo? Allo schiavo dei campi di rieducazione nella Korea del nord come ci arrivo?

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