Coincidenze

Per andare al lavoro (in genere, ma non in questo periodo) uso i mezzi pubblici, che sono uno dei punti di forza della zona in cui vivo.

Ho anche due possibilità differenti: una prevede treno-passeggiata-treno e l’altra treno-treno (non c’è il diretto, purtroppo).

La prima (Saronno-Bovisa, Bovisa-Villapizzone a piedi, Villapizzone-Rho Fiera) è più veloce, ma prevede un tratto di camminata all’aperto. Con questa linea arrivo sicuramente in tempo al lavoro.

La seconda (Saronno-Porta Garibaldi, Porta Garibaldi-Rho Fiera) è più lenta, ma è tutta al coperto. Con questa, se non becco la coincidenza al volo, rischio di arrivare tardi al lavoro.

Ora, immaginate che, guardando le previsioni del tempo, mi diano un 50% di probabilità di acquazzone tra Bovisa e Villapizzone (tratto che dovrei coprire a piedi, con tutto quel che ne consegue).

Quale scelta è la migliore?

Rischiare l’acquazzone e arrivare in orario o andare sul sicuro e rischiare di arrivare in ritardo?

La risposta è ovviamente “dipende”, ovvero è legata a quali sono le conseguenze di un ritardo.

Se il ritardo comporta gravi conseguenze negative è evidente che la prima scelta sia la migliore.

Se invece il ritardo ha solo conseguenze blande, potrò scegliere la seconda.

E, a proposito di coincidenze prese al volo, vediamo un po’ di coincidenze tra il periodo che stiamo vivendo e la seconda metà del 1300.

All’inizio del trecento la crescente forza dei cardinali francesi all’interno del conclave che eleggeva il papa e quella del re di Francia, che si era sostituito agli Imperatori di Germania come re più potente d’Europa, causò quella che viene chiamata la cattività avignonese, cioè un periodo di circa 70 anni in cui i papi furono tutti francesi e trasferirono la loro sede ad Avignone, dove il re di Francia poteva esercitare su di loro la sua autorità.

Con il papa ad Avignone lo stato della Chiesa entrò in crisi, fino a che un papa francese decise, nel 1377, di tornare a Roma, approfittando della debolezza del re di Francia che era impegnato nelle fasi più dure della guerra dei cent’anni contro il re d’Inghilterra.

Quando morì, i cardinali – erano sedici di cui dodici stranieri e quasi tutti francesi – non avevano intenzione di eleggere un italiano, ma i romani la pensavano diversamente. L’assenza del papa dall’Italia aveva rappresentato prima di tutto la perdita della principale fonte di reddito a Roma. Così una folla assediò i cardinali riuniti nella basilica del Laterano e li costrinse a eleggere un papa italiano.

Subito dopo l’elezione, i cardinali francesi fuggirono a Napoli ed elessero un nuovo papa, francese questa volta. Fu quello che venne chiamato il Grande Scisma, durante il quale per una trentina d’anni i francesi ebbero il loro papa (a posteriori bollato come antipapa) e gli italiani il loro. La battaglia tra questi papi non si consumava soltanto con scomuniche reciproche.

Avignone fu assediata, ci furono battaglie, assassinii e complotti. Alla fine la questione venne risolta di nuovo dall’Imperatore, che, con il re di Francia altrimenti impegnato, era tornato a contare qualcosa nella scena politica internazionale. Un ultimo concilio venne convocato a Costanza, in Germania, alla fine del 1414 e si decise di fare tabula rasa: tutti i papi furono dichiarati deposti.

Insomma, in quegli anni non c’era un solo Papa.

Tīmūr Barlas, conosciuto in Europa come Tamerlano, è stato un condottiero turco-mongolo, che tra il 1370 e il 1405 conquistò larga parte dell’Asia centrale e occidentale, fondando l’Impero timuride.

Molto abile nello sfruttare le divisioni degli avversari, costruì il suo impero sulle vittorie militari e su una doppia legittimazione.

Come “erede” della legittimazione di Gengis Khan, dopo avere riunificato sotto il suo dominio i Khanati gengiskhanidi dell’Asia centrale e della Persia, distrusse anche la potenza della cosiddetta Orda d’Oro, che non si riprese mai più, rendendo così possibile la nascita del principato di Moscovia e l’indipendenza di quello di Kiev, dai quali si formerà la Russia moderna.

Tamerlano si considerava anche un ghazi, ovvero un “Combattente per la Fede”, e con questa legittimazione si scontrò con i khanati mongoli, ancora legati allo sciamanesimo, e con i sultanati indiani, strappando anche ai cristiani Smirne, il Regno di Georgia e i possedimenti genovesi nel Mar Nero.

Alla fine della sua vita, l’impero di Tamerlano aveva un’estensione immensa, dalla Moscovia e dall’Ucraina fino alle attuali Turchia e Siria a occidente, e a oriente fino ai confini della Cina, comprendendo tutta l’Asia centrale, la Persia e l’India.

Insomma, nella zona compresa tra Turchia e Russia, in quegli anni, c’era la guerra.

La guerra dei cent’anni fu un conflitto tra il Regno d’Inghilterra e il Regno di Francia che durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al 1453.

Si concluse con l’espulsione degli inglesi da tutti i territori continentali fatta eccezione per la cittadina di Calais, conquistata poi dai francesi solo nel 1558.

Nel processo di formazione dello Stato unitario francese, già avviatosi sotto i primi re Capetingi, rappresentò una lunga pausa, ma alla sua conclusione la Francia aveva sostanzialmente raggiunto l’assetto geopolitico moderno.

Insomma, in quegli anni l’Inghilterra “otteneva” la propria autonomia e indipendenza dal resto dell’Europa continentale.

Tra il X e gli inizi del XIV secolo si assistette in Europa a una lenta ma costante crescita della popolazione, che arrivò a raddoppiare in Francia e in Italia e addirittura a triplicare in Germania.

Ciò fu favorito da una stabilizzazione delle strutture politiche che portò maggiori poteri pubblici e a un periodo di clima mite, conosciuto come periodo caldo medievale.

L’economia prosperò: dopo secoli le vie di comunicazione tornarono a essere mantenute in efficienza e così gli scambi commerciali fiorirono spingendosi fin verso il Mar Nero e l’impero Bizantino.

Per far fronte alla sempre maggior richiesta di cereali, l’alimento base della dieta dell’epoca, si procedette a estendere i terreni coltivati e si introdussero migliorie nelle tecniche agricole, come la rotazione triennale e nuovi attrezzi agricoli.

Tuttavia, nei primi decenni del Trecento, complice anche un generale abbassamento delle temperature, passato poi alla storia come “piccola era glaciale”, la produzione non riuscì più a soddisfare la domanda.

Tra il 1315 e il 1317 l’Europa fu investita da una grande carestia, come non ne accadevano da tempo, che in alcune città, in particolare del nord, portò alla morte del 5-10% della popolazione.

Altre carestie si succedettero negli anni seguenti, si ricordano quelle del 1338 e del 1343 che interessarono maggiormente l’Europa meridionale. Tra il 1325 e il 1340 le estati furono molto fresche e umide, comportando abbondanti piogge che mandarono in rovina molti raccolti e aumentarono invece l’estensione delle paludi esistenti.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, come detto, tra il regno di Francia e il regno d’Inghilterra scoppiò un conflitto destinato a durare oltre un secolo.

I contadini, impauriti dalla guerra e non più in grado di sopravvivere con gli scarsi prodotti dei loro campi, si riversarono nelle città alla ricerca di sussistenza, andando a creare degli insediamenti sovrappopolati dove si viveva in condizioni igieniche assai precarie, con cumuli di rifiuti giacenti a marcire per strada e assenza di fognature, con rifiuti organici versati direttamente in strada da finestre e balconi.

È questo il quadro nel quale, nell’ottobre 1347, la peste, comparsa nei porti del mar Mediterraneo, trovò le condizioni ideali per scatenare una pandemia.

La peste nera fu una pandemia, molto probabilmente di peste, importata, forse nel 1346, dal nord della Cina e che, attraverso la Siria, si diffuse in fasi successive alla Turchia asiatica ed europea per poi raggiungere la Grecia, l’Egitto e la penisola balcanica; nel 1347 si trasmise alla Sicilia e da lì a Genova; nel 1348 la peste nera aveva infettato la Svizzera tranne il cantone dei Grigioni e tutta la penisola italica risparmiando parzialmente Milano.

Dalla Svizzera si allargò in Francia e in Spagna; nel 1349 raggiunse l’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda; nel 1353, dopo aver infettato tutta l’Europa, i focolai della malattia si ridussero fino a scomparire. Secondo studi moderni uccise almeno un terzo della popolazione del continente, provocando verosimilmente quasi 20 milioni di vittime.

Insomma, in quegli anni era in corso una pandemia che fece molte vittime.

A parte le analogie tra il quattordicesimo secolo e oggi, qual è la cosa più importante, oltre a considerare le similitudini solo un caso?

Andiamo a vedere una cosa.

La peste nera non colpì tutta Europa con la stessa intensità: alcune rare zone rimasero quasi immuni dal contagio (come alcune regioni della Polonia, il Belgio e Praga), altre invece furono quasi spopolate.

In Italia la peste risparmiò parzialmente Milano che contò 15 000 morti su una popolazione di circa 100 000 anime, mentre a Firenze uccise quattro quinti degli abitanti.

Sono state fatte supposizioni sul perché Milano riuscì a limitare i decessi: alcune di esse si focalizzano sulla forte autorità dei Visconti che imposero rigide regole sull’ingresso di merci e persone in città e segregando in casa le famiglie in cui si sospettava che tra i membri vi fosse un infetto.

Quindi il contenimento è l’unica soluzione. Anche nel 1400. E soprattutto oggi.

7 pensieri riguardo “Coincidenze

  1. Qui si vocifera “chiusura totale” e questo mi seccherebbe assai, quantomeno per le ferie ed i permessi forzati.
    Certo che qui è una desolazione completa, e il 90% delle attività commerciali è già chiuso di propria iniziativa.

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  2. Ciccio, e’ un vero piacere leggerti ma solo per integrare una parte della storia ben narrata. Per tentare una riconciliazione tra la ribellione dei fiorentini ad un papato che da Avignone mostrava mire sempre più insidiose verso le città italiane,taluni ebbero l’idea di rivolgersi a Caterina di Jacopo di Benincasa – santa Caterina da Siena – e pregarla di di recarsi ad Avignone per placare le ire di papa Gregorio XI, il francese Pierre Roger de Beaufort. Lei accettò di slancio. Su quale sia stata la finalità principale dell’incarico ufficiosamente suggerito a Caterina gli interrogativi permangono. C’è perfino chi sostiene che la mantellata senese aveva come suo principale finalità l’autorizzazione a fondare un monastero nel castello di Belcaro alle porte di Siena, da poco donatole. Dopo il colloquio con Caterina Gregorio si convinse a trasferirsi a Roma. Caterina che fu ricevuta in udienza e poté rivolgersi a lui – grazie alla traduzione simultanea in latino del confessore-controllore, il domenicano Raimondo da Capua – non esitò a suggerirgli un «santo inganno»: fingesse, magari, di traccheggiare per partire a sorpresa, d’improvviso. In effetti il timoroso pontefice si mise in cammino con i suoi il 13 settembre. Il ruolo di Caterina era stato tutt’altro che secondario nell’assunzione di un atto che avrebbe mutato il corso della storia europea. Un abbraccio Glauco

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