Ius primae noctis – parte seconda

La volta scorsa abbiamo provato a cercare qualche fonte che giustificasse l’esistenza del famoso “diritto della prima notte”, lo “ius primae noctis”.

In realtà, in tutto il medioevo non ci sono fonti acclarate dell’esistenza di tale diritto, e qualcosa si inizia a trovare all’inizio del Rinascimento.

Ma forse era qualcosa fatto per far sembrare i “vecchi tempi” molto più bui di quanto in realtà fossero, e lo scopo era molteplice.

Da un lato, far capire che oggi è meglio di ieri, e peggio di domani, per dare alla gente la speranza; dall’altra, un impulso alla voglia di scoprire nuovi mondi.

Infatti, la fine del medioevo corrispondeva anche con l’espansione dell’Europa nei nuovi continenti.

E chi sa come mai, per descrivere i “selvaggi”, chi tornava dalle “nuove” terre appena scoperte, parlava di gente incivile, senza un briciolo di moralità, che arrivava a sacrificare le vergini.

Ma sarà vero?

Certo, per giustificare gli orrori compiuti, bisognava descrivere quei “selvaggi” nel peggior modo possibile: li si stava sterminando, li si riduceva in schiavitù, ma perché erano degli incivili!

Ma esattamente come accade ora, le frottole prima o poi vengono a galla.

Bartolomé de Las Casas, vescovo cattolico spagnolo, si impegnò nella difesa dei nativi americani e grazie alla sua attività di denuncia del sistema di sfruttamento degli indios, vennero compilate le “Leggi nuove”, ratificate da Carlo V, con le quali veniva abolito lo sfruttamento dei nativi.

Nei suoi testi, Las Casas presentava una puntuale descrizione delle qualità fisiche, morali e intellettuali degli indios, finalizzata alla difesa dell’umanità degli abitanti del nuovo mondo, contro la tesi della loro irrazionalità e bestialità avanzata da altri suoi contemporanei.

Ciò coincide con quanto ipotizzavo: così come per i narratori italiani e francesi, le frottole avevano lo scopo di descrivere qualcosa in un certo modo perché c’era un secondo fine.

Come fecero anche altri.

Intorno al 1600, nell’Inghilterra degli Stuart e di Shakespeare, in contrasto con l’Italia dei Papi, quest’ultima veniva descritta come luogo di nefandezze e barbarie.

Nel 1619 andò in scena a Londra “The Custom of the Country” (le abitudini di un paese), di John Fletcher e Philip Massinger; la storia si svolge in Italia, e tutti voglio accoppiarsi con tutti: il Conte Clodio con la promessa sposa Zenocia; Ippolita con Arnoldo, poi sposo di Zenocia; il capitano Leopoldo con Zenocia.

Ma, soprattutto, il Conte lo rivendica come diritto: sì, proprio lo “ius primae noctis”.

Niente, non sono ancora convinto: insomma, gli inglesi non possono essere una fonte affidabile.

Vediamo allora di ipotizzare come si possa arrivare allo “ius primae noctis”.

Nel Medioevo i contadini pagavano, come abbiamo detto, molte tasse.

Il numero dei tributi e diritti feudali era lungo e variegato, provo a scriverne qualcuno a mo’ di esempio:

  • Focatico: era una tassa applicata a ciascun fuoco o focolare, cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare;
  • Imbottato: il dazio era sostanzialmente una tassa che doveva essere pagata da tutta la comunità per i prodotti agricoli che si possedevano;
  • Fodro o Albergaria: indica l’obbligo di fornire ospitalità e sostentamento al re, all’imperatore, ai titolari di pubbliche funzioni, al loro seguito e alle milizie, incombente sui vassalli, sui possessori di terre o complessivamente sulle collettività delle località attraversate durante il loro passaggio;
  • Abbeverata: per dissetare gli animali nei fontanili;
  • Acquatico: per attingere acqua da fonti o sorgenti;
  • Erbatico: per falciare l’erba in un prato;
  • Glandatico: per raccogliere ghiande o condurre maiali nei querceti;
  • Legnatico: per tagliare e raccogliere legna di alto fusto; in latino medioevale ius lignandi;
  • Macchiatico: per raccogliere legna di basso fusto, arbusti;
  • Pantanatico: per pescare anguille e rane negli stagni;
  • Pascolatico: per condurre greggi al pascolo;
  • Pedatico: per attraversare o percorrere a piedi strade, sentieri o proprietà private; da questo deriva la parola “pedaggio”;
  • Piscatico: per catturare pesci in acqua dolce o salata;
  • Pontatico: per transitare sui ponti doganali o di proprietà privata;
  • Ripatico: per approdare o sostare su rive di acque interne;
  • Siliquatico: per raccogliere carrube ed altri baccelli;
  • Spicatico: per raccogliere spighe dopo la mietitura.

Le più famose erano la “decima”, che esisteva fin dall’antichità, e corrispondeva a un decimo dei propri possedimenti, e la colletta.

La colletta, dal latino “collecta”, cioè “raccolta”, derivato da “collectus”, participio passato di colligĕre, “raccogliere”.

Poi c’erano i nomi “locali”. Già, perché in dialetto ognuna di quelle tasse si chiamava in modo diverso.

Una tassa di cui sappiamo sicuramente ci arrivata da una fonte un po’ strana. Vi racconto.

Ci fu un processo, intorno al 1300, perché la diocesi di Amiens protestava perché non veniva più corrisposta la tassa sulla prima notte di nozze.

Vuoi vedere che ci siamo?

In pratica le cose stavano così: nel medioevo la chiesa si sforzava di ricordare ai cristiani che il sesso nel matrimonio ci sta, ma deve essere tenuto sotto controllo, perché è finalizzato esclusivamente alla procreazione.

Quindi aveva imposto alle coppie neo-spose di osservare tre giorni di castità.

I primi tre giorni del matrimonio!

Ora, capirete che si fa fatica a gestire una cosa del genere, soprattutto se si è giovani e in forze.

Nell’alto medioevo questo “obbligo” fu aggirato: in pratica, le coppie che si sposavano pagavano un tributo alla Chiesa per non avere l’obbligo dei tre giorni di castità.

Anche di questo retaggio dei tempi antichi troviamo traccia ai tempi odierni, tant’è vero che spesso le coppie che si sposano con rito religioso lasciano un’offerta in denaro alla chiesa.

Ma torniamo in Medioevo.

Ad un certo punto, qualcuno si sarà posto la questione di questa ulteriore tassa e si sarà rifiutato di pagarla.

Ad Amiens, dove c’era una forte e numerosa comunità cristiana, il Vescovo, infastidito dal fatto che nessuno più la pagasse, andò addirittura in Parlamento a Parigi e indisse un processo.

Il processo durò 16 anni (veloci, loro, mica come noi) ma non ci è mai giunta notizia se sia stata data ragione al Vescovo o al popolo.

Fatto sta che, qualche secolo dopo, alcuni giuristi si convinsero che la tassa in questione, tassa sulla prima notte di nozze, fosse proprio lo “ius primae noctis”!

Conclusione. Non ci sono prove che il famoso “balzello” sia mai esistito.

Questo non vuol dire che qualche signore prepotente non abbia fatto i propri “porci” comodi, approfittando del proprio potere e dell’ignoranza della gente, ma queste sono cose che accadono in tutte le società in cui vi sia una diseguaglianza.

Chi ci è arrivato?

George Orwell, in 1984, racconto da me citato spesso e volentieri, inventa una nuova società.

In uno dei primi capitoli di 1984, George Orwell descrive la reinvenzione della storia sotto il regime del Grande Fratello.

Al popolo si insegna che nel brutto, lontano passato esistevano creature malvagie chiamate i capitalisti, che opprimevano il popolo con le pretese più infami.

“C’era anche una cosa chiamata lo ius primae noctis, che probabilmente non si menzionava nei libri di testo per bambini. Era la legge per cui ogni capitalista aveva il diritto di andare a letto con qualunque donna che lavorasse nelle sue fabbriche”.

Il procedimento immaginato da Orwell, creare un’immagine tenebrosa del passato allo scopo di esaltare il presente, è stato praticato davvero in Europa, dal Rinascimento fino all’Ottocento: vittima designata, il Medioevo.

Ma, cari miei, lo “ius primae noctis”, in realtà, non è mai esistito.

9 pensieri riguardo “Ius primae noctis – parte seconda

  1. Degli inglesi non ci si può fidare mi ha steso!😄 E comunque al netto delle ovvie prepotenze dei soliti potenti( c’è sempre un Don Rodrigo…) trovo plausibile il tuo ragionamento.

    Piace a 2 people

  2. A me, come donna, fa venire voglia di prendere a calci i fautori di certe “idee” che nel passato, fino a Mussolini, ci hanno fatto considerare proprietà di qualcuno e “fattrici”.
    L’altra considerazione è che, da sempre, si tassano i poveretti per mantenere i privilegi di alcuni, una volta erano i nobili oggi la casta dei politici e degli amministratori statali.

    Piace a 2 people

  3. Il termine “ius primae noctis” non era noto nel Medio Evo: si tratta di una leggenda nata nel così detto periodo illuministico. L’origine della leggenda è probabilmente fiscale, esso non veniva consumato in un letto bensì…..all’agenzia delle entrate. All’epoca i figli costituivano una ricchezza, anzi la ricchezza principale per un coltivatore in condizione servile che coltivava, con contratti di vario tipo, i campi del signore per cui esisteva una tassa (maritagium) che di fatto era concettualmente simile all’imposta di registro dei contratti immobiliari. Tale tassa era ovviamente più elevata qualora la donna (cioè, secondo la mentalità dell’epoca, la produttrice della futura fonte di reddito) contraesse matrimonio al di fuori del feudo. ,

    Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...