Coronavirus – la trasmissione

Un pellegrino incontrò la Peste che andava verso Smirne. “Perché stai andando laggiù?” “Per uccidere tremila persone”, rispose la Peste. Qualche tempo dopo, si incontrarono di nuovo. “Ma ne hai uccisi trentamila!” disse il pellegrino. “No”, rispose la Peste, “io ne ho uccise tremila. Le altre le ha uccise la Paura”.

Come molti temevano, la pandemia di coronavirus sta cambiando il mondo.

Come ho detto, con un briciolo di speranza che non capitasse, ci sarà un mondo fino al 2019 e un mondo dopo il 2020.

Questa malattia, per caratteristiche, letalità, cambiamenti che comporterà, è una linea di demarcazione nella storia dell’Uomo.

Lo aveva perfino predetto Bill Gates nel 2015 (per chi è curioso, a questo link c’è la trascrizione della sua chiacchierata a TedX).

Detto questo, prima capiremo che il mondo ha avuto un brusco STOP, prima ci rimetteremo in moto quando tutto questo sarà finito.

L’umanità non è nuova a queste cose. Ripartirà tutto.

Ma ci vorrà del tempo e dovremo capire, secondo me, dove abbiamo sbagliato e dove non possiamo più permetterci di sbagliare.

Già che ci siamo, vediamo quello che sappiamo e quello che non sappiamo del COVID-19 e del virus SARS-COV-2.

Intanto, uno studio (Andersen KG et al. Nature Medicine 2020) dimostra che il virus ha una origine naturale e ed in particolare dai pipistrelli e dai pangolini.

Il pangolino è tra gli animali più singolari al mondo: è una sorta di formichiere rivestito da una “armatura” di scaglie (è l’unico mammifero ad averle), è sdentato ma con una lingua lunga quanto il corpo, può consumare 20 mila formiche in un giorno, è molto “timido” e tipicamente notturno.

Pare che la carne e le scaglie siano usate nella medicina tradizionale cinese.

Il virus, quindi, non è stato creato in laboratorio, né è stato introdotto in Cina dagli americani.

C’è ancora un’altra cosa che ripeterò fino alla noia.

Il coronavirus non è pericoloso in quanto tale, ma perché è nuovo, quindi non c’è immunità di gregge e soprattutto non ci sono né terapie né vaccini. Per ora.

A proposito di immunità di gregge, Ralph Baric, il Cristiano Ronaldo dei virologi specializzati in coronavirus, ha detto che per il SARS-CoV-2 (che è il virus, mentre COVID-19 è la malattia) servirebbero 6-12 mesi per immunizzare un’intera popolazione.

Troppo, ci sarebbe uno tsunami sul sistema sanitario non sopportabile.

Ci sono poi due fattori che spesso vengono confusi: letalità e mortalità.

Il tasso di letalità è il rapporto tra i morti e il numero totale di soggetti malati.

Il tasso di mortalità è il rapporto tra il numero di morti sul totale della popolazione (e non sul numero di malati).

Quindi possiamo affermare che rispetto alla normale influenza stagionale, Covid-19 è un fenomeno con letalità più elevata ma con mortalità molto più bassa.

La letalità del virus è infatti stimata intorno al 2-3%, il che significa che il 97-98% delle persone infettate guariscono.

Il numero alto di morti che osserviamo in questi giorni è da relazionare al numero alto di persone infettate, spesso con sintomi lievi o addirittura senza sintomi, che però non vengono conteggiate nel totale dei malati.

È matematica. Quando c’è una frazione funziona così. Se aumenta il numeratore o diminuisce il denominatore il valore cresce. Al contrario, diminuisce.

Per avere numeri attendibili occorrerebbe uno screening di massa che nessun servizio sanitario al mondo potrebbe permettersi e che non sarebbe neanche giustificato.

Oltre ai tassi di letalità e mortalità occorre poi non dimenticare il tasso di guarigione.

Anche qui la stima dipende da cosa si mette al denominatore e dal tempo di osservazione visto che bisogna dare tempo alle persone di guarire e quindi non si può calcolare troppo precocemente.

C’è poi da dire che la Lombardia ha 11 milioni di abitanti, ci sono state numerose epidemie ospedaliere e la gestione politica della cosa è stata troppo attendista (ad esempio, non mettendo subito in zona rosse ad Alzano e Nembro, due focolai accertati).

Fatte queste premesse, vediamo due cose che stanno generando molta confusione, ed entrambe derivano dalla modalità di trasmissione del SARS-CoV-2.

Il virus respiratorio che ci sta colpendo si diffonde principalmente attraverso il contatto con una persona malata.

La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette (le famose droplets), come ad esempio:

  • la saliva, tossendo e starnutendo (a quello serve il metro di distanza);
  • contatti diretti personali (vabbè, avete capito);
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate bocca, naso o occhi (per quello ripetono ossessivamente di lavare le mani).

Sono però in corso due studi per capire sia se ci siano altri metodi di trasmissione, sia se le temperature abbiano un ruolo nella trasmissione.

Uno di questi studi indica che questo virus vive fino a tre giorni su plastica ed acciaio, e solo per poche ore su cartone e rame.

Il virus sembra sopravvivere per tempi brevi, alcune ore al massimo, come aerosol (Van Doremalen et al., N Engl J Med 2020).

Quest’ultimo dato è importante per capire se il PM10 può essere fonte di trasmissione. Non si sa ancora.

Ma spiegherebbe molte cose, perché, ad esempio Wuhan e il triangolo Brescia-Bergamo-Lodi, che hanno in comune il fatto di essere aree altamente industrializzate e quindi con un inquinamento abbastanza alto, siano così più colpite rispetto ad altre.

Oltre questo, abbiamo un altro indizio importante.

Sembra che i luoghi più colpiti siano in uno stretto corridoio compreso tra 30 e 50 gradi di latitudine, dove le temperature medie sono tra i 5 e gli 11 gradi e l’umidità tra il 47% e il 79%.

La Lombardia ha una media di 9 gradi e un’umidità tra 68 e 75%, quindi ci siamo.

Non è un caso, quindi, che le zone che potevano avere un’emergenza maggiore a causa della loro vicinanza con la Cina, non hanno visto un effetto simile: in Thailandia ci sono soltanto 400 casi, 90 in Vietnam, 50 in Cambogia e nessuno in Myanmar.

Questo perché, in quelle zone, sempre che i dati siano questi, il clima non presenta le caratteristiche migliori per la diffusione del Coronavirus.

Come in India. Ragioniamoci. L’India è la seconda nazione più popolata del pianeta dopo la Cina ed ha superato il miliardo e 300 milioni di persone, e come condizioni igieniche e di vita, non è molto migliore della Cina.

Ha 294 casi e 4 morti. Ripeto, sempre che i numeri siano questi.

Secondo questi studi, quindi, con l’avanzare della stagione estiva, nuovi casi potrebbero espandersi verso nord rispetto all’attuale corridoio.

Se fosse così per gli Stati Uniti, il virus si muoverebbe verso la British Columbia; in Europa verrebbero maggiormente coinvolte Inghilterra, Scozia ed Irlanda ed arriverebbe anche nel nord della Cina dove, per ora, c’era stata una minore diffusione di Coronavirus.

Attenzione: anche se questi studi trovassero conferma, questo NON significa che nelle zone calde non ci sia il virus, ma solo che la trasmissione è più difficoltosa.

Inoltre, su temperature, smog e superfici tutti gli studi non concordano. E ogni giorno esce un aggiornamento.

Quel che invece è certo, è che alcune nostre abitudini dovranno cambiare, in futuro.

Ci sarà un miglioramento dei sistemi sanitari, con la costituzione di unità di risposta alle pandemie in grado di muoversi rapidamente per identificare e contenere le epidemie prima che comincino a diffondersi.

Ma è soprattutto le nostre abitudini che dovranno cambiare.

Io, ad esempio, credo che tutte le volte (due-tre l’anno) che avrò il raffreddore (ma forse anche quando mi muoverò sui mezzi pubblici), prenderò l’abitudine di girare con amuchina e mascherina.

Molti di voi lo facevano anche prima, lo so. Ma non mentiamo, tanti non lo facevano.

Naturalmente nessuno sa esattamente come sarà il futuro.

Io spero solo che la maggior parte di noi riesca a vederlo e a costruirlo, questo nuovo futuro.

18 pensieri riguardo “Coronavirus – la trasmissione

  1. Molto interessante e molto ben scritto. Grazie.
    Ritorno a pensare all’asiatica degli anni sessanta: ce la siamo presa, in Italia, in ventisei milioni e ci sono stati trentamila morti, ma siccome non sapevano nulla, non avevamo paura, ci ammalavamo, guarivamo, molti sono morti, ma non lo sapevamo e perciò ci sembrava che tutto fosse normale.

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