Le partite del cuore – Roma-Juventus 1981

Tutte le partite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre (semicit.)

Ci sono partite che segnano una stagione, altre che segnano la Storia di una squadra di calcio. I tifosi della Juventus sanno, per esperienza, che una partita apparentemente inutile, o di secondo piano, può essere “la partita” di quella stagione.

E non parlo solo dei derby, o delle sfide di vertice. Partite che imprimono un’accelerazione, o danno fiducia alla squadra, o ti fanno capire che tutto è possibile.

Su queste pagine racconterò alcune di quelle partite, che chiamo “le partite del cuore”, perché è lì che restano.

 

Stagione 1980-81. Riapertura delle frontiere, si possono acquistare di nuovo giocatori stranieri. La chiusura era stata causata dalla precoce eliminazione dell’Italia al mondiale del ’66 per mano dei dilettanti coreani.

La decisione non aveva migliorato di certo il livello del calcio italiano, che così, ormai fuori dalla “top ten” europea, tornò sui suoi passi permettendo l’acquisto di un solo calciatore straniero per squadra.

I campioni in carica nerazzurri, guidati da Eugenio Bersellini, comprarono l’austriaco Prohaska, mentre la Juventus e la Roma di Nils Liedholm ingaggiarono rispettivamente l’irlandese Brady e il brasiliano Falcao; il Napoli puntò sul reparto difensivo acquistando l’olandese Krol.

Da questa stagione, il regolamento permetteva inoltre la presenza in panchina di un massimo di cinque riserve (con quattro giocatori di movimento oltre al secondo portiere).

La Roma era la favorita, con l’Inter la più accreditata a lottare con lei per il titolo. La Juve partì lentamente, e dopo nove giornate era solo ottava.

Ma la classifica era corta e approfittando dei passi falsi delle squadre che la precedevano, la Juve recuperò, e si piazzò, alla fine del girone d’andata, alle spalle delle due favorite.

Mentre i nerazzurri perdevano contatto con la vetta, alla ventesima giornata la Juve raggiungeva la Roma in vetta alla classifica, con il Napoli dietro ad un solo punto.

Alla ventiduesima il sorpasso dei bianconeri e a tre giornate dalla fine, scontro diretto con un solo punto di vantaggio sulla Roma.

La Juve scende in campo con Zoff in porta, Cuccureddu e Gentile marcatori, Scirea libero, Furino e Prandelli alle spalle del regista Brady, con Causio a rifinire per Fanna unico attaccante puro, se così si può dire.

Infatti, Bettega era squalificato: sulla base di dichiarazioni di calciatori avversari relative a tentativi di combine mai provate, la squalifica era arrivata a distanza di quasi due mesi dall’episodio contestato, al momento giusto affinché una delle tre giornate di squalifica venisse scontata nella partita decisiva contro la Roma.

La partita non è bella, anzi: il nervosismo è chiaro, la Roma si gioca la stagione e l’arbitro Bergamo alla fine metterà le mani nel taschino molte volte, ammonendo 7 giocatori ed espellendone uno.

L’assenza di Bettega, come detto squalificato, e di Tardelli, infortunato, si fa sentire e il centrocampo della Roma sembra in pieno controllo della partita.

Dopo 4 minuti di gioco Tancredi si distende in tuffo per mettere in angolo una botta di Brady deviata da un difensore giallorosso.

Al 25°, la Roma si porta in avanti, e Scarnecchia serve di testa Pruzzo che appoggia all’accorrente Falcao, anticipato in extremis da Cabrini.

Al 31° Bruno Conti cicca una deviazione al volo su cross di Maggiora, e al 35° Tancredi deve uscire dall’area per anticipare di piede una fuga di Fanna.

Poco prima del riposo, un battibecco tra Fanna e Spinosi (con un accenno testata del bianconero all’avversario) suscita un parapiglia che non ha fortunatamente seguito; l’intervallo interviene per placare gli animi.

Nella ripresa la Juventus sfiora il gol, quando al 57° Prandelli, a pochi passi dalla porta giallorossa, non riesce a deviare in rete la palla che gli aveva servito Cabrini; subito dopo Scarnecchia conclude sul fondo un’iniziativa personale.

Al 62° minuto altra rissa, e Furino torna anzitempo negli spogliatoi.

Dopo pochi minuti, Prandelli ribatte una bordata di Ancelotti e su un rovesciamento di fronte Fanna manca l’aggancio che gli avrebbe permesso di trovarsi da solo davanti a Tancredi.

Al 74°, l’episodio che ancora oggi viene ricordato dagli antijuventini: Turone colpisce un cross spiovente dalla sinistra, ma è oltre Prandelli, ultimo juventino prima di Zoff, e il gol viene annullato per posizione di fuorigioco.

Anni dopo, Carlo Sassi, famoso moviolista Rai, ammise che il fuorigioco c’era, ma le immagini dell’epoca erano talmente di basso livello che era possibile asserire tutto e il contrario di tutto, e vennero usate per creare un alone di sospetto sulla legittimità della vittoria juventina.

Scarnecchia fallisce un’altra occasione e, ironia della sorte, proprio la Juve ha l’ultima occasione, all’88°, ma Fanna si fa deviare il tiro dal portiere giallorosso. Risultato finale: 0-0.

La settimana successiva, la Juve superò la Fiorentina in casa e, approfittando del pareggio dei giallorossi con l’Avellino, porta a casa il 19° scudetto della propria storia. Con il contributo di tutti, fino alla fine.

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