Coronavirus – Capire i numeri

Siamo ormai tutti diventati esperti di coronavirus.

Infatti, continuo a leggere di 5G, di complotti internazionali, di arma batteriologica (o virologica, in questo caso).

Vi svelo un segreto. La mia prima frase era ironica.

Siamo tutti esperti di coronavirus esattamente come lo siamo di calcio (però solo pochi fanno realmente gli allenatori), di ingegneria strutturale (ogni qualvolta cade un ponte) e di tutte le altre cose di cui i “laureati all’università della vita” sono esperti.

Ormai è chiaro: la maggior parte di noi è completamente ignorante, ma non sa di esserlo (ricordate l’effetto Dunning-Kruger?).

E poiché un ignorante funzionale tende a sovrastimarsi, pensa realmente di essere esperto.

Io, come spesso ho spiegato, faccio una sorta di copia e incolla mentale e poi lo riporto per iscritto su queste pagine, pertanto non mi professo esperto in nulla.

Però cerco di capire, e quello che capisco lo riporto qui.

Dall’inizio di questa pandemia, come sappiamo, alcuni numeri sono diventati di uso quotidiano, ma molti fanno ancora confusione.

Giornalmente la Protezione Civile aggiorna i dati raccolti su tutto il territorio nazionale: positivi, nuovi positivi, contagiati, nuovi contagiati, guariti e morti.

Poi ci sono R0, plateau e picco, altre parole pronunciate negli ultimi giorni durante le conferenze stampa quotidiane.

Fra tutti questi termini e definizioni, si rischia di fare molta confusione. Alcuni dicono addirittura che il picco è stato raggiunto, ma vedremo che non è così.

Andiamo a capire cosa significhino tutti i numeri snocciolati da Borrelli:

  • C = Contagiati:
    • tutti quelli che hanno contratto il virus dall’inizio dell’epidemia;
  • NC = Nuovi contagiati:
    • aumento giornaliero dei tamponi positivi. Anche questi si calcolano facendo la differenza fra i contagiati rilevati al giorno d+1 e quelli rilevati al giorno d;
  • I = Infetti (attualmente positivi):
    • tutti quelli che, ad una certa data d, risultino positivi al tampone. Si tratta, in pratica, di tutti quelli che hanno il coronavirus;
  • NI = Nuovi infetti (nuovi attualmente positivi):
    • si tratta dell’aumento giornaliero degli infetti. Si calcolano facendo la differenza fra gli infetti rilevati al giorno d+1 e quelli rilevati al giorno d;
  • M = Morti:
    • deceduti a causa della Covid-19;
  • G = Guariti:
    • persone che ad una certa data dx risultino negative al tampone;
  • S = Sani:
    • persone sane che potrebbero contrarre il virus;
  • PT = Popolazione totale:
    • persone presenti in una data area geografica.

Da queste definizioni capiamo tre cose:

  1. I contagiati sono gli infetti più morti e più guariti: C=I+M+G;
  2. La popolazione totale è data dalla somma tra contagiati e sani: PT=C+S.

Quindi, contagiati e infetti non sono sinonimi, indicano cose completamente diverse.

Vi faccio un quiz: qual è il numero più importante per capire l’andamento dell’epidemia, i contagiati o gli infetti?

E quando si raggiungerà il famigerato picco?

Il primo errore, a mio modesto parere, nella comunicazione fin qui espressa dalla protezione civile, è stata la confusione tra contagiati e infetti.

Vediamo un grafico insieme:

Analizzando i dati che leggiamo ogni giorno, come facciamo a capire se abbiamo raggiunto il picco?

Per tentare una risposta bisogna prima intenderci su cos’è il picco, perché ci sono almeno due significati diversi.

  • Il primo prende a riferimento il numero totale di contagi, che ovviamente non può che essere sempre crescente (nel grafico le barre grigie).
    I nuovi contagi invece, anche se finora sono sempre cresciuti, sono destinati a raggiungere un massimo e da quel momento, si spera, a decrescere fino ad azzerarsi. È un picco che misura l’andamento del contagio.
  • Il secondo invece considera il numero di infetti (nel grafico linea azzurra) o, meglio, il dato ad esso correlato degli ospedalizzati (circa il 60% dei positivi). Questo numero comincerà a decrescere quando il numero giornaliero di decessi, sommato a quello delle persone dimesse, supererà quello delle persone che necessitano un ricovero.

Io per spiegare questo secondo dato a mio figlio, gli ho fatto l’esempio della giara.

Immaginiamo che i malati siano litri di olio da mettere in una giara, che è il luogo di ricovero. La giara, esattamente come gli ospedali, ha una capienza massima.

Se io ogni giorno metto più litri di quanti ne prelevo, ad un certo punto la giara straborderà.

Se, però, i litri che escono (dimessi, guariti e deceduti) sono superiori a quelli che entrano (nuovi infetti), la giara piano piano si svuoterà.

Oggi, 7 aprile (io sto scrivendo questo articolo il 7, ma chi di voi lo leggerà, lo farà dal 10 in poi, nda), i valori dei nuovi infetti sono ancora nell’ordine delle migliaia, quindi ben lontani dallo zero.

Nel grafico non si nota, perché, ovviamente, è un valore molto più basso degli altri due, che sono dei “totali”. Vi faccio un grafico “dedicato”.

Vero, il contagio sta rallentando, ma non è ancora in fase discendente. Il picco è vicino, ma è difficile fare previsioni su quando sarà raggiunto. Diffidate da chi afferma che il picco in Italia è già stato raggiunto.

Una precisazione: ho scritto, prima, “dimessi” e “guariti” in due voci separate, perché hanno due significati separati.

Dimesso, vuol dire non più ospedalizzati. Ma potrebbero essere ancora positivi al Covid-19, non gravi, ed essere ricoverati presso la propria abitazione.

Guarito, vuol dire che aveva la Covid-19, e ora non ce l’ha più (tampone negativo).

Se, nei bollettini quotidiani, chiarissero queste cose, sarebbe meglio.

Un’ultima cosa su questo argomento. La curva esponenziale, sia in salita, sia in discesa, è molto ripida, quindi la curva degli infetti si azzererà molto rapidamente. Non è mai esistita una pandemia che si sia spenta lentamente.

Vediamo ancora qualche numero e poi chiudo.

Aggiornamento 7 aprile 2020 Germania Italia
Contagiati 109.329 135.586
Morti 2.096 17.127
Ricoverati 36.081 32.510
Infetti 71.152 94.067

Come mai questa differenza?

Iniziamo a sgombrare il campo dalle puttanate: la Germania non sta mentendo sapendo di mentire e l’Italia anche.

Se non partiamo da questi presupposti è inutile continuare il ragionamento: quindi chi vede le cose in altro modo, liberamente, se ne può andare a leggere qualcos’altro.

Perché il tasso di letalità tedesco è più basso del nostro?

C’è un articolo pubblicato su “The New York Times”, qui, che ne parla.

E ci dice che, esattamente come in Italia, il numero dei tamponi non copre tutti i possibili contagiati.

Ma non come in Italia, dove ancora non si è capito il criterio per fare i tamponi, mentre è stata la prima cosa che hanno fatto in Germania: stabilire una metodologia e seguirla.

Oggi in Germania si effettuano almeno 350mila test a settimana.

In Italia, la sottostima dei contagi fa sembrare più alto il tasso di letalità, che in Germania è invece calcolato in modo più affidabile.

Pertanto, confrontare la situazione dei due paesi nello stesso istante di tempo non ha molto senso sul piano statistico.

Questa sottostima italiana l’ha spiegata molto bene il mio amico Gerardo su Facebook.

In Germania, l’elevato numero di test ha consentito di identificare, isolare e curare precocemente i contagiati da Covid19, spezzando le catene di contagio, rallentando l’epidemia e migliorando la prospettive dei malati.

Come hanno fatto a Singapore, ricordate?

La seconda cosa che hanno fatto in Germania, seguendo il protocollo dell’OMS, è stata attuare tamponi al personale sanitario e fornire loro i DPI previsti.

Da noi è stato necessario nominare un super commissario che poi, alla fine, è servito per dirci che i tempi burocratici non permettono di essere veloci.

Nell’articolo del NYT, scrivono anche che a gennaio in Germania c’erano 28.000 posti in terapia intensiva, 34 ogni 100.000 persone (in Italia sono 12).

Oggi le terapie intensive tedesche possono accogliere fino a 40.000 pazienti.

Il governo tedesco, inoltre, ha comunicato in modo chiaro, univoco e trasparente la situazione e le misure intraprese, riscuotendo fiducia e piena collaborazione nei cittadini.

Non vado avanti oltre.

Non abbiamo fatto le cagate di Trump e Johnson, ma avremmo potuto fare molto meglio.

16 pensieri riguardo “Coronavirus – Capire i numeri

  1. Trovo tutto corretto (qualche elemento di statistica ancora lo ricordo sebbene la prof mi odiasse!) e voglio confermare una cosa riguardo la nostra splendida sanità (è sarcastico) che a causa di incompetenti politici e amministratori locali hanno preso decisioni assurde.Mia ex che lavora a Milano in una struttura ospedaliera ha contratto l’infezione, fortunatamente è guarita ed è già di nuovo al lavoro. Quel che mi disse subito è stato: non ci hanno dato i DPI perché l’ordine era di non spaventare i pazienti. Ecco…poi i cattivi son sempre i tedeschi…
    PS sul 5G mi girano(ne ho anche parlato nell’ultimo post) e la causa di tanta ignoranza secondo me sta nel fatto che la gente non capisca e non conosce cosa sia una trasmissione radio.Automaticamente sente la parola radiazione e pensa ad Hiroshima poi tranquillamente sta ore al mare o fa lampade abbronzanti senza sapere che un antenna 5G irradia la stessa energia elettromagnetica nelle frequenze che fino ad ieri erano usate dalle TV prima delle trasmissioni in digitale. Nessuno è morto prima… nessuno morirà ora. E poi si fanno i selfie in 4G…

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            1. Premessa: non l’ho mai nè votato, nè amato. Ma non è “solo” colpa sua. Se ha ancora un seguito di gente che gli lecca il culo, perchè ricco è potente, è perchè noi italiani siamo lacchè dentro.
              Lui aveva avuto una buona idea, cioè creare un’alternativa liberale alla sinistra. Poi è andato a puttane (in tutti i sensi). Ma il dramma maggiore è che la sinistra quella rivoluzione non l’ha mai fatta, consegnandogli il paese.

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              1. Il fatto è che l’Italia ha sempre vissuto politicamente di “compromessi”, con governi quadri-penta-partitici che bene o male hanno portato avanti il Paese anche durante anni difficili (guerra fredda, brigate rosse, crisi petrolifera, etc…).
                Silvio invece ha sempre e solo propagandato il “divisionismo”, il “destra contro sinistra”, volendo (a suo dire) riproporre in Italia il modello americano.
                Il modello non è riuscito a riproporlo (se non per pochi anni), ma è riuscito perfettamente a creare 2 fazioni che si “odiano” l’una con l’altra, laddove questo “odio” prima era marginalmente confinato solo alla “estrema” destra ed “estrema” sinistra.

                Parere personale,

                Riguardo il virus: io da bravo statistico mi sono fatto i miei calcoli, sulla base dei dati forniti, ma è difficile formulare ipotesi perché la “base dei dati” non è omogenea (basti pensare al numero di tamponi che cambia di molto anche da un giorno all’altro).
                Per cui credo che la cartina tornasole possa essere quella dei numeri di emergenza, ovvero il numero malati in terapia intensiva.
                Che stanno calando.

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