Le partite del cuore – Juventus-Verona 1983

Tutte le partite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre (semicit.)

Ci sono partite che segnano una stagione, altre che segnano la Storia di una squadra di calcio. I tifosi della Juventus sanno, per esperienza, che una partita apparentemente inutile, o di secondo piano, può essere “la partita” di quella stagione.

E non parlo solo dei derby, o delle sfide di vertice. Partite che imprimono un’accelerazione, o danno fiducia alla squadra, o ti fanno capire che tutto è possibile.

Su queste pagine racconterò alcune di quelle partite, che chiamo “le partite del cuore”, perché è lì che restano.

 

Stagione 1982-83. Una Juve con sei campioni del mondo e con due delle stelle nascenti del calcio mondiale (Platini e Boniek), si presenta ai nastri di partenza come la favorita per tutte le competizioni.

In campionato, però, le migliori squadre incontrano non pochi problemi: l’attacco della Fiorentina, subito fuori dall’Europa e dalla Coppa Italia, si blocca; la Juventus paga l’insufficiente rendimento in trasferta, oltreché il difficile impatto di Platini coi ritmi del calcio italiano; infine i nuovi acquisti dell’Inter non rispettano le attese.

Ad approfittarne è la Roma, assieme alle tre neopromosse: la Sampdoria e il Pisa, ma soprattutto il Verona, che inanella una lunga serie di risultati utili e, il 7 novembre, aggancia i giallorossi al primo posto.

Nonostante un buon girone di ritorno, la Juve fallisce la riconquista dello scudetto, classificandosi seconda alle spalle della Roma ma, dopo aver battuto, nell’ordine, Hvidovre, Standard Liegi, Aston Villa e Widzew Lodz, si presenta alla finale di Coppa Campioni ad Atene con l’Amburgo da favorita.

Magath segna al 9° minuto, la Juve prova a pareggiarla ma tra occasioni fallite e un rigore negato la partita finisce così. Ultima, amara, partita di Zoff in bianconero.

La Coppa Italia, con una formula che era possibilmente peggiore dell’attuale, prevedeva, dopo il girone eliminatorio ad agosto (vinto a spese di Milan, Genoa, Catania, Padova e Pescara) e gli ottavi a febbraio (superato il Bari), quarti, semifinali e finali a giugno, quindici giorni dopo la fine del campionato.

Tutte le partite si giocavano con la formula di andata e ritorno; la Juve supera agevolmente una Roma già in vacanza ai quarti e l’Inter in semifinale: ad attendere il Trap in finale, il sorprendente Verona.

Con Bodini in porta al posto del ritirato Zoff, la Juve in 10 per l’espulsione di Galderisi subisce un 2-0 a Verona che lascia poche speranze per il ritorno.

Il 22 giugno servirà una grande prova d’orgoglio per ribaltare il risultato. E la Juve, come sempre, stupisce.

Scende in campo con Bodini in porta, Gentile e Cabrini terzini; Brio e Scirea coppia centrale; Bonini e Tardelli a centrocampo; Marocchino e Platini a cucire calcio per le punte Rossi e Boniek.

Dopo un’occasione per parte, Paolo Rossi con un bel pallonetto proietta a rete Marocchino, con Garella che esce d’anticipo sull’ala, ma non allontana il pallone che finisce a Boniek: tiro del polacco che si spegne tra le gambe di Rossi, a pochi metri dalla rete sguarnita, e Pablito non fallisce.

Il Verona snatura il proprio calcio cercando di amministrare il vantaggio (che però ormai si è ridotto al lumicino). Ne approfitta la Juve, spingendo per tutta la gara e creando occasioni su occasioni.

Boniek si mangia almeno un paio di gol fatti, ma il capocannoniere del campionato Michel Platini ci mette una pezza: al 36° con un guizzo favoloso, il francese si getta a scivolone su una palla lunga di Gentile filtrata (e lasciata da Rossi) fino al palo sinistro del Verona. È il 2-0 che porta ai supplementari.

Squadre stanche, la Juve sostituisce Brio e Marocchino proprio per acciacchi, ma continua a spingere.

Quando Bodini ormai scalda i guantoni per provare a parare i rigori avversari, al 119°, con un guizzo manco fosse inizio partita, Cabrini ruba un pallone, si getta in avanti, dal fondo crossa sotto rete, il pallone sfugge ad un nugolo di giocatori ma non a Michel Platini che come una furia in corsa insacca nella porta dell’esterrefatto Garella. 3 a 0.

Settima Coppa Italia per la Juve, che chiuderà la stagione andando a vincere anche il Mundialito per club, quindici giorni dopo, quando tanti altri calciatori erano già al mare.

Ma non quelli della Juve, che di vincere non si stancano mai.

3 pensieri riguardo “Le partite del cuore – Juventus-Verona 1983

  1. Beh, dopo aver perso scudetto e coppa campioni, trovare soddisfacente la vittoria della coppa italia mi pare esagerato.
    A proposito di Garella, oggi pesa 150 Kg.

    Ciao Fra’ auguri a te e famiglia.
    Faccio finta di nulla sul fatto che in Facebook di chiamino “ciccio”. Acqua in bocca.

    Piace a 1 persona

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