Coronavirus – Il contagio

Il 4 agosto 1906 Mary Mallon, nata nel 1869 a Cookstown, nella Contea di Tyrone, uno dei villaggi più poveri dell’odierna Irlanda del Nord, emigrata adolescente negli Stati Uniti, prese servizio come cuoca nella casa di villeggiatura presa in affitto a Oyster Bay (Long Island) da un agiato banchiere, Charles Henry Warren, e dalla sua famiglia.
Il 27 dello stesso mese la giovane figlia dei Warren si ammalò di tifo. George Thompson, il proprietario della casa, dopo aver consultato dottori esperti che analizzarono l’acqua potabile, i rifiuti e il sistema fognario alla ricerca della causa del contagio, convocò un ingegnere sanitario, George Soper, il quale cominciò ad indagare.
Egli iniziò interrogando la famiglia e la servitù, si informò sugli ospiti, e alla fine ottenne un elenco completo dei frequentatori della casa, risalendo fino a dieci anni indietro nel tempo.
Dopo aver scartato tutti questi individui come possibili cause del contagio, fu intrigato dalla notizia che i Warren avevano deciso di prendere una nuova cuoca il giorno 4 del mese, ma, cosa più significativa, la donna assunta, Mary Mallon, mancava in quel momento all’appello.
Mary Mallon infatti era andata via dalla casa senza preavviso quando la figlia dei Warren cominciò ad ammalarsi.
Soper, grazie alle informazioni ottenute dall’agenzia di collocamento, scoprì che in tutte le famiglie in cui Mallon aveva prestato servizio come cuoca negli ultimi dieci anni si erano verificati casi di tifo.
George Soper prese interesse nelle epidemie associate a Mary Mallon in quanto parevano insolitamente colpire le case pulite e ben tenute dei benestanti.
Sebbene la teoria secondo la quale era di per sé la sporcizia a causare la malattia fosse stata soppiantata in quegli anni dalla precisa identificazione dei microbi responsabili del morbo (Louis Pasteur aveva definito il processo della pastorizzazione nel 1862 ed all’epoca l’informazione scientifica era molto poco efficiente), era ancora diffusa l’idea per cui le epidemie fossero strettamente collegate a condizioni di vita non igieniche ed alle persone povere.
Analizzati i dati che aveva a disposizione, Soper capì che Mary Mallon era a tutti gli effetti una portatrice sana.
Per l’ingegnere Soper non fu facile rintracciare Mary a causa dei suoi continui cambi di identità, ma nel marzo del 1907 avvenne il primo incontro faccia a faccia con Mary Mallon, in seguito a dei rapporti su una famiglia di Park Avenue, a New York, colpita da tifo.
Non si può sicuramente dire che Mary Mallon reagì bene all’accusa dell’ingegnere; si rifiutò in modo plateale quando Soper le chiese di consegnargli i fluidi corporei.
Mary continuò a lavorare nella casa di Park Avenue e quando Soper tornò qualche giorno dopo per ricominciare da dove aveva interrotto, Mary non volle saperne di lui.
Mary Mallon in quegli anni condivideva un alloggio nella squallida pensione tra la Trentatreesima Strada e la Terza Avenue con un uomo di nome Breihof. Breihof fu l’unico amore di Mary, si prese cura di lui quasi per tutta la vita.
Soper riuscì ad entrare nell’alloggio di Mary grazie a Breihof, probabilmente in cambio di denaro o di alcool. Da questo secondo incontro Mary uscì furiosa, risultò impossibile farla ragionare. Continuava a negare di avere qualcosa a che fare con il tifo.
Soper decise allora di recarsi dal commissario del Dipartimento di Sanità della città di New York, e consigliò che Mallon venisse subito presa in custodia.
Il Dipartimento mandò una dottoressa, Sara Josephine Baker (il cui padre era morto di tifo), per visitare Mary sul posto di lavoro. Ciò fu inutile poiché Mary Mallon si rifiutò di aprire la porta.
Il giorno seguente vennero inviati quattro poliziotti con la dottoressa Baker. La loro visita si concluse con un vero e proprio inseguimento. Mallon balzò fuori da una finestra e dopo aver scavalcato un recinto si nascose in un bagno esterno, dove fu trovata tre ore dopo.
Mary Mallon venne portata al Willard Parker Hospital, considerata da Soper e da altri una persona pericolosa e inaffidabile.
Nel 1907 Mary venne rinchiusa nell’ospedale Riverside, su North Brother Island, costretta ad un isolamento a tempo indeterminato in attesa del processo per “minaccia sanitaria”.
La stampa aveva cominciato a chiamarla “Mary la tifoide”.
Per quanto la copertura mediatica del processo Mallon fosse schierata dalla parte della vittima e sollevasse questioni problematiche per il giudice, non andò a influire sull’esito.
Secondo quanto accadde qualche mese dopo però, qualcuno fu convinto da quegli articoli: nel 1910, il nuovo commissario sanitario Lederle, sotto pressione e chiaramente esasperato dalla storia di Mary Mallon nel suo complesso, riferendosi a lei come a “quella donna sfortunata” ne ordinò l’improvviso rilascio.
Le fu proibito di prendere impiego come cuoca e le fu imposto di fare rapporto a cadenza regolare presso il commissario sanitario per gli esami medici.
Nel dicembre del 1911, annunciò tramite il suo avvocato che avrebbe fatto causa alla città e ai dottori Park, Westmoreland, Darlington, Soper e Lederle chiedendo 50.000 dollari di risarcimento, sostenendo che per colpa delle loro azioni le era impossibile praticare il suo mestiere di cuoca e che le sue probabilità di guadagnarsi da vivere erano molto ridotte.
Dopo il rilascio, qualcuno, probabilmente del dipartimento di sanità, le trovò un impiego come lavandaia. Qualche mese dopo, a peggiorare le cose, il suo amante Breihof si ammalò gravemente, ma nessun medico riuscì ad aiutarlo. Morì poco dopo in ospedale.
Mary Mallon si ritrovò nuovamente sola ed esausta e cominciò a smettere di presentarsi agli appuntamenti con il dipartimento di Sanità e riprese a lavorare come cuoca con identità fittizie.
Nel 1915 scoppiò un’improvvisa epidemia di tifo allo Sloane Hospital di New York: circa venticinque persone erano state colpite. La descrizione della cuoca dell’ospedale corrispondeva a quella di Mary Mallon che, scoppiata l’epidemia, era scappata rifugiandosi nella casa di un amica.
Il sergente Bevins del dipartimento di polizia di New York scoprì il nascondiglio di Mary e insieme al tenente Belton e a un altro sergente di polizia, Coneally, circondarono la casa. Questa volta però Mary Mallon non si ribellò e si arrese alle autorità.
Nel marzo 1915 Mary Mallon fu ricondotta su North Brother Island, dove rimase fino al giorno della sua morte.
Il numero delle vittime nell’intera carriera di Mary arriva a trentatré persone contagiate, con tre morti accertate. Con ogni probabilità ci furono altri casi associati a Mary non documentati e rimasti ignoti.
Typhoid Mary era probabilmente una “super-contagiosa”.
I super-contagiosi sono presenti in tutte le epidemie e hanno un ruolo importante nella diffusione della malattie.
“Super-spreader” è un termine vago, che non ha una chiara definizione scientifica, ma indica un paziente che infetta un numero elevato di persone, più della norma.
Ho iniziato a scrivere di coronavirus a fine gennaio, parlando del fatto che il mondo è periodicamente vittima di epidemie (qui e qui): sottovalutavo la cosa, ma non faccio il virologo, quindi direi che sono giustificato.
Come l’ho sottovalutata nei giorni seguenti, qui, perché fondamentalmente il 98% dei casi era in Cina.
Ma venti giorni dopo, il 25 febbraio, qui, ho descritto la situazione italiana, che non era già più rosea. Ho scritto:

“Alle ore 22 del 24 febbraio 2020, in Italia, i casi riconosciuti di COVID-19 erano 229, con 7 decessi (dati Gimbe).
Delle persone positive, 101 ricoverate con sintomi, 27 in terapia intensiva e 94 in isolamento domiciliare senza particolari esigenze di cure.”

Ripeto, non sono un virologo, però forse capisco qualcosa di analisi dei dati, e cerco di comprenderli e di interpretarli: dicevo che la situazione era controllabile a patto di prendere decisioni istituzionali forti.
Il 25 febbraio com’era la situazione dei media e delle istituzioni italiane?
Alcuni virologi parlavano già di pandemia, ma non l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aveva dichiarato il Sars-CoV-2 (questo il nome del virus) “Emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”.
Le nostre istituzioni erano divise: il Governo centrale chiudeva alcune zone (Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo ed altri) dichiarandole “zona rossa”, ma nel resto d’Italia partiva lo spritz obbligatorio.
Sembra infatti che alcuni politici facessero a gara a chi è più pirla, e certi ci sono riusciti benissimo.
In realtà, come ho spiegato qui, è un problema di comprensione del problema, che non tutti hanno. Chi nella vita deve pensare a “fatturare”, non vede altro che quello, e pensa che tutto il resto sia solo un’evitabile scocciatura.
Sui media si iniziava a scrivere:

“L’epidemia di coronavirus partita da Whuan oggi ha superato il numero totale di casi dell’epidemia di Sars, ma sembra avere una mortalità più bassa.”

Come sappiamo, e come ho spiegato qui, da quel momento in poi si è fatta molta confusione. Vediamone alcuni elementi:

  • Il “picco” è stato spostato in avanti (e indietro) ad ogni conferenza stampa, chiamandolo a volte picco, a volte “plateau”, senza spiegare quasi mai perché;
  • Le mascherine sono state in un primo momento dichiarate necessarie, salvo accorgersi che non ce n’erano e quindi non più necessarie, salvo accorgersi che sono l’unico strumento per non diffondere il virus, dichiarandole addirittura “obbligatorie” senza accertarsi se la gente ne abbia;
  • Gli asintomatici avevano “bassissime probabilità di contagiare gli altri”, invece non è così, ma in realtà ancora non si è ancora capito come trasmettono il virus, se sono asintomatici;
  • Il virus si trasmette solo con le goccioline di saliva, le famigerate “droplets” (dalle mie parti “cioppini”), ma resta nell’aria, sotto le scarpe e su alcune superfici anche per ore: tutte cose a volte confermate, a volte smentite;
  • Muoiono solo gli anziani con patologie, poi muoiono i primi “giovani” e allora cambia versione: avevano delle patologie, erano fumatori, poi muoiono anche i non fumatori, e allora cambia versione: muoiono tutti;
  • La quarantena di 15 giorni è sufficiente, ma poi ci si accorge che c’è gente che ha avuto sintomi lievi per 2 giorni ed è rimasta positiva per 30;
  • Se viene ricoverato qualcuno per coronavirus, i contagi non vengono tracciati, non esistono informazioni su come i contagiati abbiano contratto il virus, ai parenti viene solo detto di stare a casa;
  • Non si sa quali, tra i contagiati, faccia parte delle “attività ritenute essenziali” o chi l’abbia preso andando in giro;
  • Non si spiega perché dopo un mese di isolamento domiciliare stiamo ancora avendo a che fare con migliaia di contagi al giorno, con la provincia di Milano che da sola cresce giornalmente più del sud + isole;
  • Non ci dicono se i “nuovi positivi” siano i risultati di tamponi di due, cinque o quindici giorni prima;
  • Il ministero della salute dichiara R0<1, ma qualche scienziato (e anche qualche non scienziato) guardando ai dati dice che non è così.

Come si può notare, la confusione è massima, e ciò non fa ben sperare sulle prossime mosse.
Non si può continuare ad accusare i runner di proprie mancanze, né si può pensare che la gente vada in giro a toccare cose per strada per poi mettersi le dita nel naso.
Lo si vede, andando in giro, il timore negli occhi della gente.
Il timore che nulla sarà più come prima.
Ma, forse (e due-tre idee positive in giro le ho sentite), sarà l’occasione per ripartire e disfarsi di tutto il marcio che giocoforza abbiamo dovuto subire fino a ieri.
Domani sarà. Saremo noi a decidere cosa.

2 pensieri riguardo “Coronavirus – Il contagio

  1. Benché io non sia un suo elettore, il Presidente della Regione Veneto Zaia (mi rifiuto di usare il termine “Governatore”) ha sempre agito con tempismo e sicurezza, andando spesso controcorrente, ma ottenendo ottimi risultati per quanto riguarda la circolazione del virus.
    Ricordiamo che all’inizio Padova fu il primo focolaio insieme a Codogno, e la provincia di PD quella con più casi.
    Vo’ Euganeo venne immediatamente chiusa, così come l’ospedale di Schiavonia, due scelte assolutamente vincenti, che in Lombardia sono state prese tardivamente e con perplessità.
    Quindi un politico bravo ce l’abbiamo, peccato per lo schieramento politico, ma nessuno è perfetto.
    🙂

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