Coronavirus – La ripartenza

La scorsa settimana, qui e qui, ho parlato di “ricominciare”.

Già, perché il mondo, dopo questo brusco stop causato dal Covid-19, dovrà, in qualche modo, ripartire.

Cerchiamo di ragionarci su.

La situazione italiana, praticamente a metà aprile, è di circa 73mila persone infette in isolamento domiciliare, di circa 28mila persone ricoverate e di circa 3mila persone in terapia intensiva.

Fa 104mila, se la matematica non è un’opinione. Spero guariscano tutti, ma per adesso sono, volenti o nolenti, 104mila persone che possono infettarne altre.

Questi numeri sono abbastanza certi (sicuramente più di altri), quindi è su questi che dobbiamo basare il ragionamento.

Tornando alla situazione attuale, dall’inizio dell’emergenza Covid sono morte circa 21mila persone e ne sono guarite dall’infezione circa 37mila.

Questi altri numeri sono, diciamo, un po’ imprecisi.

Non è questo il luogo per fare polemica, ma uno dei maggiori problemi che abbiamo avuto in questo periodo sono stati proprio i numeri.

Ma c’è un altro numero che non sappiamo e che causerà problemi a tutto il seguito del ragionamento.

Gli infetti reali. Per due motivi: in primis, i tamponi non sono stati fatti a tutti, e quindi non possiamo sapere quanti sono gli infetti totali; secondo, diversi studi confermano che la letalità di questo virus è su percentuali molto più basse di quelle che risultano attualmente.

Se questa cosa fosse vera, e la percentuale di letalità (ricordate la differenza con mortalità?) fosse tra l’1 e l’1,5 percento, i contagiati potrebbero essere nell’ordine di parecchie centinaia di migliaia in più (per la precisione, tra un milione e mezzo e 2 milioni di persone).

Ora, con un paio di milioni di persone infette in giro, riaprire completamente sarebbe una follia, perché nel giro di quindici giorni ci ritroveremmo peggio di prima.

Apro una parentesi: la letalità del coronavirus è sicuramente inferiore a quella di SARS e MERS, che facevano un morto ogni 3 infetti.

Se i conti sono giusti, il 98% dei contagiati guarisce: il problema è che quel 2% è arrivato negli ospedali tutto in una volta, intasandoli.

Il professor Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, discepolo di Albert Sabin, di cui ha diretto il laboratorio dopo la scomparsa, ha di recente affermato:

“In pratica in meno di un mese abbiamo avuto gli stessi malati di influenza di un’intera stagione. Un’ondata a cui era impossibile far fronte a causa dei tagli alla sanità degli ultimi anni. Secondo l’Oms, tra il 1997 e il 2015 sono stati dimezzati i posti letto in terapia intensiva. E, peggio, non siamo stati abbastanza veloci a riparare i danni”.

Chiusa parentesi.

Come dicevo, bisogna riaprire, ma come?

Sul fatto di riaprire non credo ci possano essere dubbi, perché l’alternativa è far crollare definitivamente l’economia mondiale o creare sconquassi psicologici a mezzo mondo.

Anche l’apertura totale indiscriminata, come ho detto prima e come possiamo facilmente capire, ci riporterebbe ad una situazione peggiore dell’attuale.

Supponiamo di dover passare da un lockdown parziale come quello che c’è adesso a una parziale riapertura.

Parlo di lockdown parziale perché sappiamo che in realtà non è mai stato chiuso tutto: le cosiddette attività essenziali non hanno mai smesso di funzionare.

La prima cosa da fare sarà stabilire una strategia di tracciamento, test e isolamento, come più volte suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ci siamo liberati della privacy e di alcune libertà per contrastare il terrorismo, ritengo che per salvare la vita delle persone, soprattutto la nostra, ci possiamo privare di un altro pezzettino di ciò che riteniamo non così importante, visto che per accedere ai social già abbiamo venduto le nostre vite.

Eh, già. Vi siete mai chiesti come faccia Google Maps a sapere se in una strada c’è traffico? Ma perché vi traccia.

Ve lo spiego, se mai non doveste già saperlo: quando comprate uno smartphone, per scaricare le app dovete avere un cosiddetto “account” che vi permette di accedere allo store.

Da quel momento, bye bye privacy. Tutte le app e i social vi chiedono di poter accedere ai vostri dati, e voi, tra un selfie e una storia, glielo date senza battere ciglio, e, soprattutto, senza leggere nulla.

Tornando al tracciamento, è in studio un’applicazione del tutto anonima per poter tracciare i nostri incroci.

Apple e Google stanno diffondendo una spiegazione abbastanza semplice:

Spiace per Alice, comunque. Però, grazie all’applicazione, si potrebbe salvare.

Tracciare, fatto. Testare? Ecco, lì siamo in alto mare.

Paradossalmente, è più importante verificare la positività di chi è asintomatico, perché i sintomatici, anche se non hanno il Covid-19, potremmo anche considerarli positivi, ai fini dell’isolamento.

In realtà è necessario testare anche chi ha sintomi per poterlo curare nel migliore dei modi. Anzi, è proprio quello che non sta accadendo.

A prescindere dalle dichiarazioni di facciata, molti sintomatici, a casa, non hanno mai fatto il tampone.

Trattare l’infezione in modo tempestivo può innanzitutto evitare il ricovero, e, soprattutto, salvare vite.

Il vero problema è che coloro che hanno sintomi vengono costretti a rinchiudersi in casa con i familiari, contagiandoli; alcuni dei familiari potrebbero rimanere asintomatici ed essere tra gli obbligati a lavorare, diventando così diffusori del virus.

Per questo è importante testare. Ma a quanto pare, su questo punto, molti politici e tecnici fanno un po’ di confusione.

Ah, il tampone non è il test sierologico, che secondo me in questo momento non servirebbe a nulla, se non ad alimentare la confusione.

Supponendo di essere in grado di fare tamponi a tappeto, chi è positivo dovrà essere isolato.

E se vive solo? La spesa a domicilio in Italia è quasi ovunque un miraggio. C’è, sicuramente, ma a dei prezzi non accessibili a tutti e/o con tempistiche non soddisfacenti.

Questo è stato il primo problema che avevo notato quando si faceva il parallelo con Wuhan, perché lì la prima cosa che hanno fatto è stato implementare la consegna del cibo a domicilio.

Quindi, tracciare, testare e isolare, a patto di:

  • Potenziare il servizio a domicilio;
  • Organizzare strutture per l’isolamento a cura dell’ISSN (qualcuno aveva suggerito le navi, ma perché non gli alberghi, che così recupererebbero una parte dei soldi persi dal calo del turismo);
  • Distribuire DPI a TUTTI. Ai medici quelli per i medici, ai cittadini solo mascherine e guanti.

“Testing, isolation and contact tracing”, che è la strategia dell’OMS, non è però una strategia che viene prima o dopo il lockdown: deve avvenire in contemporanea.

Altrimenti è come se avessimo una serie di azioni utili per contenere il contagio (test, tracciatura, divieti di viaggio, isolamento sociale e quarantena), e applicassimo solo l’ultima, quella più efficace ma anche quella più costosa.

Un’altra cosa che si dovrebbe fare, per poter ripartire, è la quarantena di 24 giorni (come fa oggi la Cina) per tutti coloro che arrivano in Italia da qualunque parte del mondo.

Ovviamente, l’isolamento può avere dei costi. Tutti quelli che non hanno uno stipendio fisso dovranno in qualche modo essere aiutati dallo Stato.

Questo è un lavoro che dovrebbero fare i politici, cioè stabilire delle strategie vincenti per uscire dalla crisi.

Ma forse sono troppo impegnati a darsi addosso per capire qual è la priorità, adesso.

Perché, come sappiamo, e come ho già detto, l’Italia è un paese di santi, poeti, navigatori e commissari straordinari.

8 pensieri riguardo “Coronavirus – La ripartenza

  1. Adesso viene il difficile, riorganizzare la società sapendo che c’è un virus in agguato.
    La App dubito che prenda piede in Italia, dato che la % di idioti e cialtroni è elevatissima.
    Anche renderla obbligatoria non avrebbe effetti: molti non la installerebbero comunque, e ad ogni modo io ho almeno 3 colleghi privi di smartphone… che farebbero?

    Bisogna cambiare gli orari di apertura degli uffici pubblici e delle scuole, scaglionare in modo da evitare ingorghi nei mezzi pubblici, negli uffici e nelle aule, con aperture anche pomeridiane. QUESTO bisogna fare.

    “tra il 1997 e il 2015 sono stati dimezzati i posti letto in terapia intensiva”
    Guarda caso, come dico sempre, DOPO l’arrivo di Silvio, e con un susseguirsi di governi imbarazzanti.
    Criticare Conte dopo 25 anni di idioti è… da idioti (IMHO).

    Piace a 2 people

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