Le partite del cuore – Juventus-Porto 1984

Tutte le partite sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre (semicit.)

Ci sono partite che segnano una stagione, altre che segnano la Storia di una squadra di calcio. I tifosi della Juventus sanno, per esperienza, che una partita apparentemente inutile, o di secondo piano, può essere “la partita” di quella stagione.

E non parlo solo dei derby, o delle sfide di vertice. Partite che imprimono un’accelerazione, o danno fiducia alla squadra, o ti fanno capire che tutto è possibile.

Su queste pagine racconterò alcune di quelle partite, che chiamo “le partite del cuore”, perché è lì che restano.

 

Stagione 83-84. Superata la delusione di Atene (e del campionato), la Juve del Trap tenta il riscatto, inserendo sull’ossatura “mondiale” giovani di prospettiva, come Tacconi, Vignola e Penzo, anche per sostituire Zoff e Bettega, a fine carriera.

L’abbandono di questi due monumenti comunque verranno tamponati da un rendimento più costante della coppia Platini -Boniek, oltre ad un ritorno al gol di Pablito Rossi.

Dopo un inizio a tre, con Roma e Verona, nel girone di ritorno la Juve è più costante e allunga in classifica, mantenendo la testa fino alla fine: alla penultima giornata, in casa con l’Avellino, i bianconeri ottengono un pareggio che cuce sul loro petto il ventunesimo scudetto.

In Coppa Italia la Juve viene eliminata da un sorprendente Bari, allora in C.

Ma è in Coppa delle Coppe che la Juve dà spettacolo.

Inizia con un 7-0 al Lechia Danzica (quaterna di Penzo, doppietta di Platini e Rossi) e si ripete in Polonia per 3-2 (Vignola, Tavola e Boniek).

Agli ottavi c’è il PSG, tutt’altra cosa rispetto all’attuale.

A Parigi si impatta 2-2 (Boniek e Cabrini gli autori dei gol bianconeri) e al Comunale di Torino è sufficiente lo 0 a 0 per qualificarsi.

Sorteggio fortunato per i quarti, i dilettanti finlandesi dell’Haka Valkeakoski, seconda squadra più titolata della Finlandia di tutti i tempi.

La gara di andata si gioca a Strasburgo per l’indisponibilità dovuta alla neve dell’impianto finlandese.

Tutti si aspettano una passeggiata, ma, pur passando il turno, la Juve fatica più del dovuto: entrambi i match finiscono 1 a 0 per i bianconeri (Vignola all’andata e Tardelli al ritorno).

Semifinali, il gioco si fa duro: Manchester United.

Dopo aver pareggiato a fatica 1 a 1 all’Old Trafford (Paolo Rossi), gli uomini del Trap dominano il ritorno, ma è solo al 90° che Pablito fissa il risultato sul 2 a 1, dopo le reti di Boniek e di Whiteside.

In finale la Juve affronta il Porto, che non ha avuto un cammino altrettanto agevole, ma comunque per la finale di Basilea i bianconeri sono i naturali favoriti.

La Juve scende in campo con Tacconi tra i pali, Gentile e Brio marcatori con Scirea libero, Cabrini a tutta fascia sulla sinistra, il solito motorino Bonini a centrocampo, con ai lati Vignola e Tardelli, e Platini libero di inventare per le punte Rossi e Boniek.

Al 13° minuto, Vignola riceve da Platini (in veste di regista arretrato, cosa che al francese è sempre piaciuto fare), supera il cerchio di centrocampo, l’opposizione lusitana è blanda e quando il centrocampista juventino arriva al limite dell’area, lascia partire un sinistro che incrocia e batte il portiere Zé Beto.

Dopo una lunga azione manovrata, al 29° il Porto pareggia con António Sousa, che dai trenta metri lascia partire una sassata che rimbalza davanti a Tacconi e lo sorprende.

Ma al 41° Vignola sorprende il centrocampo portoghese scavalcandolo con un pallonetto, la palla arriva a Boniek che, pur pressato da due difensori lusitani e con il portiere in uscita, stoppa di petto e gira a rete.

La ripresa è un monologo portoghese con alcune cavalcate di Boniek in contropiede, due rigori reclamati per parte ed una clamorosa palla gol di Rossi fallita nel finale.

Risultato finale, 2-1 e anche la Coppa delle Coppe prende la via di Torino.

 

10 pensieri riguardo “Le partite del cuore – Juventus-Porto 1984

  1. Vignola era bravissimo.
    Non fosse stato “chiuso” (sia Juve che Nazionale) da altri campioni, avrebbe avuto una carriera davvero da prim’attore. Forse gli mancava un po’ di personalità, ma il talento c’era tutto, sin dai tempi dell’Avellino.
    Tra l’altro era anche sempre pettinatissimo, come piaceva a Boniperti.

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  2. Bei ricordi. Io avevo 6 anni, ma li ricordo abbastanza bene. Fu l’anno in cui veramente per la prima volta la Juve si scrollo’ di dosso la maledizione europea riuscendo a vincere una finale unica. Cosa riuscita pochissime volte. I meriti li hai scritti tu: la coppia Platini-Boniek era letale tatticamente e tecnicamente, ma soprattutto avevano portato alla Juventus una mentalità europea che le è praticamente sempre mancata, a causa del suo provincialismo piemontardo. Che bello il ricordo di Vignola. Fu la sua stagione d’oro.. poi si perse. Buona quarantena. Fritz.

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