La storia di Aileen Wuornos – Monster

Ho già accennato su queste pagine a “Sliding Doors”: nel film, che nel 1997 portò alla notorietà Gwyneth Paltrow, le vicende sentimentali della protagonista, Helen, ruotano intorno al destino.
Un destino simboleggiato dalle porte di un treno della metropolitana di Londra che si chiudono troppo tardi o troppo presto, a seconda della “dimensione” dell’universo raccontato: in una Helen prende il treno, nell’altra è costretta ad aspettare la corsa successiva.
E questo dettaglio determina una serie di eventi che, a cascata, arrivano a produrre esiti opposti.
Il regista di Sliding Doors ha tratto ispirazione dalla filosofia di Leibniz e dalle teorie sugli universi paralleli della letteratura di fantascienza, ma è una cosa che possiamo sperimentare tutti i giorni.
Cosa sarebbe accaduto se avessimo compiuto una scelta piuttosto che un’altra?
Aileen Carol Wuornos è stata responsabile di quello che ha fatto, o non ha avuto scelta?
Aileen nacque a Rochester, in Michigan, negli Stati Uniti, il 29 febbraio del 1956, crescendo nella periferia a sud, e più precisamente a Troy.
Il padre, Leo Pittman, molestava bambini, e per quello finì in carcere, dove venne eliminato da altri detenuti.
La madre, violenta ed alcolizzata, abbandonò lei e il fratello Keith ai nonni, che non erano da meno.
Anche i nonni erano violenti ed alcolizzati.
Aileen avrebbe poi affermato di essere stata abusata sessualmente da suo nonno e di avere avuto rapporti sessuali con suo fratello.
Rimase incinta a 14 anni; il bambino, dato alla luce in un istituto, venne dato in adozione.
Saputolo, la madre tornò a riprenderla con sé, ma lei si rifiutò di seguirla e cominciò a vivere in mezzo alla strada.
Cambiava spesso nome, venne arrestata più volte per guida in stato di ubriachezza, cercò di rapinare un negozio di merci, spacciò assegni falsi e faceva la prostituta.
Venne arrestata dopo aver minacciato un cliente per duecento dollari: se la cavò fornendo un nome falso.
Nel 1974 sposò un certo Lewis Fell, uomo benestante e più anziano di lei. L’unione non resse, anche perché lei dissipò quasi tutti i suoi soldi.
Seguirono altre relazioni con uomini violenti e opportunisti che dopo un po’ di convivenza si stufavano e la lasciavano.
Lei reagiva abbandonandosi alle solite azioni di rapina e prostituzione o autolesionismo: una volta al culmine di una discussione violenta si accoltellò allo stomaco.
Una sera, in un locale gay, incontrò Tyria Moore, una ragazza di 26 anni che faceva la cameriera.
Se ne innamorò e cominciò a convivere con lei, mantenendosi sempre con il mestiere di prostituta.
Quel pomeriggio Aileen era stata sul punto di suicidarsi, e prese quell’incontro come un “segno” del destino, una “sliding door” come non ne aveva mai avute nella vita.
Per un annetto le cose andarono abbastanza bene, ma un giorno Aileen venne arrestata per aver colpito un uomo con una bottiglia.
Una sera, il 30 novembre 1989, un cliente provò a stuprarla: Aileen riuscì a liberarsi e lo uccise, tornando a casa con la macchina del malcapitato Richard Mallory.
Il suo corpo venne ritrovato il 13 dicembre 1989, in un bosco vicino all’Interstate 95. Nonostante in avanzato stato di decomposizione, il detective che si occupava del caso riuscì a prendergli le impronte digitali.
Aileen decise di chiudere con la professione e di andare alla ricerca di un lavoro, ma la mancanza di un curriculum, nessuna esperienza e i modi non perfettamente gentili e composti glielo impedivano.
Durante uno sfogo di Tyria, arrabbiata e frustrata per le condizioni di vita che erano costrette ad affrontare, Aileen le confessò tutto, decidendo di ricominciare a prostituirsi, almeno per sbarcare il lunario.
Ma, essendo ancora scossa dallo stupro, non riuscì più a fare quello che, da quando aveva 13 anni, era il suo mestiere, uccidendo anche il secondo cliente.
Infatti, il 5 maggio 1990, vicino all’Interstate 75, nella contea di Brooks, in Georgia, venne trovato un uomo ucciso con due colpi calibro 22, esattamente come il primo. Non venne identificato.
A giugno, il corpo di un certo David Spears venne trovato vicino all’Interstate 19, nella contea di Citrus, in Florida, anche lui ucciso da 6 colpi calibro 22.
Spears lavorava come camionista ed è probabile che a volte si fermasse nelle locande della statale per bere una birra, mangiare qualcosa e magari intrattenersi con qualche ragazza a pagamento.
Il detective che si occupava del caso trovò alcuni giorni dopo il suo camion spoglio degli oggetti che conteneva. Indagò quindi sulla vita privata dell’uomo.
David era in buoni rapporti con la sua ex moglie e non sembrava avere nemici, il detective non mise in relazione il suo omicidio con gli altri, tuttavia ingaggiò una criminologa che lo aiutò a tracciare un profilo del presunto killer: secondo l’esperta, l’assassino non aveva ucciso per rapina e si trattava di una donna.
Il 6 giugno 1990, nella contea di Pasco venne trovato un altro uomo in stato di decomposizione molto avanzata. La macchina venne rinvenuta dopo qualche giorno e permise l’identificazione del cadavere.
Si trattava di Charles Carskadonn, che lavorava come mandriano. L’assassino gli aveva sparato 9 colpi calibro 22.
Passarono quasi due mesi: il 30 luglio, Eugene Burness, di 50 anni, sparì nella contea di Pasco; venne trovato morto lungo l’Interstate 75.
L’uomo guidava un furgoncino con cui consegnava del materiale per la ristorazione. Il provvidenziale ritrovamento del camioncino permise agli inquirenti di dare un nome al suo cadavere.
Anche in questa occasione, l’assassino aveva sparato con una pistola calibro 22: due i colpi andati a segno, uno al petto e un altro alla schiena.
Arrivò l’autunno. L’11 settembre 1990, scomparve Dick Humphreys, di 53 anni.
L’uomo lavorava al Dipartimento per la salute e si occupava di controllare accuse di abuso sui minori. Si trattava di una persona esperta e accorta, ma quella sera sparì.
Venne ritrovato morto dopo due giorni. Qualcuno gli aveva sparato 7 colpi calibro 22.
Il 19 novembre 1990 venne ritrovato il cadavere di Walter Gino Antonio, anche lui camionista prima di essere assunto come guardia giurata part-time. Gli erano stati sparati 4 colpi calibro 22, tre alla schiena e uno alla testa.
Solo dopo 7 delitti la polizia cominciò a indagare sul serio. Venne istituita una task force che inizialmente elaborò un profilo.
Molto probabilmente l’assassino era una donna che si prostituiva lungo le strade, trafficate e anonime, attraversate da molti camionisti che indugiavano talvolta nella fretta di un rapporto occasionale.
La donna uccideva queste persone nell’intimità dell’abitacolo e fuggiva rubando la macchina, che poi abbandonava, e trafugando quasi tutti gli oggetti personali.
Qualche tempo prima, Tyria aveva chiesto ad Aileen di andare a Fun World. Nonostante la titubanza iniziale, Aileen decise di accontentarla.
Al ritorno ebbero un incidente, e due anziani cercano di soccorrerle, ma Aileen rifiutò l’aiuto, ripartì e dopo un po’ abbandonò la macchina, rubata alla sua seconda vittima.
Rhonda Biley, la vecchia signora che si era offerta di aiutarle, aveva avvisato dell’incidente la polizia.
Aileen e Tyria erano state viste dalla polizia mentre facevano l’autostop, ma avevano negato di essere le stesse persone dell’incidente.
Ma la cosa rimase agli atti, e spuntò fuori durante le indagini della task force.
Come spuntò fuori un altro indizio: una donna aveva venduto una video camera che apparteneva a Mallory (la prima vittima) e ci aveva lasciato sopra le impronte digitali.
Aileen era schedata, quindi fu rintracciata, ma non c’erano abbastanza prove della sua colpevolezza (così dicono i report della polizia).
L’8 gennaio del 1992, Aileen Wuornos abbordò un tizio che si faceva chiamare Bucket, ma che in realtà era un agente della polizia che agiva sotto copertura.
All’inizio gli investigatori pensavano di arrestarla, ma non avevano prove concrete e avrebbero rischiato di fare un buco nell’acqua.
Riuscirono a prenderla a una festa di “biker” in un locale chiamato “Last resort” (poi dici il destino), convincendola ad andare in un motel e la arrestarono per porto abusivo d’armi.
Il problema principale della polizia è che senza una confessione, Aileen sarebbe stata facilmente scagionata, in quanto erano state trovate solo delle impronte digitali e poco altro.
Rintracciarono Tyria, che, spaventata, confessò. La ragazza però conosceva solo pochi particolari degli omicidi. Serviva di più.
Gli agenti convinsero Tyria a parlare al telefono con Aileen e provare a farla confessare.
Tyria accettò e, con la scusa di aver bisogno della cauzione per uscire, parlò con Aileen per tre giorni.
Cercava di alludere agli omicidi e lo faceva in maniera così insistente che Aileen dopo un po’ capì che stavano registrando le telefonate.
Aileen, che era, per la prima e unica volta nella sua vita, innamorata, confessò.
Lo fece al telefono con Tyria e poi con gli investigatori, scagionando completamente l’amica.
Affermò che quando incontrava i suoi uomini, essi erano in genere ubriachi o avevano fumato marijuana e la costringevano a rapporti insoliti, spesso violenti.
Disse che Mallory l’aveva costretta a un rapporto anale e lei si era divincolata e l’aveva ucciso.
La difesa potrebbe essere credibile.
Ripeté che anche con gli altri uomini uccisi le circostanze erano state simili.
Nel frattempo, il caso era arrivato ai media, e Aileen sfruttò l’insolita notorietà facendosi spesso intervistare; firmò addirittura un contratto per lo sfruttamento dei diritti letterari e cinematografici della sua storia.
Il 14 gennaio 1992, in pieno clamore mediatico, iniziò il processo.
Inizialmente Aileen Wuornos venne accusata solo del primo omicidio, ma in Florida esiste una legge che permette di inserire prove di altri omicidi se questi si dimostrano utili al dibattimento in corso.
Il 27 gennaio la corte ritenne Aileen colpevole di omicidio primo grado, e alcuni giorni dopo il giudice la condannò a morire sulla sedia elettrica.
Il 15 maggio arrivò un’analoga sentenza per altri tre omicidi, e nel febbraio del 1993 anche per l’omicidio di Walter Gino Antonio.
Aileen si scagliò contro la giuria e ribadì la sua innocenza.

“Se non avessero provato, per tutta la mia vita, a farmi violenza, non avrei dovuto reagire”

disse.
Il 9 ottobre 2002, il risultato di una vita di violenze venne finito con un’iniezione letale nel carcere di Raiford, Florida.

2 pensieri riguardo “La storia di Aileen Wuornos – Monster

  1. Mah, che dire?
    Violenza, degrado.
    Però uccidere è un’altra cosa. Lei ha ucciso, coscientemente.
    Io sono assolutamente contrario alla pena di morte, ma lei era colpevole, e non credo che le violenze e gli abusi passati possano reggere per una serie di omicidi.
    Certo, se non avesse subito violenza non avrebbe ucciso, ma questo non può comunque – a mio parere – giustificare gli omicidi.

    IMHO, as usual

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