Coronavirus – Il virus

Sono quasi due mesi che siamo in “emergenza” a causa del coronavirus, e in questi giorni il dibattito si è spostato sull’opportunità di riaprire, o, in telegiornalese, di effettuare la “fase 2”.

Un altro interessante dibattito, ma sterile, è se sia stato giusto chiudere in lockdown per due mesi un paese come l’Italia. Secondo me, quando non c’è controprova, la discussione termina.

Il concetto è che tutte le azioni che sono state compiute hanno portato al punto in cui siamo, e nessuno può dire se azioni diverse avrebbero portato ad un altro punto, migliore e/o peggiore, o allo stesso punto.

Ovviamente, come quando cadde il ponte Morandi a Genova diventammo tutti ingegneri strutturisti, oggi siamo tutti diventati virologi, economisti, statisti, e chi più ne ha, più ne metta.

Ma siamo sicuri di aver capito di cosa stiamo parlando?

Partiamo dall’inizio: che cos’è un virus?

Tanti pensano sia qualcosa di simile a un batterio, ma non è così.

Il batterio è un microrganismo unicellulare, cioè un essere vivente (organismo) molto piccolo (micro) composto da una sola cellula (unicellulare).

L’entità principale degli esseri viventi è proprio la cellula, composta da

·      Membrana

·      Nucleo

·      DNA

La membrana è la parte esterna, e serve a proteggere il nucleo o a scambiare informazioni con l’esterno.

Il DNA è la struttura nella quale sono “scritte” le informazioni che ci fanno vivere.

Il numero di cellule che compone un organismo ne definisce la complessità: nel corpo umano, a maturità completa, ci sono all’incirca 30-37 milioni di milioni di cellule.

Nel batterio una.

Inciso: non tutte le parti del corpo umano sono costituite da cellule.

Dei 70 kg di peso di un corpo umano medio, circa 25 kg è composto da cellule non umane o materiale non cellulare come le ossa e il tessuto connettivo.

I virus sono considerati da alcuni biologi come una forma di vita, poiché sono possessori di materiale genetico, si riproducono e si evolvono attraverso la selezione naturale.

Tuttavia, sono privi di alcune importanti caratteristiche, come la struttura delle cellule e un metabolismo. Poiché possiedono alcune, ma non tutte le caratteristiche, i virus sono stati spesso descritti come “organismi ai margini della vita”.

Un virus è una struttura particolare formata da una capsula (si chiama “capside”). All’interno di quella capsula c’è l’acido nucleico, proprio quello che possiamo trovare in tutti gli esseri viventi.

La parola “virus” deriva dalla parola latina vīrus, che significa “tossina” o “veleno” ed esistono virus a DNA e a RNA, proprio a seconda del tipo di acido nucleico contenuto.

In pratica, un virus è un contenitore nel quale si trovano i geni (plurale di gene, non di genio) che come sappiamo sono le strutture che formano la vita biologica.

È una forma parassitaria, fondamentalmente: piccolissimo, molto più piccolo del batterio e non ha capacità autonoma di spostarsi o decidere dove andare, perché è trasportato: dall’aria, dalle goccioline di saliva, dalle superfici in cui si posa, dagli eventi ambientali, resta insomma in una sorta di “pausa” fino a quando non incontra una cellula da infettare.

Il virus, per riprodursi, deve quindi entrare in una cellula, modificarla e usarla per ricreare copie di sé stesso.E non fa altro: cerca una cellula, crea una copia (si riproduce) all’interno della cellula, esce, e ricomincia. Facendolo, distrugge quella cellula.

La differenza fondamentale con i batteri sta proprio in questo. I batteri arrivano in una zona del corpo e iniziano a riprodursi (in genere per scissione, un batterio si scinde in due, quei due diventano quattro, e così via). Riproducendosi, diventano pericolosi.

L’accesso di batteri non implica necessariamente lo sviluppo di una malattia infettiva, giacché attiva una moltitudine di meccanismi fisiologici di difesa capaci, nella maggior parte dei casi, di contrastare efficacemente l’insidia patogena.

Anche la gravità della manifestazione infettiva è ampiamente variabile, in funzione del tipo di agente patogeno, dell’organo o apparato interessato, delle condizioni generali del paziente e in particolare dell’efficienza dei propri meccanismi fisiologici di difesa antinfettiva: si va quindi da infezioni banali, che non richiedono terapia, a patologie infettive ben più gravi, che si curano con antibiotici.

Il virus, invece, come abbiamo visto, distrugge le nostre cellule una ad una ed è per questo che le infezioni virali sono molto gravi.

Per questo malattie come il morbillo o la rosolia sono molto dannose, perché non solo distruggono letteralmente le cellule dell’organismo ma i virus che le causano sono costantemente alla ricerca di altre cellule da infettare e distruggere.

Una volta che il virus è all’interno di un organismo, contagia tutte le cellule con le quali entra in contatto, e prosegue la sua opera passando da individuo a individuo.

Nelle malattie batteriche è sufficiente uccidere il batterio, per esempio con gli antibiotici o un disinfettante.

La cura delle malattie virali, invece, è difficile, perché per poter curare l’organismo malato si deve entrare nella cellula e fornirle la capacità di non farsi infettare dal virus.

Oppure bloccare il meccanismo che permette al virus di individuare le cellule da infettare. E l’unico modo per bloccare le malattie virali è il vaccino, che crea un ambiente ostile al virus, e gli impedisce di moltiplicarsi.

E qual è l’unico oggetto che può sconfiggere un virus? Un altro virus!

Infatti, i vaccini sono grossomodo quella cosa lì, per quello i no-vax ne hanno paura. Perché sono ignoranti.

Facciamo un esempio.

Il vaiolo era una malattia contagiosa di origine virale che nel 30% dei casi risultava fatale.

L’ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente eradicata questa malattia nel 1980.

Siccome il vaiolo era causato da un virus, il trattamento con antibiotici non era efficace. Non esisteva un trattamento specifico e l’unico modo di prevenirlo era la vaccinazione.

Ma come ci si era arrivati?

Gli esseri umani erano gli unici ospiti del virus del vaiolo che non si trasmetteva per mezzo di animali o insetti.

Il virus del vaiolo apparteneva alla famiglia Orthopoxviridae, era relativamente stabile a temperatura ambiente e aveva dimensioni contenute per cui era facilmente trasmissibile tramite aerosol.

Della stessa famiglia facevano però parte virus che erano in grado di infettare sia uomo che animali come il virus del vaiolo bovino (Cowpox virus), il virus del vaiolo della scimmia e il virus vaccinico (Vaccinia virus).

Proprio quest’ultimo fu utilizzato per la prima volta dal medico inglese Edward Jenner, nel 1796, per la formulazione del primo vaccino propriamente detto, antivaioloso.

Jenner si accorse che le donne addette alla mungitura, che frequentemente contraevano il vaiolo bovino, difficilmente venivano colpite da quello umano.

Per dimostrare la sua teoria, Jenner provò a vaccinare il figlio di otto anni con siero proveniente da pustole di vaiolo vaccino e poi lo infettò con il vaiolo umano, verificandone l’immunità.

Proprio Jenner diede il nome al vaccino, derivato dal latino “vacca”, termine che identifica la mucca, e dal relativo aggettivo “vaccinus”.

La scoperta di Jenner risolse il problema, anche se fu avversata dagli ambienti ecclesiastici e conservatori perché considerata un insulto al creatore, data la commistione tra animale e uomo.

Con il prevalere delle idee libertarie, negli anni successivi alla Rivoluzione francese, la vaccinazione divenne una pratica generalizzata.

In Italia, fu Luigi Sacco (a cui è stato intitolato l’ex sanatorio di Vialba, dal nome dell’omonimo quartiere in cui è situato) a diffondere, dal 1799, la vaccinazione nella Repubblica Cisalpina, riducendo drasticamente la mortalità da vaiolo.

Data l’eradicazione della malattia, la vaccinazione obbligatoria è stata sospesa a partire dagli anni ’70 e ’80 in tutti i Paesi. In Italia, la vaccinazione è stata sospesa nel 1977 e definitivamente abrogata nel 1981.

Come qualcuno di voi avrà capito, però, i virus non sono tutti uguali.

Non solo; una volta all’esterno del corpo il virus può sopravvivere diverso tempo: alcune ore, alcuni giorni e persino molti anni, in forma silente.

Ma la medicina ci sta lavorando. Come nel caso dell’HIV.

Il trattamento dell’infezione da HIV è una delle pietre miliari della medicina moderna, avendo permesso un notevole aumento della sopravvivenza dei malati di AIDS, precedentemente condannati nella grande maggioranza dei casi a soccombere a causa di un’infezione opportunistica o di altre complicanze.

Grazie al suddetto trattamento, l’aspettativa di vita dei pazienti che presentano un’infezione da HIV e assumono la terapia è paragonabile a quella dei soggetti sani.

Tra le molte incertezze che rimangono su COVID-19 vi è il modo in cui il sistema immunitario umano risponde alle infezioni e ciò che ciò significa per la diffusione della malattia.

L’immunità dopo qualsiasi infezione può variare dal “totale e per tutta la vita” a “quasi inesistente”. Finora, tuttavia, sono disponibili solo le prime prove sull’immunità alla SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la malattia COVID-19.

Al momento esistono almeno 62 progetti relativi a vaccini in corso di analisi (2 in fase di sperimentazione clinica, 60 in fase zero o valutazione preclinica). Per non citare il fatto che, anche se domani fosse pronto, andrebbe prodotto in miliardi di dosi.

Il vaccino per la parotite, considerato il più veloce mai creato ed approvato, ha richiesto quattro anni. Tuttavia, per le altre due infezioni causate da Coronavirus, SARS (2002) e MERS (2013), ad oggi non esiste vaccino.

Io credo, come sempre, che la verità stia nel mezzo: è una brutta pandemia, con alta diffusione, con una relativamente bassa mortalità, e spero che tra l’arrivo del caldo e la scoperta di una cura (e magari di un vaccino), potremo tornare tutti a vivere come una volta.

11 pensieri riguardo “Coronavirus – Il virus

  1. Le so tutte. Quando ho avuto il primo figlio ho sentito il bisogno di capire qualcosa di più sul concetto di salute e malattia, per proteggerlo in modo propositivo (ovviamente avevo un pediatra di stra-fiducia, ma volevo capire cosa mi diceva). Sapevo e so i rischi dei vaccini. Sapevo e so le capacità che abbiamo di guarire da soli. Non è stato difficile. Oggi ne senti di ogni, e una più grossa dell’altra

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        1. Lo so, ma l’originale non è tanto lontano dalla bufala. Dice altre cose, ma le dice male e con pressappochismo. Leggendo le sue dichiarazioni, capisco perché il mondo della cultura americano si sia ribellato fin dall’inizio alla sua elezione.

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          1. Non sta facendo delle dichiarazioni: sta facendo delle domande! E le fa da persona che non ha conoscenze mediche perché non è quello il suo mestiere, ma che deve cercare di organizzare al meglio la risposta all’epidemia. E si chiede, e chiede all’esperta: se questi disinfettanti sono così potenti da sterilizzare tutto in un minuto, non si potrebbe trovare un modo di disinfettare all’interno il corpo malato? Di far arrivare il disinfettante dove serve? E dopo avere guardato in faccia – proprio per averlo esplicitato – quel ragionamento conclude da solo: no, vero? Non si può. Il che è abissalmente diverso dalla bufala che Trump vuole iniettare in vena la varechina. Cosa che è stata confermata, come detto, dalla dottoressa a cui si stava rivolgendo. Esattamente lo stesso giochetto di far dire a Johnson “Dovete abituarvi a perdere i vostri cari” quando ha detto l’esatto contrario.

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  2. “Perché sono ignoranti”
    e coglioni, aggiungo io.

    Come dici giustamente tu, basta citare un paio di malattie debellate grazie alla vaccinazione, per capirne l’utilità.
    Ma per loro neppure l’evidenza è di conforto,
    Ti diranno che si guarisce grazie all’igiene e poi, dato che sono complottisti, ti diranno che il virus attuale è stato fatto in laboratorio e diffuso appositamente.

    Non ne esci fuori.

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