Coronavirus – Fase 2

Siamo chiusi in casa da quasi due mesi e qualche giorno fa il Governo ha deciso di dare il via alla “Fase 2”. Durante il “lockdown”, ogni giorno alle ore 18:00 c’è stata la conferenza stampa della protezione civile, dove venivano letti i numeri del contagio.

Senza spiegarne minimamente il senso. Ci proviamo, per l’ennesima volta, in autonomia.

Dall’inizio dell’emergenza ad oggi (30 aprile) i dati della protezione civile sono i seguenti:

Dati 30 aprile, ore 18

Sono 205.463 i casi totali dall’inizio della pandemia:

  • 551 persone attualmente positive;
  • 967 deceduti;
  • 945 guariti.

Variazioni rispetto al precedente bollettino:

  • +1.872 nuovi casi positivi
  • +285 deceduti
  • +4.693 guariti

Tra i 101.551 attualmente positivi (-3.106):

  • 708 si trovano in isolamento domiciliare (-1944)
  • 149 ricoverati con sintomi (- 1.061)
  • 694 in terapia intensiva (- 101)

Sono 1.979.217 (+ 68.456) i tamponi effettuati.

Intanto, partiamo dall’ultimo dato. I tamponi.

Chi li ha fatti? Perché? Quanti sono i tamponi successivi conteggiati alla stessa persona? Niente viene spiegato.

Sarebbe molto utile, invece, avere i dettagli; se è come penso, i tamponi sono quasi due milioni, ma le persone “tamponate” sono sì e no seicentocinquantamila (tre tamponi a testa mediamente).

Che, in proporzione, è l’1% della popolazione italiana.

A cascata, tutti gli altri dati non servono a nulla: i contagiati totali, ad esempio, su tamponi fatti a una percentuale così risibile della popolazione, a cosa servono?

Anzi, secondo analisi indipendenti fatte dal mio amico Gerardo, professore di analisi matematica all’università di Salerno, da un gruppo di giovani ricercatori (“Stats a casa”) e da Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), il conto dei contagiati totali ha logica se fatto a ritroso dal numero di decessi.

E tutti e tre gli studi dicono la stessa cosa: se sono morte 27mila persone, visto che la letalità del coronavirus è tra l’1,1 e l’1,5 percento, vuol dire che in Italia ci sono tra i due e i tre milioni di contagi totali.

Di questi, una percentuale è guarita, anche senza accorgersene, un’altra pensava di avere solo l’influenza (magari non ci abbiamo pensato, nelle prime fasi dell’epidemia è capitato anche a me di essere raffreddato), un’altra non è stata mai controllata.

Si sono moltiplicati infatti i casi di persone che dichiarano di aver chiamato il proprio medico, di avergli detto i sintomi, e che non sono mai stati “tamponati”.

Se supponiamo due-tre milioni di contagiati, allora iniziano ad avere senso anche gli altri numeri. Infatti, un’altra domanda che sento circolare spesso è: “ma tutti questi nuovi contagi, da dove arrivano?”.

In effetti, se quando la protezione civile dà i numeri, li spiegasse, sarebbe meglio non solo per una migliore comunicazione ai cittadini, ma anche per chi deve prendere decisioni in questa “Fase 2”.

Gli amministratori delegati, i direttori generali, i medici aziendali ed i responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) delle aziende che riaprono dovranno decidere le policy aziendali per agevolare la riapertura. Non ci sono solo i politici, che devono prendere decisioni.

E dunque, questi “+1.872 nuovi casi positivi” da dove arrivano? Come possiamo riaprire sapendo che ogni giorno ci sono così tante persone che si infettano?

Le residenze sanitarie assistenziali (“RSA”) sono strutture non ospedaliere che ospitano persone non autosufficienti, che quindi non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche e/o di una assistenza sanitaria particolare.

In pratica, una “casa di riposo”, o “ospizio”, termine poco corretto politicamente e quindi praticamente abrogato.

Visto che del politicamente corretto non me ne può fregare di meno, posso tranquillamente affermare che le RSA sono quei posti dove molto spesso figli ingrati (o, in qualche caso, impossibilitati a fare altrimenti) parcheggiano i genitori anziani e non completamente autosufficienti in attesa della loro dipartita.

La voce dei “nuovi positivi” nei dati della Protezione Civile, riguarda solo le persone che sono risultate positive a un tampone e finora in molte regioni italiane il tampone era stato fatto solo ai pazienti ricoverati in ospedale e in alcuni casi a particolari categorie protette.

Ma nelle ultime tre settimane il numero di tamponi effettuato nelle regioni più colpite, in particolare in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, è aumentato in maniera graduale, così come è diminuita progressivamente la pressione sugli ospedali, sotto stress nei primi due mesi.

È stato quindi possibile cominciare a fare i tamponi anche al di fuori degli ospedali, andando a cercare i casi positivi tra le strutture e le categorie più a rischio: in particolare nelle RSA e tra gli operatori sanitari, i più esposti all’infezione.

Ecco da dove arrivano molti nuovi positivi.

Dalle ultime evidenze, poi, ci sono almeno altri tre luoghi nei quali avvengono più contagi: le case private, gli ambienti di lavoro e gli ospedali, soprattutto quei reparti non destinati ai pazienti malati di COVID-19, dove le misure di sicurezza sono meno elevate e i dispositivi di protezione meno disponibili.

Il numero dei nuovi contagiati va letto quindi insieme a quello sulle persone ricoverate e a quello dei tamponi effettuati: e tutti insieme suggeriscono un graduale miglioramento della situazione.

Ma se la protezione civile, non tanto in conferenza stampa, ma sul proprio sito, entrasse un po’ più nel particolare, aiuterebbe tutti quelli di cui parlavo prima a decidere meglio.

Dunque, dal 4 maggio possiamo immaginare che la situazione, se tutto va come deve andare e tutti seguono semplici regole, dovrebbe continuare a migliorare.

Ci sono TRE semplici regole da seguire:

Indossare la mascherina quando non si è da soli o in casa;

Mantenere la distanza di almeno un metro dagli altri;

Lavarsi e disinfettarsi spesso le mani.

Questo è quello che devono fare i cittadini. E lo faranno (almeno sono certo che la maggioranza delle persone lo farà).

E lo Stato?

L’organizzazione mondiale della sanità ha detto che la chiusura, il cosiddetto lockdown, non serve, se non sarà tracciata digitalmente la catena trasmissiva, testata con tamponi mirati e trattata con soluzioni tecnologiche avanzate i pazienti (Trace, Test & Treat).

Trace (tracciare): come lo faranno?

Con un APP che già molti hanno detto di non voler installare? Come ho già detto, a me del politicamente corretto non me ne importa nulla: l’applicazione per il tracciamento, così fatta, non serve a nulla.

Ogni tanto, copiare da chi ha fatto meglio (Corea del Sud, o, per rimanere qui vicino, Portogallo) non sarebbe male.

Test: su questo aspetto non siamo messi male male.

I tamponi, con una minore pressione sugli Ospedali, si potranno fare a tutti i sintomatici e a tutti i loro contatti.

Treat: stessa cosa.

Se i casi saranno pochi possiamo permetterci di avere la possibilità di curare tutte le persone che si ammaleranno anche in futuro, perché le terapie intensive non saranno intasate, gli ospedali saranno meglio gestiti, dedicando interi reparti alla cura del Covid-19.

Si tornerà piano piano alla normalità. Ma è chiaro che alcune situazioni, ad esempio piscine, palestre e discoteche ce le scorderemo per un bel po’. Neanche a parlarne degli eventi di massa, che sarebbero un rischio pazzesco.

A proposito, una parentesi sul calcio.

Far ripartire il calcio sarebbe l’ennesima stronzata.

A parte che dal punto di vista contrattuale, ci sono dei vincoli legati ad una data, il 30 giugno, in cui scadono i contratti e si chiude l’anno finanziario (discorsi legati a bilanci, plusvalenze, e così via).

Ma se un calciatore è stato acquistato da una squadra a partire dal primo luglio, cosa accadrà se ancora si sta giocando questa stagione? E lo stipendio chi glielo paga? E le assicurazioni?

I problemi sono “n”. Non ultimo il fatto che d’estate, in Italia, il tasso di umidità e il caldo renderebbero difficile giocare ogni tre giorni, soprattutto tenendo conto che i calciatori sono stati fermi tre mesi.

E non ho considerato che se UNO solo tra calciatori, allenatori, staff, dirigenti e giornalisti al seguito delle partite, che dovrebbero essere disputate TUTTE a porte chiuse, si infettasse, si dovrebbe fermare tutto di nuovo.

E non ho considerato nemmeno che se le squadre di serie A e qualcuna di serie B non avranno problemi a organizzarsi, i campionati inferiori saranno molto più complessi, perché con disponibilità economiche inferiori.

Chiudo considerando che oggi è il primo maggio, festa dei lavoratori, e io vorrei dedicarla a tutti quelli che lavorano anche oggi, soprattutto gli operatori sanitari.

Che ci hanno protetto dal Covid-19 senza essere protetti. Che per farlo si sono infettati. E per salvare noi, sono morti.

Sarebbe un bel segnale se lo facesse anche lo Stato. Ma ormai, non ci spero neanche più.

6 pensieri riguardo “Coronavirus – Fase 2

  1. Dici tutto bene.
    Il numero dei tamponi non significa nulla, dato che spesso si fanno i tamponi ripetuti a chi era precedentemente positivo.
    Il mio collega ne ha fatti 3, Dybala 4 (a breve farà il 5°).
    Io e te: zero.

    La ripartenza del calcio ha senso solo per il fatto che ero 1° al fantacalcio.

    La App, fatta così, è una CAZZATA cosmica.

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  2. D’accordissimo su tutto. Aggiungo la mia umilissima esperienza personale: sono sempre uscita anche prima della riapertura, solo per fare la spesa e per consegnarla agli anziani, ma ho visto tantissime persone beatamente senza mascherina, infischiandosene degli obblighi e dei limiti. Figuriamoci cosa succederà adesso, se danno la molla…

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