La fortuna

C’era una volta in un lontano paesetto un povero contadino che traeva di che vivere da un campicello che lavorava assieme alla moglie e al figlio e con l’aiuto di un cavallo.

Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì.

I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”.

Il contadino rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”

I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta.

Dopo qualche settimana, il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto.

I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!”

E il contadino ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!”

I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta.

Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede.

I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!”

E il contadino ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”.

I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio; “Forse è matto!”, pensarono.

Dopo qualche settimana, comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra.

Quando entrarono nella capanna trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati.

I vicini non ci videro più: “Che fortuna!”

E il vecchio contadino ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo.”

13 pensieri riguardo “La fortuna

  1. Sono molto restìo, da bravo matematico, ad imputare gli eventi alla fortuna o alla sfortuna.
    Anche quando si tratta di vincite al gioco, per esempio, si tratta di calcolo delle probabilità.
    O, in caso di malattie, si tratta di valori statistici.
    Certo: se queste eventualità le chiamiamo “fortuna” o “sfortuna”, allora ci siamo.
    Ma in realtà le cose accadono perché devono accadere, e a mio avviso fortuna e sfortuna lasciano il tempo che trovano.

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    1. le cose accadono perché devono accadere
      Detta così sembra significare che accadono per destino…
      Ma se io prenoto un posto sul Frecciarossa e il posto che mi viene assegnato è vicino a uno che sta incubando una malattia, cosa c’entrano i valori statistici? Esistono calcoli matematici che spieghino razionalmente che io DOVEVO beccarmi il posto 4A invece che il 12D? A me sinceramente spaventano un po’ le persone che pretendono di inquadrare l’intera esistenza di ogni individuo in uno schema logico e prevedibile.

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        1. Oddio, a volere un pelino pignoleggiare, tu non hai espresso opinioni, bensì fatto delle affermazioni apodittiche:
          Quando si tratta di vincite al gioco, per esempio, si tratta di calcolo delle probabilità.
          O, in caso di malattie, si tratta di valori statistici.

          Presentate come dati di fatto: non è la stessa cosa.

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            1. Io gioco coi numeri da quando avevo quattro anni, quando per passatempo mi divertivo a fare a mente calcoli coi miliardi. E NON ti perdono, perché proprio per il fatto che ti occupi di statistica dovresti sapere meglio di chiunque altro che il caso non ha memoria, e che le statistiche riguardano la legge dei grandi numeri, all’interno dei quali ciò che tocca ai piccoli numeri è pura casualità. Cioè, detto in altri termini, fortuna o sfortuna.

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                1. Quindi, poiché fortuna e sfortuna non esistono e niente è affidato al caso, immagino che nella vita tu abbia avuto esattamente tutto quello che hai voluto, relativamente alle tue capacità, e che non ti sia mai capitato niente di inaspettato, né piacevole né spiacevole, mai una sorpresa, mai uno stupore. Posso dire che non ti invidio, anzi, che la sola idea di una vita così mi fa rabbrividire?
                  (PS: “ho fatto esami di” è veramente grandioso)

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