I controlli di sicurezza sulla merce in ingresso ad Expo Milano 2015

Nel 2015 ho avuto la fortuna di lavorare in un posto che in quel momento era al centro del mondo. Questo è un articolo che scrissi al termine di quell’esperienza.

 

Expo 2015 è stato forse l’evento più grande che l’Italia abbia dovuto affrontare nella sua storia recente.

In questa breve esposizione vedremo come è stata organizzata la Sicurezza per quanto riguarda la logistica e per la precisione come è stato organizzato il controllo dei veicoli e dei materiali che hanno avuto accesso al Sito Espositivo.

Bisogna però fare due premesse: una riguarda proprio la caratteristica dell’evento, l’altra l’applicazione delle regole.

A seguito degli eventi dell’11 settembre 2001 e soprattutto dopo l’attentato in Francia del gennaio 2015, l’attenzione alla Sicurezza in tutti i settori è diventata massima: per Expo il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha previsto controlli di tipo aeroportuale, oltre tutta una serie di misure per la sicurezza dei visitatori e del sito stesso.

Inoltre, si deve tenere presente che l’Expo è stato un evento di carattere internazionale, con ospiti di rilievo e con un flusso davvero costante di autorità civili e militari lungo tutta la durata dell’evento stesso. Se si pensa che l’Esposizione Universale è durata 184 giorni e che ci sono stati 140 National Days, ci si rende conto che praticamente ogni giorno un Capo di Stato o un Primo Ministro era presente nel Sito Espositivo in rappresentanza del proprio Paese. Senza considerare che oltre le suddette autorità vi è stato un flusso quotidiano di personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport.

Per perseguire l’obiettivo di rendere sicura l’Esposizione si è dovuto ricorrere ad una sorta di “rigidità flessibile”, o “flexgidity”[i]. Rigidità in quanto l’alta concentrazione di persone richiede, per esempio, precise procedure di gestione delle emergenze e ciò comporta una gestione della logistica molto precisa, come vedremo più avanti. Flessibilità per rendere le suddette procedure adattabili agli inevitabili cambiamenti che nascono sempre durante manifestazioni di tale complessità.

Ovvero, pur stabilendo delle regole molto rigide che regolavano l’afflusso di merci, veicoli e materiali per l’ingresso al Sito Espositivo, nella pratica si è pensato di applicarle in modo flessibile, proprio per i motivi accennati nella premessa: le dinamiche dei controlli, eseguite con attrezzature e mezzi di altissimo livello tecnologico, erano effettuate “cum grano salis” da personale preparato ed addestrato per lo scopo.

Tralasceremo l’aspetto legato al controllo dell’accesso dei visitatori per concentrarci principalmente sui controlli nella logistica e quindi su tutto quello che è entrato e uscito dal sito (ma a noi interessa, per ovvi motivi, soprattutto quello che è entrato).

L’organizzazione di un evento comporta l’assunzione di rischi: quanto più grande è l’evento e quanto maggiore è la durata dello stesso, tanto più la sicurezza diviene il fulcro attorno al quale ruota l’organizzazione.  Nessun sistema è perfetto tranne quello che funziona e a quanto pare parleremo di un sistema che ha prodotto ottimi risultati, quindi un sistema che bene o male ha funzionato.

La componente “fortuna” è importante ma come Dwight D. Eisenhower usava dire: ” Plans are worthless, but planning is everything”[ii] e quindi una programmazione di ciò che si va a svolgere assume un aspetto fondamentale nell’ottenimento dei risultati prefissi.

Intanto va detto che il lavoro svolto in sinergia con le Forze Armate e con le Forze dell’Ordine sviluppato per Expo prevedeva una serie di controlli fatti a monte dell’ingresso nell’area del Sito Espositivo.

Non solo: una volta effettuati i controlli, il veicolo con a bordo il personale era seguito passo passo da un sistema di videosorveglianza che copriva tutto il tratto dalla SSA[iii] ai varchi veicolari. Il Logistics Official Provider[iv] invece aveva un’unità autonoma presso i propri magazzini, posti in corrispondenza di uno dei varchi veicolari, cosicché una volta effettuati i controlli il veicolo entrava direttamente in Expo.

Ciò ha comportato la possibilità di eseguire anche controlli particolari durante l’arco diurno (ad esempio la strumentazione musicale stipata su un veicolo e portata in sito per un concerto, poteva essere controllata presso il Logistics Official Provider con la ZBV[v], senza dover effettuare i controlli nell’arco notturno, in modo da garantire controlli puntuali e tempistiche strette allo stesso tempo).

Discorso a parte per le opere d’arte. Approfittando della vetrina offerta da un tale evento, molte sono state le opere d’arte esposte all’interno di padiglioni e/o spazi espositivi ad hoc (ricordiamo tra gli altri, gli “Ori di Taranto” e uno “Stradivari”, entrambi esposti in Palazzo Italia o la mostra permanente di opere d’arte organizzata all’interno dello spazio di Eataly).

In alcuni di questi casi, il controllo radiogeno avrebbe potuto addirittura danneggiare l’opera d’arte stessa, quindi si è organizzato l’ingresso in modo da scortare l’opera d’arte direttamente dal luogo di conservazione originale fino allo spazio espositivo predisposto all’interno di Expo.

Come dicevamo il controllo da parte dell’E.I. ha rappresentato un caposaldo nella sicurezza del sito espositivo. Vediamo passo passo com’è stata integrata la complessa macchina della logistica con l’altrettanto complicata procedura di sicurezza. Per fare questo in maniera fluida, è stato necessario studiare tutto nei minimi dettagli fin dall’inizio.

Il piano è stata la sintesi dell’esperienza operativa che l’Esercito ha raccolto in venticinque anni di spedizioni all’estero, dalla Somalia al Libano, dall’Iraq all’Afghanistan, mettendo in campo gli uomini e le tecnologie migliori. La prima regola è stata dividere il serpentone di rifornimenti che nell’oscurità si accalcava ai cancelli dell’Expo. Venti alla volta, i mezzi erano parcheggiati con le portiere aperte in tre distinti recinti, chiamati “polmoni”. In un ufficio isolato, la polizia verificava i documenti di autisti e facchini.

A quel punto interveniva l’unità cinofila. Per unità cinofila si intende il binomio formato da un cane e dal suo conduttore anche se spesso il termine viene erroneamente utilizzato per indicare il reparto che incorpora i cani da servizio . Ogni conduttore vive in simbiosi con il suo cane, vivono sempre insieme a casa e in caserma: la caccia alle bombe si trasforma in una festa, in un momento di complicità ludica; In genere i cani sono addestrati premiandoli con un ghiotto boccone per ogni ordigno scovato.

Una volta lanciatosi nei mezzi che custodivano materiale per l’esposizione oppure alimenti per i ristoranti dei padiglioni o per gli “street food” disseminati nel Sito Espositivo, ficcava il naso tra i cartoni e negli abitacoli, finché non si fermava e scodinzolava puntando il bersaglio. L’addestramento a questo punto prevede che in caso di riscontro negativo venga piazzato un panetto di esplosivo a bella posta per chiudere la partita a nascondino e soddisfare infine lo sforzo del segugio (e ricompensarlo, ovvio).

Quattro cani si alternavano ogni notte in questa caccia al tritolo. I cani impiegati per Expo Milano 2015 erano tutti dei veterani che hanno rodato il fiuto scovando trappole mortali a Herat o sulla frontiera dei conflitti libanesi. Lo stesso valeva per i soldati impiegati, tutti professionisti con alle spalle un paio di missioni in prima linea: importante avere la consapevolezza che la routine non esiste e gli errori si pagano con la vita.

Dopo i cani toccava agli specialisti NBC, che scrutavano i veicoli con gli sniffer ossia sensori che sentono la presenza di gas velenosi e armi chimiche, per poi passare ai contatori che rilevano la radioattività. A cinquanta metri, in posizione sicura, c’erano altri artificieri. Due robot teleguidati, con ottiche ad infrarosso per guardare nel buio e cannoni con getti potentissimi d’acqua per smantellare gli inneschi.

In caso di necessità, gli uomini erano pronti ad agire di persona indossando tute corazzate (le stesse del film “Hurt locker”) oppure gli scafandri gialli che proteggono da batteri, sostanze chimiche e radiazioni.

Il primo check dei camion durava circa mezz’ora. Poi, come in una catena di montaggio, si passava alla fase successiva: i raggi X. I veicoli formavano una fila e il colossale apparecchio montato su un tir, il sistema MT1213DE[vi], gli scorreva accanto, scansionando l’interno. Nella “sala regìa” due sottufficiali ingrandivano le zone dove avrebbe potuto essere nascosta un’arma, dalle imbottiture dei sedili ai serbatoi di lubrificante. Ed era solo a questo punto che il mezzo poteva entrare nel loop di Expo per scaricare il suo carico.

Come avevamo accennato all’inizio, esisteva una corsia preferenziale con verifiche meno pesanti, riservata ai fornitori abituali, con personale accreditato e veicoli che di giorno dovevano restare in garage sotto chiave e videosorvegliati: anche per loro però le radiografie erano obbligatorie, come l’esame anti-bomba. Senza non si poteva accedere al sito espositivo.

L’Expo è diventato un modello, con delegazioni arabe e asiatiche che dopo avere visitato i padiglioni hanno chiesto notizie anche della “fabbrica” che ha battuto ogni record, ispezionando e radiografando circa 8mila camion al mese. Queste delegazioni, soprattutto quella di Astana (che organizzerà l’Esposizione Internazionale[vii] nel 2017) e quella di Dubai (prossima Esposizione Universale[vii] nel 2020), hanno avuto modo, guidati dal team Security, di visitare e vedere nel dettaglio il funzionamento di tale macchina organizzativa, fiore all’occhiello di Expo Milano 2015.

In conclusione, il merito va ripartito, a mio parere, tra le tre componenti che hanno garantito la sicurezza nell’ingresso delle merci in Expo.

Innanzitutto l’organizzazione logistica, che ha coordinato con l’Official Logistics Provider e con i paesi l’ingresso dei materiali. Poi l’esercito, con il proprio personale specializzato impegnato 24 ore su 24 nei controlli.

“Last but not least” il team Security, che avendo una visione di insieme aveva contezza della situazione in tempo reale ed è riuscita a svolgere il lavoro di coordinamento in maniera efficace ed efficiente, coordinando tutte le componenti che facevano parte di questa “gioiosa macchina” che è stata Expo Milano 2015.

 

 

Note

[i] Flexibility + Rigidity=Flexgidity

[ii] http://www.presidency.ucsb.edu/ws/?pid=10951

[iii] Service Screening Area, situata negli spazi di Fieramilano.

[iv] L’Organizzatore ha selezionato Schenker Italiana SpA come Logistics Provider attraverso una Request For Proposal pubblica per gestire tutte le attività collegate con la gestione operativa della logistica dell’evento in tutte le sue fasi.

[v] http://www.as-e.com/products-solutions/cargo-vehicle-inspection/mobile/product/zbv/

[vi] http://www.nuctech.com/en/SitePages/ThDetailPage.aspx?nk=PAS&k=DGAGCF

[vii] https://it.wikipedia.org/wiki/Classificazione_delle_Expo

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